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	<title>Bepo Glace Blog</title>
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		<title>Lino Lacedelli è andato avanti</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 20:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe-Adriano Moro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Questa mattina, nella sua casa affacciata sulla conca di Anpezo, è morto Lino Lacedelli. Insieme ad Achille Compagnoni aveva raggiunto il 26 luglio 1954 la vetta del K2, la seconda montagna al mondo per altezza, ma non certo seconda all’Everest in fatto di difficoltà tecniche. Il K2 non è solo ghiaccio, ma anche roccia, a tratti roccia cattiva, su cui bisogna arrampicare a quote superiori agli 8000 metri. Quella roccia avrebbe potuto fermare la spedizione italiana del 1954, ma Lacedelli, cresciuto arrampicando sulle Dolomiti ampezzane, la seppe superare. E così, d’improvviso, quel montanaro tranquillo si trovò proiettato sulle prime pagine dei giornali.<span id="more-619"></span><br />
Ma la sola spedizione al K2 non fa una vita intera, e la vita di Lacedelli è stata una vita spesa sulle montagne, per le montagne. Sentirlo parlare aveva dell’incredibile per chi, come me, è cresciuto con il mito di quegli uomini che fecero la storia dell’alpinismo. Il suo modo di fare era semplice, umile direi. Altri alpinisti, altrettanto forti e famosi, ci hanno abituati ad immagini diverse. Tornato dal Karakorum sistemò la casa ed aprì un negozio dove, ovviamente, ancora oggi si vendono articoli sportivi per la montagna. Quando si era presentato per la selezione per la spedizione aveva dichiarato di essere idraulico, guida alpina e maestro di sci. Fa sorridere pensare ad un curriculum professionale così eclettico, ma questa è sempre stata la norma per la gente di montagna. Un mestiere non dà il pane, bisogna averne più d’uno. Lacedelli la montagna ce l’aveva dentro, come la voglia di salire. A quattordici anni sfuggì all’attenzione del padre ed andò ad arrampicare sulle Cinque Torri, da solo. Fu l’inizio di una carriera che lo portò rapidamente a crescere come rocciatore. Insieme ad alcuni amici ampezzani saliva le montagne un po’ per piacere, un po’ per mestiere. Ricordo una sua intervista riguardo alla figura di Angelo Dibona. Nelle parole di Lacedelli trasparivano l’ammirazione e la reverenza verso un uomo che considerava umilmente un maestro. Raccontava di come Dibona riuscisse a superare con naturalezza dei passaggi di arrampicata dove lui si trovava in difficoltà, nonostante fosse ben più giovane. C’era un sottointeso in quelle parole, almeno secondo me, era come se Lacedelli dicesse “io sono famoso in tutto il mondo, ma lui era più bravo”.<br />
Il ritorno dal K2 fu avvelenato dalle polemiche, il caso Bonatti pesò probabilmente per tanti anni sulla coscienza di Lacedelli, che infine raccontò la sua versione dei fatti (vedi la mia <a href="http://bepoglace.wordpress.com/2009/01/10/k2-il-prezzo-della-conquista/">recensione del libro</a>), con la rassegnazione del montanaro si era portato sulle spalle un carico che non era suo, o per lo meno non solamente suo, per cinquant’anni.<br />
Nell’anno del cinquantenale, alla bella età di 79 anni, volle tornare al campo base del K2, e lo fece a piedi per tutto il tratto lungo cui i giovani fanno trekking. In un’intervista dichiarò che non si sarebbe mai sognato di andare in elicottero, anche perché andare su a 5000 metri in mezza giornata sarebbe stato decisamente poco salutare per una persona anziana. Lungo la valle la gente lo salutava come un eroe, perché in Karakorum è una leggenda, tanto quanto sulle Alpi, e nei filmati si vedeva quell’aria fra il divertito e l’imbarazzato, la stessa espressione che gli ho visto in volto quando si prese gli applausi sulla piazza a Cortina, di fronte ad un pubblico di turisti appassionati di montagna, vestito del suo maglione rosso degli Scoiattoli, mentre raccontava i suoi ricordi in occasione della presentazione dei filmati della spedizione commemorativa, organizzata dai suoi consoci ampezzani.<br />
Stamattina è andato avanti, hanno detto che aveva il cuore malato. Non so se mi posso permettere di dirlo, ma penso che abbia avuto una vita invidiabile sulle sue montagne. <em>Sanin dapò</em>, arrivederci signor Lacedelli.</p>
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		<title>L&#8217;ora di Cesare Battisti</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 20:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe-Adriano Moro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Tribunal Federal brasiliano ha aperto uno spiraglio per l&#8217;estradizione verso l&#8217;Italia di Cesare Battisti, terrorista rosso condannato per alcuni omicidi. Del caso Battisti avevo già parlato quando il Ministro Genro gli aveva concesso lo status di rifugiato politico in Brasile (vedi il post qui).
Ora toccherà al Presidente Lula decidere, dato che il Tribunal Federal [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=612&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il Tribunal Federal brasiliano ha aperto uno spiraglio per l&#8217;estradizione verso l&#8217;Italia di Cesare Battisti, terrorista rosso condannato per alcuni omicidi. Del caso Battisti avevo già parlato quando il Ministro Genro gli aveva concesso lo status di rifugiato politico in Brasile (vedi il post <a href="http://bepoglace.wordpress.com/2009/01/14/lincredibile-storia-di-cesare-battisti/">qui</a>).<br />
Ora toccherà al Presidente Lula decidere, dato che il Tribunal Federal ha scaricato la responsabilità sulla massima carica dello stato.<span id="more-612"></span> La tesi del presidente del Tribunal Federal, utile a concedere l&#8217;estradizione, è che Battisti sia un criminale comune e non un criminale politico. La teoria è funzionale alla norma brasiliana che vieta di concedere l&#8217;estradizione a chi è soggetto a persecuzioni politiche nel paese richiedente.<br />
Il caso di Battisti è particolare. Si è reso responsabile, direttamente ed indirettamente, di omicidi. Ma questi sono stati compiuti nell&#8217;ambito di una precisa strategia politica, ovvero con l&#8217;intento di attaccare la democrazia della Repubblica Italiana, imponendo con un atto rivoluzionario un regime differente, idealmente comunista. Bisogna ricordare che all&#8217;epoca del terrorismo anche il Partito Comunista Italiano si era schierato a difesa della Repubblica e della sua Costituzione democratica. Battisti faceva parte di quei gruppi, minoritari ma pur sempre attivi, che rifiutavano i meccanismi democratici e ritenevano giusto imporre un modello politico attraverso la violenza, la lotta armata.<br />
Battisti e gli altri terroristi sono degli assassini, e questi li equiparerebbe effettivamente a criminali comuni, ma il loro principale reato non fu quello di avere ucciso delle persone, quanto piuttosto quello di avere tentato di uccidere la democrazia, usando metodi violenti per cambiare l&#8217;ordinamento della Repubblica, invece di adottare i metodi democratici.<br />
Al momento credo che sia bene lasciare al Brasile questa scappatoia, per consentire loro di restituire Battisti alla giustizia italiana, fermo restando che in linea di principio i reati di cui Cesare Battisti si è macchiato sono sia civili (omicidio) che politici (attacco alla democrazia). In un paese dove condannati ed indagati sguazzano dalle fogne fino ai palazzi del potere, speriamo almeno di potere mettere in carcere un terrorista, un nemico della democrazia.</p>
