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	<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 12:15:19 +0000</pubDate>
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		<title>L&#8217;arresto di Karadzič</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 09:09:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo hanno arrestato in Serbia, dove viveva tranquillamente esercitando la professione medica. Radovan Karadzič era uno psichiatra, prima della disgregazione della Jugoslavija. Nato in Crna Gora (Montenegro) si era trasferito a Sarajevo per effettuare gli studi di psichiatria. Proveniente da una famiglia di tradizione nazionalista (il padre era un cetnico) Karadzič prese parte alla fondazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Lo hanno arrestato in Serbia, dove viveva tranquillamente esercitando la professione medica. Radovan Karadzič era uno psichiatra, prima della disgregazione della Jugoslavija. Nato in Crna Gora (Montenegro) si era trasferito a Sarajevo per effettuare gli studi di psichiatria. Proveniente da una famiglia di tradizione nazionalista (il padre era un cetnico) Karadzič prese parte alla fondazione della Srpska Demokratska Stranka (Partito Democratico Serbo) che dal 1989, alla vigilia del crollo della Jugoslavija, aveva come scopo la difesa degli interessi serbi nell&#8217;ambito della Repubblica di Bosna i Hercegovina. Quando, il 3 marzo 1992, gli abitanti della Bosnia Erzegovina di religione musulmana e quelli di etnia croata votarono in un referendum l&#8217;indipendenza dalla Jugoslavia la situazione precipitò. I serbi di Bosnia rifiutarono di riconoscere la validità del referendum e proclamarono in parte del territorio della Bosnia Erzegovina la Repubblica Serba, di cui Radovan Karadzič divenne presidente. E&#8217; difficile muoversi nell&#8217;intrico delle storie balcaniche, dove etnie si mescolano in un mosaico fatto di unità e divisioni, di scontri e sinergie che appaiono assurdi se visti dall&#8217;esterno.<span id="more-37"></span><br />
Ciò che seguì alla rottura in Bosnia è una delle pagine più cupe della storia europea. Sicuramente quella più drammatica dopo la fine della II Guerra Mondiale. Buona parte del territorio della ex Jugoslavia venne scosso da una guerra, o meglio una serie di guerre, che dilaniarono il suo tessuto economico, sociale e politico, fra stermini, deportazioni di massa, torture ed ogni genere di orrore.<br />
Radovan Karadzič era presidente della Republika Srpska e comandante in capo dell&#8217;esercito serbo bosniaco. E&#8217; difficile, nel pantano della guerra di Bosnia, fare una classifica dei crimini e dei criminali, così come è impossibile essere obiettivi ed indicare quali fossero i buoni e chi i cattivi. Certo è che migliaia di civili inermi vennero trucidati, ed i morti non sono né cristiani, né musulmani, né croati, né serbi. Sono solo morti, vite spezzate con ferocia da mani forti che impugnavano i Kalaznikov rispondendo a spinte incomprensibili ed obbedendo ad ordini di menti malate. Indubbiamente Karadzič era una di queste menti distorte e malate. C&#8217;è qualcosa di paradossale nella follia di uno psichiatra, ma non fa sicuramente sorridere, perché quando si parla di Bosnia (e di Croazia e di Kosovo e di tutte le altre guerre) non si può fare a meno di ricordare. Le poche immagini che le televisioni occidentali ci passavano mostravano orrori che impallidiscono di fronte alla realtà. Non ho avuto la fortuna di visitare la Bosna i Hercegovina, ma parlando con chi c&#8217;è stato ho la sensazione che l&#8217;aria laggiù abbia l&#8217;odore della morte e della pazzia.<br />
Uno scrittore che adoro, Ivo Andrič, ha scritto pagine importanti sulla Bosnia Erzegovina. Chi vuole capire quello che è successo penso troverà un valido punto di partenza in &#8220;Il ponte sulla Drina&#8221; (Na Drini ćuprija) un monumentale incontro fra il romanzo ed il saggio storico. Ma più di ogni altra pagina è illuminante un racconto di Andrič il cui titolo in italiano è tradotto con &#8220;Lettera del 1920&#8243;. Andrič morì nel 1975, quando il potere di Tito era saldo, la Jugoslavia non mostrava evidenti le crepe del disfacimento, ma nel suo racconto fa dire ad uno dei personaggi &#8220;la Bosnia è la terra dell&#8217;odio&#8221;.<br />
Per gli affrettati lettori italiani, che generalmente non spingono lo sguardo oltre l&#8217;Adriatico, basta ricordare una data: 11 luglio 1995. Sono passati solo tredici anni. Quel giorno le truppe della Republika Srpska, dei serbi di Bosnia, entrarono nella zona protetta di Srebrenica e dettero inizio al massacro di migliaia di musulmani bosniaci. Il numero ufficiale di morti è 7800. I Caschi Blu della Nazioni Unite rimasero a guardare, la comunità internazionale non mosse un dito per impedire il massacro, ma quelle truppe, agli ordini del generale Radko Mladič, erano indubbiamente sottoposte all&#8217;autorità di Radovan Karadzič.<br />
Per il massacro di Srebrenica il Tribunale Internazionale dell&#8217;Aja spiccò un mandato di cattura a carico di Karadzič e Mladič, oltre che di altri criminali di guerra. Nell&#8217;elenco dei ricercati, dopo quella guerra, finirono sia serbi che croati e musulmani. Sembra che non ci sia stata una &#8220;parte buona&#8221;, ogni città o villaggio ha conosciuto crimini perpetrati da chiunque contro qualunque etnia o gruppo.<br />
La latitanza di Karadzič è durata a lungo, grazie ad influenti protezioni se ne stava tranquillamente in Serbia, faceva il medico. Non sono state le Nazioni Unite ad arrestarlo, ma le forze di sicurezza serbe. La sua cattura e trasferimento a l&#8217;Aja era uno dei presupposti necessari per dare avvio al processo di ingresso della Serbia nell&#8217;Unione Europea. Stamane la UE fa sapere che molti passi sono già stati attivati, come premio per la cattura di Karadzič, altri verranno fatti se anche Mladič verrà catturato.<br />
