11 settembre

Dal 2001 questa data ha assunto un significato particolare. Per la prima volta nella storia gli Stati Uniti d’America hanno subito un attacco nel cuore del loro paese.
La distruzione dei due grattaceli del World Trade Center, simbolo del sistema finanziario mondiale che fa perno sugli USA, è stato uno schock che noi europei non possiamo comprendere. Forse perché fra noi ci sono molti che hanno passato alcuni anni sotto le bombe americane durante l’infanzia, forse perché la guerra l’abbiamo avuta in casa sempre, fino a poco tempo fa. La disgregazione della ex Jugoslavia ha fatto gridare i fucili ad appena quattro ore di auto dalle nostre case. Noi non ci sentiamo sicuri per un innato senso di instabilità. Le nostre culture sono impregnate di guerra.
Gli americani, al contrario, si sentivano inattaccabili. Sicuri. Dopo avere sterminato gli indigeni (indiani d’america), i nemici sono sempre stati oltre un oceano. I soldati americani sono morti in quasi tutto l’emisfero boreale, ma da molto tempo nessuno moriva sul suolo americano. Tanto meno civili. L’11 settembre 2001 l’attacco su un obiettivo civile: 2974 morti.
Da quel giorno molte cose sono cambiate. La macchina bellica americana si è messa nuovamente in moto. Sono stati aperti i cancelli ed i militari hanno colto l’occasione al volo, scaricando la loro furia sull’Afghanistan prima e sull’Iraq dopo.
L’attacco alle Twin Towers venne rivendicato da una formazione paramilitare chiamata Al Qaida, dedita ad atti di terrorismo a livello internazionale, capeggiata da un miliardario saudita: Osama bin Laden. Le origini di Al Qaida risalgono ai tempi dell’occupazione sovietica dell’Afghanistan. A dare man forte ai partigiani afghani corsero musulmani da tutto il mondo. L’Afghanistan è un paese dove la maggioranza della popolazione è di fede islamica. Il regime comunista imposto dai sovietici ovviamente propugnava l’ateismo di stato. Non si trattava dunque di una semplice invasione in uno stato sovrano, ma anche di un caso previsto in modo specifico dal Corano: il diritto dei musulmani di difendersi quando aggrediti a causa della loro fede. Il dovere di ogni musulmano di soccorrere i propri fratelli minacciati a causa della propria fede. Questo fa parte del jihad, in senso allargato. Noi europei non abbiamo per nulla le idee chiare in proposito. Alla lettera la parola “jihad” significa “sforzo” o comunque indica un grande impegno. In origine, nella Rivelazione originale del Corano, non venne usato con significati militari. Esisteva il diritto all’autodifesa, il dovere del soccorso ai propri fratelli, ma furono solo interpretazioni successive alla morte del Profeta Muhammad ad indicare una sorta di improbabile dovere di “guerra santa” di tipo aggressivo. L’epoca in cui questa interpretazione distorta venne elaborata fu quella, guarda caso, della grande espansione militare araba.
Finita la legittima resistenza contro i russi in Afghanistan, le organizzazioni che combatterono quella guerra non si sciolsero. Fra queste Al Qaida si riciclò come formazione internazionale con lo scopo di combattere contro gli “infedeli” in modo aggressivo. L’obiettivo di Al Qaida sembra essersi trasformato: non più difesa dei fratelli musulmani, ma attacco agli infedeli. Con l’appoggio del regime dei Taleban dell’Afghanistan, Al Qaida potè creare le proprie basi logistiche e campi di addestramento in quel paese. Lì sarebbe stato organizzato l’attacco alle Twin Towers.
Il piano era semplicemente folle, difficilmente realizzabile, complesso, ma in caso di riuscita avrebbe scosso alle fondamenta le coscienze del mondo. Molti hanno seri dubbi sul fatto che si sia trattato realmente di un attacco organizzato e condotto da Al Qaida, o per lo meno immaginano qualche collaborazione esterna al movimento. Certo è che riuscire a catturare due aerei di linea e pilotarli per centrare due palazzi non è per nulla semplice. Molti fra i migliori piloti sono tutt’ora increduli, ritenendo che non fosse possibile centrare con tanta precisione le due torri. Diversi tecnici hanno poi osservato che il crollo integrale dei due edifici era improbabile. Ricordo che all’epoca, in un video di rivendicazione, lo stesso Osama bin Laden si dichiarò entusiasta e stupito dall’effetto dei due aerei.
Dopo l’11 settembre 2001 le voci e le illazioni si moltiplicarono. L’opinione pubblica mondiale non è uniformemente schierata. Molti ritengono che l’attacco sia stato organizzato con la collaborazione dello stesso governo USA, in cerca di pretesti per lanciare una serie di campagne militari in Medio Oriente. Altri parlano di un coinvolgimento dei servizi segreti israeliani, giustificabile con la necessità di spostare la pressione militare araba lontano dalle frontiere di Israele. In questo senso l’intervento USA in Afghanistan ed Iraq sarebbe stato utile.
Probabilmente non sapremo mai come sono andate le cose. Ma a questo punto l’importante è prendere coscienza del fatto che si è messo in moto qualcosa di nuovo. Finita la Guerra Fredda, gli USA si sono lanciati nella “lotta al terrorismo”, con enormi sforzi militari e perdite rilevanti. Sono più di quattromila gli americani morti in Iraq. Non so quanti ne siano caduti in Afghanistan. Anche gli alleati, compresi gli italiani, hanno pagato il loro tributo di sangue all’Impero. Chiunque vinca le prossime elezioni presidenziali negli USA le cose non cambieranno molto. Gli Stati Uniti hanno creato un impero, hanno come obiettivo il dominio del mondo, ma sanno che gli sta sfuggendo di mano. La “pax americana” non regge, la crisi economica mina alle fondamenta il potere, la Cina cresce, la Russia ritorna ad alzare la testa. Le cose cambiano per restare simili a sempre.
Intanto i morti si accumulano, e la maggior parte di essi sono civili inermi, stritolati da forze enormi, concepite dalle menti fredde e spietate.

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