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		<title>La crisi è alle spalle?</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 16:16:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dichiarazione odierna del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: Il peggio della crisi è alle spalle. La crisi ha segnato più di altri la Gran Bretagna, essendo la sua economia basata sulla finanza (fonte ANSA). Sono daccordo con il Presidente per metà. La metà in disaccordo mi preoccupa particolarmente.
La crisi cui facciamo riferimento è quella finanziaria, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=591&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Dichiarazione odierna del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: Il peggio della crisi è alle spalle. La crisi ha segnato più di altri la Gran Bretagna, essendo la sua economia basata sulla finanza (fonte ANSA). Sono daccordo con il Presidente per metà. La metà in disaccordo mi preoccupa particolarmente.<br />
La crisi cui facciamo riferimento è quella finanziaria, nata dal collasso del sistema bancario degli Stati Uniti d&#8217;America a seguito della vicenda dei prestiti subprime, la famosa <em>Subprime Mortgage Crisis</em>.<span id="more-591"></span><br />
La crisi finanziaria determinò nel 2007 una fortissima onda di squilibrio nel mondo dell&#8217;economia mondiale, eccessivamente legato alla finanza &#8220;immateriale&#8221;. La crisi finanziaria si rovesciò come un maglio sull&#8217;economia &#8220;reale&#8221;, quella dell&#8217;industria per intenderci. Le industrie usavano ampiamente i finanziamenti provenienti dal sistema bancario, che però crollò miseramente. Le banche sopravissute furono costrette a stringere i cordoni e trincerarsi per resistere, lasciando l&#8217;economia reale a secco di finanziamenti. La situazione ha avuto riflessi molto forti anche in Italia, dove tuttavia la liquidità e l&#8217;elevata capacità di risparmio hanno protetto il Paese dagli aspetti peggiori della crisi. Tuttavia, lentamente, il sistema industriale ha reagito e la conseguenza è stata una drammatica diminuzione dell&#8217;occupazione. Gli stabilimenti delle industrie più disparate hanno iniziato a chiudere, a mettere i lavoratori in cassa integrazione, poi in mobilità, infine per strada. Il ritmo di licenziamenti (o di entrata nel tunnel che porta al licenziamento) è stato impressionante. Qui in Friuli non ricordavamo da trent&#8217;anni una situazione del genere. Anche in Veneto le cose hanno iniziato ad andare male.<br />
Ora l&#8217;OCSE comunica che ci sono &#8220;forti segnali di ripresa&#8221;. Il superindice utilizzato per valutare lo stato dell&#8217;economia dei paesi ha ripreso a salire. Cosa significa? Che alcuni indicatori economici, utilizzati per l&#8217;analisi CLI (Composite Leading Indicator) stanno crescendo di valore. Sono indicatori di &#8220;business&#8221;, affari. Può benissimo darsi che il CLI aumenti ma l&#8217;occupazione diminuisca, per fare un esempio.<br />
Dobbiamo chiederci se sia realmente il caso di cantare vittoria. Cosa sta accadendo?<br />
Sta accadendo che un perverso meccanismo finanziario, che ha generato la crisi globale, ha ripreso a funzionare. Il suo scopo è creare ricchezza, ovvero compiere un&#8217;operazione impossibile. Il denaro, o meglio un&#8217;indefinibile ed immateriale &#8220;ricchezza&#8221; che in finanza sostituisce il vero denaro, circola ed aumenta in volume. Questo non significa che siano aumentati i posti di lavoro, né che siano cresciuti gli stipendi.<br />
In effetti la chiusura di tanti stabilimenti non è dovuta del tutto alla crisi finanziaria. Le nostre banche hanno retto bene e, entro limiti ragionevoli, hanno continuato a concedere credito. Lo Stato è intervenuto solo marginalmente, perchè la situazione non era grave. Eppure le fabbriche hanno chiuso. Gli industriali chiedono aiuti, sgravi fiscali, semplificazione burocratica. In sostanza vorrebbero accesso facilitato al credito, pagare meno per i dipendenti ed essere esentati dal rispetto delle norme che mirano a salvaguardare salute, territorio, ambiente e patrimonio del Paese. Richieste che sono ovviamente accoglibili solo in parte.<br />
In verità gli industriali hanno già delocalizzato: trasferito la produzione in altri paesi, come Romania, Albania, Cina. Lo hanno fatto perché il costo della produzione in quei paesi è inferiore rispetto a quello in Italia, mentre i costi di trasporto del prodotto finito sono tali da non incidere eccessivamente. In definitiva, produrre un bene in Cina e portarlo in Italia costa meno che produrlo in Italia. Questo è lo stato delle cose, ed è il motivo per cui la ripresa dei mercati finanziari non farà riaprire le fabbriche. Non se mancano altri cambiamenti.<br />
Sono certo che questa analisi sia stata fatta anche dal Governo e persino dai partiti d&#8217;opposizione, ma nessuno ne ha parlato con convinzione, a parte in occasione del &#8220;caso IRAP&#8221;. Tutti si affannano a richiedere e concedere provvedimenti di emergenza, i così detti ammortizzatori sociali. Lo Stato si premura di finanziare la cassa integrazione ed altre forme di volano economico per i redditi dei lavoratori dipendenti delle aziende che stanno chiudendo. Ma questi provvedimenti hanno necessariamente una durata limitata nel tempo, sono utili se servono a superare un periodo di crisi di qualche mese, un anno. Ma dopo? Se il numero di lavoratori dipendenti attivi diminuisce ed aumenta quello dei lavoratori in cassa integrazione, di quelli in mobilità e dei disoccupati, la spesa cresce, ma le entrate diminuiscono. E le casse dello Stato non sono senza fondo. In sostanza, se la mia teoria è corrette, ovvero se veramente le aziende italiane stanno delocalizzando in massa, i nostri operai non troveranno un lavoro fra un anno, nemmeno fra due. Anzi, mi chiedo se ne troveranno mai più uno! Spero sinceramente di avere torto, ma non trovo molte prove che smentiscano la teoria.<br />
Come al solito, la maggioranza e l&#8217;opposizione in Italia si stanno confrontando su problemi falsi e di scarsa importanza. Le escort, i trans. Magari anche su temi rilevanti, come il ruolo del Presidente del Consiglio e di quello della Repubblica, la Magistratura, la crisi del Parlamento, le missioni militari all&#8217;estero, la mafia. Ma tutto questo rumore copre un altro problema di primaria importanza per il Paese: il futuro dei lavoratori. Problema che non consente chiacchiere, non ha soluzioni semplici, tema che fa paura a tutti.<br />
Il problema è quello di <strong>tornare ad aprire le fabbriche</strong>, e questo non accadrà spontaneamente, nonostante la ripresa dell&#8217;economia finanziaria, perché l&#8217;economia industriale è differente. Questo il Ministro Tremonti lo sa bene. Gli industriali chiedono agevolazioni, diminuzione del costo del lavoro, riduzione della tassazione. Difficile, molto difficile. Mettere mano a questi meccanismi richiede attenzione e tempo. Un minimo errore può fare andare in crisi il sistema, ed allora il Paese collasserebbe sul serio. A questo punto gli industriali hanno fretta. E farebbero bene ad avere fretta anche gli operai! Perché se non si mette mano rapidamente a questo genere di riforme, la delocalizzazione proseguirà, e le fabbriche in Italia chiuderanno sempre più, senza riaprire. Gli italiani dovranno riprendere la strada dell&#8217;emigrazione, ma verso quali paesi? La produzione si è spostata dove le braccia non mancano. Credete che la Cina abbia bisogno di operai? E l&#8217;India? Inoltre in Cina, dato che il sistema è comunista, i lavoratori non hanno le garanzie di cui godono qui, orari più lunghi, paga minore, molti svantaggi. Marx aveva idee interessanti, ma irrealizzabili.<br />
In sostanza penso che la crisi finanziaria sia effettivamente in via di risoluzione, e concordo in questo col Presidente Berlusconi. Comprendo il suo desiderio di rassicurare gli italiani, ma vorrei che lui ed i suoi oppositori formali iniziassero a parlare seriamente ed a produrre soluzioni per il problema dell&#8217;economia reale.</p>
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		<title>4 novembre senza retorica</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 17:48:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si celebra oggi il 91° anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale. Per l&#8217;Italia è la celebrazione di quella che viene ancora chiamata La Vittoria. L&#8217;evento culminante del processo di unificazione del Paese.