Dopo la lunga latitanza è legittimo supporre che il suo paese abbia deciso di vendere Karadzič in cambio degli enormi vantaggi che porterà l&#8217;entrata nell&#8217;UE. Che la Serbia debba entrare nell&#8217;Unione è fuori da ogni dubbio, non parliamo della deprecabile associazione della Turchia, ma di un paese europeo, inserito da sempre nei circuiti economici e culturali di una parte importante d&#8217;Europa, un tassello essenziale per l&#8217;unione dei popoli continentali. Lo stesso vale ovviamente per la Croazia, che viene tenuta a distanza per interessi di alcuni stati membri, in particolare della Slovenia. Gli ex jugoslavi non si amano, ma se un tempo trovarono la capacità di stare uniti grazie alla mano ferma e forte di Jozip Broz Tito, oggi troveranno ottime ragioni nell&#8217;economia. E così Karadzič, che probabilmente in cuor suo credeva di fare qualcosa di molto patriottico nell&#8217;ordinare e sostenere i massacri in Bosnia, oggi si può finalmente sacrificare per il suo paese, con grande vantaggio degli &#8220;amici&#8221; che l&#8217;hanno protetto fino a pochi giorni fa. E&#8217; una storia balcanica, non possiamo pretendere di capirla.</p>
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		<title>Il caso Englaro</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 09:16:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giornali, radio e televisioni ne parlano insistentemente da una settimana. Eluana Englaro è una ragazza entrata in coma nel 1992, sedici anni fa. Da quel poco che so lo stato di coma è una condizione in cui l&#8217;organismo continua a funzionare senza però essere in grado di svolgere una buona parte delle funzioni che sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Giornali, radio e televisioni ne parlano insistentemente da una settimana. Eluana Englaro è una ragazza entrata in coma nel 1992, sedici anni fa. Da quel poco che so lo stato di coma è una condizione in cui l&#8217;organismo continua a funzionare senza però essere in grado di svolgere una buona parte delle funzioni che sono tipiche degli animali. Non vengono ricevute informazioni dall&#8217;esterno, ovvero non si sente, non si vede, non si odora, non si percepisce nulla. Ed ovviamente non ci si può muovere. E&#8217; un sonno che va oltre il concetto stesso di sonno ai confini con la morte.<br />
Il padre di Eluana Englaro si è battuto per porre fine a questo lungo martirio. Sua figlia non tornerà mai più in contatto con il mondo esterno, non potrà mai più muoversi, non tornerà mai più ad essere viva come lo siamo noi. Potrebbe rimanere ancora per anni in quel limbo, ai confini fra morte e vita, dove la vita si limita alle funzioni metaboliche di un ammasso di cellule.<span id="more-31"></span><br />
Un magistrato, il Dottor Lamanna della Cote d&#8217;Appello di Milano ha esaminato il caso. Il tutore, ovvero il signor Englaro, ha chiesto di sospendere l&#8217;alimentazione artificiale che mantiene in vita la figlia, per consentire che si spenga, come un motore a cui si cava il carburante. Ma un essere umano non è un motore, e la nostra società si divide di fronte a casi del genere. Molti hanno protestato, condannato, sollevato scudi a difesa della &#8220;vita&#8221; di Eluana, in nome di principii morali che ritengono superiori alla sofferenza degli individui. In prima fila, come sempre accade in questi casi, la Chiesa Cattolica. In Italia la Chiesa interviene su qualunque aspetto della vita sociale del paese. Anche in questo caso monsignor Angelo Bagnasco, in qualità di Presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha espresso la contrarietà e la condanna della Chiesa nei confronti del provvedimento che autorizzerebbe il signor Englaro a decidere la sospensione dell&#8217;alimentazione artificiale per sua figlia.<br />
La Chiesa fa il suo mestiere, e penso che non sarebbe immaginabile una latitanza dell&#8217;autorità religiosa su un caso del genere, i cui risvolti sono indubbiamente morali. Si parla di vita e di morte, non delle solite sciocchezze con cui siamo abituati a misurarci. Innanzitutto bisognerebbe capire se Eluana Englaro è viva o meno. Dal punto di vista fisiologico sembra di si. Nel senso che se alimentato il suo corpo continua a funzionare perfettamente, a parte il cervello, che non funziona più. Ed allora ci chiediamo se vivere col cervello in stand-by sia vivere. Fossimo protozoi non avremmo bisogno del cervello, in verità anche le spugne, le meduse, i coralli non hanno un cervello eppure sono vivi. Ma nessun corallo ha bisogno di essere alimentato artificialmente. Il corallo è autonomo. Eluana Englaro no. Forse non pensa nemmeno, forse non sa neppure che dentro di lei il metabolismo continua a funzionare. Ci sono troppi forse. Ecco, il problema della Chiesa è che non ha mai dubbi. Giustamente, i sacerdoti si ritengono i rappresentanti della volontà divina, quindi devono per forza avere solo certezze. Dio non sbaglia, non ha dubbi, non può essere altrimenti. E questi piccoli uomini hanno la presunzione di essere la bocca ed il braccio di Dio. L&#8217;hanno avuta in molti nella storia dell&#8217;umanità, questa presunzione. Per me è blasfema, ma per molti milioni di persone non è così. Ognuno veda la cosa a modo suo, io ascolto i preti come uomini che parlano con una propria ragione, non come emissari di Dio, quindi mi permetto di mettere in dubbio i loro principii e di sottoporre al giudizio della mia morale le loro parole.<br />
In questo caso non sono pronto a schierarmi senza pensieri, come hanno fatto tanti in Italia. Eppure infine ho deciso che nel mio piccolo io sto con il signor Englaro. Ci sto perché quell&#8217;uomo è certamente vivo, sicuramente sensibile, indubbiamente cosciente del lungo calvario che ha vissuto finora e che potrebbe continuare a vivere. Solo lui può conoscere le idee espresse da sua figlia, non io, non un cardinale. So molto bene che non è mai vero che un padre conosce il pensiero dei suoi figli, perché ciascuno di noi è un individuo pensante e mutevole, com&#8217;è giusto che sia. Non sempre diciamo ciò che pensiamo, anche nei rapporti più stretti, ma se il signor Englaro ci dice che sua figlia Eluana aveva dichiarato, in tempi ancora sereni e non sospetti, di rifiutare l&#8217;idea di passare tanti anni in coma, noi ci dobbiamo credere. Noi non abbiamo diritto di porre dubbi, anche se sappiamo tutti quanti e quali possono essere. Io ci credo, credo che quella giovanissima ragazza non volesse passare la sua vita come un organismo vegetale. E quindi, con buona pace dei saggi e dei rappresentanti divini, spero che sia consentito ad Eluana di lasciare quel corpo.</p>
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		<title>Il senso della misura</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 09:38:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Udine al servizio del pallone, costi quel che costi?