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		<title>Influenza privata o pubblica?</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 08:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe-Adriano Moro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fra allarmismi di segno diverso ci avviciniamo alla stagione dell&#8217;influenza. Quest&#8217;anno la novità si chiama &#8220;suina&#8221;, la così detta nuova influenza, che tutti chiamano H1N1 a causa di uno dei caratteri molecolari del virus che provoca la malattia. Credo che siamo di fronte ad uno dei tanti casi di disinformazione, o di informazione confusa, che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=602&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Fra allarmismi di segno diverso ci avviciniamo alla stagione dell&#8217;influenza. Quest&#8217;anno la novità si chiama &#8220;suina&#8221;, la così detta nuova influenza, che tutti chiamano H1N1 a causa di uno dei caratteri molecolari del virus che provoca la malattia. Credo che siamo di fronte ad uno dei tanti casi di disinformazione, o di informazione confusa, che trovano terreno fertile su una globale ignoranza. Fin dall&#8217;emergere del &#8220;caso suina&#8221; mi sono scagliato contro la campagna allarmistica della stampa ufficiale, ma allo stesso tempo mi voglio porre in contrasto con la così detta &#8220;libera informazione&#8221; che circola in internet.<br />
Per capire cosa sta succedendo bisognerebbe avere cultura scientifica, cosa che in Italia scarseggia, così come i dati reali. Quali sono i dati?<span id="more-602"></span> Ho provato a leggere ciò che si trova sul sito web della <a href="http://www.who.int/csr/disease/swineflu/en/">World Health Organization</a> (Organizzazione Mondiale della Sanità) delle Nazioni Unite. Riporto le informazioni (traducendo dall&#8217;inglese):<br />
&#8220;Questo è un nuovo virus influenzale A(H1N1), che non ha mai circolato fra gli esseri umani. Questo virus non ha relazioni con i virus delle precedenti influenze stagionali.&#8221;</p>
<p>&#8220;L&#8217;influenza stagionale si presenta ogni anno ed i virus mutano ogni anno, ma molte persone posseggono una sorta di immunità ai virus circolanti che aiuta a limitare le infezioni. Alcuni paesi impiegano vaccini contro l&#8217;influenza stagionale per limitare il numero di malati e di morti.<br />
Ma quello dell&#8217;influenza A(H1N1) è un virus nuovo e gran parte delle persone non hanno una risposta immunitaria o l&#8217;hanno molto ridotta, così che questo virus può provocare molte più infezioni rispetto a quelle osservate con l&#8217;influenza stagionale. (&#8230;)<br />
La nuova influenza A(H1N1) sembra essere contagiosa tanto quanto quella stagionale e si sta diffondendo sopra tutto fra i giovani (età fra 10 e 45). La gravità della malattia varia da sintomi estremamente moderati a gravi, che possono risultare letali. Gran parte di coloro che vengono infettati contraggono la malattia nella forma più lieve e guariscono senza l&#8217;impiego di farmaci antivirali e trattamento sanitario specifico. Dei casi più gravi, più della metà delle persone ricoverate presentava condizioni di salute compromesse o debolezza immunitaria.&#8221;</p>
<p>Interessante l&#8217;ultimo aggiornamento del rapporto sullo stato della pandemia:</p>
<p>&#8220;Al 1 novembre 2009 più di 199 paesi, territori isolati e comunità hanno segnalato casi confermati in laboratorio di infezione da influenza pandemica H1N1 2009, comprendendo più di 6000 morti.&#8221;</p>
<p>Il problema è che in molti paesi non vengono più contati i casi leggeri, ovvero la maggioranza. Ad ogni modo il rapporto dell&#8217;OMS riporta &#8220;più di 482300 casi&#8221; fra cui &#8220;almeno 6071 morti&#8221;. Considerando buoni questi dati la mortalità dovrebbe essere pari a 1.2% dei casi di infezione. Detto così il dato sembra preoccupante, ma esaminando i dati per regioni scopriamo che in Europa i casi segnalati sono &#8220;più di 78000&#8243; ed i morti &#8220;almeno 300&#8243;, con una mortalità del 0.38%. In paesi dove la malnutrizione ed altre cause di compromissione della funzionalità dell&#8217;organismo sono assenti, l&#8217;influenza A(H1N1) uccide meno di quella stagionale.</p>
<p>Veniamo ora al vaccino. Da molti anni in Italia viene utilizzato il vaccino per l&#8217;influenza stagionale, somministrato alle persone anziane, a coloro che hanno malattie cardiache ed altre patologie che li espongono a rischio di morte, agli operatori del servizio sanitario. Allo stesso modo è stato elaborato un vaccino per l&#8217;influenza da virus A(H1N1). Sul vaccino per l&#8217;influenza stagionale non ci sono molte voci, ma per quanto riguarda quello della &#8220;suina&#8221; si è sollevato un uragano in rete. Questo vaccino è stato definito dai maniaci del complotto come uno strumento per indebolire la specie umana, una sorta di veleno che ci vogliono somministrare per contenere il numero di individui, altri dicono che questo vaccino serve a renderci dipendenti dai farmaci, altri ancora che è stato preparato usando sostanze tossiche e cancerogene. Una grande levata di scudi insomma. Si è anche detto che i capi di stato verranno vaccinati con un prodotto diverso rispetto a quello destinato alla gente comune. Direi che siamo al massimo del complottismo. Tutte queste teorie vengono sostenute sulla base di considerazioni personali, ma senza presentare dati. Quando viene citata una fonte di informazioni, si tratta sempre di una fonte pubblicata in rete da privati e mai da soggetti credibili dal punto di vista scientifico. I maniaci del complotto e delle catastrofi si citano a vicenda in una reazione a catena che ha travolto la parte ricca della popolazione mondiale, coloro che posseggono un collegamento in rete ma rimangono profondamente ignoranti ed incapaci di giudicare in modo autonomo.<br />
Sono convinto che le case farmaceutiche abbiano fortemente influenzato l&#8217;informazione, favorendo l&#8217;allarmismo e generando una forte domanda per farmaci antivirali, spingendo l&#8217;opinione pubblica a fare pressione sui governi perché questi acquistino grandi quantità di dosi di vaccino. Non sarebbe la prima volta, né sarà l&#8217;ultima, fintanto che l&#8217;ignoranza spingerà gli esseri umani a ragionare con lo stomaco, ignorando il loro evoluto cervello.<br />
Dall&#8217;altro canto ho cercato di capire perché dovremmo vaccinarci. Individualmente non ha senso. Parlando di una medicina individuale, privata diciamo, il rischio di contagio non è assoluto e la mortalità è ridotta. Possiamo correre il rischio. Probabilmente gran parte di noi, più del 99.6% di noi, non morirà di influenza da virus A(H1N1). Allora perché mai vaccinarsi? Ho sentito delle motivazioni sensate.<br />
La presenza del virus A(H1N1) in circolazione non ha eliminato quelli dell&#8217;influenza stagionale, che stanno facendo la loro solita pandemia. Si, ogni anno c&#8217;è una pandemia, non ve n&#8217;eravate mai accorti? Dunque, ci sono due influenze in circolazione, tutte due si diffondono rapidamente e colpiscono quote notevoli della popolazione. Arriveranno insieme? Pare di no. L&#8217;influenza da virus A(H1N1) avrà un massimo fra poco, mentre quella stagionale starà aumentando, per raggiungere il proprio massimo verso febbraio. Il problema è la sovrapposizione. L&#8217;influenza non è una malattia grave, ma quando si ha la febbre bisogna stare a casa, mettersi a letto, riposare e stare &#8220;fuori combattimento&#8221; per qualche giorno. Immaginate ora che arrivino due influenze contemporaneamente, una delle quali prodotta da un virus nuovo, sconosciuto al nostro sistema immunitario, e dunque più efficace. Avete mai visto cosa succede in una scuola od in un ufficio quando arriva il picco dell&#8217;influenza? Può accadere che rimangano a casa fino ad 1/3 delle persone. Finché succede a scuola, passi, ma cosa accadrebbe se due influenze contemporaneamente facessero stare a casa metà del personale degli uffici pubblici, degli ospedali, della polizia, dei vigili del fuoco? Accadrebbe che i servizi di cui abbiamo bisogno non funzionerebbero più, o funzionerebbero molto male. Nel caso degli ospedali, avere anche solo 1/3 del personale assente per malattia vorrebbe dire ridurre l&#8217;efficienza della struttura ed aumentare la probabilità che i ricoverati muoiano. Non di influenza, ma per tutte le altre patologie, perché senza personale i malati non possono essere curati ed assistiti, e quindi sarebbero più esposti a rischi.</p>
