Il turismo si morde la coda

Il turismo è probabilmente uno dei pochi settori che consentirebbero lo sviluppo economico di aree definite altrimenti “depresse”, ma finisce per renderle più povere di prima. In Friuli abbiamo un esempio splendido di questo processo: Lignano Sabbiadoro.
All’inizio del XX secolo Lignano non era nient’altro che una penisola sabbiosa circondata da mare, laguna e paludi malariche. Pochi ci vivevano in condizioni di miseria difficili da immaginare. Poi venne il turismo.
Lignano divenne la spiaggia di chi si poteva permettere le vacanze al mare, ovvero di persone quanto meno facoltose. Col passare del tempo vennero costruite sempre più case private, pensioni, alberghi, ristoranti. La pineta venne erosa lentamente ma inesorabilmente a favore di orribili edifici. L’unica parte pregevole di Lignano, dal punto di vista urbanistico ed architettonico, è Pineta, dove ebbe sfogo il genio di Marcello D’Olivo. Per il resto, un insediamento balneare penoso. Oggi che non sono più un adolescente in tempesta ormonale trovo difficilmente motivi per andarci.
Con l’aumentare dell’urbanizzazione il turismo di Lignano cambiò tipo di clientela. Dall’alta borghesia si passò al piccolo ceto medio per poi aprire le porte alla massa degli impiegati ed operai. Il numero di clienti aumentò in modo vertiginoso, ma diminuì il potere d’acquisto individuale. Dettaglio non da poco.
Oggi chi ha disponibilità finanziarie preferisce passare le proprie vacanze altrove, a meno che non si trovi la palla al piede di una casetta acquistata dal padre all’epoca d’oro di Lignano. Ma la casetta si può pur sempre affittare e la Croazia è così vicina …
Lo stesso processo è avvenuto in altre spiagge del mondo, per esempio in Mar Rosso. Meta di facoltosi vacanzieri fino ad una quindicina d’anni fa, oggi il Mar Rosso è più accessibile di una spiaggia adriatica, tant’è. Anche il Mar Rosso è assediato da orribili palazzine e viali a sei corsie. E viene disertato da chi “può”.
Questo processo di sviluppo del turismo è interessante, perché viene puntualmente ignorato dai politici. Prendiamo ad esempio la montagna friulana. Investire su Sella Nevea è evidentemente un’idiozia dal punto di vista imprenditoriale. Si sta lavorando per espandere un polo sciistico piuttosto brutto, caratterizzato dalla totale mancanza di sensibilità paesaggistica, a tutto vantaggio di una clientela di massa che non ha troppe pretese.
Anche ammesso che l’operazione di massificare il turismo di Sella Nevea fosse possibile (ma non lo è) il risultato sarebbe quello di creare una cittadina turistica dove chi ha un po’ di possibilità economiche non andrebbe mai a passare le proprie vacanze.
Ora, chiediamoci cosa succederà se, come sta accadendo, la società subisse un livellamento verso il basso dal punto di vista economico?
Faccio delle ipotesi, chi ha i soldi non va sicuramente al mare a Lignano od a sciare a Sella Nevea. Chi non ne ha molti deve fare i conti con la vita quotidiana e rinuncia sempre più spesso alle vacanze fuori casa. Risultato: i clienti di queste località turistiche diminuiscono fino ad essere talmente pochi da non fare più reggere il sistema. Tornare indietro non si può, perché nessuno è così fesso da andare in quelle porcherie di cittadine cementificate quando può prendere un aereo e farsi le vacanze su un’isoletta del Pacifico. Non voglio neppure immaginare cosa accadrà quando le condizioni geopolitiche consentiranno lo sviluppo turistico del Caucaso! Invece di avere a Cortina i russi, saranno gli italiani ad andare a sciare nell’ex URSS.
La grossa differenza fra Sella Nevea e Cortina è che quest’ultima resisterà sempre più a lungo, perché la gente con le tasche piene esisterà sempre e sarà disposta ad andare in un posto dal nome prestigioso, mentre Sella Nevea perirà, perché chi ha le tasche vuote non potrà più andarci ed i ricchi continueranno a non volerci andare (a ragione).
E’ il turismo che si morde la coda, ed i nostri politici, cui interessa solo la prospettiva di un rinnovo di carica, non saranno in grado di fermare il processo, anzi lo stanno accelerando.
Alla fine, probabilmente, la montagna verrà abbandonata e tornerà ad essere più selvaggia di quanto fosse 200 anni fa, con dei bizzarri resti archeologici di cemento dispersi in una grande foresta. Affascinante, vorrei vederlo.

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