Da lungo tempo era programmato allo stadio Friuli di Udine un concerto di Vasco Rossi. L&#8217;evento è decisamente importante, dato che il grande rocker riesce sempre a muovere un vero e proprio popolo di fan. Tutto a posto, il Comune di Udine, proprietario dello stadio, mette a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Udine al servizio del pallone, costi quel che costi?</strong></p>
<p>Da lungo tempo era programmato allo stadio Friuli di Udine un concerto di Vasco Rossi. L&#8217;evento è decisamente importante, dato che il grande rocker riesce sempre a muovere un vero e proprio popolo di fan. Tutto a posto, il Comune di Udine, proprietario dello stadio, mette a disposizione la struttura. Poi, una brutta sera, arriva una richiesta da parte della federcalcio per lo stadio. La nazionale di calcio dovrebbe fare una partita due giorni prima del concerto di Vasco. La notizia l&#8217;ho appresa dai media locali, non che possa sapere esattamente cosa accade nelle stanze di palazzo D&#8217;Aronco, ma l&#8217;idea che mi sono fatto non è per nulla soddisfacente.<br />
Il Comune non ci pensa su due volte e si mette a disposizione del Dio Pallone (è una bestemmia?). Poi però qualche rotella nel cervello inizia a girare: si può preparare lo stadio per il concerto in due giorni? Riusciranno i nostri eroi a montare il palco in due giorni? Oh, no, ci vuole più tempo. Mica potranno montare l&#8217;impianto e fare il sound check alle otto di sera del giorno in cui si tiene il concerto.<span id="more-30"></span><br />
Iniziano frenetiche trattative e riunioni. Da cittadino informato attraverso i media ho capito che al Comune non passa nemmeno per la mente l&#8217;idea di dire di no alla partita di calcio, mentre si cerca una soluzione raffazzonata per fare il concerto. A casa mia, quando prendiamo un impegno, lo manteniamo. Il Comune di Udine ha detto di si ad Azalea Sound per organizzare il concerto di Vasco allo stadio Friuli molto prima che la FIGC inviasse il suo ordine. Perché a casa mia quello della federcalcio è un ordine, mica una richiesta. Fatto sta che il Comune, pur di servire il calcio, religione indiscutibile di ogni cittadino della Repubblica, è ben disposto a fare migrare Vasco altrove. Magari in Veneto o a Trieste, indifferente, perché alla nazionale di calcio non si può dire di no. A costo di venire meno ai patti, di rimangiarsi la parola data, di perdere sia un&#8217;occasione che la faccia verso un&#8217;organizzazione che probabilmente non avrà più una favorevole immagine di Udine. Insomma, non solo la città rischia una figuraccia, perché chi viene meno ai patti è indegno di stima, ma potrebbe tagliarsi fuori da un sistema di iniziative dello spettacolo che proprio non possiamo perderci. Perché Udine è la Solit-Udin come si intitola un pezzo della DLH Posse. La gente si lamenta che non c&#8217;è mai nessuno in giro, non succede niente, non c&#8217;è mai un concerto, mai una cosa per trovarsi e divertirsi fra giovani e quasi-giovani. Adesso i nostri amministratori rischiano di giocarsi quello che c&#8217;era. E sinceramente non la trovo una buona idea. A parte il mio disprezzo per lo spettacolo del calcio, che non viene certamente condiviso dagli altri cittadini, vi sembra una situazione accettabile questa? Secondo me no.<br />
I giornali locali riportavano due giorni fa l&#8217;entusiasmo del Sindaco Honsell per il Rototom Sunsplash, iniziativa da studiare, sostenere ed imitare, perché porta tanta gente in Friuli con la musica. Ora nel comune da lui retto si gioca quasi un concerto importante. Accidenti, non mi ha nemmeno dato il tempo di posare la matita copiativa con cui l&#8217;ho votato alle elezioni comunali che già mi crea problemi il Magnifico!<br />
Comunque spero sempre che in Comune rinsaviscano e che in caso di incompatibilità dicano di no alla nazionale di calcio, per lasciare che Udine ospiti il concerto del grandissimo Vasco. Vado al massimo!</p>
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		<title>Le tasse</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 09:23:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo avere chiuso la dichiarazione dei redditi, con l&#8217;Unico2008, sono un po&#8217; scosso. Come se avessi ricevuto una grandiosa sberla, da fare tremare le gambe o finire lunghi distesi.
