Le nostre acque malate

Stamane in prima pagina sul Messaggero Veneto la notizia shock: le falde sotterranee della zona a Sud di Udine sono inquinate!
La notizia è tale a prescindere dalla posizione che ha nei mezzi di informazione, è importantissima e molto più grave di tante altre, ma per gli addetti ai lavori non è una novità. I dati presentati dall’ARPA del Friuli Venezia Giulia non sono estemporanei, ma il frutto di lunghissime campagne di studio e monitoraggio. La notizia più importante, per noi professionisti della gestione del patrimonio acqua, è che finalmente l’informazione sia uscita dall’ambito tecnico per raggiungere il pubblico. Quella prima pagina riassume, con imprecisioni consuete nella stampa locale, un quadro che ci è noto, ma viene colpevolmente ritenuto irrilevante da parte dei politici e degli amministratori. Noi tecnici, si sa, siamo dei rompiscatole. Ma questa volta i colleghi sono riusciti a farsi sentire, ed è un gran bene che sia accaduto.
Le falde più superficiali sono inquinate, i valori di concentrazione di alcune sostanze sono molto superiori ai limiti di legge ed a quelli tecnicamente accettabili. Nessuno attinge a quelle falde per il rifornimento di acqua potabile, il che ci tranquillizza, ma in verità c’è un altro punto di vista: nessuno pompa da quella falda per bere perché è inquinata.
Ebbene, sotto i nostri piedi ci sono masse d’acqua dove viaggiano trielina e cromo VI. La trielina sappiamo tutti cos’è, si usa per smacchiare, sgrassa. Leggete la bottiglietta che avete in casa, c’è scritto che è tossica, ed è anche cancerogena. Il cromo VI cos’è? Una delle forme di questo metallo, particolarmente pericoloso se assorbito dal nostro organismo. Avete mai visto il film “Erin Brockovich – Forte come la verità”? E’ un bel film con Julia Roberts che parla di come una comunità negli USA è riuscita a fare riconoscere i danni (terrificanti) prodotti dal Cr(VI) che un’industria scaricava nella loro zona. Vi farete una bella idea di cosa significherebbe berselo.
Nessuna paura, questi inquinanti sono presenti in falde non usate per rifornire gli acquedotti. Però si usano per irrigare i campi. Interessante, quindi bisogna mangiare i prodotti di quei campi per avvelenarsi.
Il problema è solo quello di prendere coscienza dello stato preoccupante delle nostre acque sotterranee, fra un mese nessuno ricorderà più nulla e questo è di per sé il dramma.
La gestione del territorio produce queste situazioni. La vulnerabilità delle falde acquifere dovrebbe essere una delle prime preoccupazioni di chiunque gestisca un territorio come l’alta pianura friulana, dove qualunque cosa finisca sul suolo, viene rapidamente trascinata in falda dall’acqua delle piogge. Questa pianura è più permeabile di una spugna, non tiene nemmeno un po’. Ci ostiniamo a scaricare l’impossibile sul suolo, nel suolo, nelle acque superficiali, continuando a credere alla favola che le nostre industrie sarebbero svantaggiate fino a morire se dovessero depurare gli scarichi come la legge prevede. Chiudiamo gli occhi e tappiamo il naso, mentre le industrie crepano comunque per incapacità imprenditoriale. Ci ostiniamo ad arricchire di nitrati le falde spargento tonnellate di fertilizzanti su campi di mais che non stanno in piedi né economicamente né dal punto di vista colturale. Stiamo applicando modelli di sviluppo ottocenteschi, basati sull’irresponsabilità, gettando alle ortiche patrimoni incredibili di risorse naturali che, come l’acqua, sono essenziali.
Non ditemi che non ci sono i controlli, perché i dati dell’ARPA parlano chiaro da anni, non ditemi che qualcuno deve fare qualcosa, aspettando che questo qualcuno sia … qualcun altro, perché tutti noi siamo corresponsabili, non ditemi che non vi importa “tanto io sono di Udine bevo l’acqua che viene dalla falda di Nimis”, la natura ed i sistemi idrici non ragionano, non sono fatti a nostra misura, non sono a nostra disposizione sempre e comunque.
Il grido d’allarme lanciato oggi dalla prima pagina del giornale è solo l’ennesimo tentativo di fare capire ai cittadini ed ai politici come stanno le cose. Non stiamo parlando del sesso degli angeli, non si tratta di voli pindarici né di posizioni ambientaliste radicali. I colleghi stanno dicendo che le cose vanno male. Quando il medico ti dice che sei ammalato, tu gli chiedi la cura, vero? Bene, iniziamo a chiedere una cura seria per le nostre acque, nel nostro stesso interesse.

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