Le tasse

Dopo avere chiuso la dichiarazione dei redditi, con l’Unico2008, sono un po’ scosso. Come se avessi ricevuto una grandiosa sberla, da fare tremare le gambe o finire lunghi distesi.
Ho messo dentro tutti i miei favolosi redditi, che divisi per dodici danno uno stipendio pari a quello di un operaio mal pagato, ho messo dentro quelle quattro spese sostenute, ho pigiato il bottone e … buon giorno signor Moro, lei ci deve ancora 1800 €.
Ho ricontrollato un certo numero di volte, perché mi sembra decisamente strano. I redditi 2007 sono stati quasi uguali a quelli 2006, eppure non mi avevano chiesto tutti questi soldi in più oltre alle ritenute in acconto versate durante l’anno. Accidenti, non sembra esserci errore.
Metà della sberla deriva dall’IRAP, l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive. Dovrebbe pagarla solo chi ha dipendenti, io non ne ho, intanto me la chiedono. Poi, se un giorno avanzeranno soldi allo Stato, me li restituiranno, forse, chi lo sa?
Nel frattempo fatico a capire se sono disperato o incazzato come una bestia. Con questa sberla il mio reddito diviso per dodici diventa inferiore allo stipendio di un operaio mal pagato. Di base nulla contro gli operai, ma non ho studiato dieci anni più di loro, rompendomi enormemente le palle, per guadagnare di meno.
Questo è l’ultimo regalo del governo Prodi e del suo “geniale” ministro (minuscolo) Padoa Schioppa. Tutti sono capaci di sanare i conti dello Stato in questo modo: torchiando i cittadini. Nel frattempo il costo della vita è salito, i servizi sono rimasti uguali a prima oppure sono peggiorati. Lavoro molto con le strutture pubbliche e tutti si lamentano di non avere soldi. Non si assume personale, non si acquistano le cose necessarie, si risparmia su tutto.
Il discorso è che noi titolari di partita IVA siamo professionisti, e nella mente dell’elettore medio il professionista è un avvocato importante, un notaio, un dentista. Mentre loro, gli elettori medi, sono impiegati, operai, precari. Sopra tutto precari. Moltissimi disoccupati. Questi professionisti sono proprio odiosi, ricchi. Che paghino loro le tasse. In più sono disorganizzati, privi di rappresentanza e diritti.
Dicono che il lavoro sia un diritto, che il reddito sia un diritto. Ma non è vero. Se lo fosse sarebbe universale ed io dal mio lavoro ricaverei quanto mi spetta per i servizi che ho fornito alla collettività. Invece non accade così, perché le amministrazioni pubbliche mi pagano la metà di quanto sarebbe giusto. Non giusto per me, giusto per un dipendente che faccia il mio stesso lavoro.
Hanno applicato ad una intera categoria, i professionisti, regole uniformi. Non importa se sei un notaio od un consulente ambientale, sei un professionista, sei ricco, sei privilegiato, devi pagare di più.
Fino a poco tempo fa spingevo come un pazzo per cercare nuovi lavori, altri clienti. Avrei lavorato più delle solite 10 ore al giorno. Si perché noi lavoriamo ben oltre le 7 o 8 ore di un dipendente e non esistono “straordinari”, non esistono “missioni”, non esistono compensazioni per lavori “disagiati”. Va bene, lavorare è una cosa necessaria ed è l’unico modo onorevole per guadagnarsi da vivere. Ma quando arrivi a scoprire che tutto quello che hai tentato di fare per migliorare la tua condizione viene annullato da una decisione politica, quando ti aumentano le tasse in modo che pur avendo lavorato di più in tasca ti resta di meno, perdi la voglia. Passa la voglia di lavorare. Ho pestato i pugni sul tavolo, tirato una bestemmiona e poi ho detto “ma allora vado al mare in bicicletta!”. Costa meno e sicuramente dà più soddisfazione. E pregare di non avere sbagliato di scrivere qualche numero, perché in passato per errori di 5 Euro mi hanno dato una bella strigliata. Ah, noi grandi imprenditori che sfruttiamo il povero operaio proletario e rubiamo allo Stato ben 5 Euro facendo i furbetti! Come no, perché in fondo io sono compare di quelli che riciclano denaro sporco della mafia, degli immobiliaristi, dei finanzieri, degli orefici che dichiarano 5000 Euro di reddito all’anno.
In effetti il governo Prodi se n’è andato, ha preso un bel calcio nel didietro dagli italiani, ed oggi sono proprio felice che sia andata così, anche se li avevo votati. Oggi mi sento proprio un idiota a pensare di non avere votato PdL. Per fortuna l’hanno fatto gli altri. Intanto … io pago.