Ho messo dentro tutti i miei favolosi redditi, che divisi per dodici danno uno stipendio pari a quello di un operaio mal pagato, ho messo dentro quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Dopo avere chiuso la dichiarazione dei redditi, con l&#8217;Unico2008, sono un po&#8217; scosso. Come se avessi ricevuto una grandiosa sberla, da fare tremare le gambe o finire lunghi distesi.<br />
Ho messo dentro tutti i miei favolosi redditi, che divisi per dodici danno uno stipendio pari a quello di un operaio mal pagato, ho messo dentro quelle quattro spese sostenute, ho pigiato il bottone e &#8230; buon giorno signor Moro, lei ci deve ancora 1800 €.<br />
Ho ricontrollato un certo numero di volte, perché mi sembra decisamente strano. I redditi 2007 sono stati quasi uguali a quelli 2006, eppure non mi avevano chiesto tutti questi soldi in più oltre alle ritenute in acconto versate durante l&#8217;anno. Accidenti, non sembra esserci errore.<span id="more-28"></span><br />
Metà della sberla deriva dall&#8217;IRAP, l&#8217;Imposta Regionale sulle Attività Produttive. Dovrebbe pagarla solo chi ha dipendenti, io non ne ho, intanto me la chiedono. Poi, se un giorno avanzeranno soldi allo Stato, me li restituiranno, forse, chi lo sa?<br />
Nel frattempo fatico a capire se sono disperato o incazzato come una bestia. Con questa sberla il mio reddito diviso per dodici diventa inferiore allo stipendio di un operaio mal pagato. Di base nulla contro gli operai, ma non ho studiato dieci anni più di loro, rompendomi enormemente le palle, per guadagnare di meno.<br />
Questo è l&#8217;ultimo regalo del governo Prodi e del suo &#8220;geniale&#8221; ministro (minuscolo) Padoa Schioppa. Tutti sono capaci di sanare i conti dello Stato in questo modo: torchiando i cittadini. Nel frattempo il costo della vita è salito, i servizi sono rimasti uguali a prima oppure sono peggiorati. Lavoro molto con le strutture pubbliche e tutti si lamentano di non avere soldi. Non si assume personale, non si acquistano le cose necessarie, si risparmia su tutto.<br />
Il discorso è che noi titolari di partita IVA siamo professionisti, e nella mente dell&#8217;elettore medio il professionista è un avvocato importante, un notaio, un dentista. Mentre loro, gli elettori medi, sono impiegati, operai, precari. Sopra tutto precari. Moltissimi disoccupati. Questi professionisti sono proprio odiosi, ricchi. Che paghino loro le tasse. In più sono disorganizzati, privi di rappresentanza e diritti.<br />
Dicono che il lavoro sia un diritto, che il reddito sia un diritto. Ma non è vero. Se lo fosse sarebbe universale ed io dal mio lavoro ricaverei quanto mi spetta per i servizi che ho fornito alla collettività. Invece non accade così, perché le amministrazioni pubbliche mi pagano la metà di quanto sarebbe giusto. Non giusto per me, giusto per un dipendente che faccia il mio stesso lavoro.<br />
Hanno applicato ad una intera categoria, i professionisti, regole uniformi. Non importa se sei un notaio od un consulente ambientale, sei un professionista, sei ricco, sei privilegiato, devi pagare di più.<br />
Fino a poco tempo fa spingevo come un pazzo per cercare nuovi lavori, altri clienti. Avrei lavorato più delle solite 10 ore al giorno. Si perché noi lavoriamo ben oltre le 7 o 8 ore di un dipendente e non esistono &#8220;straordinari&#8221;, non esistono &#8220;missioni&#8221;, non esistono compensazioni per lavori &#8220;disagiati&#8221;. Va bene, lavorare è una cosa necessaria ed è l&#8217;unico modo onorevole per guadagnarsi da vivere. Ma quando arrivi a scoprire che tutto quello che hai tentato di fare per migliorare la tua condizione viene annullato da una decisione politica, quando ti aumentano le tasse in modo che pur avendo lavorato di più in tasca ti resta di meno, perdi la voglia. Passa la voglia di lavorare. Ho pestato i pugni sul tavolo, tirato una bestemmiona e poi ho detto &#8220;ma allora vado al mare in bicicletta!&#8221;. Costa meno e sicuramente dà più soddisfazione. E pregare di non avere sbagliato di scrivere qualche numero, perché in passato per errori di 5 Euro mi hanno dato una bella strigliata. Ah, noi grandi imprenditori che sfruttiamo il povero operaio proletario e rubiamo allo Stato ben 5 Euro facendo i furbetti! Come no, perché in fondo io sono compare di quelli che riciclano denaro sporco della mafia, degli immobiliaristi, dei finanzieri, degli orefici che dichiarano 5000 Euro di reddito all&#8217;anno.<br />
In effetti il governo Prodi se n&#8217;è andato, ha preso un bel calcio nel didietro dagli italiani, ed oggi sono proprio felice che sia andata così, anche se li avevo votati. Oggi mi sento proprio un idiota a pensare di non avere votato PdL. Per fortuna l&#8217;hanno fatto gli altri. Intanto &#8230; io pago.</p>
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		<title>Fischi per fiaschi</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 16:44:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bepoglace</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[L&#8217;informazione che non mi piace
E&#8217; rimbalzata sui media una triste storia di cronaca, che riguarda una ragazzina venduta dai genitori come sposa ad un uomo. La vicenda è venuta a galla quando la dodicenne ha partorito in ospedale. I medici si sono evidentemente resi conto che c&#8217;era qualcosa di terribilmente strano ed hanno consentito l&#8217;avvio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>L&#8217;informazione che non mi piace</strong></p>
<p>E&#8217; rimbalzata sui media una triste storia di cronaca, che riguarda una ragazzina venduta dai genitori come sposa ad un uomo. La vicenda è venuta a galla quando la dodicenne ha partorito in ospedale. I medici si sono evidentemente resi conto che c&#8217;era qualcosa di terribilmente strano ed hanno consentito l&#8217;avvio di indagini. I risultati sono stati soprendenti (in senso negativo). A undici anni la ragazzina è stata venduta dai suoi genitori alla famiglia dello sposo per una cifra pari a 17.000 Euro, un anno dopo ha dato alla luce una bambina qui in Italia.<span id="more-27"></span><br />
