26 luglio

Un anniversario particolare è appena passato. La data del 26 luglio è carica di un elevato valore simbolico, nel 1953, alle cinque del mattino, un consistente gruppo di ribelli cubani, capeggiati dall’avvocato Fidel Alejandro Castro Ruz (accompagnato dal fratello Raúl Modesto Castro Ruz) presero d’assalto una caserma di Santiago de Cuba intitolata a Guillermo Moncada.
L’attacco alla caserma Moncada fu militarmente un distastro, dimostrando l’immaturità e la mancanza di preparazione dei futuri rivoluzionari cubani. Sessanta ribelli vennero uccisi negli scontri, molti furono catturati e quindi torturati e seviziati fino alla morte. I pochi sopravvissuti vennero arrestati e processati. L’esordio di quella che diverrà la rivoluzione più idealizzata ed “amata” fu decisamente catastrofico. Fidel venne processato, si difese da solo, e venne condannato a morte. La sentenza non ebbe esecuzione per via dell’abolizione della pena di morte a Cuba, decisa dal dittatore Fulgencio Batista sotto pressioni della Chiesa.
Batista aveva preso il potere con un classico golpe dell’America Latina, nel 1952, interrompendo i processi democratici del paese alla vigilia delle elezioni a cui Fidel Castro intendeva candidarsi. Con scarso realismo Fidel, forte della sua professione di avvocato, denunciò Batista per avere violato la Costituzione di Cuba. Ovviamente la denuncia venne archiviata senza conseguenze. Fu l’evidente impossibilità di agire per vie legali ed attraverso strumenti democratici ad indurre Fidel ed altri oppositori di Batista ad intraprendere la via dell’insurrezione armata? E’ stupefacente, col senno di poi, considerare queste premesse per la storia cubana degli ultimi cinquant’anni.
Le conseguenze dell’assalto alla Moncada, al dilà di quelle dirette per i protagonisti, furono pesanti. Il caudillo Batista vide in pericolo il proprio potere e dette una stretta alle maglie della repressione. Il risultato dell’azione della Moncada fu esattamente l’opposto rispetto a quello desiderato da Castro: non vi fu una sollevazione popolare contro il dittatore, ma piuttosto un inasprirsi della dittatura stessa. Il 26 luglio rimase comunque una data di grande valore simbolico per i rivoluzionari cubani, tant’è che il movimento che raggiunse il successo, attraverso la guerriglia, alcuni anni dopo venne chiamato Movimiento 26 de Julio, o più semplicemente M-26-7.
Quando il 1 gennaio 1959 i rivoluzionari presero il controllo di Cuba iniziò un processo che, agli occhi di noi europei, appare quanto meno strano. Lentamente Fidel Castro sentì la necessità di un sempre maggior controllo sulla vita del paese, il rivoluzionario che si era ribellato alla dittatura di Batista divenne, di fatto, a sua volta un dittatore. Il Lider Maximo della rivoluzione cubana ha avuto probabilmente la sfortuna di governare il paese, a differenza di altri due comandanti guerriglieri: Camilo Cienfuegos ed Ernesto “Che” Guevara. Cienfuegos scomparve in circostanze non chiare dopo pochi mesi di governo, il Che venne portato dalla sua irrequietezza a cercare il proprio personale Golgota in terra boliviana. L’atto rivoluzionario, la guerriglia ed il mito della vittoria appartengono per il mondo alla figura del Che, a Cuba si rimpiange ancora Camilo, “El Señor de la Vanguardia”.
Fidel non scomparve, né potè abbandonare Cuba per inseguire sogni rivoluzionari globali. Dovette confrontarsi con la sfida del governo di un’isola che si trovava come un vaso di coccio fra i due immensi vasi di ferro degli Stati Uniti d’America e dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. A Cuba non tornò mai la democrazia intesa come possibilità di esercitare la politica in un confronto elettorale aperto, non vi fu più libertà di stampa e di espressione, non tornò mai la libertà di associazione in partiti politici. Possiamo comprendere le ragioni che spinsero Fidel Castro sulla via della dittatura, ma non certo negare la natura del suo governo.
Eppure i risultati ottenuti dal regime castrista a Cuba sono straordinari. La mortalità infantile è inferiore a quella degli Stati Uniti e dei paesi europei occidentali, il livello di scolarizzazione batte quello di tutti i paesi più ricchi. I cubani sono diventati un popolo povero, ma indubbiamente colto. Cuba non ha molte risorse, priva di materie prime di rilevanza economica può vivere solo di agricoltura e turismo, ma non lo può fare se estranea al mercato globale. Raul Castro, che ha preso il posto del fratello nell’ultimo anno, sa molto bene che Cuba deve cambiare, deve farlo in modo graduale ma rapido. Deve essere aperta al mercato. Oggi manca sull’isola una classe imprenditoriale capace di inserirsi nell’economia moderna e di gestire le risorse agricole, probabilmente Raul sarà costretto a riaprire le porte a quelle multinazionali americane che vennero cacciate dopo avere cavato il sangue alla terra ai tempi di Batista. I cubani aspirano ad accedere a quei beni che oggi gli sono negati. E’ vero che tutti noi vorremmo vivere a Cuba, ma con il reddito europeo. A quanto pare lo stipendio medio a Cuba si aggira attorno ai 6€. In Italia ci paghiamo una pizza.
Entrare nel mercato, portare Cuba nel mondo senza perdere i meravigliosi risultati di quasi 50 anni di regime. Cuba non dovrà buttare via la scuola, la sanità, tutte le straordinarie conquiste che la rendono potenzialmente il paese più avanzato dell’America Latina. Un compito difficile, sicuramente contrario agli interessi delle organizzazioni criminali create dai fuoriusciti cubani negli USA, che sono uno dei cardini del narcotraffico nel continente americano. E’ venuto il momento di maturare e fare delle scelte, ricordando il significato autentico del 26 luglio 1953 e del movimento che ne nacque.

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Una Risposta to “26 luglio”

  1. Anna Says:

    Nooooooooooooooooo.
    Il 26 luglio è il MIOonomastico!!!

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