<p>Qui entra la medicina di tipo sociale. Non parliamo di singolo individuo, che sta a casa con un po&#8217; di febbre e poi torna al lavoro sano come un pesce, ma parliamo di un paese che rischia di rallentare fino a fermarsi nei servizi essenziali. Non esiste altra soluzione se non quella di vaccinare medici, infermieri, poliziotti, vigili del fuoco, impiegati.<br />
Bene, questo vaccino è veramente così pericoloso? E&#8217; veramente tossico? O meglio, lo è più del normale?<br />
I catastrofisti parlano di composti di alluminio e di formaldeide nel vaccino. Pare sia vero. E allora? Lo sapete che quando eravamo bambini usavamo contro il mal di gola delle pastiglie che contenevano formaldeide? Lo sapete che la resina di formica dei nostri banchi di scuola rilasciava formaldeide? Lo sapete che per anni abbiamo usato molti contenitori di alluminio per i cibi e che quasi tutti abbiamo mangiato cibo cotto in pentole di alluminio? Lo sapete che l&#8217;aria è piena di benzene, contenuto nella benzina &#8220;verde&#8221;, che è un potente cancerogeno?<br />
L&#8217;ignoranza uccide più del fucile. Non possiamo guardare una questione sociale con l&#8217;ottica individuale. Non sto parlando di un modo di vedere le cose da comunisti sovietici, ma neppure da irresponsabili individualisti il cui motto è &#8220;mors tua vita mea&#8221;. La nostra società è una macchina complessa, mors tua, mors mea.</p>
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		<title>La crisi è alle spalle?</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 16:16:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe-Adriano Moro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dichiarazione odierna del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: Il peggio della crisi è alle spalle. La crisi ha segnato più di altri la Gran Bretagna, essendo la sua economia basata sulla finanza (fonte ANSA). Sono daccordo con il Presidente per metà. La metà in disaccordo mi preoccupa particolarmente.
La crisi cui facciamo riferimento è quella finanziaria, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=591&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Dichiarazione odierna del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: Il peggio della crisi è alle spalle. La crisi ha segnato più di altri la Gran Bretagna, essendo la sua economia basata sulla finanza (fonte ANSA). Sono daccordo con il Presidente per metà. La metà in disaccordo mi preoccupa particolarmente.<br />
La crisi cui facciamo riferimento è quella finanziaria, nata dal collasso del sistema bancario degli Stati Uniti d&#8217;America a seguito della vicenda dei prestiti subprime, la famosa <em>Subprime Mortgage Crisis</em>.<span id="more-591"></span><br />
La crisi finanziaria determinò nel 2007 una fortissima onda di squilibrio nel mondo dell&#8217;economia mondiale, eccessivamente legato alla finanza &#8220;immateriale&#8221;. La crisi finanziaria si rovesciò come un maglio sull&#8217;economia &#8220;reale&#8221;, quella dell&#8217;industria per intenderci. Le industrie usavano ampiamente i finanziamenti provenienti dal sistema bancario, che però crollò miseramente. Le banche sopravissute furono costrette a stringere i cordoni e trincerarsi per resistere, lasciando l&#8217;economia reale a secco di finanziamenti. La situazione ha avuto riflessi molto forti anche in Italia, dove tuttavia la liquidità e l&#8217;elevata capacità di risparmio hanno protetto il Paese dagli aspetti peggiori della crisi. Tuttavia, lentamente, il sistema industriale ha reagito e la conseguenza è stata una drammatica diminuzione dell&#8217;occupazione. Gli stabilimenti delle industrie più disparate hanno iniziato a chiudere, a mettere i lavoratori in cassa integrazione, poi in mobilità, infine per strada. Il ritmo di licenziamenti (o di entrata nel tunnel che porta al licenziamento) è stato impressionante. Qui in Friuli non ricordavamo da trent&#8217;anni una situazione del genere. Anche in Veneto le cose hanno iniziato ad andare male.<br />
Ora l&#8217;OCSE comunica che ci sono &#8220;forti segnali di ripresa&#8221;. Il superindice utilizzato per valutare lo stato dell&#8217;economia dei paesi ha ripreso a salire. Cosa significa? Che alcuni indicatori economici, utilizzati per l&#8217;analisi CLI (Composite Leading Indicator) stanno crescendo di valore. Sono indicatori di &#8220;business&#8221;, affari. Può benissimo darsi che il CLI aumenti ma l&#8217;occupazione diminuisca, per fare un esempio.<br />
Dobbiamo chiederci se sia realmente il caso di cantare vittoria. Cosa sta accadendo?<br />
Sta accadendo che un perverso meccanismo finanziario, che ha generato la crisi globale, ha ripreso a funzionare. Il suo scopo è creare ricchezza, ovvero compiere un&#8217;operazione impossibile. Il denaro, o meglio un&#8217;indefinibile ed immateriale &#8220;ricchezza&#8221; che in finanza sostituisce il vero denaro, circola ed aumenta in volume. Questo non significa che siano aumentati i posti di lavoro, né che siano cresciuti gli stipendi.<br />
In effetti la chiusura di tanti stabilimenti non è dovuta del tutto alla crisi finanziaria. Le nostre banche hanno retto bene e, entro limiti ragionevoli, hanno continuato a concedere credito. Lo Stato è intervenuto solo marginalmente, perchè la situazione non era grave. Eppure le fabbriche hanno chiuso. Gli industriali chiedono aiuti, sgravi fiscali, semplificazione burocratica. In sostanza vorrebbero accesso facilitato al credito, pagare meno per i dipendenti ed essere esentati dal rispetto delle norme che mirano a salvaguardare salute, territorio, ambiente e patrimonio del Paese. Richieste che sono ovviamente accoglibili solo in parte.<br />
In verità gli industriali hanno già delocalizzato: trasferito la produzione in altri paesi, come Romania, Albania, Cina. Lo hanno fatto perché il costo della produzione in quei paesi è inferiore rispetto a quello in Italia, mentre i costi di trasporto del prodotto finito sono tali da non incidere eccessivamente. In definitiva, produrre un bene in Cina e portarlo in Italia costa meno che produrlo in Italia. Questo è lo stato delle cose, ed è il motivo per cui la ripresa dei mercati finanziari non farà riaprire le fabbriche. Non se mancano altri cambiamenti.<br />
Sono certo che questa analisi sia stata fatta anche dal Governo e persino dai partiti d&#8217;opposizione, ma nessuno ne ha parlato con convinzione, a parte in occasione del &#8220;caso IRAP&#8221;. Tutti si affannano a richiedere e concedere provvedimenti di emergenza, i così detti ammortizzatori sociali. Lo Stato si premura di finanziare la cassa integrazione ed altre forme di volano economico per i redditi dei lavoratori dipendenti delle aziende che stanno chiudendo. Ma questi provvedimenti hanno necessariamente una durata limitata nel tempo, sono utili se servono a superare un periodo di crisi di qualche mese, un anno. Ma dopo? Se il numero di lavoratori dipendenti attivi diminuisce ed aumenta quello dei lavoratori in cassa integrazione, di quelli in mobilità e dei disoccupati, la spesa cresce, ma le entrate diminuiscono. E le casse dello Stato non sono senza fondo. In sostanza, se la mia teoria è corrette, ovvero se veramente le aziende italiane stanno delocalizzando in massa, i nostri operai non troveranno un lavoro fra un anno, nemmeno fra due. Anzi, mi chiedo se ne troveranno mai più uno! Spero sinceramente di avere torto, ma non trovo molte prove che smentiscano la teoria.<br />