Dopo 91 anni non siamo ancora capaci di guardare a quegli eventi con il necessario distacco e la retorica ufficiale continua a confondere [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=585&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Si celebra oggi il 91° anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale. Per l&#8217;Italia è la celebrazione di quella che viene ancora chiamata La Vittoria. L&#8217;evento culminante del processo di unificazione del Paese.<br />
Dopo 91 anni non siamo ancora capaci di guardare a quegli eventi con il necessario distacco e la retorica ufficiale continua a confondere i fatti storici.<br />
Mio nonno materno ha combattuto la Prima Guerra Mondiale, sul fronte dell&#8217;Isonzo prima e sul Piave poi.<span id="more-585"></span> Era uno dei &#8220;vecchi&#8221;, reduce della Libia, combattè dal 24 maggio 1915 al 4 novembre 1918, servendo il re d&#8217;Italia col grado di caporale e poi caporalmaggiore nel V Reggimento Genio, Compagnia Minatori. In Libia aveva rimediato una palla di fucile, che l&#8217;aveva trapassato all&#8217;addome. Sopravvisse, nonostante non esistessero antibiotici. Durante la Prima Guerra Mondiale si prese una palla al capo, che lesionò un orecchio. Contrasse la malaria sul Piave. In tutto servì per sei anni di fila, quasi sempre in zona operativa, tranne i soggiorni forzati in ospedale militare. L&#8217;ho conosciuto quando era molto vecchio. Parlava poco delle guerre. Mi aveva mostrato la pallottola turca che lo aveva trapassato in Libia. L&#8217;aveva conservata. Morì nel 1977.<br />
L&#8217;affetto per il nonno è grande, non si può misurare. Proprio il sentimento mi ha spinto a studiare, cercare di capire in quale macchina infernale fosse stato catapultato, da chi e per quali motivi. Mio nonno ed altri milioni di uomini come lui sono stati degli eroi, ma non come li intende la retorica nazionalista, che ancora oggi acceca i popoli europei. Non furono eroi per avere ucciso, non per avere conquistato. Furono eroi perché seppero sopportare orrori inimmaginabili e sopravvissero, conservando la dignità ed il desiderio di vivere. Furono eroi allo stesso modo i soldati che servivano il re d&#8217;Italia, così come quelli che servivano il Kaiser di Austria ed Ungheria. Milioni di uomini strappati alle loro case, alle loro famiglie. Sbattuti sul fronte agli ordini di ufficiali incapaci, pieni di presunzione, folli, che li lanciavano all&#8217;assalto contro reticolati e mitragliatrici, ben sapendo che sarebbero stati uccisi. La Prima Guerra Mondiale è stata questo, nulla di bello, né di nobile se guardata sul grande piano storico. Ha sconvolto l&#8217;Europa, ha ucciso otto milioni e mezzo di soldati e sei milioni e mezzo di civili! Ventiquattro milioni di feriti.<br />
In mezzo a quella carneficina immane ancora una volta furono gli uomini, e non le nazioni, a dare prova di un&#8217;umanità insospettabile. Le mille storie di solidarietà fra compagni d&#8217;armi si affiancano a quelle verso i nemici. Queste ultime non vengono raccontate nelle canzoni, né riportate sui testi scolastici. Così come i nostri testi scolastici non raccontano a quali inutili sacrifici furono sottoposti quegli uomini al fronte. Dal Carso alla Carnia, dalle Dolomiti all&#8217;Adamello, un fronte lungo e difficile. L&#8217;inverno uccideva più delle bombe, col gelo, le valanghe, la fame. I soldati vivevano in condizioni durissime anche quando non c&#8217;erano scontri.<br />
Studiare la storia minima, quella degli uomini, mi ha fatto scoprire aspetti della guerra che nei testi scolastici vengono ignorati, per esempio la lotta degli Standschutzen sudtirolesi sulle Dolomiti. Uomini che, armati dei loro fucili da caccia, per lo più anziani o giovanissimi, si schierarono nei primi giorni di guerra per difendere le loro valli dallo straniero che le voleva invadere: gli italiani. Guardare le cose dal punto di vista di quegli uomini è stato essenziale per me. Tenere bene in mente la storia di mio nonno, friulano suddito del re d&#8217;Italia, e confrontarla con quella dei sudtirolesi sudditi del kaiser di Austria ed Ungheria. Mi sono chiesto &#8220;il nonno, avrebbe mai sparato un colpo contro un austriaco di sua spontanea volontà?&#8221;.  E uno Standschutze avrebbe mai sparato ad un italiano, se questi non avesse tentato di varcare il confine dolomitico in armi? La mia risposta, pur non potendo parlare né col nonno, né con uno schutze, è stata no. Non lo avrebbero fatto. Avrebbero continuato a vivere in pace, facendo il loro lavoro, pensando alla loro famiglia. E come loro credo la maggioranza dei milioni di uomini che combatterono e morirono durante quella guerra.<br />
In questo quattro novembre del 2009, nel ricordare il giorno in cui terminò ufficialmente la guerra fra Regno d&#8217;Italia ed Impero d&#8217;Austria ed Ungheria, voglio ricordare non la Vittoria, i cui risultati sono stati annientati dall&#8217;unità europea, ma ciò che fu la Prima Guerra Mondiale, ricordando le parole di Benedetto XV: un&#8217;inutile strage.<br />
Voglio concludere citando il Comunicato ufficiale del Comando Supremo italiano:</p>
<p>4 novembre 1918, ore 12<br />
La guerra contro l&#8217;Austria-Ungheria che, sotto l&#8217;alta guida di S. M. il Re Duce Supremo, l&#8217;Esercito italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. L&#8217; ultimo caduto italiano è stato il caporalmaggiore Giuseppe Pazzaglia di <strong>19 anni</strong> appartenente alla 1º Sezione Mantova, colpito da una pallottola in fronte alle ore 15 a sud di Udine. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo, risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.<br />
Diaz</p>
<p>Il caporalmaggiore Pazzaglia aveva diciannove anni. Ricordate questo, tutte le altre parole hanno perso ogni significato, oggi che l&#8217;Austria e l&#8217;Italia hanno la stessa moneta e fanno parte dell&#8217;Unione Europea, non dobbiamo neppure più mostrare i documenti per superare il confine. Quel ragazzo di diciannove anni è morto per la follia di re, imperatori e generali.</p>
