Il caso Englaro

Giornali, radio e televisioni ne parlano insistentemente da una settimana. Eluana Englaro è una ragazza entrata in coma nel 1992, sedici anni fa. Da quel poco che so lo stato di coma è una condizione in cui l’organismo continua a funzionare senza però essere in grado di svolgere una buona parte delle funzioni che sono tipiche degli animali. Non vengono ricevute informazioni dall’esterno, ovvero non si sente, non si vede, non si odora, non si percepisce nulla. Ed ovviamente non ci si può muovere. E’ un sonno che va oltre il concetto stesso di sonno ai confini con la morte.
Il padre di Eluana Englaro si è battuto per porre fine a questo lungo martirio. Sua figlia non tornerà mai più in contatto con il mondo esterno, non potrà mai più muoversi, non tornerà mai più ad essere viva come lo siamo noi. Potrebbe rimanere ancora per anni in quel limbo, ai confini fra morte e vita, dove la vita si limita alle funzioni metaboliche di un ammasso di cellule.
Un magistrato, il Dottor Lamanna della Cote d’Appello di Milano ha esaminato il caso. Il tutore, ovvero il signor Englaro, ha chiesto di sospendere l’alimentazione artificiale che mantiene in vita la figlia, per consentire che si spenga, come un motore a cui si cava il carburante. Ma un essere umano non è un motore, e la nostra società si divide di fronte a casi del genere. Molti hanno protestato, condannato, sollevato scudi a difesa della “vita” di Eluana, in nome di principii morali che ritengono superiori alla sofferenza degli individui. In prima fila, come sempre accade in questi casi, la Chiesa Cattolica. In Italia la Chiesa interviene su qualunque aspetto della vita sociale del paese. Anche in questo caso monsignor Angelo Bagnasco, in qualità di Presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha espresso la contrarietà e la condanna della Chiesa nei confronti del provvedimento che autorizzerebbe il signor Englaro a decidere la sospensione dell’alimentazione artificiale per sua figlia.
La Chiesa fa il suo mestiere, e penso che non sarebbe immaginabile una latitanza dell’autorità religiosa su un caso del genere, i cui risvolti sono indubbiamente morali. Si parla di vita e di morte, non delle solite sciocchezze con cui siamo abituati a misurarci. Innanzitutto bisognerebbe capire se Eluana Englaro è viva o meno. Dal punto di vista fisiologico sembra di si. Nel senso che se alimentato il suo corpo continua a funzionare perfettamente, a parte il cervello, che non funziona più. Ed allora ci chiediamo se vivere col cervello in stand-by sia vivere. Fossimo protozoi non avremmo bisogno del cervello, in verità anche le spugne, le meduse, i coralli non hanno un cervello eppure sono vivi. Ma nessun corallo ha bisogno di essere alimentato artificialmente. Il corallo è autonomo. Eluana Englaro no. Forse non pensa nemmeno, forse non sa neppure che dentro di lei il metabolismo continua a funzionare. Ci sono troppi forse. Ecco, il problema della Chiesa è che non ha mai dubbi. Giustamente, i sacerdoti si ritengono i rappresentanti della volontà divina, quindi devono per forza avere solo certezze. Dio non sbaglia, non ha dubbi, non può essere altrimenti. E questi piccoli uomini hanno la presunzione di essere la bocca ed il braccio di Dio. L’hanno avuta in molti nella storia dell’umanità, questa presunzione. Per me è blasfema, ma per molti milioni di persone non è così. Ognuno veda la cosa a modo suo, io ascolto i preti come uomini che parlano con una propria ragione, non come emissari di Dio, quindi mi permetto di mettere in dubbio i loro principii e di sottoporre al giudizio della mia morale le loro parole.
In questo caso non sono pronto a schierarmi senza pensieri, come hanno fatto tanti in Italia. Eppure infine ho deciso che nel mio piccolo io sto con il signor Englaro. Ci sto perché quell’uomo è certamente vivo, sicuramente sensibile, indubbiamente cosciente del lungo calvario che ha vissuto finora e che potrebbe continuare a vivere. Solo lui può conoscere le idee espresse da sua figlia, non io, non un cardinale. So molto bene che non è mai vero che un padre conosce il pensiero dei suoi figli, perché ciascuno di noi è un individuo pensante e mutevole, com’è giusto che sia. Non sempre diciamo ciò che pensiamo, anche nei rapporti più stretti, ma se il signor Englaro ci dice che sua figlia Eluana aveva dichiarato, in tempi ancora sereni e non sospetti, di rifiutare l’idea di passare tanti anni in coma, noi ci dobbiamo credere. Noi non abbiamo diritto di porre dubbi, anche se sappiamo tutti quanti e quali possono essere. Io ci credo, credo che quella giovanissima ragazza non volesse passare la sua vita come un organismo vegetale. E quindi, con buona pace dei saggi e dei rappresentanti divini, spero che sia consentito ad Eluana di lasciare quel corpo.

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2 Risposte to “Il caso Englaro”

  1. NoirPink - Modello PANDEMONIUM Says:

    Il rispetto della vita per Famiglia Cristiana? Trattare i malati da burattini! Il giornale cattolico ha preso una malata che non può scrivere né dettare né anche solo pensare un testo e ha pubblicato una lettera a so nome solo per attaccare Beppino Englaro, il padre di Eluana.
    Leggere per credere…
    http://noirpink.blogspot.com/2008/09/tendenze-famiglia-cristiana-il-rispetto.html

  2. bepoglace Says:

    Ho letto la lettera e la trovo agghiacciante. Anche se ho comprensione per la condizione di coloro che vivono la tragedia di una persona amata ridotta allo stato vegetale. Non credo che i familiari di queste persone possano avere una “logica” paragonabile a quella comune, o di noi osservatori esterni. La fede religiosa inoltre fornisce sempre quella “ragione” assoluta ed indiscutibile di cui l’uomo ha bisogno per non mettersi in discussione, per non guardarsi allo specchio, per non dovere ammettere di avere paura della morte, di sentirsi solo anche se circondato di affetti materiali. Parlano di fede nell’assoluto, in modo ossessivo, ma rimangono attaccati disperatamente allo scoglio della vita fisica. A volte ho il sospetto che in fondo al loro cuore non credano nell’esistenza di qualcosa oltre la morte del corpo. Questa vicenda è terribile, eppure non riesco ad indignarmi per il comportamento dei familiari, in nessun caso, ho molta compassione per queste persone. Più per chi vede, sente, ragiona e soffre nel mondo sensibile che per quelli ridotti a vegetali che, sinceramente, non so se sappiano di essere vivi o meno.

    Spero che il signo Englaro trovi qualcuno disposto ad aiutarlo. Ha tutta la mia solidarietà, forse non vale nulla, ma è tutto quello che possiamo dare noi cittadini qualunque.

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