Come al solito, la maggioranza e l&#8217;opposizione in Italia si stanno confrontando su problemi falsi e di scarsa importanza. Le escort, i trans. Magari anche su temi rilevanti, come il ruolo del Presidente del Consiglio e di quello della Repubblica, la Magistratura, la crisi del Parlamento, le missioni militari all&#8217;estero, la mafia. Ma tutto questo rumore copre un altro problema di primaria importanza per il Paese: il futuro dei lavoratori. Problema che non consente chiacchiere, non ha soluzioni semplici, tema che fa paura a tutti.<br />
Il problema è quello di <strong>tornare ad aprire le fabbriche</strong>, e questo non accadrà spontaneamente, nonostante la ripresa dell&#8217;economia finanziaria, perché l&#8217;economia industriale è differente. Questo il Ministro Tremonti lo sa bene. Gli industriali chiedono agevolazioni, diminuzione del costo del lavoro, riduzione della tassazione. Difficile, molto difficile. Mettere mano a questi meccanismi richiede attenzione e tempo. Un minimo errore può fare andare in crisi il sistema, ed allora il Paese collasserebbe sul serio. A questo punto gli industriali hanno fretta. E farebbero bene ad avere fretta anche gli operai! Perché se non si mette mano rapidamente a questo genere di riforme, la delocalizzazione proseguirà, e le fabbriche in Italia chiuderanno sempre più, senza riaprire. Gli italiani dovranno riprendere la strada dell&#8217;emigrazione, ma verso quali paesi? La produzione si è spostata dove le braccia non mancano. Credete che la Cina abbia bisogno di operai? E l&#8217;India? Inoltre in Cina, dato che il sistema è comunista, i lavoratori non hanno le garanzie di cui godono qui, orari più lunghi, paga minore, molti svantaggi. Marx aveva idee interessanti, ma irrealizzabili.<br />
In sostanza penso che la crisi finanziaria sia effettivamente in via di risoluzione, e concordo in questo col Presidente Berlusconi. Comprendo il suo desiderio di rassicurare gli italiani, ma vorrei che lui ed i suoi oppositori formali iniziassero a parlare seriamente ed a produrre soluzioni per il problema dell&#8217;economia reale.</p>
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		<title>4 novembre senza retorica</title>
		<link>http://bepoglace.wordpress.com/2009/11/04/4-novembre-senza-retorica/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 17:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe-Adriano Moro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si celebra oggi il 91° anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale. Per l&#8217;Italia è la celebrazione di quella che viene ancora chiamata La Vittoria. L&#8217;evento culminante del processo di unificazione del Paese.
Dopo 91 anni non siamo ancora capaci di guardare a quegli eventi con il necessario distacco e la retorica ufficiale continua a confondere [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=585&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Si celebra oggi il 91° anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale. Per l&#8217;Italia è la celebrazione di quella che viene ancora chiamata La Vittoria. L&#8217;evento culminante del processo di unificazione del Paese.<br />
Dopo 91 anni non siamo ancora capaci di guardare a quegli eventi con il necessario distacco e la retorica ufficiale continua a confondere i fatti storici.<br />
Mio nonno materno ha combattuto la Prima Guerra Mondiale, sul fronte dell&#8217;Isonzo prima e sul Piave poi.<span id="more-585"></span> Era uno dei &#8220;vecchi&#8221;, reduce della Libia, combattè dal 24 maggio 1915 al 4 novembre 1918, servendo il re d&#8217;Italia col grado di caporale e poi caporalmaggiore nel V Reggimento Genio, Compagnia Minatori. In Libia aveva rimediato una palla di fucile, che l&#8217;aveva trapassato all&#8217;addome. Sopravvisse, nonostante non esistessero antibiotici. Durante la Prima Guerra Mondiale si prese una palla al capo, che lesionò un orecchio. Contrasse la malaria sul Piave. In tutto servì per sei anni di fila, quasi sempre in zona operativa, tranne i soggiorni forzati in ospedale militare. L&#8217;ho conosciuto quando era molto vecchio. Parlava poco delle guerre. Mi aveva mostrato la pallottola turca che lo aveva trapassato in Libia. L&#8217;aveva conservata. Morì nel 1977.<br />
L&#8217;affetto per il nonno è grande, non si può misurare. Proprio il sentimento mi ha spinto a studiare, cercare di capire in quale macchina infernale fosse stato catapultato, da chi e per quali motivi. Mio nonno ed altri milioni di uomini come lui sono stati degli eroi, ma non come li intende la retorica nazionalista, che ancora oggi acceca i popoli europei. Non furono eroi per avere ucciso, non per avere conquistato. Furono eroi perché seppero sopportare orrori inimmaginabili e sopravvissero, conservando la dignità ed il desiderio di vivere. Furono eroi allo stesso modo i soldati che servivano il re d&#8217;Italia, così come quelli che servivano il Kaiser di Austria ed Ungheria. Milioni di uomini strappati alle loro case, alle loro famiglie. Sbattuti sul fronte agli ordini di ufficiali incapaci, pieni di presunzione, folli, che li lanciavano all&#8217;assalto contro reticolati e mitragliatrici, ben sapendo che sarebbero stati uccisi. La Prima Guerra Mondiale è stata questo, nulla di bello, né di nobile se guardata sul grande piano storico. Ha sconvolto l&#8217;Europa, ha ucciso otto milioni e mezzo di soldati e sei milioni e mezzo di civili! Ventiquattro milioni di feriti.<br />
In mezzo a quella carneficina immane ancora una volta furono gli uomini, e non le nazioni, a dare prova di un&#8217;umanità insospettabile. Le mille storie di solidarietà fra compagni d&#8217;armi si affiancano a quelle verso i nemici. Queste ultime non vengono raccontate nelle canzoni, né riportate sui testi scolastici. Così come i nostri testi scolastici non raccontano a quali inutili sacrifici furono sottoposti quegli uomini al fronte. Dal Carso alla Carnia, dalle Dolomiti all&#8217;Adamello, un fronte lungo e difficile. L&#8217;inverno uccideva più delle bombe, col gelo, le valanghe, la fame. I soldati vivevano in condizioni durissime anche quando non c&#8217;erano scontri.<br />
Studiare la storia minima, quella degli uomini, mi ha fatto scoprire aspetti della guerra che nei testi scolastici vengono ignorati, per esempio la lotta degli Standschutzen sudtirolesi sulle Dolomiti. Uomini che, armati dei loro fucili da caccia, per lo più anziani o giovanissimi, si schierarono nei primi giorni di guerra per difendere le loro valli dallo straniero che le voleva invadere: gli italiani. Guardare le cose dal punto di vista di quegli uomini è stato essenziale per me. Tenere bene in mente la storia di mio nonno, friulano suddito del re d&#8217;Italia, e confrontarla con quella dei sudtirolesi sudditi del kaiser di Austria ed Ungheria. Mi sono chiesto &#8220;il nonno, avrebbe mai sparato un colpo contro un austriaco di sua spontanea volontà?&#8221;.  E uno Standschutze avrebbe mai sparato ad un italiano, se questi non avesse tentato di varcare il confine dolomitico in armi? La mia risposta, pur non potendo parlare né col nonno, né con uno schutze, è stata no. Non lo avrebbero fatto. Avrebbero continuato a vivere in pace, facendo il loro lavoro, pensando alla loro famiglia. E come loro credo la maggioranza dei milioni di uomini che combatterono e morirono durante quella guerra.<br />
