Ci risiamo col nucleare

Il Governo presieduto da Silvio Berlusconi prosegue sulla strada indicata da tempo, programma la costruzione di centrali nucleari in Italia e, con un tempismo sconcertante, qualcosa va storto alla centrale di Krško.
Quando esplose la centrale di Černobyl l’Europa cadde nel terrore. L’incidente fu gravissimo e lanciò in atmosfera una grande quantità di materiale radioattivo, che ricadde al suolo inquinando superfici molto ampie. Ricordo quel 26 aprile 1986. L’atmosfera era cupa e fu il primo giorno di una lunga serie in cui avevamo paura di respirare, di mangiare, di bere. Per noi ragazzini significava non potere andare a giocare nei campi, cosa che all’epoca era piuttosto spiacevole.
Quell’incidente, avvenuto in una centrale vecchia e gestita male, scosse l’opinione pubblica e condannò lo sviluppo nucleare in Italia all’oblio. Un referendum, organizzato tempestivamente dai movimenti ambientalisti, ottenne due risultati. Innanzitutto gli ambientalisti ideologici acquistarono peso in politica. E questa fu una vera disgrazia per il Paese. Gli ambientalisti seri e preparati vennero messi da parte a favore di imbonitori di massa, strilloni, incompetenti mossi da pulsioni isteriche di protagonismo, che ancora oggi pontificano su cose che non conoscono, senza prendersi la briga di studiare un po’ prima di parlare.
Il secondo problema fu che l’Italia congelò i suoi programmi nucleari ma non elaborò mai un piano energetico nazionale. Colpa fu anche il terremoto politico all’inizio degli anni ’90, di fronte al quale ogni esplosione nucleare è pallida.
Fatto sta che per vent’anni abbiamo tenuto in parcheggio le centrali ed i reattori, buttato al vento investimenti enormi, ma non abbiamo mai voluto trovare una soluzione al problema energetico: la richiesta aumenta, la disponibilità no.
La politica delle così dette “fonti rinnovabili” si è rivelata fatale. Si è puntato tutto su supposte grandi potenzialità di idroelettrico, solare ed eolico, mai sviluppate. Gli ambientalisti ci hanno marciato sopra, senza mai chiedersi (o senza essere in grado di comprendere) quale fosse il danno ambientale prodotto da una centrale idroelettrica che produce pochissimo. Era una soluzione parziale e patetica. Ogni tanto qualche genio torna a proporre la panzana dell’idrogeno, come se immagazzinare idrogeno in una bombola non richiedesse l’impiego di energia prodotta in qualche altro modo.
L’idea del nucleare ritorna, periodicamente, e Berlusconi ha avuto coraggio a riesumarla in modo così deciso. Comunque le centrali nucleari non risolveranno il problema energetico, perché la richiesta continua a crescere, l’offerta aumenterebbe di poco e sopra tutto continua a mancare una pianificazione energetica nazionale. Se ci limiteremo a costruire qualche centrale nucleare non risolveremo nulla, che ne sia consapevole Berlusconi, la soluzione non è semplice come vorrebbe. Purtroppo un Paese è più complicato da gestire di un’azienda.
Stiamo tenendo la testa infilata nella sabbia, dirigendoci di gran carriera verso il collasso del sistema energetico, che ci farebbe diventare un paese del Terzo Mondo. Certo è che ora, grazie a questo improvvido incidente a Krško, torneremo a perdere tempo in dibattiti, senza pensare al problema reale: come accenderemo la luce fra dieci anni?

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Una Risposta to “Ci risiamo col nucleare”

  1. mauchi Says:

    Bisogna aver fiducia nella scienza e investire con coraggio nella ricerca.
    Voglio ricordare che alla fine del 1800 per il trasporto urbano veniva sftuttata l’energia ‘animale’.
    Gli scenari che si prospettavano, a seguito dell’aumento degli spostamenti delle persone, erano catastrofici; la raccolta della cacca di cavallo dalle strade sarebbe stata per le amministrazioni locali un problema quasi irrisolvibile e inoltre sarebbe stata una fonte continua di epidemie.
    Per fortuna venne inventata l’automobile.

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