La storia in altre aree del mondo sarebbe purtroppo vista senza stupore alcuno. In Italia, dove questo genere di cose non accade da almeno un secolo (non crediate di più) ha avuto il giusto rilievo ed ha destato scandalo. Quello che mi ha fatto impressione, a parte l&#8217;inumanità di questa vicenda umana, è che noi italiani non abbiamo capito niente. I giornali hanno detto che la ragazzina è serba ed è stata venduta ad un cossovaro di religione mussulmana. Hanno aggiunto che la stessa ragazzina avrebbe detto che quanto le è accaduto nella regione da cui proviene &#8220;è normale&#8221;. C&#8217;è una pericolosa commistione fra correttezza dell&#8217;informazione e superficialità.<br />
Probabilmente la ragazzina è cittadina serba, mentre lo sposo &#8220;acquirente&#8221; è cittadino del territorio del Kosovo. La sostanza dei fatti non cambia, ma chi conosce i serbi e la loro cultura sa molto bene che in Serbia non è per nulla normale che accadano cose del genere. I Serbi sono gente civile e degnissima, forse dovremmo conoscerli prima di giudicarli. E poi giudicare un popolo è sempre un&#8217;operazione pericolosa, si cade nei luoghi comuni, che sono sempre sbagliati.<br />
In Italia poi siamo abituati a fare confusione con leggerezza fra cittadinanza, nazionalità e cultura. Forse è un complesso che ci portiamo dietro, perché nel fondo del nostro cuore sappiamo di essere tutti cittadini di un grande Paese, ma che questo non coincide con una sola nazione. Siamo portati allo sciovinismo, ma c&#8217;è anche tanta ignoranza, troppa.<br />
Sospetto che la ragazzina &#8220;serba&#8221; non sia per nulla serba. In Italia non ci degnamo di capire cosa succede e cosa c&#8217;è al dilà dell&#8217;Adriatico. Questo mare per gli italiani è un muro.<br />
Siamo dei pasticcioni. Confodiamo i Rom coi Rumeni, il che non è cosa da poco. Ora consideriamo Serbi gente che probabilmente non lo sono. La cosa straordinaria è che nessuno si sogna ancora di chiamare Italiano un ragazzino con la pelle nera nato nel nostro paese, che è cittadino italiano, cresciuto in Italia e magari parla la nostra lingua molto meglio di tanti indigeni.<br />
Tutta questa ignoranza e questa confusione giovano solo a chi vive sul razzismo ed a chi fa male il proprio mestiere. Si, perché cari amici giornalisti, il dovere di un professionista è verificare le cose prima di scriverle. Altrimenti bisogna fare come me in questo articolo: si dichiara di fare ipotesi. Ben diverso da spacciare congetture per verità.</p>
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		<title>Le nostre acque malate</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 13:14:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bepoglace</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Stamane in prima pagina sul Messaggero Veneto la notizia shock: le falde sotterranee della zona a Sud di Udine sono inquinate!
La notizia è tale a prescindere dalla posizione che ha nei mezzi di informazione, è importantissima e molto più grave di tante altre, ma per gli addetti ai lavori non è una novità. I dati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Stamane in prima pagina sul Messaggero Veneto la notizia shock: le falde sotterranee della zona a Sud di Udine sono inquinate!<br />
La notizia è tale a prescindere dalla posizione che ha nei mezzi di informazione, è importantissima e molto più grave di tante altre, ma per gli addetti ai lavori non è una novità. I dati presentati dall&#8217;ARPA del Friuli Venezia Giulia non sono estemporanei, ma il frutto di lunghissime campagne di studio e monitoraggio. La notizia più importante, per noi professionisti della gestione del patrimonio acqua, è che finalmente l&#8217;informazione sia uscita dall&#8217;ambito tecnico per raggiungere il pubblico. Quella prima pagina riassume, con imprecisioni consuete nella stampa locale, un quadro che ci è noto, ma viene colpevolmente ritenuto irrilevante da parte dei politici e degli amministratori. Noi tecnici, si sa, siamo dei rompiscatole. Ma questa volta i colleghi sono riusciti a farsi sentire, ed è un gran bene che sia accaduto.<br />
Le falde più superficiali sono inquinate, i valori di concentrazione di alcune sostanze sono molto superiori ai limiti di legge ed a quelli tecnicamente accettabili. Nessuno attinge a quelle falde per il rifornimento di acqua potabile, il che ci tranquillizza, ma in verità c&#8217;è un altro punto di vista: nessuno pompa da quella falda per bere perché è inquinata.<span id="more-25"></span><br />
Ebbene, sotto i nostri piedi ci sono masse d&#8217;acqua dove viaggiano trielina e cromo VI. La trielina sappiamo tutti cos&#8217;è, si usa per smacchiare, sgrassa. Leggete la bottiglietta che avete in casa, c&#8217;è scritto che è tossica, ed è anche cancerogena. Il cromo VI cos&#8217;è? Una delle forme di questo metallo, particolarmente pericoloso se assorbito dal nostro organismo. Avete mai visto il film &#8220;Erin Brockovich - Forte come la verità&#8221;? E&#8217; un bel film con Julia Roberts che parla di come una comunità negli USA è riuscita a fare riconoscere i danni (terrificanti) prodotti dal Cr(VI) che un&#8217;industria scaricava nella loro zona. Vi farete una bella idea di cosa significherebbe berselo.<br />
Nessuna paura, questi inquinanti sono presenti in falde non usate per rifornire gli acquedotti. Però si usano per irrigare i campi. Interessante, quindi bisogna mangiare i prodotti di quei campi per avvelenarsi.<br />
Il problema è solo quello di prendere coscienza dello stato preoccupante delle nostre acque sotterranee, fra un mese nessuno ricorderà più nulla e questo è di per sé il dramma.<br />
