Appunti di viaggio

I blog sembrano fatti apposta per dare una valvola di sfogo alle persone. Il mio, finora, l’ho preso troppo seriamente.
Un blog è ideale anche per degli appunti di viaggio. Ciascuno di noi ne fa uno, attraverso la vita. Accanto ai post più “seri”, ispirati dall’attualità o da problemi che mi interessano in modo particolare, inizierò a buttare fuori anche degli appunti di viaggio, vita di ogni giorno, roba che passa per la testa, non credo di avere nulla da nascondere.
Si leggeranno poche righe sulla prima pagina.

20080801

Stamattina sono stato a fare un’ecografia. Non è un esame riservato alle donne in gravidanza. Il mio medico ha voluto fare un controllo sui linfonodi perché uno di loro, sul collo, si è “incazzato” un paio di mesi fa. Pare che abbia una infestazione da Toxoplasma gondii, ma per essere sicuri che non si tratti di un tumore di qualche tipo stiamo facendo accertamenti.
L’ipotesi è una di quelle che danno da pensare. Quando il medico mi ha spedito a fare le prime analisi sembrava piuttosto preoccupato. Ci conosciamo da vent’anni e non l’ho mai visto dare tanto peso a qualcosa, questo mi ha colpito.
Per un paio di giorni ho valutato l’ipotesi che non fosse un’infestazione od un’infezione. Naturale, so di essere stato esposto a fattori di rischio che rendono molto probabile l’insorgenza di patologie come una neoplasia. Ho respirato vapori di formaldeide per un bel po’ di tempo, prima di capire che sarebbe stato necessario prendere precauzioni.
Lo facevano tutti al laboratorio. Eravamo in locali non areati, senza cappa, e trattavamo campioni di plancton o benthos fissati e conservati con formaldeide. La puzza di questa sostanza si mescolava a quella del fumo di sigaretta di tutti e del sigaro toscano del professore. Ho visto gente sollevare lo sguardo dal microscopio e fissarmi con occhi rossi, irritati, per intere settimane. Il professore, che quella vita l’ha fatta come noi ai suoi tempi, è morto, non di infarto.
Ad ogni modo la cosa che mi ha dato da pensare non è stata l’ipotesi della morte. E’ una certezza con cui convivo da anni, un’ossessione nata nell’infanzia che forse mi ha avvelenato l’esistenza. La certezza della morte, il suo inesorabile avvicinarsi, mi accompagnano. Non l’ho accettata quell’idea, che mi ha cavato il sonno molte notti. Ma mi sono abituato a convivere con l’orrore per la condanna. Il problema è un altro, non tanto il “quando”, ma il “come”.
Ne ho visti tanti, ammalarsi, venire consumati lentamente ed inesorabilmente dalla malattia, passare uno o due anni, talvolta tre, in un inferno fatto di squallide stanze d’ospedale e terapie distruttive. Li ho visti tenere duro oltre ogni ragione, in condizioni che di umano non avevano più nulla, a parte il desiderio di vivere.
Se ne sono andati in tanti, quasi tutti, dopo lunghi mesi con le vene piene di veleni, di cui ricordo vagamente i nomi perché molte di quelle molecole le ho studiate durante il corso di Biologia Molecolare. Veleno, si tratta in sostanza di impedire alle tue cellule di moltiplicarsi, mentre qualche altra molecola contribuisce alla loro morte. Ma ciò che blocca la crescita cellulare e fa morire le nostre stesse cellule non è nient’altro che un veleno, nel senso letterale del termine. Si tratta di avvelenare il corpo per mesi, sperando che l’intossicazione distrugga prima il tumore. Prima del paziente. Ma se questo non ha un fegato e delle reni che funzionano a dovere è dura. Non ho seguito molto l’evoluzione delle terapie negli ultimi anni, ma a quanto ho capito la tecnica rimane sempre quella di bombardare a tappeto una città per colpire una sola piccola casa. D’altronde non mi pare ci siano alternative.