In questo quattro novembre del 2009, nel ricordare il giorno in cui terminò ufficialmente la guerra fra Regno d&#8217;Italia ed Impero d&#8217;Austria ed Ungheria, voglio ricordare non la Vittoria, i cui risultati sono stati annientati dall&#8217;unità europea, ma ciò che fu la Prima Guerra Mondiale, ricordando le parole di Benedetto XV: un&#8217;inutile strage.<br />
Voglio concludere citando il Comunicato ufficiale del Comando Supremo italiano:</p>
<p>4 novembre 1918, ore 12<br />
La guerra contro l&#8217;Austria-Ungheria che, sotto l&#8217;alta guida di S. M. il Re Duce Supremo, l&#8217;Esercito italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. L&#8217; ultimo caduto italiano è stato il caporalmaggiore Giuseppe Pazzaglia di <strong>19 anni</strong> appartenente alla 1º Sezione Mantova, colpito da una pallottola in fronte alle ore 15 a sud di Udine. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo, risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.<br />
Diaz</p>
<p>Il caporalmaggiore Pazzaglia aveva diciannove anni. Ricordate questo, tutte le altre parole hanno perso ogni significato, oggi che l&#8217;Austria e l&#8217;Italia hanno la stessa moneta e fanno parte dell&#8217;Unione Europea, non dobbiamo neppure più mostrare i documenti per superare il confine. Quel ragazzo di diciannove anni è morto per la follia di re, imperatori e generali.</p>
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		<title>Bersani atto primo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 08:39:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe-Adriano Moro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho seguito con interesse l’intervista a Pier Luigi Bersani durante il programma televisivo “Che Tempo che Fa” di Fabio Fazio. I miei amici che ora si chiamano &#8220;democratici&#8221; mi accuseranno come al solito di essere superficiale e di trarre conclusioni da episodi. Seguo la politica da vent’anni, i superficiali sono coloro che si schierano senza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=581&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ho seguito con interesse l’intervista a Pier Luigi Bersani durante il programma televisivo “Che Tempo che Fa” di Fabio Fazio. I miei amici che ora si chiamano &#8220;democratici&#8221; mi accuseranno come al solito di essere superficiale e di trarre conclusioni da episodi. Seguo la politica da vent’anni, i superficiali sono coloro che si schierano senza avere chiare le idee.<br />
Il segretario neoeletto del Partito Democratico ha spiegato brevemente quali sono i principi su cui baserà la sua azione politica per il futuro. Ad un certo punto ho sentito parole che mi hanno dato grande soddisfazione: il PD deve essere un partito di alternativa e non semplicemente di opposizione.<span id="more-581"></span> Il fatto che il segretario di quella che dovrebbe essere la prima forza di opposizione e di alternativa all’attuale maggioranza abbia fatto questa dichiarazione è estremamente importante. Va nella direzione del mio pensiero. Altra considerazione importante di Bersani è stata che dovranno smettere di ragionare in termini di unione e contrapposizione fra DS e Margherita. Quei due partiti non esistono più, con buona pace di Rutelli. Credo che Bersani possa essere felice di non avere più Rutelli nel suo partito: è ingombrante, fa molta scena, ma non ha realmente un seguito e politicamente è una nullità, lo è sempre stato. Rutelli sa solo recitare molto bene le commedie della convenienza. Meglio perderlo che trovarlo, per tutti, compresi gli amici dell’UdC (che lo sanno bene).<br />
Tuttavia l’impressione generale che mi ha fatto Bersani non è stata completamente positiva. Ha parlato per esempio di un partito “riformista. Termine ambiguo, di cui la sinistra si riempie la bocca da vent’anni. Anche il PdL è un partito riformista, insieme alla Lega sta varando riforme e si appresta a vararne molte altre. Bersani obietterebbe che le riforme del PdL sono leggi “ad personam” per favorire Berlusconi, che le riforme della Lega mirano alla disgregazione del Paese ed all’instaurazione di leggi razziali. Ma se usiamo il termine “riformista” senza chiarire quali riforme intendiamo attuare, ogni riforma va bene: PdL e Lega sono indiscutibilmente le due forze riformiste per eccellenza in Italia.<br />
Fazio ha poi chiesto a Bersani di “dire qualcosa di sinistra” ed il segretario del PD ha ribadito la sua idea: partire dalla parte dei deboli, dei lavoratori, di chi vive in condizioni di disagio. L’idea in linea generale è lodevole, anche se non originale. Penso che il primo a propugnarla sia stato San Francesco d’Assisi, almeno in Italia. Bersani non chiarisce bene chi siano i deboli ed i lavoratori. Forse sbaglia bersaglio, o forse lo individua con una nota nostalgica da PCI anni ’60, od infine lo sceglie per motivi elettoralistici. In Italia al momento i “deboli” non sono gli operai, come sottointende la sinistra, ma coloro che il posto in fabbrica o negli uffici non ce l’hanno, non l’hanno mai avuto e non lo avranno mai.<br />
Bersani forse (lo fa di certo Berlusconi) dimentica che nel mezzo fra gli operai e gli industriali c’è una massa enorme di italiani con livelli di istruzione elevata, diplomati quasi tutti e per la maggior parte anche laureati, con età che variano da 25 a 50 anni, che sono costretti ad una vita ingiusta e difficile da quel fenomeno che viene in modo troppo semplicistico chiamato “precariato”. Oltre a questi una grande massa di professionisti e piccoli artigiani. La piccola borghesia italiana insomma. A coloro che tagliano le idee con la mannaia, come i comunisti di Rifondazione ed altri micromovimenti analoghi, viene l’orticaria quando si parla di professionisti ed artigiani. Tutti ricchi ed evasori! Idiozie. Abbiamo centinaia di migliaia di professionisti con partita IVA e piccoli artigiani che sono più poveri degli operai. Più vulnerabili ed assolutamente privi di qualunque forma di aiuto sociale da parte dello Stato.<br />
Vorrei capire come la pensa Bersani riguardo a questa gente, ed anche riguardo a tutti quei laureati che tirano avanti con contratti interinali. Ma finora ho sentito tutti parlare concretamente solo di operai, che per inciso tanto deboli non sono, dato che esistono dei sindacati che si occupano di loro ed esistono i così detti “ammortizzatori sociali” che servono a soccorrerli in caso di crisi.<br />
I professionisti e gli artigiani nel quadro ideologico della sinistra non sono lavoratori, non sono deboli, non meritano protezione sociale, perché il professionista, il precario e l’artigiano non fanno parte del modello di società che hanno in mente sia Berlusconi che la sinistra!<br />
Mi sembra che siamo arrivati alla realizzazione delle profezie di Marx. Incredibilmente il teorico del comunismo moderno, ovvero del più grande fallimento sociale ed economico degli ultimi mille anni, aveva individuato perfettamente l’evoluzione del capitalismo: gli strati inferiori della borghesia si impoveriranno fino a diventare come i proletari. Quello che Marx non aveva previsto era che i proletari sarebbero diventati più forti di alcuni borghesi, in una società consumistica che non poteva immaginare, retta da governi populisti, con una classe politica il cui unico scopo chiaro sembra essere quello di farsi eleggere per scopi a me ignoti.</p>
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		<title>Il caso Marrazzo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 13:14:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe-Adriano Moro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il “caso Marrazzo” imperversa sui mezzi d’informazione. È uno scandalo, dei più classici, che vede un uomo politico di primo piano, governatore di una regione, coinvolto in una torrida vicenda di sesso e droga. Pare un film, poco originale peraltro.
