Una lunga strada

Fleons L’acqua costituisce circa il 70% del nostro corpo. Una nozione banale, che però basta a fare comprendere come il valore di questo composto chimico sia superiore a quello di qualunque altro.
Oggi a Tolmezzo ci siamo trovati a raccontare e discutere lo stato dell’arte riguardo alla comprensione ed alla gestione dei sistemi idrici naturali delle nostre Alpi. Eravamo in pochi, come si conviene nelle occasioni dove mostrarsi non dà lustro, ma piuttosto espone ad imbarazzanti domande.
C’è il collega che ha ricordato come ci conosciamo tutti nell’ambiente, non perché abbiamo tanti contatti, ma perché siamo in pochi di fronte a problemi enormi e strategici. Qualcun altro ha descritto la strada che avremmo dovuto aver già percorso, dopo l’adozione da parte dell’Unione Europea della Direttiva Acqua (dell’anno 2000). C’è chi ha ricordato che per fare le cose serve gente competente e servono i soldi per pagarla. Alla fine mi è parso di potere dire che le competenze ci sono e le conosciamo. Mancano indubbiamente i soldi.
Il vil denaro necessario per consentire a qualcuno di dedicare il suo tempo ad un tema importante, come la conoscenza, la gestione, il monitoraggio delle acque, è mancato. Ricordiamoci, senza ipocrisie, che ciascuno di noi deve portare a casa pane e minestra, che le nostre famiglie non mangiano ideali. I soldi sono mancati, dal 2000 ad oggi, per mettere questo Paese e questa Regione in condizione di gestire il bene prezioso dell’acqua, secondo quanto stabilito dalla Direttiva comunitaria.
I fondi non sono mancati in generale, ma nello specifico. Grandi quantità di denaro sono state destinate ad opere piccole e grandi, il cui risultato finale è rendere sempre più poveri e sempre meno utili (ma decisamente più pericolosi) i nostri fiumi. Col denaro necessario per realizzare qualche chilometro di massicciata a protezione del nulla (ce ne sono in verità decine di km di protezioni spondali inutili o dannose), la nostra Regione avrebbe potuto raccogliere ed elaborare i dati necessari e sufficienti per la redazione di un Piano di Tutela delle Acque, o meglio ancora di un Piano di Distretto. Questa Regione avrebbe potuto formare e mantenere un insieme di tecnici che sarebbero stati uno strumento portentoso, necessario per affrontare necessità e cambiamenti in corso.
Ci siamo ripetuti per l’ennesima volta che era possibile, abbiamo tentato di consolarci dicendo a noi stessi che saremmo stati pronti e capaci di portare a termine quel compito, se solo ci fosse stata la volontà politica di agire in una direzione chiara ed univoca, così come stabilita da una norma comunitaria cui dovremo, volenti o nolenti, dare attuazione. La volontà non c’è stata, con una scelta precisa e cosciente, di ridurre il tema dell’acqua alla creazione di nuovi gestori privati, di cosegnare i fiumi al ruolo di cave di inerti, di convogliare le risorse pubbliche e gli sforzi dei privati verso un vantaggio economico immediato, che produrrà inevitabilmente enormi (ma non esattamente valutabili) danni alla società intera.
Mi rendo conto che non è consono al ruolo di un tecnico o di uno scienziato, ma questa sera, ripensando alla giornata trascorsa ed alle parole udite, vengo preso da un desolante sconforto. Per fortuna questa primavera piove, domani è un altro giorno.

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