Energia: ambiente e mercato

L’11 dicembre del 1997 nella città di Kyoto venne scritto un importante trattato internazionale, che dalla località giapponese ha preso il nome. Il Protocollo di Kyoto è un impegno sottoscritto da più di centosessanta stati sovrani per la riduzione dell’emissione dell’anidride carbonica (ed altri gas serra) in atmosfera. L’intento del Protocollo era ed è quello di tentare di arrestare il riscaldamento della superficie del pianeta, per evitare cambiamenti del clima che non sono del tutto prevedibili, ma verosimilmente saranno un grave problema per l’umanità e l’ambiente in cui vive.
La grande novità del Protocollo di Kyoto è probabilmente quella che finalmente viene riconosciuto in modo chiaro che il pianeta Terra è l’habitat della specie umana e che un suo mutamento la può cancellare per sempre. E’ vero, Kyoto si preoccupa anche di ecosistemi e biodiversità, ma il motore è un tentativo disperato di evitare il rischio di estinzione per la nostra specie! In modo prosaico potrei dire che è la testimonianza del fatto che … abbiamo paura.
Le conseguenze del Protocollo di Kyoto sono state, per lo meno in Italia, una promozione fortissima nella direzione delle così dette fonti rinnovabili, o energie verdi. Nella gran parte dei casi si è scelto di usare veramente processi di trasformazione dell’energia tali da potere continuare per lunghissimo tempo senza esaurire le scorte di quanto è necessario. Questo al contrario dell’uso dei combustibili fossili, la cui disponibilità è ovviamente limitata. In un secolo abbiamo bruciato carbone e petrolio che contenevano tutta l’energia immagazzinata in svariate centinaia di migliaia , se non milioni, di anni. Lo abbiamo fatto in modo indisciplinato ed incosciente, com’è tipico della nostra specie. Nessun giudizio morale, non ci rendevamo conto di quanto stavamo facendo.
Se il cambiamento del clima, cui stiamo assistendo, sia dovuto all’effetto serra provocato dalle emissioni umane di anidride carbonica o meno, è ancora argomento di discussione fra i climatologi. Il dato di fatto è che il clima sta effettivamente cambiando e che in ogni caso il petrolio ed il carbone prima o poi saranno esauriti.
E’ ovvio che diventa necessario prendere dei provvedimenti ed indubbiamente quanto previsto dal Protocollo di Kyoto è parte di ciò che l’umanità deve tentare di fare, per la propria sopravvivenza. Non credo che riusciremo ad arrestare il riscaldamento in atto, un episodio indubbiamente violento, ma coerente con l’aumento della temperatura ed il ritiro dei ghiacci cui assistiamo da più di 10.000 anni. Indubbiamente la scomparsa dei ghiacciai wurmiani dalle Alpi non è stata causata dall’uomo. Ma abbiamo dovuto adattarci. Nel caso degli eventi preistorici intere civiltà sono scomparse. Anche la nostra civiltà scomparirà, ma probabilmente non accadrà in modo così repentino come siamo portati a credere.
Limitare le emissioni di anidride carbonica in atmosfera è un tema importante, sia per quanto riguarda il rallentamento dell’effetto serra, sia perché è sciocco correre a tutta velocità verso l’esaurimento dei combustibili fossili senza avere trovato prima delle serie fonti di approvvigionamento energetico diverse. Le così dette energie alternative sono ancora allo studio, c’è molto da sviluppare prima di poter giungere grazie ad esse a rifornire il mondo intero di una quantità di energia pari a quella richiesta dall’odierno stile di vita dei paesi sviluppati. Cina ed India stanno crescendo e pretendono, giustamente, di accedere a servizi ed opportunità pari a quelli dell’Europa e del Nord America. Miliardi di persone aspirano ad avere in casa televisori, computer, condizionatori. Tutte macchine che divorano energia, da qualche parte la dovranno prendere.
In Italia manca un serio piano energetico, ci si limita ad incentivare economicamente lo sviluppo di alcuni settori della produzione energetica, come l’idroelettrico, ma si fa realmente poco per risolvere il problema all’origine: bisogna ridurre i consumi. Purtroppo ridurre i consumi nell’economia moderna significa generare una crisi gravissima, con effetti devastanti sull’economia e sullo stile di vita delle persone. Così i governi si susseguono, lasciando che sia il mercato a guidare la pianificazione energetica, permettendo che si continuino a bruciare tonnellate di petrolio e carbone. Con il plauso di coloro che guardano preoccupati al riscaldamento, si prosciugano i fiumi ed i torrenti per produrre una quantità di energia irrisoria rispetto al fabbisogno, centinaia di impianti lavorano giorno e notte senza riuscire a sostituire le fonti non rinnovabili, nessuna centrale termoelettrica è stata chiusa dopo che sono state create nuove centrali idroelettriche, grandi o piccole. In compenso centinaia di chilometri di corsi d’acqua si sono trasformati in imitazioni degli uadi delle aree desertiche, dove l’acqua compare solo durante le piene.
In un paese povero di materie prime, ricco di dissesti idrogeologici, la soluzione adottata è stata quella di aprire le porte al mercato, trasformando in un affare molto redditizio la produzione di energia da fonti rinnovabili, anche se il suo contributo reale per il paese è irrilevante.
Non è una buona politica energetica, non è una buona politica ambientale, è solo una discreta politica economica, su piccola scala, sul breve periodo. Niente di più.

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