Lo statuto speciale

Brutta uscita quella del Ministro Brunetta. Fare intendere che le Regioni a Statuto Speciale sono nell’obiettivo dell’attuale Governo significa mettere in grosse difficoltà il nostro attuale Governatore, che per altro è schierato nella stessa formazione politica del Presidente del Consiglio.
Le altre regioni hanno sempre visto con astio, dettato da invidia, la nostra autonomia e specialità. I motivi sono essenzialmente economici, per le risorse che riusciamo a trattenere, o meglio a farci restituire dallo Stato centrale.
Il discorso non è semplice come appare, tuttavia in tempi in cui si parla insistentemente di federalismo, non mi pare proprio coerente immaginare di eliminare esempi così ben riusciti di autonomia regionale. Le competenze che lo Stato scaricherà probabilmente sulle Regioni sono tante. Il Friuli Venezia Giulia è già attrezzato perché vive una condizione simile da decenni. Le altre regioni dovranno avvicinarsi a noi, non la nostra alle loro. Sembra piuttosto sciocca l’idea di tornare indietro, mettersi in fila, e poi ritornare avanti insieme agli altri. Più che altro una fatica inutile, una doppia confusione.
Evidentemente il Ministro ha “dato aria ai denti”, ma così facendo ha corso di rischio di trasformare il Friuli Venezia Giulia da una regione di destra in una marea di bandiere rosse. Sfortunatamente in Italia è difficile fare comprendere il carattere delle nostre genti. La semplicità delle comunità italiane è tale da renderci un corpo estraneo nella Repubblica, chiunque visiti la nostra regione e ci lavori rimane ancora oggi stupito dalla stranezza di questo angolo d’Europa. Non mi piace il motto “fasin di bessoi” (facciamo da soli), ma in quanto federalista ed autonomista continuo a credere nel modello Friuli Venezia Giulia, pur con le sue pecche nate dalla forzata convivenza di due regioni in una. Penso che il Governo dovrebbe ascoltare il nostro Governatore e cercare di trarre ispirazione dalla nostra esperienza, piuttosto che lasciarsi andare a dichiarazioni destinate solo ad essere precipitosamente smentite. Una brutta figura piuttosto comune fra i politici italiani. Consolante, parlano prima di pensare, speriamo che agiscano dopo averlo fatto.

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