Ora c’è il solito balletto che di politico non ha nulla. Marrazzo si autosospende, lasciando al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=579&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il “caso Marrazzo” imperversa sui mezzi d’informazione. È uno scandalo, dei più classici, che vede un uomo politico di primo piano, governatore di una regione, coinvolto in una torrida vicenda di sesso e droga. Pare un film, poco originale peraltro.<br />
Ora c’è il solito balletto che di politico non ha nulla. Marrazzo si autosospende, lasciando al suo vice il compito di governare il Lazio, fino alla scadenza del mandato naturale della giunta regionale, per andare poi ad elezioni nei tempi previsti prima dell’esplosione del caso. Il Popolo della Libertà, all’opposizione in regione Lazio, sostiene che la procedura non sia regolare e che sia invece necessario andare subito ad elezioni. Votare fra due mesi o fra quattro cambia qualcosa? Nell’ottica di una politica da quattro soldi, ovvero della politica che si fa oggi in Italia, si.<span id="more-579"></span> Votare oggi significherebbe favorire il PdL, sull’onda emotiva dello scandalo. Marrazzo è in quota Partito Democratico e si è scoperto che era solito tenere comportamenti immorali. Immorali per la maggioranza degli italiani, compresi quelli di sinistra. Perché nella nostra cultura, indiscutibilmente intrisa di cattolicesimo, tradire la propria moglie con un trans che si prostituisce è immorale. Il fatto che questo genere di cose venga fatto da molte più persone di quanto ci piacerebbe ammettere è irrilevante. Proprio perché siamo intrisi di cultura cattolica: certe cose si fanno, si dicono in confessionale, ma non bisogna farle emergere.<br />
Personalmente credo che Marrazzo avrebbe dovuto dimettersi immediatamente, lasciare l’ordinaria amministrazione al proprio vice (se disponesse dell’idonea delega legale) o ad un Commissario di Governo. Sostengo fortemente che lo debba fare, non perché chi va coi trans sia indegno di governare: i gusti sessuali di Marrazzo sono affari suoi. Il problema è che quest’uomo, invece di denunciare i carabinieri che lo ricattavano, ha assecondato le loro richieste. Questo non è un comportamento accettabile per chi ha l’incarico di governare. Trovo già sufficientemente squallido che una persona tradisca la propria moglie, ma che addirittura si abbassi ad assecondare un ricatto, lo trovo indecente oltre ogni misura. Allo stesso tempo credo che la posizione dei quattro carabinieri debba essere vagliata con cura, e che debbano essere trattati con la maggiore severità possibile. Se le accuse a loro carico verranno confermate in fase processuale questi uomini, che hanno giurato di difendere lo Stato e le sue Leggi, si rivelerebbero dei farabutti, avrebbero usato della propria posizione di servitori dello Stato per compiere un reato.<br />
Come cittadino sono profondamente disgustato.</p>
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		<title>Silvio e gli altri</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 16:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe-Adriano Moro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con buona pace dell&#8217;allegra accozzaglia dei sedicenti oppositori, in Italia le cose continuano ad andare in modo chiaro: Berlusconi fa e gli altri stanno a guardare. O meglio, attendono che Berlusconi faccia per poi protestare, indignarsi, fare proclami. Ma il dato di fatto è semplice: nella politica di questo paese l&#8217;unico a fare è lui. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=575&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Con buona pace dell&#8217;allegra accozzaglia dei sedicenti oppositori, in Italia le cose continuano ad andare in modo chiaro: Berlusconi fa e gli altri stanno a guardare. O meglio, attendono che Berlusconi faccia per poi protestare, indignarsi, fare proclami. Ma il dato di fatto è semplice: nella politica di questo paese l&#8217;unico a fare è lui. Ha delle idee, dei progetti, le energie personali e politiche per attuare i propri programmi. Giusti o sbagliati che siano, l&#8217;unico, autentico protagonista della scena politica italiana è il Presidente del Consiglio dott. Silvio Berlusconi!<span id="more-575"></span> Si grida alla dittatura mediatica, ma intanto lui è lì, lui fa ed attende gli altri al varco. La vicenda del &#8220;lodo Alfano&#8221; è significativa. Il Parlamento ha licenziato il testo della legge chiamata &#8220;lodo Alfano&#8221;, che garantiva la sospensione dei procedimenti giudiziari a carico delle maggiori cariche dello Stato. Una sorta di &#8220;tregua&#8221; garantita anche al Presidente del Consiglio, che ha fatto gridare l&#8217;opposizione alla &#8220;legge ad personam&#8221;. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato il provvedimento per la promulgazione senza discutere, senza sollevare rilievo alcuno. Eppure di motivi per sollevare rilievi ce n&#8217;erano. Non tanto nella sostanza, dato che prima di Tangentopoli le cose stavano peggio ancora: immunità parlamentare. Ve la ricordate? La parte peggiore del discorso è stata la discussione che ha portato al pronunciamento della Corte Costituzionale. Ciò che ho trovato aberrante e scandaloso è la teoria secondo cui &#8220;la legge è uguale per tutti, ma la sua applicazione no&#8221;. In sostanza rimane reato ciò che è reato, ma per alcune persone si fanno eccezioni di giudizio. Mi sarei aspettato, di fronte ad una simile teoria, che il Popolo Italiano si sollevasse. L&#8217;Azzeccagarbugli di manzoniana memoria non avrebbe potuto trovare una teoria più imbecille. Infatti la Corte Costituzionale, che in questo caso ha avuto il compito di essere l&#8217;ultimo baluardo della giustizia in Italia, ha bocciato la legge. E questo ha mandato su tutte le furie Berlusconi, che ha ricoperto di insulti in modo più o meno velato quella metà d&#8217;Italia che non sta dalla sua parte. Se l&#8217;è presa anche con Napolitano, reo di essere un comunista, quando in realtà sarebbe stato dovere dell&#8217;opposizione lanciare strali infuocati contro il Presidente della Repubblica, reo di avere firmato un provvedimento incostituzionale senza discutere!<br />
Sono poi seguiti giorni in cui la tensione è salita alle stelle, con un Berlusconi sempre più ricco di energia, lanciatissimo nella sua corsa alle riforme per costruire l&#8217;Italia così come la vede nei suoi sogni, mentre l&#8217;opposizione continua a mantenere un atteggiamento che oserei definire adolescenziale. A dire il vero tutta la politica è ormai adolescenziale, considerando che nell&#8217;adolescenza eravamo tutti portati alla rissa, al confronto mai mediato, all&#8217;estremizzazione. Mezza Italia si indigna di fronte a ciò che fa Berlusconi, l&#8217;altra mezza lo osanna, mezza Italia passa le giornate intere a parlare male di lui, l&#8217;altra mezza non parla, c&#8217;è Emilio Fede che ci pensa per loro. Non si parla più di idee di programmi, a meno che non ne parli Berlusconi.<br />
Alla fine dei conti si può dire che, in questo momento, in Italia c&#8217;è Silvio, e poi ci sono gli altri, che lo seguono come un gruppo di cani, chi latrando, chi scodinzolando. E sinceramente mi fa pena vedere in queste condizioni politici per cui ho ancora un briciolo di rispetto.</p>
