Nostro Grande Paese

L’Italia che mente a sé stessa

Accordo possibile con la Libia. Accordo raggiunto. Accordo raggiungibile. Sui media rimbalzano le notizie, come al solito confuse e contraddittorie. Forse perché mancano comunicazioni chiare, o perché a parlare sono sempre in cinque o sei, chiunque governi.
Si sta trattando con la Libia. L’Italia sta facendo da ponte fra la Russia e gli USA. L’Italia protagonista sulla scena mondiale. Ci fa sentire meglio, l’idea di vivere in un Paese così importante.
In verità non contiamo molto. Forse sarebbe più saggio smettere di fare gli struzzi, tirare fuori la testa dalla sabbia e darci da fare. Dirsi “bravo” da soli non fa bene, nemmeno all’autostima.
La Libia venne conquistata dai nostri soldati nel 1911. Mio nonno era fra quelli. Si prese una palla da fucile che lo trapassò. Visse, fino agli anni ’70. Quella guerra fu fatta perché l’Italia, creata da poco, non aveva un posto nel panorama internazionale. La storia è sempre la stessa. Paese povero, poco industrializzato, quasi privo di risorse, e per di più senza colonie. I Savoia, cui avidità e furbizia non sono mai mancate, volsero gli occhi sull’Africa. Rimaneva poco spazio, così dichiararono guerra ad una Turchia già vacillante e si presero una fetta di costa e deserto proprio di fronte alla Sicilia. Venne definito lo “scatolone di sabbia”. Nonostante i sacrifici dei nostri soldati, la conquista non servì a nulla. In Libia ci sono petrolio e gas, ma all’epoca gli italiani non lo sapevano. Così si tennero questa colonia vicina, giusto come ornamento. In verità qualcuno aveva proposto l’idea di cercare il petrolio in Libia. Fra questi sopra tutto il geologo friulano Ardito Desio, le cui idee vennero accantonate con fretta. Probabilmente perché poco convenienti per gli affari di qualche pezzo grosso della monarchia o del regime fascista, che prese il controllo del Paese negli anni ’20. Nel 1945 la Libia divenne indipendente, dopo secoli di invasioni straniere.
Da molti anni Gheddafi chiede all’Italia il risarcimento dei danni prodotti dal colonialismo. Danni che non ho ancora capito quali siano, con esattezza. Sicuramente gli italiani invasero il paese e non furono teneri con i locali. In particolare immagino che a ridosso della II Guerra Mondiale i fascisti abbiano combinato in Libia ciò che fecero anche qui in Italia ed in ogni altro luogo. Fatto sta che chi è stato da quelle parti mi garantisce che le uniche infrastrutture esistenti al momento della salita al potere di Gheddafi erano quelle costruite dagli italiani. Strade, scuole, ospedali, tutti costruiti dagli italiani. Questi sembrano in effetti danni terribili.
Gheddafi, ad ogni modo, vuole che costruiamo altro. Innanzitutto l’autostrada che porterà dalla Libia verso l’Egitto. Fino a qualche anno fa non aveva grandi strumenti per ottenere quanto chiedeva, ma le cose sono cambiate, e molto. L’Italia non è più un paese povero, ma rimane privo di risorse primarie. La Libia invece oggi sa di avere petrolio e gas. La Libia inoltre è la base di partenza di gran parte degli scafi che rovesciano sulle nostre coste frotte di immigrati clandestini. L’esperienza dell’Albania ci insegna che l’unico modo per arrestare questo flusso è controllare la costa di partenza, perché una volta entrati nelle nostre acque, gli immigrati clandestini devono essere per lo meno soccorsi ed accolti in centri appositi. Se invece non riuscissero a partire, il problema non si porrebbe.
L’inverno è alle porte, e l’Italia ha bisogno di gas. Una parte di questo arriva dall’Algeria, molto dalla Russia. I rapporti fra Russia e NATO, di cui l’Italia fa parte, sono molto tesi, a causa dell’espansionismo americano verso Est e della piccola guerra in Georgia. Medvedev e Putin si permettono il lusso di non essere troppo diplomatici. L’Europa protesta per l’intervento in Georgia, i russi rispondono ai nostri capi di stato “chiedete ai vostri cittadini se vogliono il nostro gas”. Insomma ci chiuderebbero i rubinetti senza pensieri. Basta che lo facciano per una settimana a gennaio, e dovremmo andare con le orecchie basse a supplicarli. Rifornirsi da più paesi riduce i rischi ed il potere contrattuale dei singoli fornitori. Dunque ci interessa accedere a gas e petrolio libici. Abbiamo ottimi motivi per volere ottenere un accordo solido con la Libia. Gheddafi chiede denaro. Noi ne abbiamo poco, ma ci tocca soddisfare le sue richieste. Gli daremo cinque miliardi di Euro. In cambio il colonnello ci promette privilegi nell’accesso a gas e petrolio, maggiore controllo sulle proprie coste e forse privilegi nell’accesso delle nostre imprese agli appalti per i lavori pubblici che verranno pagati coi nostri soldi. In pratica, noi gli diamo cinque miliardi e magari un paio di questi torneranno in Italia grazie alle nostre imprese. Intanto il Presidente Berlusconi si tiene in contatto con Putin e Medvedev per scongiurare guai sulla linea di rifornimento russa.
Capiamoci, non sto criticando la politica di Berlusconi. Che altro dovrebbe fare?
Giustizia vorrebbe che ci schierassimo in difesa della Georgia, ma ricordo che all’epoca del Kosovo il governo italiano, quello di “sinistra” retto da Dalema, partecipò all’attacco contro la Serbia. E lo fece attivamente, anche se questo si dimenticarono di dircelo.
O, ma in Kosovo era in atto uno sterminio, la pulizia etnica, crimini contro l’umanità. Anche in Bosnia. Anche a Srebrenica, quando i caschi blu europei si fecero da parte lasciando ai serbi tempo e modo di massacrare i civili musulmani.
La politica reale, quella che mira a sostenere gli interessi di un Paese, delle sue imprese e dei suoi cittadini, prescinde dalla giustizia e dai diritti umani. E’ un dato di fatto.
Ad ogni modo, non trovo nulla da ridire sulla condotta odierna di Berlusconi. L’unica cosa che mi infastidisce è il tentativo di indorare la pillola, di spacciare per un grande successo il fatto che stiamo cedendo molto su molti fronti a livello internazionale. Il nostro ruolo subordinato e la posizione di debolezza in cui siamo vanno riconosciuti e compresi, per lavorare e crescere.
Il Paese ha bisogno di buone notizie. Bene, allora facciamo in modo che ci siano buone notizie, non continuiamo ad inventarle raccontando bugie a noi stessi. L’Italia non può essere un paese di struzzi!

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