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		<title>Bersani atto primo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 08:39:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho seguito con interesse l’intervista a Pier Luigi Bersani durante il programma televisivo “Che Tempo che Fa” di Fabio Fazio. I miei amici che ora si chiamano &#8220;democratici&#8221; mi accuseranno come al solito di essere superficiale e di trarre conclusioni da episodi. Seguo la politica da vent’anni, i superficiali sono coloro che si schierano senza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=581&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ho seguito con interesse l’intervista a Pier Luigi Bersani durante il programma televisivo “Che Tempo che Fa” di Fabio Fazio. I miei amici che ora si chiamano &#8220;democratici&#8221; mi accuseranno come al solito di essere superficiale e di trarre conclusioni da episodi. Seguo la politica da vent’anni, i superficiali sono coloro che si schierano senza avere chiare le idee.<br />
Il segretario neoeletto del Partito Democratico ha spiegato brevemente quali sono i principi su cui baserà la sua azione politica per il futuro. Ad un certo punto ho sentito parole che mi hanno dato grande soddisfazione: il PD deve essere un partito di alternativa e non semplicemente di opposizione.<span id="more-581"></span> Il fatto che il segretario di quella che dovrebbe essere la prima forza di opposizione e di alternativa all’attuale maggioranza abbia fatto questa dichiarazione è estremamente importante. Va nella direzione del mio pensiero. Altra considerazione importante di Bersani è stata che dovranno smettere di ragionare in termini di unione e contrapposizione fra DS e Margherita. Quei due partiti non esistono più, con buona pace di Rutelli. Credo che Bersani possa essere felice di non avere più Rutelli nel suo partito: è ingombrante, fa molta scena, ma non ha realmente un seguito e politicamente è una nullità, lo è sempre stato. Rutelli sa solo recitare molto bene le commedie della convenienza. Meglio perderlo che trovarlo, per tutti, compresi gli amici dell’UdC (che lo sanno bene).<br />
Tuttavia l’impressione generale che mi ha fatto Bersani non è stata completamente positiva. Ha parlato per esempio di un partito “riformista. Termine ambiguo, di cui la sinistra si riempie la bocca da vent’anni. Anche il PdL è un partito riformista, insieme alla Lega sta varando riforme e si appresta a vararne molte altre. Bersani obietterebbe che le riforme del PdL sono leggi “ad personam” per favorire Berlusconi, che le riforme della Lega mirano alla disgregazione del Paese ed all’instaurazione di leggi razziali. Ma se usiamo il termine “riformista” senza chiarire quali riforme intendiamo attuare, ogni riforma va bene: PdL e Lega sono indiscutibilmente le due forze riformiste per eccellenza in Italia.<br />
Fazio ha poi chiesto a Bersani di “dire qualcosa di sinistra” ed il segretario del PD ha ribadito la sua idea: partire dalla parte dei deboli, dei lavoratori, di chi vive in condizioni di disagio. L’idea in linea generale è lodevole, anche se non originale. Penso che il primo a propugnarla sia stato San Francesco d’Assisi, almeno in Italia. Bersani non chiarisce bene chi siano i deboli ed i lavoratori. Forse sbaglia bersaglio, o forse lo individua con una nota nostalgica da PCI anni ’60, od infine lo sceglie per motivi elettoralistici. In Italia al momento i “deboli” non sono gli operai, come sottointende la sinistra, ma coloro che il posto in fabbrica o negli uffici non ce l’hanno, non l’hanno mai avuto e non lo avranno mai.<br />
Bersani forse (lo fa di certo Berlusconi) dimentica che nel mezzo fra gli operai e gli industriali c’è una massa enorme di italiani con livelli di istruzione elevata, diplomati quasi tutti e per la maggior parte anche laureati, con età che variano da 25 a 50 anni, che sono costretti ad una vita ingiusta e difficile da quel fenomeno che viene in modo troppo semplicistico chiamato “precariato”. Oltre a questi una grande massa di professionisti e piccoli artigiani. La piccola borghesia italiana insomma. A coloro che tagliano le idee con la mannaia, come i comunisti di Rifondazione ed altri micromovimenti analoghi, viene l’orticaria quando si parla di professionisti ed artigiani. Tutti ricchi ed evasori! Idiozie. Abbiamo centinaia di migliaia di professionisti con partita IVA e piccoli artigiani che sono più poveri degli operai. Più vulnerabili ed assolutamente privi di qualunque forma di aiuto sociale da parte dello Stato.<br />
Vorrei capire come la pensa Bersani riguardo a questa gente, ed anche riguardo a tutti quei laureati che tirano avanti con contratti interinali. Ma finora ho sentito tutti parlare concretamente solo di operai, che per inciso tanto deboli non sono, dato che esistono dei sindacati che si occupano di loro ed esistono i così detti “ammortizzatori sociali” che servono a soccorrerli in caso di crisi.<br />
I professionisti e gli artigiani nel quadro ideologico della sinistra non sono lavoratori, non sono deboli, non meritano protezione sociale, perché il professionista, il precario e l’artigiano non fanno parte del modello di società che hanno in mente sia Berlusconi che la sinistra!<br />
Mi sembra che siamo arrivati alla realizzazione delle profezie di Marx. Incredibilmente il teorico del comunismo moderno, ovvero del più grande fallimento sociale ed economico degli ultimi mille anni, aveva individuato perfettamente l’evoluzione del capitalismo: gli strati inferiori della borghesia si impoveriranno fino a diventare come i proletari. Quello che Marx non aveva previsto era che i proletari sarebbero diventati più forti di alcuni borghesi, in una società consumistica che non poteva immaginare, retta da governi populisti, con una classe politica il cui unico scopo chiaro sembra essere quello di farsi eleggere per scopi a me ignoti.</p>
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		<title>Il caso Marrazzo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 13:14:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il “caso Marrazzo” imperversa sui mezzi d’informazione. È uno scandalo, dei più classici, che vede un uomo politico di primo piano, governatore di una regione, coinvolto in una torrida vicenda di sesso e droga. Pare un film, poco originale peraltro.