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		<title>Senza combustibili fossili</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 09:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe-Adriano Moro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendo lo spunto da un articolo di Jacopo Pasotti, pubblicato sul suo blog Scienza e Montagna, intitolato “Bruceremo sempre più carbone”, per tornare su un argomento che mi è particolarmente caro, sia per la sua importanza nella gestione e conservazione degli ambienti naturali (e seminaturali), sia perché credo si stia mettendo in discussione l’esistenza stessa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=570&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Prendo lo spunto da un articolo di Jacopo Pasotti, pubblicato sul suo blog <a href="http://scienzamontagna.wordpress.com/">Scienza e Montagna</a>, intitolato “<a href="http://scienzamontagna.wordpress.com/2009/09/17/bruceremo-sempre-piu-carbone/">Bruceremo sempre più carbone</a>”, per tornare su un argomento che mi è particolarmente caro, sia per la sua importanza nella gestione e conservazione degli ambienti naturali (e seminaturali), sia perché credo si stia mettendo in discussione l’esistenza stessa della nostra civiltà.<br />
L’autore riporta i risultati di uno studio secondo cui l’estrazione di carbone fossile arriverà a 7 Gitatonnellate nel 2050, contro le 6 Gton del 2006.<span id="more-570"></span> La previsione ci dice chiaramente che non è prevista alcuna diminuzione dell’emissione di anidride carbonica in atmosfera, dato che il carbone si estrae evidentemente per bruciarlo! Una Gigatonnellata di carbone estratto in più significa che bruceremo sul pianeta 1 miliardo di tonnellate in più rispetto ad ora. Nello stesso articolo Pasotti riporta la stima della quantità di carbone estraibile totale, pari ad un valore compreso fra 700 e 1200 Gton. Si tratta di una stima piuttosto “ampia”, nel senso che le cose sono ben diverse se le Gton sono 700 o 1200. Il fatto è che i geologi non sono in grado di fare stime più accurate perché nonostante gli sforzi non conosciamo ancora abbastanza bene il pianeta e sopra tutto non sappiamo se il carbone che c’è risulterà estraibile in pratica.<br />
Quello che mi interessa comunque è sottolineare il dato che la risorsa carbone non è infinita. Se ci sono 700 Gton le esauriremo in un secolo, se ce ne sono 1200 impiegheremo circa 170 anni. Nel frattempo avremo immesso in atmosfera milioni di tonnellate di CO2. E teniamo conto del fatto che il carbone non è l’unica fonte di energia che utilizziamo, c’è anche il petrolio, su cui le stime sono ancor meno rosee: c’è meno petrolio che carbone sulla Terra.<br />
Provo ad immaginare la cosa dal punto di vista puramente economico, produttivo e sociale. Se i combustibili fossili dovessero mancare o ridursi molto in disponibilità cosa accadrebbe?<br />
Una buona frazione dell’umanità avrebbe disagi limitati, dato che oggi tutta quell’energia viene divorata da una minoranza, ovvero dagli abitanti dei paesi “sviluppati” economicamente ed industrialmente. Un pastore Masai non avrebbe grossi problemi se domattina finissero petrolio e carbone. Noi si.<br />
Innanzitutto non saremmo più in grado di spostarci. Le nostre auto, corriere, aerei, elicotteri, navi, bruciano derivati del petrolio. Alcuni ambientalisti parlano di auto elettriche, o di motori ad idrogeno. L’energia necessaria a caricare le batterie dell’auto elettrica ed a produrre ed immagazzinare l’idrogeno oggi viene quasi esclusivamente dal petrolio e dal carbone. Senza questi le auto elettriche ed a idrogeno rimarrebbero ferme.<br />
Ci sarebbero problemi di comunicazione: tutto funziona grazie all’elettricità. Niente telefono, niente computer, niente satelliti. Saremmo costretti a scrivere nuovamente lettere e spedirle attraverso un sistema di posta tradizionale, che ovviamente dovrebbe usare i cavalli, perché le auto non avrebbero carburante.<br />
Non potremmo scaldare le nostre case. E’ vero che l’impianto va a gas, ma è altrettanto vero che per portare il gas dai giacimenti in cui viene estratto fino alle nostre città e per fare funzionare le nostre caldaie serve energia elettrica, prodotta in gran parte col petrolio e col carbone. A questo punto al primo inverno gli abitanti delle città dell’Italia settentrionale potrebbero trovarsi con case la cui temperatura interna potrebbe aggirarsi attorno a 8°C invece dei 20°C attuali.<br />
Ma il gas serve anche per fare da mangiare, non avremmo più ciò che serve per cucinare. E comunque vada, il cibo per arrivare al supermercato deve essere prodotto e trasportato. L’agricoltura è completamente meccanizzata, senza petrolio non si possono fare funzionare i trattori, non si arano i campi e non si produce cibo. Anche ammesso che riuscissimo a zappare a mano i campi, il rendimento sarebbe tale da non consentirci di nutrire la popolazione italiana con la campagna coltivabile disponibile. Nel 1861 il Regno d’Italia aveva circa 22 milioni di abitanti, che vivevano in un mondo dove il cibo veniva prodotto e trasportato grazie alla trazione animale. Nel 1861 noi friulani eravamo cittadini austriaci e così i giuliani, i trentini ed i sudtirolesi, ma la popolazione sul territorio dell’attuale Repubblica non sarebbe stata comunque superiore a 25 milioni di abitanti. Oggi siamo più di 60 milioni. Senza energia elettrica e carburante dovremmo tornare a 25 milioni. Dovremmo cioè tornare ad una situazione in cui il Paese produce energia e cibo in modo autonomo. Le importazioni di grano nel 1861 esistevano già. Oggi come faremmo ad importare il grano dall’America? Sempre ammesso che il Nord America continui a produrre grano, non abbiamo più navi a vela per attraversare l’Atlantico con un carico di grano: sarebbe impossibile approvigionarsi.<br />
Un altro problema riguarderebbe la sanità. Siamo più numerosi e molto più ammassati rispetto al XIX secolo, fatto che favorisce la diffusione delle malattie. Abbiamo inventato antibiotici ed altri farmaci, ma ci sono due problemi: innanzitutto un uso errato degli antibiotici ha selezionato diversi ceppi di batteri che sono resistenti a questi farmaci, in secondo luogo i farmaci vengono prodotti dall’industria chimica, che consuma molta energia. Senza petrolio e carbone le fabbriche di medicinali funzionerebbero ancora? E sopra tutto, come verrebbero rifornite di materie prime? Gli ospedali poi funzionano usando grandi quantità di energia. Ogni cosa viene fatta usando macchine che hanno bisogno di energia elettrica. E l&#8217;energia elettrica viene prodotta per la maggior parte in centrali termoelettriche che bruciano carbone o petrolio e derivati.<br />
Esistono le energie “alternative”. Certo. Ma se facciamo una rapida scorsa alle varie possibilità ci accorgiamo che non sono in grado di sostituire petrolio e carbone. Possono, se adottate subito in modo massiccio, rallentare il loro consumo. Altrettanto vale per il nucleare: nessun paese produce il 100% dell’energia grazie alle centrali nucleari, anzi i più nuclearizzati producono appena il 54% dell’energia totale (Belgio), ma i paesi più grandi si attestano sul 20% (Stati Uniti). Questi livelli di produzione hanno margini di incremento ridotti, perché l’Uranio non è così diffuso e facilmente estraibile sulla crosta terrestre.<br />
Mi chiedo se qualcuno abbia pensato seriamente a delle soluzioni e se i &#8220;grandi&#8221; della terra si rendano conto di questi problemi, nel qual caso sarebbero dei grandi idioti, visto che non stanno facendo nulla per evitarli.<br />
Per noi, abitanti dei paesi “sviluppati”, sarebbe un enorme problema rimanere senza petrolio e carbone, mentre il pastore Masai continuerebbe a vivere come prima, come i suoi antenati negli ultimi settemila anni, dimostrando che in effetti la civiltà più forte non è la nostra, ma la sua.</p>