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6 Risposte to “Le tasse”

  1. Scintilena Says:

    Bepo, per niente daccordo! Quanto hai “scaricato” di iva quest’anno? Comprando macchina, computer, buttando dentro spese di trasferta, videocamera rotta?
    Io, caro Bepo, non scarico niente. Straordinari, niente. 1200 euro è lo stipendio, per me che non ho studiato è questo dopo 20 anni che lavoro, e per fortuna che non sono precario. Ho già fatto questo discorso più di due anni fa con un “professionista” di sinistra, non mi ha convinto enanche un pò. E neanch’io ho votato sinistra, ma neanche Berlusconi, non ci sono andato a votare… ah… a proposito di te che hai studiato: Tu hai studiato in un momento in cui la laurea si sudava, adesso la laurea te la danno a tutti i costi… non vale niente…

  2. bepoglace Says:

    Caro Andrea, ho scaricato esattamente 72 Euro di IVA nel corso del 2007, mentre ne ho versati all’erario 4681. Niente spese di trasferta, in compenso ho tolto addirittura il 19% dei 360 Euro che ho speso per visite ed analisi.
    Ogni cittadino maggiorenne può essere titolare di partita IVA, se fosse così vantaggioso, perché non ve la fate anche voi? Perché evidentemente lo sapete molto bene che non è vantaggioso proprio per niente.

  3. Scintilena Says:

    Perchè se faccio la partita IVA grazie agli studi di settore come minimo devo pagare almeno un migliaio di Euro di tasse in più di quelle che già pago…
    Un tasso dice ad un altro tasso: “ma tu, le paghi le tasse?” e l’altro: “NO, a me la danno GRATIS!”

  4. Ivan Says:

    Salve sono solidale con voi, perche anche io ho gli stessi vostri probblemi, e consiglio a tutti ma propio tutti quelli che anno intenzione di aprirsi una partita iva o attività, di informarsi bene prima, da commercialisti e meglio ma molto meglio da persone che anno avuto o anno esperienza di attività in prima linea, su cosa costi mantenere un attivita, CHE TI PAGHINO O NO, di ripensarci non una ma diecimila volte se non volete rimanere incastrati nel ingranaggio di un sistema perverso come quello attuale, meglio tornare sotto dipendenza. E POI LO STATO SI LAMENTA DI CHI LAVORA IN NERO, E LUI STESSO CHE TI CI PORTA, sia perche molti non ti assicurano sia perche e lo stato a farti chiudere l’attivita.
    P.s. un cliente che mi deve soldi da molto tempo mi a detto ASPETTA che probblema ce’, tanto con la nuova legge l’iva la versi a incasso fattura, si ma l’irpef l’imps l’inail e l’irap le pago lo stesso anche senza aver incassato la fattura.
    Grazie berlusconi devo aspettare ancora
    Povera Italia

  5. bepoglace Says:

    Bisogna fare molta attenzione, hai ragione Ivan. Anche se devo osservare che coloro che lavorano “a nero” in genere non sono i più disagiati, ma proprio coloro che potrebbero pagare tasse senza pensieri. Purtroppo noi piccoli siamo stritolati dal meccanismo perverso degli Studi di Settore, strumento di indagine realmente primordiale e mal fatto. E’ semplicemente folle la classificazione dei contribuenti. In molti casi lo Stato suppone che un professionista debba per forza avere incassato almeno ventimila Euro, mentre il disgraziato ne ha incassati la metà ed attende fiducioso che i clienti paghino. Ma non sono solo gli studi di settore il problema, anche il meccanismo degli acconti è perverso. Se un anno guadagni bene, paghi tante tasse, com’è giusto, ma devi anche anticipare molte tasse per l’anno successivo. Per i piccoli significa perdere i guadagni in più, ovvero trasformare l’annata buona in un’annata normale come reddito reale (quello che puoi spendere per mangiare) con la consolazione di avere lavorato il doppio. Se l’hanno successivo non guadagni molto, lo Stato ti dà l’opportunità di chiedere un rimborso (dopo anni di attesa) o di usare i crediti in compensazione sulle tasse future. Il discorso è che un credito con lo Stato non si può spendere dal panettiere per comprare da mangiare ai propri figli.
    La grande tragedia è che il posto fisso non esiste più, mentre esiste l’interesse da parte di alcuni politici e sindacalisti ad identificare i professionisti in genere con quelli più ricchi. Esistono migliaia di avvocati che guadagnano quanto operai, in Italia, ma per l’opinione pubblica sono tutti principi del foro. Non parlo nemmeno di noi biologi, categoria dove a quanto mi risulta non esistono ricchi.

  6. Sparco Says:

    Scintilena Dice: Quanto hai “scaricato” di iva quest’anno? Comprando macchina, computer, buttando dentro spese di trasferta, videocamera rotta?

    La risposta in parte te l’ha data Bepo. Io svolgo attività di consulenza e ti assicuro che non scarichiamo praticamente nulla. Al contrario i consulenti “dipendenti” il computer e la macchina non li scaricano, perché gli vengono dati dall’azienda come benefit (non dimenticare che tu magari col PC ci giochi la sera, noi ci lavoriamo).
    Vogliamo invece parlare delle malattie? Delle ferie? Delle licenze matrimoniali? Delle maternità (eh si… ci sono anche donne con la partita iva…). E le tredicesime? Le quattordicesime?
    Non cadere nel luogo comune con la storiella del “tanto loro scaricano”. Ogni volta che qualcuno ci casca, come te, a noi resta l’amaro in bocca. Perché alla fine oltre ad essere vessati dal fisco dobbiamo anche sentirci dare dei ladri e degli evasori, da chi tutto sommato ha un briciolo di riscontro concreto nelle trattenute che versa (leggi ferie, malattie, etc…).

    Saluti!

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