Ho pensato molto spesso, in quei giorni durante i quali mi mancava ogni elemento per azzardare una diagnosi fai-da-te, al percorso che hanno seguito amici e familiari, attraverso la terapia e poi la morte. E mentre facevo la coda in ospedale, attendendo il mio turno per affidare il sangue ad un laboratorio di analisi, sperando che il titolo delle IgG schizzasse alle stelle, ragionavo sul fatto che quelle squallide stanze sono sempre l’inizio e le tappe del percorso di una vita. A parte coloro che muoiono in qualche “tragico incidente”, tutti passano da lì, e tutti finiscono in Via Chiusaforte, dove si trova l’obitorio dell’Ospedale Civile di Udine, per poi essere smistati al cimitero di competenza. In fondo al viale, per me ho sempre visto San Vito, il cimitero cittadino, dove alla terra sono mescolati i resti dei miei antenati, delle persone che ho amato, delle due sorelle che non ho mai conosciuto. Non mi è mai piaciuto San Vît. I cimiteri grandi fanno schifo. Ma dopo avere visto quello di Como, dove abbiamo consegnato al crematorio lo zio, forse devo rivalutare San Vît. E poi cosa importa dove scarichi le ossa di un corpo? La persona non è quello, non per me.
La stanza delle ecografie, al distretto sanitario di Codroipo, era gelida. Aria condizionata a palla. Mi fanno aspettare un attimo la dottoressa. Intanto osservo le geometrie del vano, sostanzialmente un cubo. Soffitto bianco, pareti bianche da metà in su, coperte da quella vernice plastificata da metà in giù. Lettino, scaffale, consolle degna dell’Enterprise. Bella la macchina per l’eco. Faceva freddo però. Gli ospedali sono posti dove geli o sudi. Geli d’estate, sudi d’inverno. Sono luoghi alla rovescia. Ed hanno un odore schifoso. Quello del disinfettante che viene usato per pulire ogni cosa, ma sopra tutto prevale quello dei detergenti usati per pulire chilometri di pavimenti nei corridoi. Spuce di ospedâl. In Ecografia non c’è quel cattivo odore. Si vede che le pulizie lì le fanno con qualcosa di diverso. Sono grato per questo.
La dottoressa ha gli occhi svegli che ispirano simpatia, ha l’aspetto di un’attrice. Potrebbe interpretare il medico, in un serial televisivo su qualche ospedale di periferia di una grande città italiana. Invece fa il medico in un distretto sanitario di una piccola cittadina del Friuli, che è famosa solo perché vicina a Rivolto, dove fanno base le Frecce Tricolori, ed a Passariano, dove si trova la più pretenziosa (e povera) villa in stile veneto dell’ex Serenissima Repubblica. Ho la gola secca a causa dell’aria condizionata, quando mi chiede se sono io Giuseppe Moro. Fatico a parlare in una stanza dove c’è l’aria condizionata. Levare anche la maglia espone ad un bel clima alpino, con l’aria frizzantina di montagna. Rispondo senza esitazioni alle domande del medico, usando termini appropriati. Ma i medici che lavorano qui non hanno bisogno di interlocutori con un curriculum universitario, sono abituati a parlare con le vecchiette, come quella che c’era in coda all’accettazione. Accompagnata da una nipote, non capiva esattamente dove andare con la sua impegnativa. Allo sportello l’impiegata le spiegava le cose, la nipote ogni tanto traduceva dall’italiano al friulano. Ai detrattori dell’uso della lingua friulana nei luoghi pubblici avrebbe fatto piacere vedere la vecchietta di fronte all’impiegata, in stato confusionale, impegnata anche nello sforzo di esprimersi in una lingua che usa raramente. La nipote, che avrà poco più di vent’anni, parla correttamente nelle due lingue, ma sono quasi sicuro che non si rende conto di quanto sia bello questo. La parlata di sua nonna le sembrerà un retaggio del passato, una cosa da vecchi. Ipotesi. A casa mia si parla, da sempre, solo italiano.
Mercoledì prossimo andrò a ritirare il referto dell’esame ecografico, ma il medico dice che le pare di non trovare nulla di preoccupante.
Pare che anche questa volta dovrò rimandare la dipartita da questo corpo. Per quanto mal fatto non sembra essere afflitto da una malattia grave.

Annunci

3 Risposte to “Appunti di viaggio”

  1. Andrea Says:

    Bepo, ce l’ho avuta pure io una bella Tpoxoplasmosi, è solo febbretta e ghiandle linfatiche enormi, dai non fare il menagramo.

  2. bepoglace Says:

    La mia maestra delle elementari è passata a miglior vita. Ma se fosse ancora viva andrei a dirle che è un’incapace: non so scrivere in italiano!

  3. Andrea Says:

    😀

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: