Appunti di viaggio 20080820

Il ferragosto è passato e credo di essere ancora vivo. Come dopo un incidente inizio a muovere timidamente le dita delle mani e dei piedi. Poi le gambe e le braccia. Per ultima la testa. Si fa così, per capire se ci si è rotti qualcosa. Poi conviene restare fermi ancora per un po’.
E’ stato un ferragosto orribile. Noioso, ma sopra tutto teso. La tensione si poteva tagliare col coltello. Era una cappa densa che impediva di respirare.
Arriva il momento in cui capisci che chiunque tu abbia accanto, il massimo che può fare è darti una pacca sul culo e dirti “vai avanti”. Finché il problema è mio non mi preoccupo. Quando il problema è di una persona cui voglio bene, diventa grosso. Proprio perché so di non potere fare nient’altro che dire “vai avanti”.

Mi sembra che manchi l’aria. Ho bisogno di movimento.
L’unica cosa che si muove è il ventilatore. Il mio modo per combattere gli effetti dell’afa. Solo quando sono al computer. Perché il computer scalda. Detesto l’aria condizionata. Mio padre qualche anno fa fece installare un condizionatore in casa. Si trova nel salone fuori dalla mia stanza-appartamento. Quando lo accende l’aria fredda e secca si insinua nel mio angolo. Ed a me viene quasi istantaneamente mal di testa. Sopra tutto, mi girano le palle. Più velocemente di quanto ruotino le pale del ventilatore.
Un condizionatore assorbe una valanga di energia. Chiaramente deve pompare il calore fuori dalla casa e per farlo deve usare molta energia. Quando ero ragazzino ad Udine la temperatura superava spesso i 30 °C. E l’umidità relativa era comunque superiore al 70%. C’era afa insomma. Ma nessuno alla televisione diceva che c’era un’emergenza. Il caldo era normale, naturale. E’ estate, fa caldo. Basta così. In casa, grazie ad una lungimirante gestione dell’apertura e chiusura delle finestre, la temperatura era sempre almeno di 5 °C più bassa rispetto all’esterno. E ci bastava.
Poi la televisione ha detto che il caldo è eccezionale, insopportabile. Ed i miei genitori hanno iniziato a pensare che facesse troppo caldo. Così mio padre ha acquistato il condizionatore. A quanto pare la televisione non gli ha detto che durante l’inverno fa freddo. Infatti prima di acquistare una stufa a legna qui in casa capitava di scendere a 16 °C durante l’inverno. Ora, grazie al giocattolo, un po’ di aria tiepida sale alla mia stanza-ufficio-appartamento. Stavo pensando di installare un cesso in terrazza, fuori dalla mia porta.
E’ straordinario. Ho i problemi di un uomo di trentasei (trentasette) anni, e vivo come un ragazzino di sedici.
Inizio a non reggere più la rabbia. Quando trovo stanze vuote, di gente che si assenta dal posto di lavoro senza timbrare un bel niente, per fare la spesa, per andare a prendere il caffè, per andarsi a fare gli affari suoi. E penso che io, per contro, sono come un bracciante dell’800. Mi pagano a cottimo in fondo. Quante balle di fieno ho caricato oggi?
Conosco gente che non dovrebbe essere licenziata in tronco, ma portata in tribunale. Conosco gente che non dovrebbe neppure essere portata in tribunale, ma chiusa in una stanza con i disoccupati, gli interinali, i disgraziati che si trovano messi in mobilità a cinquant’anni. E lasciarli lì dentro, per tutta la notte. Non è più tempo di porgere l’altra guancia. E’ tempo di lasciare che la rabbia coli fuori dal cuore, come una melma nera, e soffochi i parassiti. Sono i pidocchi della nostra società. Sono lì indignati dalle idee strampalate di questo ministro Brunetta. Li vedo, li sento parlare. E nessuno di quelli che ho incontrato è nato fuori dal Friuli. Non sono immigrati, né meridionali, né africani. Sono friulani. Il “furlan salt, onest e lavoradôr”. Devono avere subito una mutazione, perché ce ne sono molti di lerci, disonesti e fannulloni.

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2 Risposte to “Appunti di viaggio 20080820”

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