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		<title>Messina ed il fango di un Paese</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 17:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe-Adriano Moro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forti piogge hanno provocato nei giorni scorsi uno dei tanti drammi che ricorrono nella storia di ogni angolo del territorio italiano. Piove, i torrenti si ingrossano, le frane si mettono in movimento, pendii in erosione da millenni si trasformano in colate di fango e detriti che precipitano a valle, colpendo centri abitati e seminando morte [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bepoglace.wordpress.com&blog=3225217&post=562&subd=bepoglace&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Forti piogge hanno provocato nei giorni scorsi uno dei tanti drammi che ricorrono nella storia di ogni angolo del territorio italiano. Piove, i torrenti si ingrossano, le frane si mettono in movimento, pendii in erosione da millenni si trasformano in colate di fango e detriti che precipitano a valle, colpendo centri abitati e seminando morte e distruzione.<br />
Succede continuamente. Accade quando arrivano le piogge autunnali ed invernali al Sud, con il disgelo o le grandi perturbazioni al Nord. Si dice che l&#8217;Italia soffra di un forte &#8220;dissesto idrogeologico&#8221;, ed in un certo senso è vero. Ne ho già scritto quasi un anno fa (vedi il post: <a href="http://bepoglace.wordpress.com/2008/12/19/siamo-una-frana/">Siamo una frana?</a>).<br />
Sono problemi che tornano continuamente, ogni anno, ma per comprendere la recente tragedia del messinese, così come quella di Sarno (1998), oppure quella della Valcanale (2003) bisogna compiere uno sforzo: distaccarsi dalla tragedia umana ed osservare i fenomeni con sguardo scientifico.<span id="more-562"></span> Il territorio della Repubblica Italiana è montagnoso (circa il 50%!) e collinare. Le pianure sono poche e solo quella Padana è piuttosto estesa. Le Alpi sono montagne relativamente giovani, gli Appennini più vecchi, ma ciò che accomuna i monti di tutto il mondo è il fatto di essere frammenti di crosta terrestre lanciati verso il cielo da deformazioni che hanno piegato e spezzato le rocce. Una montagna non può stare su in eterno, non è mai massiccia, ma formata da unità più o meno legate fra loro. Una grande parte delle Alpi e degli Appennini poi è fatta da rocce sedimentarie, dove alla divisione in blocchi si aggiunge quella in strati. C&#8217;è poi roccia e roccia. Ai margini delle Alpi e negli Appennini ci sono grandi estensioni di rocce con stratificazioni fitte, strati sottili, scarsa resistenza meccanica, grande &#8220;friabilità&#8221;. Pensate a quei tipici pendii marroncini solcati dalle forme d&#8217;erosione che caratterizzano il paesaggio italiano. A questo si aggiungono i terremoti, piuttosto frequenti e spesso violenti.<br />
Parlare di &#8220;dissesto idrogeologico&#8221; è a mio avviso ridicolo. Si chiama &#8220;dissesto&#8221; l&#8217;assetto naturale del territorio, in cui le strutture geologiche ed i corsi d&#8217;acqua si comportano <strong>naturalmente</strong>. Il dissesto è prodotto dalla continua evoluzione delle catene montuose e terminerà solo quando queste saranno state totalmente erose e trasformate in pianure! Non esiste alternativa.<br />
Il problema piuttosto è quello che non viene chiamato &#8220;dissesto&#8221;, ma lo è veramente, ovvero quell&#8217;insieme di effetti prodotti dall&#8217;intervento dell&#8217;uomo sul territorio, che modificano i rilievi ed i corsi d&#8217;acqua in modo tale da mutare il loro comportamento.  L&#8217;uomo interviene sul nostro territorio, in modo più o meno intenso, da circa 7000 anni e si vede. C&#8217;è qualcosa di diabolico nell&#8217;ostinazione umana. Esiste una situazione pericolosa, invece di evitarla, ci ficchiamo proprio nel mezzo delle aree pericolose ed interveniamo in modo superficiale, disordinato e spesso patetico, nella speranza di metterle &#8220;in sicurezza&#8221;. Lo facciamo talmente bene che ciclicamente qualche alluvione, colata di fango, frana, distrugge case e strade, uccidendo persone e creando danni e disagi i cui costi sono incommensurabili. Se fossimo intelligenti dovremmo studiare il territorio, capire dove ci sono pericoli ed evitare di creare insediamenti in quelle zone. Invece no, facciamo il contrario. Creiamo insediamenti e poi ci sogniamo di &#8220;metterli in sicurezza&#8221;. Il problema è che per limitare la pericolosità di frane ed alluvioni è necessaria una cosa: conoscenza della geologia. Lo dice la parola stessa: geo-logia, studio della Terra. Ho detto limitare la pericolosità, non impedire. Rassegniamoci con serenità, non possiamo in alcun modo dominare le piogge, né impedire ad una montagna di crollare se è giunto il momento. Possiamo però capire come crollerà, dove è più probabile che lo faccia, capire dove è meglio costruire case ed altre strutture, per evitare che frane e colate di detriti le distruggano uccidendoci. Questo è compito della Geologia, una delle scienze più neglette in Italia.<br />
Oggi giornali, radio e televisioni dicono che il dramma del messinese è stato un dramma annunciato. Lo è ovviamente. Ma nessuno ha fatto nulla per evitarlo. Il punto è che al momento, come sempre, non si sta parlando di “spostarsi”, ma di “mettere in sicurezza”. Si sta parlando di realizzare nuove opere, argini, muri di contenimento. Si parla di imbrigliare ancora di più i torrenti, non di levare le case dai loro alvei. Purtroppo in Italia lo studio delle Scienze è una sorta di Cenerentola. Abbiamo molti bravi scienziati, pochi hanno l’onore di fare ricerca, pochissimi hanno la possibilità di indicare a politici ed ingegneri pericoli e soluzioni. Così la gente comune non sa, non ha gli strumenti per capire. Gli si dice che il problema è risolvibile, che con un paio di muri e di argini saranno al sicuro. Ed allora la gente chiede quello, a gran voce, giustamente, perché non vede alternative. L’ignoranza uccide. I politici, di qualunque partito o colore essi siano, promettono denaro per riparare case e sopra tutto per realizzare opere che rimedino al “dissesto idrogeologico”. Miliardi di Euro, che sicuramente garantiranno loro molti voti alle prossime elezioni, sicuramente garantiranno guadagni da favola alle imprese (quasi sempre possedute da membri del loro partito, o comunque da generosi simpatizzanti), daranno pure del lavoro ai poveracci, garantendo loro uno stipendio dignitoso per qualche anno. Ma alla fine tornerà una pioggia violenta, e questa volta l’acqua troverà altri ostacoli. Sarà carica di quantità enormi di energia e troverà nuovi punti deboli, facendo piombare tutta quell’energia sulle case e le strade. Ed allora i politici avranno ancora la loro poltrona, gli imprenditori avranno ancora i loro miliardi e ne guadagneranno altri, mentre i poveracci, probabilmente pagheranno con la vita. Il giorno dopo si tornerà a piangere e tutto ricomincerà daccapo. Vorrei che qualcuno facesse una ricerca, io non sono in grado di portarla a termine: quanti laureati in Geologia fanno i geologi in Italia? Non geologi come quelli che sottoscrissero il progetto del Vajont, ma quel genere di geologi che aveva previsto la sua pericolosità. Esistono, sono migliaia, e sono disoccupati, oppure fanno altri mestieri.<br />
Esiste un’alternativa, esiste la possibilità di cavarsi di sotto, togliere le nostre case da quei luoghi dove prima o poi una frana od una colata di acqua, fango e detriti, scenderanno seminando la distruzione. Sta a noi fare in modo che non ci sia nulla da distruggere. La natura non è cattiva, non ha colpe, perché non può scegliere, noi si.</p>
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