Ora c’è il solito balletto che di politico non ha nulla. Marrazzo si autosospende, lasciando al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=579&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il “caso Marrazzo” imperversa sui mezzi d’informazione. È uno scandalo, dei più classici, che vede un uomo politico di primo piano, governatore di una regione, coinvolto in una torrida vicenda di sesso e droga. Pare un film, poco originale peraltro.<br />
Ora c’è il solito balletto che di politico non ha nulla. Marrazzo si autosospende, lasciando al suo vice il compito di governare il Lazio, fino alla scadenza del mandato naturale della giunta regionale, per andare poi ad elezioni nei tempi previsti prima dell’esplosione del caso. Il Popolo della Libertà, all’opposizione in regione Lazio, sostiene che la procedura non sia regolare e che sia invece necessario andare subito ad elezioni. Votare fra due mesi o fra quattro cambia qualcosa? Nell’ottica di una politica da quattro soldi, ovvero della politica che si fa oggi in Italia, si.<span id="more-579"></span> Votare oggi significherebbe favorire il PdL, sull’onda emotiva dello scandalo. Marrazzo è in quota Partito Democratico e si è scoperto che era solito tenere comportamenti immorali. Immorali per la maggioranza degli italiani, compresi quelli di sinistra. Perché nella nostra cultura, indiscutibilmente intrisa di cattolicesimo, tradire la propria moglie con un trans che si prostituisce è immorale. Il fatto che questo genere di cose venga fatto da molte più persone di quanto ci piacerebbe ammettere è irrilevante. Proprio perché siamo intrisi di cultura cattolica: certe cose si fanno, si dicono in confessionale, ma non bisogna farle emergere.<br />
Personalmente credo che Marrazzo avrebbe dovuto dimettersi immediatamente, lasciare l’ordinaria amministrazione al proprio vice (se disponesse dell’idonea delega legale) o ad un Commissario di Governo. Sostengo fortemente che lo debba fare, non perché chi va coi trans sia indegno di governare: i gusti sessuali di Marrazzo sono affari suoi. Il problema è che quest’uomo, invece di denunciare i carabinieri che lo ricattavano, ha assecondato le loro richieste. Questo non è un comportamento accettabile per chi ha l’incarico di governare. Trovo già sufficientemente squallido che una persona tradisca la propria moglie, ma che addirittura si abbassi ad assecondare un ricatto, lo trovo indecente oltre ogni misura. Allo stesso tempo credo che la posizione dei quattro carabinieri debba essere vagliata con cura, e che debbano essere trattati con la maggiore severità possibile. Se le accuse a loro carico verranno confermate in fase processuale questi uomini, che hanno giurato di difendere lo Stato e le sue Leggi, si rivelerebbero dei farabutti, avrebbero usato della propria posizione di servitori dello Stato per compiere un reato.<br />
Come cittadino sono profondamente disgustato.</p>
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		<title>Silvio e gli altri</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 16:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bepoglace</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con buona pace dell&#8217;allegra accozzaglia dei sedicenti oppositori, in Italia le cose continuano ad andare in modo chiaro: Berlusconi fa e gli altri stanno a guardare. O meglio, attendono che Berlusconi faccia per poi protestare, indignarsi, fare proclami. Ma il dato di fatto è semplice: nella politica di questo paese l&#8217;unico a fare è lui. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=575&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Con buona pace dell&#8217;allegra accozzaglia dei sedicenti oppositori, in Italia le cose continuano ad andare in modo chiaro: Berlusconi fa e gli altri stanno a guardare. O meglio, attendono che Berlusconi faccia per poi protestare, indignarsi, fare proclami. Ma il dato di fatto è semplice: nella politica di questo paese l&#8217;unico a fare è lui. Ha delle idee, dei progetti, le energie personali e politiche per attuare i propri programmi. Giusti o sbagliati che siano, l&#8217;unico, autentico protagonista della scena politica italiana è il Presidente del Consiglio dott. Silvio Berlusconi!<span id="more-575"></span> Si grida alla dittatura mediatica, ma intanto lui è lì, lui fa ed attende gli altri al varco. La vicenda del &#8220;lodo Alfano&#8221; è significativa. Il Parlamento ha licenziato il testo della legge chiamata &#8220;lodo Alfano&#8221;, che garantiva la sospensione dei procedimenti giudiziari a carico delle maggiori cariche dello Stato. Una sorta di &#8220;tregua&#8221; garantita anche al Presidente del Consiglio, che ha fatto gridare l&#8217;opposizione alla &#8220;legge ad personam&#8221;. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato il provvedimento per la promulgazione senza discutere, senza sollevare rilievo alcuno. Eppure di motivi per sollevare rilievi ce n&#8217;erano. Non tanto nella sostanza, dato che prima di Tangentopoli le cose stavano peggio ancora: immunità parlamentare. Ve la ricordate? La parte peggiore del discorso è stata la discussione che ha portato al pronunciamento della Corte Costituzionale. Ciò che ho trovato aberrante e scandaloso è la teoria secondo cui &#8220;la legge è uguale per tutti, ma la sua applicazione no&#8221;. In sostanza rimane reato ciò che è reato, ma per alcune persone si fanno eccezioni di giudizio. Mi sarei aspettato, di fronte ad una simile teoria, che il Popolo Italiano si sollevasse. L&#8217;Azzeccagarbugli di manzoniana memoria non avrebbe potuto trovare una teoria più imbecille. Infatti la Corte Costituzionale, che in questo caso ha avuto il compito di essere l&#8217;ultimo baluardo della giustizia in Italia, ha bocciato la legge. E questo ha mandato su tutte le furie Berlusconi, che ha ricoperto di insulti in modo più o meno velato quella metà d&#8217;Italia che non sta dalla sua parte. Se l&#8217;è presa anche con Napolitano, reo di essere un comunista, quando in realtà sarebbe stato dovere dell&#8217;opposizione lanciare strali infuocati contro il Presidente della Repubblica, reo di avere firmato un provvedimento incostituzionale senza discutere!<br />
Sono poi seguiti giorni in cui la tensione è salita alle stelle, con un Berlusconi sempre più ricco di energia, lanciatissimo nella sua corsa alle riforme per costruire l&#8217;Italia così come la vede nei suoi sogni, mentre l&#8217;opposizione continua a mantenere un atteggiamento che oserei definire adolescenziale. A dire il vero tutta la politica è ormai adolescenziale, considerando che nell&#8217;adolescenza eravamo tutti portati alla rissa, al confronto mai mediato, all&#8217;estremizzazione. Mezza Italia si indigna di fronte a ciò che fa Berlusconi, l&#8217;altra mezza lo osanna, mezza Italia passa le giornate intere a parlare male di lui, l&#8217;altra mezza non parla, c&#8217;è Emilio Fede che ci pensa per loro. Non si parla più di idee di programmi, a meno che non ne parli Berlusconi.<br />
Alla fine dei conti si può dire che, in questo momento, in Italia c&#8217;è Silvio, e poi ci sono gli altri, che lo seguono come un gruppo di cani, chi latrando, chi scodinzolando. E sinceramente mi fa pena vedere in queste condizioni politici per cui ho ancora un briciolo di rispetto.</p>
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		<title>Senza combustibili fossili</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 09:28:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prendo lo spunto da un articolo di Jacopo Pasotti, pubblicato sul suo blog Scienza e Montagna, intitolato “Bruceremo sempre più carbone”, per tornare su un argomento che mi è particolarmente caro, sia per la sua importanza nella gestione e conservazione degli ambienti naturali (e seminaturali), sia perché credo si stia mettendo in discussione l’esistenza stessa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=570&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Prendo lo spunto da un articolo di Jacopo Pasotti, pubblicato sul suo blog <a href="http://scienzamontagna.wordpress.com/">Scienza e Montagna</a>, intitolato “<a href="http://scienzamontagna.wordpress.com/2009/09/17/bruceremo-sempre-piu-carbone/">Bruceremo sempre più carbone</a>”, per tornare su un argomento che mi è particolarmente caro, sia per la sua importanza nella gestione e conservazione degli ambienti naturali (e seminaturali), sia perché credo si stia mettendo in discussione l’esistenza stessa della nostra civiltà.<br />
L’autore riporta i risultati di uno studio secondo cui l’estrazione di carbone fossile arriverà a 7 Gitatonnellate nel 2050, contro le 6 Gton del 2006.<span id="more-570"></span> La previsione ci dice chiaramente che non è prevista alcuna diminuzione dell’emissione di anidride carbonica in atmosfera, dato che il carbone si estrae evidentemente per bruciarlo! Una Gigatonnellata di carbone estratto in più significa che bruceremo sul pianeta 1 miliardo di tonnellate in più rispetto ad ora. Nello stesso articolo Pasotti riporta la stima della quantità di carbone estraibile totale, pari ad un valore compreso fra 700 e 1200 Gton. Si tratta di una stima piuttosto “ampia”, nel senso che le cose sono ben diverse se le Gton sono 700 o 1200. Il fatto è che i geologi non sono in grado di fare stime più accurate perché nonostante gli sforzi non conosciamo ancora abbastanza bene il pianeta e sopra tutto non sappiamo se il carbone che c’è risulterà estraibile in pratica.<br />
Quello che mi interessa comunque è sottolineare il dato che la risorsa carbone non è infinita. Se ci sono 700 Gton le esauriremo in un secolo, se ce ne sono 1200 impiegheremo circa 170 anni. Nel frattempo avremo immesso in atmosfera milioni di tonnellate di CO2. E teniamo conto del fatto che il carbone non è l’unica fonte di energia che utilizziamo, c’è anche il petrolio, su cui le stime sono ancor meno rosee: c’è meno petrolio che carbone sulla Terra.<br />
Provo ad immaginare la cosa dal punto di vista puramente economico, produttivo e sociale. Se i combustibili fossili dovessero mancare o ridursi molto in disponibilità cosa accadrebbe?<br />
Una buona frazione dell’umanità avrebbe disagi limitati, dato che oggi tutta quell’energia viene divorata da una minoranza, ovvero dagli abitanti dei paesi “sviluppati” economicamente ed industrialmente. Un pastore Masai non avrebbe grossi problemi se domattina finissero petrolio e carbone. Noi si.<br />
Innanzitutto non saremmo più in grado di spostarci. Le nostre auto, corriere, aerei, elicotteri, navi, bruciano derivati del petrolio. Alcuni ambientalisti parlano di auto elettriche, o di motori ad idrogeno. L’energia necessaria a caricare le batterie dell’auto elettrica ed a produrre ed immagazzinare l’idrogeno oggi viene quasi esclusivamente dal petrolio e dal carbone. Senza questi le auto elettriche ed a idrogeno rimarrebbero ferme.<br />
Ci sarebbero problemi di comunicazione: tutto funziona grazie all’elettricità. Niente telefono, niente computer, niente satelliti. Saremmo costretti a scrivere nuovamente lettere e spedirle attraverso un sistema di posta tradizionale, che ovviamente dovrebbe usare i cavalli, perché le auto non avrebbero carburante.<br />
Non potremmo scaldare le nostre case. E’ vero che l’impianto va a gas, ma è altrettanto vero che per portare il gas dai giacimenti in cui viene estratto fino alle nostre città e per fare funzionare le nostre caldaie serve energia elettrica, prodotta in gran parte col petrolio e col carbone. A questo punto al primo inverno gli abitanti delle città dell’Italia settentrionale potrebbero trovarsi con case la cui temperatura interna potrebbe aggirarsi attorno a 8°C invece dei 20°C attuali.<br />
Ma il gas serve anche per fare da mangiare, non avremmo più ciò che serve per cucinare. E comunque vada, il cibo per arrivare al supermercato deve essere prodotto e trasportato. L’agricoltura è completamente meccanizzata, senza petrolio non si possono fare funzionare i trattori, non si arano i campi e non si produce cibo. Anche ammesso che riuscissimo a zappare a mano i campi, il rendimento sarebbe tale da non consentirci di nutrire la popolazione italiana con la campagna coltivabile disponibile. Nel 1861 il Regno d’Italia aveva circa 22 milioni di abitanti, che vivevano in un mondo dove il cibo veniva prodotto e trasportato grazie alla trazione animale. Nel 1861 noi friulani eravamo cittadini austriaci e così i giuliani, i trentini ed i sudtirolesi, ma la popolazione sul territorio dell’attuale Repubblica non sarebbe stata comunque superiore a 25 milioni di abitanti. Oggi siamo più di 60 milioni. Senza energia elettrica e carburante dovremmo tornare a 25 milioni. Dovremmo cioè tornare ad una situazione in cui il Paese produce energia e cibo in modo autonomo. Le importazioni di grano nel 1861 esistevano già. Oggi come faremmo ad importare il grano dall’America? Sempre ammesso che il Nord America continui a produrre grano, non abbiamo più navi a vela per attraversare l’Atlantico con un carico di grano: sarebbe impossibile approvigionarsi.<br />
Un altro problema riguarderebbe la sanità. Siamo più numerosi e molto più ammassati rispetto al XIX secolo, fatto che favorisce la diffusione delle malattie. Abbiamo inventato antibiotici ed altri farmaci, ma ci sono due problemi: innanzitutto un uso errato degli antibiotici ha selezionato diversi ceppi di batteri che sono resistenti a questi farmaci, in secondo luogo i farmaci vengono prodotti dall’industria chimica, che consuma molta energia. Senza petrolio e carbone le fabbriche di medicinali funzionerebbero ancora? E sopra tutto, come verrebbero rifornite di materie prime? Gli ospedali poi funzionano usando grandi quantità di energia. Ogni cosa viene fatta usando macchine che hanno bisogno di energia elettrica. E l&#8217;energia elettrica viene prodotta per la maggior parte in centrali termoelettriche che bruciano carbone o petrolio e derivati.<br />
Esistono le energie “alternative”. Certo. Ma se facciamo una rapida scorsa alle varie possibilità ci accorgiamo che non sono in grado di sostituire petrolio e carbone. Possono, se adottate subito in modo massiccio, rallentare il loro consumo. Altrettanto vale per il nucleare: nessun paese produce il 100% dell’energia grazie alle centrali nucleari, anzi i più nuclearizzati producono appena il 54% dell’energia totale (Belgio), ma i paesi più grandi si attestano sul 20% (Stati Uniti). Questi livelli di produzione hanno margini di incremento ridotti, perché l’Uranio non è così diffuso e facilmente estraibile sulla crosta terrestre.<br />
Mi chiedo se qualcuno abbia pensato seriamente a delle soluzioni e se i &#8220;grandi&#8221; della terra si rendano conto di questi problemi, nel qual caso sarebbero dei grandi idioti, visto che non stanno facendo nulla per evitarli.<br />
Per noi, abitanti dei paesi “sviluppati”, sarebbe un enorme problema rimanere senza petrolio e carbone, mentre il pastore Masai continuerebbe a vivere come prima, come i suoi antenati negli ultimi settemila anni, dimostrando che in effetti la civiltà più forte non è la nostra, ma la sua.</p>
