Sicurezza, immigrazione, fandonie e problemi reali

In Italia sembra che siamo diventati improvvisamente il quartiere malfamato d’Europa. C’è un problema di sicurezza, sentito e diffuso. I cittadini non si sentono sicuri nel nostro Paese, sopra tutto a causa della nuova criminalità importata dall’estero.
A tutti gli effetti sembra che l’Italia non sia peggiorata molto negli ultimi anni. Noi friulani viviamo il problema dei campi nomadi da decenni. Fra i miei parenti, amici e conoscenti più d’uno ha avuto la casa svuotata da incursioni di quelli che un tempo chiamavamo i singars. I giornali li chiamano “nomadi”, poi hanno preso a definirli “slavi” ed infine “romeni”. In effetti i Rom qui in Friuli ci sono da molto tempo. Credo che non farebbe male guardare e contestualizzare un bellissimo (e terribile) film di Emir Kusturica, intitolato in italiano “Il tempo dei Gitani”. Parla anche dell’Italia, dei singars che organizzano l’elemosina, i furti e persino la prostituzione. Non è un film fatto da italiani ed è stato molto osannato dalla critica di Sinistra. Fuori da ogni sospetto quindi.
Ma il problema non è la realtà dei fatti, è la percezione che la popolazione ha dei problemi. Come sempre il Popolo è sovrano, ma ascolta il primo che passa, o peggio ancora quello che grida più forte. Un cittadino come me non ha dati oggettivi su cui ragionare, ma può solo leggere dei resoconti elaborati da altri. Non dico che il problema sicurezza sia stato montato dai giornalisti, categoria degnissima e rispettabile, ma da alcuni responsabili di redazione che, nella continua e disperata ricerca di qualcosa da dire per attrarre l’attenzione del pubblico, hanno deciso di soffiare in quella direzione. Ricordo, forse sono uno dei pochi, che un paio d’anni fa lo stesso meccanismo ci portò a credere che l’influenza aviaria sarebbe arrivata in Europa sterminando milioni di persone. Ricordo un clima millennaristico. Poi più nulla.

Comunque, è ovvio che uno Stato debba occuparsi in modo prioritario della sicurezza dei suoi cittadini, che debba garantire la stabilità, l’ordine ed il rispetto di quelle norme sociali, le leggi, che ci siamo dati per regolare la vita comune. Senza leggi non esiste comunità; dato che l’uomo è un animale sociale, per assurdo la mancanza di regole e di garanzie nega la nozione stessa di umanità.
In questi giorni il Governo ha annunciato l’elaborazione di un “pacchetto sicurezza”. Mi auguro che le misure previste non siano state troppo frettolose, perché al dilà di tutto stiamo parlando di un tema molto importante. Quello che mi ha stupito è l’enfasi data alla novità del reato di immigrazione clandestina. Nella mia ignoranza ero convinto che entrare illegalmente in Italia fosse già un reato. A quanto pare le cose non stanno ancora così. Daltronde trovo idiota spendere del denaro per ospitare nelle patrie galere una massa di poveracci che ha commesso un reato al 90% in buona fede e spinta da disperazione. Tuttavia, non mi unisco al coro di quelli che invocano tolleranza verso l’immigrazione clandestina. Le regole, ribadisco, sono essenziali per la società. Così come io devo avere un visto e superare dei controlli per recarmi in un paese del Nord Africa, altrettanto deve valere per chi da quei paesi viene in Italia.
L’Italia poi ha bisogno di immigrati. Le grandi industrie del Nord sono cresciute grazie alla manodopera proveniente dal Sud, fornita da quei “terroni” tanto disprezzati dai settentrionali che si arricchivano grazie alle braccia meridionali. Oggi le braccia sono spesso africane, o provengono da alcuni paesi asiatici. Ci sono migliaia di donne che entrano nelle nostre case per badare ai nostri anziani, ci sono gli operai che mandano avanti le fabbriche nella disperata competizione con l’industria cinese. Abbiamo bisogno di loro, dobbiamo trovare il modo per farli venire nel nostro Paese rispettando le regole. Questo passa attraverso due vie: mettere a punto un meccanismo di immigrazione legale realisticamente attuabile, stroncare l’immigrazione clandestina con misure altrettanto realistiche ed attuabili sul lungo periodo.
Non potremo fare tuonare le batterie di cannoni dalla costa di Lampedusa, anche perché sarebbe un autentico crimine, ma nemmeno possiamo continuare a tollerare con rassegnazione la valanga di carne umana che le organizzazioni criminali di mezzo mondo, in società con quelle italiane, ci fanno cadere addosso ogni qualvolta c’è bel tempo. Quella gente, per venire in Italia con mezzi di fortuna, trattati come bestiame, rischiando la vita oltre ogni ragione, spende più di quello che spenderei io per andare a passare due settimane in un villaggio vacanze alle Maldive. Una soluzione ci deve essere, la dobbiamo individuare!

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