Appunti di viaggio – 20080811

Vezzali oro, Granbassi bronzo. Due italiane sono salite sul podio per il fioretto femminile olimpico. Non sono mai stato uno sportivo da poltrona, nel senso che non mi piace guardare altri che fanno sport. Ma mi fa molto piacere un risultato come questo. Le ragazze del fioretto sono brave, avrebbero potuto infilare anche il triplo podio. In questa disciplina l’Italia è una corazzata. Non ho potuto vedere gli assalti alla televisione. Mio padre, che li ha visti, dice che la fiorettista coreana, la Hyunhee che ha conquistato l’argento, è molto brava. Noto la differenza fra uno sportivo, come mio padre, e gli “sportivi” da poltrona, come sono gran parte degli italiani. Invece di lamentarsi dei giudici di gara osserva che la coreana è brava. La differenza sta forse nel fatto che mio padre ha tirato di scherma da giovane. Esce dalla stessa scuola udinese da cui proviene il commissario tecnico della nazionale. Un giudizio competente e sportivo. E’ ovvio che chi guarda lo sport dall’esterno ha un altro modo di vedere le cose. Il problema è quando questi elementi esterni, anti-sportivi, entrano nel mondo dello sport e lo influenzano. Ecco allora che uno sport si trasforma in spettacolo, come è accaduto al calcio, perdendo del tutto la sua natura originaria.
Il calcio in Italia è diventato un elemento negativo. Forse utile socialmente per certi aspetti, perché tiene occupate le menti degli italiani, ma si tratta del sintomo più evidente di una malattia sociale che indebolisce un intero paese. Nota bene, non dico che il calcio sia l’origine di ogni male, ma è un sintomo importante. Come la febbre.
A molti in Italia il calcio non piace. Io sono fra questi. Fin da ragazzino non mi ha mai attratto. Scimmiottavo i miei compagni di classe e volevo le figurine dei calciatori, ma non ho mai completato un album e, sinceramente, non mi ricordo neppure chi fossero quei giocatori. Ricordo vagamente di avere visto la finale dei mondiali del 1982. C’era molta eccitazione in giro. Chiedetemi chi giocava in quella squadra, ricordo solo Dino Zoff. Perché è friulano. E l’allenatore Enzo Bearzot. Perché è friulano. Degli altri non mi ricordo nulla. A parte forse Paolo Rossi, perché si chiama come un cabarettista di Monfalcone che ha fatto carriera. Ma non sono poi sicuro che Rossi giocasse in quella nazionale di calcio. Coraggio, fatevene una ragione, c’è gente a cui del “balon” non importa un fico secco.
Per un certo tempo questa indifferenza verso il calcio è stata un problema. Da ragazzini bisogna giocare a pallone. E da adolescenti è difficile vivere in modo individuale, coltivare i propri interessi, conservare la propria personalità, anche se vai fuori dalla corrente. Finisci per dovere assumere atteggiamenti ostili, aggressivi. Nessuno rispetta le tue idee ed i tuoi interessi se non coincidono coi suoi o se non li sai imporre con la forza. Non necessariamente con la forza fisica. In ogni caso devi farti rispettare, perché altrimenti nulla ti arriverà spontaneamente, a meno che tu non incontri le poche persone che, come te, non sono nella grande corrente principale. Questo crea degli svantaggi, perché ovviamente ti poni fuori dalla società.
Esistono dei riti fondamentali. Qui in Friuli se non bevi alcolici e non parli di calcio sei decisamente nei guai. La tua vita sociale diventa complicata, perché sei circondato da beoni che parlano di pallone. Fortunatamente non sono astemio.
E così oggi potrei parlare di sport tranquillamente, dato che non ci sono notizie importanti riguardo al calcio. Ma chissà perché tutti si defilano. Cercare uno di quelli che mi rompono per tutto l’inverno col calcio è un’impresa himalayana. Trovarlo, incantonarlo (metterlo all’angolo, pardon) e riempirlo di chiacchiere sulla gara del fioretto femminile, o magari su quella della pallavolo. Sarebbe una soddisfazione. Questi individui vanno fuori di testa, innanzitutto perché a fare sport sono delle donne. L’unica osservazione che ho ottenuto una volta su una partita di pallavolo è stata “hai visto che culo le cubane?”. Ti viene voglia di pestarli. C’è poco da dire e da fare, il maschilismo becero è ancora un carattere fondamentale della società. Guai a dirlo, ma è così.
Ecco allora che lo sport olimpico mi piace ancora di più. Perché finalmente alcuni milioni di dementi, che disprezzo, sono costretti ad ammettere che le donne sono cuore, cervello, muscoli e non solo “figa”. Sono proprio mal messo eh? Forse, però ho ragione io.

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Una Risposta to “Appunti di viaggio – 20080811”

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