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		<title>Messina ed il fango di un Paese</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 17:11:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Forti piogge hanno provocato nei giorni scorsi uno dei tanti drammi che ricorrono nella storia di ogni angolo del territorio italiano. Piove, i torrenti si ingrossano, le frane si mettono in movimento, pendii in erosione da millenni si trasformano in colate di fango e detriti che precipitano a valle, colpendo centri abitati e seminando morte [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=562&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Forti piogge hanno provocato nei giorni scorsi uno dei tanti drammi che ricorrono nella storia di ogni angolo del territorio italiano. Piove, i torrenti si ingrossano, le frane si mettono in movimento, pendii in erosione da millenni si trasformano in colate di fango e detriti che precipitano a valle, colpendo centri abitati e seminando morte e distruzione.<br />
Succede continuamente. Accade quando arrivano le piogge autunnali ed invernali al Sud, con il disgelo o le grandi perturbazioni al Nord. Si dice che l&#8217;Italia soffra di un forte &#8220;dissesto idrogeologico&#8221;, ed in un certo senso è vero. Ne ho già scritto quasi un anno fa (vedi il post: <a href="http://bepoglace.wordpress.com/2008/12/19/siamo-una-frana/">Siamo una frana?</a>).<br />
Sono problemi che tornano continuamente, ogni anno, ma per comprendere la recente tragedia del messinese, così come quella di Sarno (1998), oppure quella della Valcanale (2003) bisogna compiere uno sforzo: distaccarsi dalla tragedia umana ed osservare i fenomeni con sguardo scientifico.<span id="more-562"></span> Il territorio della Repubblica Italiana è montagnoso (circa il 50%!) e collinare. Le pianure sono poche e solo quella Padana è piuttosto estesa. Le Alpi sono montagne relativamente giovani, gli Appennini più vecchi, ma ciò che accomuna i monti di tutto il mondo è il fatto di essere frammenti di crosta terrestre lanciati verso il cielo da deformazioni che hanno piegato e spezzato le rocce. Una montagna non può stare su in eterno, non è mai massiccia, ma formata da unità più o meno legate fra loro. Una grande parte delle Alpi e degli Appennini poi è fatta da rocce sedimentarie, dove alla divisione in blocchi si aggiunge quella in strati. C&#8217;è poi roccia e roccia. Ai margini delle Alpi e negli Appennini ci sono grandi estensioni di rocce con stratificazioni fitte, strati sottili, scarsa resistenza meccanica, grande &#8220;friabilità&#8221;. Pensate a quei tipici pendii marroncini solcati dalle forme d&#8217;erosione che caratterizzano il paesaggio italiano. A questo si aggiungono i terremoti, piuttosto frequenti e spesso violenti.<br />
Parlare di &#8220;dissesto idrogeologico&#8221; è a mio avviso ridicolo. Si chiama &#8220;dissesto&#8221; l&#8217;assetto naturale del territorio, in cui le strutture geologiche ed i corsi d&#8217;acqua si comportano <strong>naturalmente</strong>. Il dissesto è prodotto dalla continua evoluzione delle catene montuose e terminerà solo quando queste saranno state totalmente erose e trasformate in pianure! Non esiste alternativa.<br />
Il problema piuttosto è quello che non viene chiamato &#8220;dissesto&#8221;, ma lo è veramente, ovvero quell&#8217;insieme di effetti prodotti dall&#8217;intervento dell&#8217;uomo sul territorio, che modificano i rilievi ed i corsi d&#8217;acqua in modo tale da mutare il loro comportamento.  L&#8217;uomo interviene sul nostro territorio, in modo più o meno intenso, da circa 7000 anni e si vede. C&#8217;è qualcosa di diabolico nell&#8217;ostinazione umana. Esiste una situazione pericolosa, invece di evitarla, ci ficchiamo proprio nel mezzo delle aree pericolose ed interveniamo in modo superficiale, disordinato e spesso patetico, nella speranza di metterle &#8220;in sicurezza&#8221;. Lo facciamo talmente bene che ciclicamente qualche alluvione, colata di fango, frana, distrugge case e strade, uccidendo persone e creando danni e disagi i cui costi sono incommensurabili. Se fossimo intelligenti dovremmo studiare il territorio, capire dove ci sono pericoli ed evitare di creare insediamenti in quelle zone. Invece no, facciamo il contrario. Creiamo insediamenti e poi ci sogniamo di &#8220;metterli in sicurezza&#8221;. Il problema è che per limitare la pericolosità di frane ed alluvioni è necessaria una cosa: conoscenza della geologia. Lo dice la parola stessa: geo-logia, studio della Terra. Ho detto limitare la pericolosità, non impedire. Rassegniamoci con serenità, non possiamo in alcun modo dominare le piogge, né impedire ad una montagna di crollare se è giunto il momento. Possiamo però capire come crollerà, dove è più probabile che lo faccia, capire dove è meglio costruire case ed altre strutture, per evitare che frane e colate di detriti le distruggano uccidendoci. Questo è compito della Geologia, una delle scienze più neglette in Italia.<br />
Oggi giornali, radio e televisioni dicono che il dramma del messinese è stato un dramma annunciato. Lo è ovviamente. Ma nessuno ha fatto nulla per evitarlo. Il punto è che al momento, come sempre, non si sta parlando di “spostarsi”, ma di “mettere in sicurezza”. Si sta parlando di realizzare nuove opere, argini, muri di contenimento. Si parla di imbrigliare ancora di più i torrenti, non di levare le case dai loro alvei. Purtroppo in Italia lo studio delle Scienze è una sorta di Cenerentola. Abbiamo molti bravi scienziati, pochi hanno l’onore di fare ricerca, pochissimi hanno la possibilità di indicare a politici ed ingegneri pericoli e soluzioni. Così la gente comune non sa, non ha gli strumenti per capire. Gli si dice che il problema è risolvibile, che con un paio di muri e di argini saranno al sicuro. Ed allora la gente chiede quello, a gran voce, giustamente, perché non vede alternative. L’ignoranza uccide. I politici, di qualunque partito o colore essi siano, promettono denaro per riparare case e sopra tutto per realizzare opere che rimedino al “dissesto idrogeologico”. Miliardi di Euro, che sicuramente garantiranno loro molti voti alle prossime elezioni, sicuramente garantiranno guadagni da favola alle imprese (quasi sempre possedute da membri del loro partito, o comunque da generosi simpatizzanti), daranno pure del lavoro ai poveracci, garantendo loro uno stipendio dignitoso per qualche anno. Ma alla fine tornerà una pioggia violenta, e questa volta l’acqua troverà altri ostacoli. Sarà carica di quantità enormi di energia e troverà nuovi punti deboli, facendo piombare tutta quell’energia sulle case e le strade. Ed allora i politici avranno ancora la loro poltrona, gli imprenditori avranno ancora i loro miliardi e ne guadagneranno altri, mentre i poveracci, probabilmente pagheranno con la vita. Il giorno dopo si tornerà a piangere e tutto ricomincerà daccapo. Vorrei che qualcuno facesse una ricerca, io non sono in grado di portarla a termine: quanti laureati in Geologia fanno i geologi in Italia? Non geologi come quelli che sottoscrissero il progetto del Vajont, ma quel genere di geologi che aveva previsto la sua pericolosità. Esistono, sono migliaia, e sono disoccupati, oppure fanno altri mestieri.<br />
Esiste un’alternativa, esiste la possibilità di cavarsi di sotto, togliere le nostre case da quei luoghi dove prima o poi una frana od una colata di acqua, fango e detriti, scenderanno seminando la distruzione. Sta a noi fare in modo che non ci sia nulla da distruggere. La natura non è cattiva, non ha colpe, perché non può scegliere, noi si.</p>
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		<title>La degenerazione della politica è il declino della democrazia</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 13:13:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato costretto a manifestare grande amarezza per il modo in cui avviene il dibattito politico dentro e fuori dal Parlamento.
Ha manifestato rimpianto per i tempi in cui “non si facevano tanti complimenti, c&#8217;erano divisioni ideologiche, ma ci si rispettava, ci si ascoltava, c&#8217;era molto rispetto tra avversari”.