La gestione del territorio produce queste situazioni. La vulnerabilità delle falde acquifere dovrebbe essere una delle prime preoccupazioni di chiunque gestisca un territorio come l&#8217;alta pianura friulana, dove qualunque cosa finisca sul suolo, viene rapidamente trascinata in falda dall&#8217;acqua delle piogge. Questa pianura è più permeabile di una spugna, non tiene nemmeno un po&#8217;. Ci ostiniamo a scaricare l&#8217;impossibile sul suolo, nel suolo, nelle acque superficiali, continuando a credere alla favola che le nostre industrie sarebbero svantaggiate fino a morire se dovessero depurare gli scarichi come la legge prevede. Chiudiamo gli occhi e tappiamo il naso, mentre le industrie crepano comunque per incapacità imprenditoriale. Ci ostiniamo ad arricchire di nitrati le falde spargento tonnellate di fertilizzanti su campi di mais che non stanno in piedi né economicamente né dal punto di vista colturale. Stiamo applicando modelli di sviluppo ottocenteschi, basati sull&#8217;irresponsabilità, gettando alle ortiche patrimoni incredibili di risorse naturali che, come l&#8217;acqua, sono essenziali.<br />
Non ditemi che non ci sono i controlli, perché i dati dell&#8217;ARPA parlano chiaro da anni, non ditemi che qualcuno deve fare qualcosa, aspettando che questo qualcuno sia &#8230; qualcun altro, perché tutti noi siamo corresponsabili, non ditemi che non vi importa &#8220;tanto io sono di Udine bevo l&#8217;acqua che viene dalla falda di Nimis&#8221;, la natura ed i sistemi idrici non ragionano, non sono fatti a nostra misura, non sono a nostra disposizione sempre e comunque.<br />
Il grido d&#8217;allarme lanciato oggi dalla prima pagina del giornale è solo l&#8217;ennesimo tentativo di fare capire ai cittadini ed ai politici come stanno le cose. Non stiamo parlando del sesso degli angeli, non si tratta di voli pindarici né di posizioni ambientaliste radicali. I colleghi stanno dicendo che le cose vanno male. Quando il medico ti dice che sei ammalato, tu gli chiedi la cura, vero? Bene, iniziamo a chiedere una cura seria per le nostre acque, nel nostro stesso interesse.</p>
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		<title>La vita nascosta</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 08:45:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un ambiente inimmaginabile, quello delle acque sotterranee, viene svelato nel nuovo volume della collana Habitat. Il ventesimo volume della serie, realizzato dal Museo Friulano di Storia Naturale di Udine per conto del Ministero dell&#8217;Ambiente, fa il punto sulle conoscenze relative ad ecosistemi che, pur essendo molto diffusi e più vicini a ciascuno di noi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Un ambiente inimmaginabile, quello delle acque sotterranee, viene svelato nel nuovo volume della collana Habitat. Il ventesimo volume della serie, realizzato dal Museo Friulano di Storia Naturale di Udine per conto del Ministero dell&#8217;Ambiente, fa il punto sulle conoscenze relative ad ecosistemi che, pur essendo molto diffusi e più vicini a ciascuno di noi di quanto si possa sospettare, sono i meno noti.<br />
Le acque sotterranee, siano esse entro sistemi carsici od in grandi falde alluvionali, sono ambienti estremi, dove la vita ha raggiunto livelli di adattamento incredibili ed in cui viene conservato un tesoro di biodiversità insospettabile. Ogni acquifero ospita delle specie endemiche ed esclusive, ovvero che esistono solo in quella massa d&#8217;acqua sotterranea. In definitiva, per quanto poco studiate, probabilmente le faune sotterranee sono su scala continentale quelle maggiormente diversificate e dunque più preziose dal punto di vista scientifico.<span id="more-23"></span><br />
Nel corso della presentazione dei nuovi volumi della collana Habitat il dottor Fabio Stoch, autore del volume sulle acque sotterranee ed uno fra i maggiori esperti europei di stigofauna, ha voluto ricordare anche l&#8217;importanza delle acque sotterranee per ecosistemi ad esse collegati, come quelli di risorgiva, o semplicemente per l&#8217;uso umano. L&#8217;inquinamento diffuso delle acque superficiali fa sì che la grande maggioranza dei centri abitati italiani siano oggi serviti da acquedotti che prelevano acque sotterranee, alla sorgente o attraverso pozzi. L&#8217;esistenza di faune estremamente specializzate ed endemiche dimostra che le acque sotterranee sono effettivamente &#8220;protette&#8221; e dunque di adeguata qualità per l&#8217;uso umano. Dall&#8217;altro lato il progressivo inquinamento delle acque sotterranee sta producendo due effetti contestuali: la distruzione di elementi faunistici unici al mondo e la deplezione di una risorsa essenziale per l&#8217;uomo. Gli scarichi diretti al suolo o nelle acque superficiali, ma ancor più l&#8217;uso dissennato di fertilizzanti, insetticidi e fitofarmaci nelle aree con suoli estremamente permeabili, uniti ad un prelievo eccessivo ed incontrollato delle acque di falda, stanno creando problemi di estrema gravità, sia dal punto di vista ecologico che sanitario.<br />
Gli organismi che vivono nelle acque sotterranee sono ottimi indicatori dello stato degli acquiferi. Quando qualche specie scompare repentinamente significa che qualcosa non va, che l&#8217;acquifero ha subito modificazioni ad opera dell&#8217;uomo. Conservare questo tesoro di biodiversità è un dovere per società che si reputano avanzate dal punto di vista culturale ed economico, allo stesso tempo farlo significa tutelare una risorsa primaria come l&#8217;acqua.<br />
Sperare che chi ha la responsabilità politica di gestire il nostro territorio legga il volume Acque sotterranee è forse utopistico, ma se ciò accadesse forse potremmo finalmente iniziare a mettere in atto una gestione responsabile, a salvaguardia sia della fauna stigobia che dell&#8217;umanità.</p>
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		<title>Lo statuto speciale</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 07:32:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bepoglace</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Brutta uscita quella del Ministro Brunetta. Fare intendere che le Regioni a Statuto Speciale sono nell&#8217;obiettivo dell&#8217;attuale Governo significa mettere in grosse difficoltà il nostro attuale Governatore, che per altro è schierato nella stessa formazione politica del Presidente del Consiglio.
Le altre regioni hanno sempre visto con astio, dettato da invidia, la nostra autonomia e specialità. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Brutta uscita quella del Ministro Brunetta. Fare intendere che le Regioni a Statuto Speciale sono nell&#8217;obiettivo dell&#8217;attuale Governo significa mettere in grosse difficoltà il nostro attuale Governatore, che per altro è schierato nella stessa formazione politica del Presidente del Consiglio.<br />
Le altre regioni hanno sempre visto con astio, dettato da invidia, la nostra autonomia e specialità. I motivi sono essenzialmente economici, per le risorse che riusciamo a trattenere, o meglio a farci restituire dallo Stato centrale.<br />
Il discorso non è semplice come appare, tuttavia in tempi in cui si parla insistentemente di federalismo, non mi pare proprio coerente immaginare di eliminare esempi così ben riusciti di autonomia regionale. Le competenze che lo Stato scaricherà probabilmente sulle Regioni sono tante. Il Friuli Venezia Giulia è già attrezzato perché vive una condizione simile da decenni. Le altre regioni dovranno avvicinarsi a noi, non la nostra alle loro. Sembra piuttosto sciocca l&#8217;idea di tornare indietro, mettersi in fila, e poi ritornare avanti insieme agli altri. Più che altro una fatica inutile, una doppia confusione.<span id="more-21"></span><br />
Evidentemente il Ministro ha &#8220;dato aria ai denti&#8221;, ma così facendo ha corso di rischio di trasformare il Friuli Venezia Giulia da una regione di destra in una marea di bandiere rosse. Sfortunatamente in Italia è difficile fare comprendere il carattere delle nostre genti. La semplicità delle comunità italiane è tale da renderci un corpo estraneo nella Repubblica, chiunque visiti la nostra regione e ci lavori rimane ancora oggi stupito dalla stranezza di questo angolo d&#8217;Europa. Non mi piace il motto &#8220;fasin di bessoi&#8221; (facciamo da soli), ma in quanto federalista ed autonomista continuo a credere nel modello Friuli Venezia Giulia, pur con le sue pecche nate dalla forzata convivenza di due regioni in una. Penso che il Governo dovrebbe ascoltare il nostro Governatore e cercare di trarre ispirazione dalla nostra esperienza, piuttosto che lasciarsi andare a dichiarazioni destinate solo ad essere precipitosamente smentite. Una brutta figura piuttosto comune fra i politici italiani. Consolante, parlano prima di pensare, speriamo che agiscano dopo averlo fatto.</p>
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		<title>Il turismo si morde la coda</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 13:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bepoglace</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Il turismo è probabilmente uno dei pochi settori che consentirebbero lo sviluppo economico di aree definite altrimenti &#8220;depresse&#8221;, ma finisce per renderle più povere di prima. In Friuli abbiamo un esempio splendido di questo processo: Lignano Sabbiadoro.
All&#8217;inizio del XX secolo Lignano non era nient&#8217;altro che una penisola sabbiosa circondata da mare, laguna e paludi malariche. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il turismo è probabilmente uno dei pochi settori che consentirebbero lo sviluppo economico di aree definite altrimenti &#8220;depresse&#8221;, ma finisce per renderle più povere di prima. In Friuli abbiamo un esempio splendido di questo processo: Lignano Sabbiadoro.<br />
All&#8217;inizio del XX secolo Lignano non era nient&#8217;altro che una penisola sabbiosa circondata da mare, laguna e paludi malariche. Pochi ci vivevano in condizioni di miseria difficili da immaginare. Poi venne il turismo.<br />
Lignano divenne la spiaggia di chi si poteva permettere le vacanze al mare, ovvero di persone quanto meno facoltose. Col passare del tempo vennero costruite sempre più case private, pensioni, alberghi, ristoranti. La pineta venne erosa lentamente ma inesorabilmente a favore di orribili edifici. L&#8217;unica parte pregevole di Lignano, dal punto di vista urbanistico ed architettonico, è Pineta, dove ebbe sfogo il genio di Marcello D&#8217;Olivo. Per il resto, un insediamento balneare penoso. Oggi che non sono più un adolescente in tempesta ormonale trovo difficilmente motivi per andarci.<span id="more-20"></span><br />
Con l&#8217;aumentare dell&#8217;urbanizzazione il turismo di Lignano cambiò tipo di clientela. Dall&#8217;alta borghesia si passò al piccolo ceto medio per poi aprire le porte alla massa degli impiegati ed operai. Il numero di clienti aumentò in modo vertiginoso, ma diminuì il potere d&#8217;acquisto individuale. Dettaglio non da poco.<br />
Oggi chi ha disponibilità finanziarie preferisce passare le proprie vacanze altrove, a meno che non si trovi la palla al piede di una casetta acquistata dal padre all&#8217;epoca d&#8217;oro di Lignano. Ma la casetta si può pur sempre affittare e la Croazia è così vicina &#8230;<br />
Lo stesso processo è avvenuto in altre spiagge del mondo, per esempio in Mar Rosso. Meta di facoltosi vacanzieri fino ad una quindicina d&#8217;anni fa, oggi il Mar Rosso è più accessibile di una spiaggia adriatica, tant&#8217;è. Anche il Mar Rosso è assediato da orribili palazzine e viali a sei corsie. E viene disertato da chi &#8220;può&#8221;.<br />
Questo processo di sviluppo del turismo è interessante, perché viene puntualmente ignorato dai politici. Prendiamo ad esempio la montagna friulana. Investire su Sella Nevea è evidentemente un&#8217;idiozia dal punto di vista imprenditoriale. Si sta lavorando per espandere un polo sciistico piuttosto brutto, caratterizzato dalla totale mancanza di sensibilità paesaggistica, a tutto vantaggio di una clientela di massa che non ha troppe pretese.<br />
Anche ammesso che l&#8217;operazione di massificare il turismo di Sella Nevea fosse possibile (ma non lo è) il risultato sarebbe quello di creare una cittadina turistica dove chi ha un po&#8217; di possibilità economiche non andrebbe mai a passare le proprie vacanze.<br />
Ora, chiediamoci cosa succederà se, come sta accadendo, la società subisse un livellamento verso il basso dal punto di vista economico?<br />
Faccio delle ipotesi, chi ha i soldi non va sicuramente al mare a Lignano od a sciare a Sella Nevea. Chi non ne ha molti deve fare i conti con la vita quotidiana e rinuncia sempre più spesso alle vacanze fuori casa. Risultato: i clienti di queste località turistiche diminuiscono fino ad essere talmente pochi da non fare più reggere il sistema. Tornare indietro non si può, perché nessuno è così fesso da andare in quelle porcherie di cittadine cementificate quando può prendere un aereo e farsi le vacanze su un&#8217;isoletta del Pacifico. Non voglio neppure immaginare cosa accadrà quando le condizioni geopolitiche consentiranno lo sviluppo turistico del Caucaso! Invece di avere a Cortina i russi, saranno gli italiani ad andare a sciare nell&#8217;ex URSS.<br />
La grossa differenza fra Sella Nevea e Cortina è che quest&#8217;ultima resisterà sempre più a lungo, perché la gente con le tasche piene esisterà sempre e sarà disposta ad andare in un posto dal nome prestigioso, mentre Sella Nevea perirà, perché chi ha le tasche vuote non potrà più andarci ed i ricchi continueranno a non volerci andare (a ragione).<br />
E&#8217; il turismo che si morde la coda, ed i nostri politici, cui interessa solo la prospettiva di un rinnovo di carica, non saranno in grado di fermare il processo, anzi lo stanno accelerando.<br />
Alla fine, probabilmente, la montagna verrà abbandonata e tornerà ad essere più selvaggia di quanto fosse 200 anni fa, con dei bizzarri resti archeologici di cemento dispersi in una grande foresta. Affascinante, vorrei vederlo.</p>
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		<title>A caccia di lucciole</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 12:01:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Gira voce che nel così detto pacchetto sicurezza sia inserita una norma riguardo le prostitute. Pare, dico pare perché non ho alcun testo in mano, che quelle trovate ad esercitare la professione al difuori del luogo di residenza saranno diffidate ed eventualmente espulse dal territorio dello Stato. Questo perché persone pericolose per la moralità.
Sul discorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Gira voce che nel così detto pacchetto sicurezza sia inserita una norma riguardo le prostitute. Pare, dico pare perché non ho alcun testo in mano, che quelle trovate ad esercitare la professione al difuori del luogo di residenza saranno diffidate ed eventualmente espulse dal territorio dello Stato. Questo perché persone pericolose per la moralità.<span id="more-19"></span><br />
Sul discorso moralità c&#8217;è molto da dire. Conosco diverse persone &#8220;rispettabili&#8221; che hanno una moralità degenerata. Imbrogliano, mentono, si appropriano di beni altrui. Una prostituta in fondo non fa che rispondere ad una domanda del mercato e, in un Paese dove vige l&#8217;economia di mercato, non mi pare una cosa immorale. Certo, il mercato chiede anche eroina e venderla è un crimine tanto quanto sparare alla gente. Vero. Ma la prostituzione non uccide nessuno, non mina le basi della società. In effetti esiste da sempre e non mi risulta che la società si sia disgregata per questo.<br />
Ad ogni modo credo che sia necessario togliere le prostitute dalla strada. Questo si. E bisogna anche trovare un modo per fare sì che la prostituzione non alimenti le organizzazioni criminali. Non la debelleremo mai, fin tanto che ci saranno uomini ci saranno prostitute. Ma potremmo fare in modo che la prostituzione finanzi solo le prostitute. Dovremmo anche trovare il modo per dare una reale possibilità di scelta alle donne. Non tutte sono costrette con la forza a prostituirsi, ma moltissime lo sono, in particolare le straniere. Vietare loro di entrare in Italia è una soluzione, non molto umanitaria, ma una soluzione. Espellerle è sempre parte della stessa soluzione. Regolarizzarle &#8230; significherebbe rinunciare alla nostra ipocrisia. Non sia mai!<br />
Io le obbligherei ad esercitare in strutture apposite e ad aprire partita IVA &#8230; fate voi.</p>
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