Dice [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=560&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Oggi il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato costretto a manifestare grande amarezza per il modo in cui avviene il dibattito politico dentro e fuori dal Parlamento.<br />
Ha manifestato rimpianto per i tempi in cui “non si facevano tanti complimenti, c&#8217;erano divisioni ideologiche, ma ci si rispettava, ci si ascoltava, c&#8217;era molto rispetto tra avversari”.<span id="more-560"></span><br />
Dice bene, il Presidente, quando ricorda che quarant’anni fa il confronto politico era duro, ma avveniva sempre con toni e modi civili, educati. Si affrontavano persone ed ideologie molto diverse fra loro, ma esisteva un punto in comune essenziale: la capacità di fare politica con garbo ed educazione. Sono valori che oggi non vanno di moda. L’Italia si è trasformata, la buona educazione ed il rispetto per il prossimo sembrano essere scomparsi in tutti gli ambienti. Questa realtà del Paese si riflette nella politica. Tutti gridano, tutti si insultano, parlano senza ragionare sul valore delle loro parole. Si accusano a vicenda, usano lo scandalo come arma. Certo l’uso della chiacchiera e dello scandalo, sostenuto da un falso perbenismo e moralismo, è stato importato dagli Stati Uniti, ma negli USA è piuttosto improbabile vedere due politici intenti ad azzuffarsi come mocciosi, strillando e ricoprendosi di insulti. In Italia non trovo molti politici capaci di discutere in modo conveniente, acceso ma educato. La democrazia non può essere una continua lite. I nostri politici professionisti dovrebbero considerare seriamente l’ipotesi di cambiare comportamento, perché il loro atteggiamento è indecente.</p>
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		<title>La &#8220;ricostruzione&#8221; dell&#8217;Abruzzo</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 06:53:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bepoglace</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi legge le mie pagine sa che raramente me la prendo col Governo ed i mezzi di informazione, non che li ami, ma non mi piace frignare e sputare continuamente come fanno certi oppositori da operetta. Oggi però parlo male di Berlusconi e dei media. Stamattina alla radio ho ascoltato la notizia: ricostruzione a tempo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=556&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Chi legge le mie pagine sa che raramente me la prendo col Governo ed i mezzi di informazione, non che li ami, ma non mi piace frignare e sputare continuamente come fanno certi oppositori da operetta. Oggi però parlo male di Berlusconi e dei media. Stamattina alla radio ho ascoltato la notizia: ricostruzione a tempo di record. Scatto d&#8217;orgoglio friulano: ma come, hanno ricostruito i paesi in meno di sei mesi???<br />
Ho cercato informazioni al riguardo ed ho scoperto che si sta parlando della consegna delle casette per i terremotati. Quelle casette non sono altro che i prefabbricati, che noi friulani conosciamo bene, dato che molti (non io per fortuna) ci hanno vissuto per alcuni anni. Esiste una grossa, enorme, abissale differenza fra &#8220;ricostruire&#8221; un paese e costruire un quartiere di casette prefabbricate per ospitare gli abitanti di quel paese.<span id="more-556"></span> Il famoso paese di Onna è ancora per terra, crollato, macerie, ma i suoi abitanti possono abitare nei prefabbricati, dove si sta benissimo, sia chiaro, me li ricordo bene quelli che dettero ai nostri nelle zone terremotate, erano dei micro-villini, piccoli ma funzionali. Tuttavia, se il Presidente Berlusconi parla di &#8220;ricostruzione&#8221;, usa un termine improprio, ed offende profondamente il lavoro delle migliaia di persone che hanno operato nel passato per ricostruire realmente interi paesi dov&#8217;erano e com&#8217;erano prima, con qualche miglioramento e qualche errore forse. La ricostruzione sarà compiuta quando Onna ed altri paesi dell&#8217;Abruzzo saranno di nuovo in piedi come tornarono in piedi Venzone, Gemona e tanti altri paesi friulani. Quando la gente tornerà nelle proprie case, in quelle case dove le loro famiglie vivono da secoli ed a cui sono legati. So che spiegare questo concetto ad un milanese è impossibile, per cui mi limito a dissentire con quanto riportato dai mezzi di comunicazione. Nello stesso tempo, visto che arriva l&#8217;inverno, mi complimento per le casette costruite, la gente d&#8217;Abruzzo ne aveva bisogno, mi sembra che sia stato un successo, perché dire bugie quando la realtà è comunque positiva?</p>
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		<title>Omosessuali, matrimoni ed adozioni</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 14:19:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bepoglace</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualcuno potrebbe obiettare che l’Italia ha ben altri problemi a cui pensare, ma avere un’opinione non richiede troppo tempo e sopra tutto, esistono migliaia di persone per cui questo è un problema serio.
Al momento l’ordinamento legislativo italiano non prevede il matrimonio fra due persone dello stesso sesso. Presupposto fondamentale per contrarre matrimonio è quindi essere [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=552&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Qualcuno potrebbe obiettare che l’Italia ha ben altri problemi a cui pensare, ma avere un’opinione non richiede troppo tempo e sopra tutto, esistono migliaia di persone per cui questo è un problema serio.<br />
Al momento l’ordinamento legislativo italiano non prevede il matrimonio fra due persone dello stesso sesso. Presupposto fondamentale per contrarre matrimonio è quindi essere una coppia formata da due persone di sesso diverso, una femmina ed un maschio. Questa è la così detta famiglia naturale, ovvero il tipo di coppia che deve necessariamente esistere per procreare.<span id="more-552"></span> Fino a prova contraria le cose stanno proprio così, per definizione la riproduzione sessuale avviene con scambio di materiale genetico fra un maschio ed una femmina. La femmina produce una cellula definita “uovo” ed il maschio una cellula definita “spermatozoo”. La femmina ospita, nei mammiferi placentati, l’embrione che si sviluppa dall’unione delle due cellule succitate.<br />
Quindi, ognuno di noi è necessariamente figlio, biologicamente parlando, di una donna e di un uomo. E su questo non ci piove.<br />
Ma storicamente sono sempre esistite delle famiglie in cui i “figli”, o per lo meno non tutti i figli, non erano realmente figli biologici di una coppia. Esistono da sempre persone che sono state allevate da genitori adottivi, o da un genitore biologico ed uno adottivo. Questo non crea stupore.<br />
L’ordinamento italiano prevede l’adozione legale, ovvero quel processo a seguito del quale una persona che è nata da una data coppia diviene legalmente figlia di un’altra coppia. In sostanza i genitori biologici rimangono sempre gli stessi (non è possibile altrimenti), ma quelli legali cambiano.<br />
Per chi è cattolico il matrimonio è uno dei Sacramenti fondamentali. Si tratta di un patto fra un uomo ed una donna di fronte a Dio ed ai membri della Chiesa, per cui i due contraenti si impegnano a rispettare determinate regole ed a unire i propri destini in modo indissolubile finché morte non li separi.<br />
Per lo Stato il matrimonio è un contratto legale fra due individui che assumono reciproci obblighi e diritti, fino a quando non decidano la rescissione legale del contratto stesso.<br />
Molti degli obblighi e diritti individuati dal matrimonio religioso coincidono con quelli del matrimonio civile. Per esempio impegnarsi ad avere domicilio comune. Il matrimonio civile tuttavia non ha come presupposto essenziale l’impegno a generare figli, mentre il matrimonio cattolico è presupposto necessario per la procreazione e genera un certo “obbligo” a procreare. Se infatti gli sposi non intendono avere figli, il matrimonio può essere annullato al termine di un processo particolare.<br />
E veniamo agli omosessuali. In questo caso il termine “omosessuale” è neutro, ovvero non si riferisce ai soli maschi, ma a tutti gli individui che sono attratti da persone del loro stesso sesso.<br />
Gli omosessuali formano coppie, indiscutibilmente, ovvero insiemi di due persone che hanno una relazione basata su un reciproco sentimento di amore. Non discuto qui il concetto di “amore” perché temo non sia universale come i poeti da strapazzo pretendono di farci credere (ed evito il concetto teologico di “amore”). Fatto sta che due persone dello stesso sesso si possono amare e formare una coppia. Pare che gli omosessuali siano una frazione significativa della popolazione, c’è chi parla del 3%, chi del 5%. Ad ogni modo, in un paese di 60 milioni di abitanti, dovrebbero esserci fra 1.800.000 e 3.000.000 omosessuali. Non sono pochi.<br />
Gli omosessuali sono stati discriminati a partire dal Medioevo, quando cioè si è perso un aspetto particolare della cultura greca e romana, dove l’omosessualità non costituiva un problema. L’Europa è stata convertita al Cristianesimo, una religione orientale, monoteista, nata in seno alla cultura ebraica, dove l’omosessualità viene nettamente condannata. Tant’è che l’atto sessuale fra due omosessuali maschi viene definito “sodomia”, richiamando il nome di una delle città che, secondo i testi sacri ebraici (adottati ovviamente anche dai cristiani), vennero distrutte dall’ira di Dio a causa della perdizione dei loro abitanti.<br />
Un dato di fatto è che tutti noi europei siamo fortemente permeati dalla cultura ebraico-cristiana ed abbiamo acquisito una fortissima fobia nei confronti dell’omosessualità. Non mi piace il termine “omofobia” perché letteralmente significherebbe “paura dell’uguale”. Un individuo eterosessuale non ha necessariamente paura di chi appartiene al suo stesso sesso, semplicemente non ne viene attratto. È assolutamente normale, o dovrebbe esserlo, che un uomo intelligente e dotato di senso estetico riconosca la bellezza di un altro uomo. Questo non significa che vorrebbe fare del sesso con lui. Molte persone sono comunque veramente omofobiche, in particolare i maschi, e non ammetterebbero mai di trovare “bello” un altro uomo, per paura di essere additato come gay. E questo è molto interessante. Perché le femmine non sono ossessionate dall’omofobia, mentre i maschi lo sono? Sospetto che il motivo vada cercato nell’antica cultura europea. Sappiamo che fra greci e romani erano frequenti i rapporti omosessuali, o peggio ancora, i rapporti omosessuali pedofili. Di rapporti omosessuali fra donne ne conosciamo tutto sommato pochi. Sappiamo che Alessandro Magno era gay, così come si dice che lo fosse Gaio Giulio Cesare, ma di donne ricordiamo solamente Saffo, la poetessa di Lesbos. Temo che le donne non si considerino a rischio omosessualità, mentre gli uomini si, eccome! Quando un uomo è di fronte ad un altro uomo che manifesta in modo chiaro la propria omosessualità, c’è sempre dell’imbarazzo. L’uomo eterosessuale ha paura, letteralmente striscia contro il muro per paura di essere “preso alle spalle”. Una donna che incontri una lesbica può essere messa a disagio solo se questa la corteggia, ma lo stesso vale se incontra un uomo. Il maschio eterosessuale invece parte dal presupposto che il gay ci provi, per principio. Probabilmente perché il maschio sa che l’uomo ci prova sempre e comunque? È un simpatico problema suo. Personalmente non ho mai provato questo genere di imbarazzo per cui non ne comprendo pienamente l’origine.<br />
Ma torniamo alle nostre coppie omosessuali. Stanno insieme, si amano, vorrebbero sposarsi. Ma non possono, perché la legge non lo prevede.<br />
Le associazioni che rappresentano gli omosessuali hanno tentato diverse volte di fare approvare in Parlamento delle leggi che permettano i matrimoni omosessuali, per potere finalmente regolarizzare la posizione di tante coppie che di fatto esistono, ma sulla carta non sono altro che “amici che dividono l’appartamento”. Esistono momenti in cui questa differenza si fa sentire. Per esempio quando uno dei due componenti della coppia si ammala. L’altro non ha il diritto di stargli accanto come se fosse un coniuge. Quando uno dei due muore, l’altro non può ereditare i suoi beni, men che meno godere del trattamento pensionistico. Ed in fine una coppia omosessuale non può adottare dei figli per compensare l’evidente impossibilità di averne attraverso la normale riproduzione biologica.<br />
Ogni tentativo di risolvere questi problemi si è scontrato con l’opposizione ferma e potente della Chiesa Cattolica. I cattolici giustamente devono obbedienza al Papa e, costituendo tutt’ora la netta maggioranza della popolazione italiana, hanno impedito che leggi a favore delle coppie omosessuali venissero create in Parlamento.<br />
Chiarisco da subito che <strong>sono nettamente e fortemente favorevole al matrimonio fra omosessuali, ma sono contrario alle adozioni da parte di coppie omosessuali</strong>. Libera opinione personale.<br />
Quando due persone si amano hanno il diritto di formare una coppia, e non c’è Papa che possa cambiare questa cosa. Si amano indipendentemente dal fatto di avere due cromosomi X od un X ed un Y. Si amano anche se la società comunque vada li discrimina. Si amano anche se questo dispiace alle loro famiglie di origine e probabilmente anche a gran parte dei loro amici. Poco tempo fa mi è capitato di sentire un uomo dire “non ho mica chiesto io di essere gay”. Non possiamo fargli una colpa, lo sono e basta. Fra l’altro, non fanno male a nessuno. Non sono un pericolo per la società. Chiedono solo di potersi sposare, prendersi impegni reciproci ed acquisire diritti che spettano ad ogni coppia. Ed in fondo vedere due persone che si amano è terribilmente bello!<br />
E veniamo ai figli. Una coppia omosessuale non può averne. Anche molte coppie eterosessuali non ne possono avere. Per le seconde esistono tecniche di fecondazione artificiale o l’adozione di figli biologici altrui. Per gli omosessuali l’adozione è negata dalla legge.<br />
Credo che i componenti di una coppia omosessuale possano essere ottimi genitori. Ma purtroppo una famiglia naturale è composta da due individui di sesso differente. Ognuno di noi è stato cresciuto da una madre e da un padre, con caratteri e caratteristiche differenti. Due omosessuali sono molto simili, non hanno le stesse caratteristiche di una coppia eterosessuale. Quindi, a mio parere, non possono essere idonei a simulare una famiglia biologica.<br />
Ci ho pensato molto prima di arrivare a questa conclusione, sopra tutto perché la mia parte irrazionale mi dice “ma chi se ne frega, se sono capaci di amare sono genitori perfetti”. E mi dico anche che è ingiusto, profondamente ingiusto, che due persone non possano avere la gioia di allevare dei figli. Ma la mia parte razionale di mi dice che il problema non è risolvibile, né dal punto  di vista biologico, né da quello psicologico. Sarò felice di cambiare idea, dato che non seguo precetti religiosi al riguardo, ma per ora la penso così.<br />
Sono comunque fermamente convinto che il matrimonio debba essere un diritto garantito anche gli omosessuali, è un contratto legale a coronamento di un rapporto sentimentale, non un fatto biologico. Spero sinceramente che prima o poi le pressioni dei cattolici si indeboliscano e che finalmente gli omosessuali possano vedere riconosciute legalmente le coppie che di fatto esistono ed attraversano insieme il mare di sta vita complicata, sostenendosi talvolta molto meglio di quanto sappiano fare reciprocamente due eterosessuali. Un augurio a tutte le ragazze ed i ragazzi costretti ad amarsi nell’ombra.</p>
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