Caro Presidente Berlusconi

Stimato signor Presidente, oggi compie settantadue anni ed è obbligo e cortesia rivolgerLe i migliori auguri. Non concordo con Lei su moltissime cose, politicamente e caratterialmente sono consapevole di trovarmi agli antipodi rispetto a Lei, tuttavia non posso che dissociarmi dall’atteggiamento di molti altri, che invece di augurarLe un buon compleanno, hanno pensato di augurare all’Italia che Lei non arrivi a 73. Per quanto mi riguarda, spero che arrivi anche a 100, si figuri, per altro ha l’età dei miei genitori e mi riesce difficile immaginare che sia un’età avanzata.
Certo continuo a non essere daccordo con Lei, sulla politica interna, così come su quella estera. Trovo per altro che Lei abbia la tendenza a farsi prendere da facili entusiasmi e paghi tributo all’abitudine, dell’uomo abituato a costruire l’immagine delle proprie aziende con cura. L’Italia non è un’azienda, è un Paese, complesso e sopra tutto malandato. In Italia non è possibile prendere decisioni come si fa in un’azienda, perché non ci sono esuberi, non ci sono gerarchie riconosciute, sopra tutto perché i “dipendenti” sono in realtà gli azionisti. Un Paese è, mi duole dirlo, come una delle famigerate cooperative rosse: sono tutti padroni. Ce ne siamo accorti ogni volta che i sindacati si mettono di traverso, sa a cosa mi riferisco.
Tuttavia ribadisco il mio pensiero, Lei è stato eletto in regolari elezioni, secondo metodi e regole democratiche, gli italiani le hanno affidato la responsabilità di governare ed è ora suo dovere farlo finché non scadrà il suo mandato. Cinque anni sono pochi, per cambiare un Paese, e di questo non so se rallegrarmi o meno. Ne sono contento perché non ho la Sua visione dei cambiamenti necessari, quindi un’Italia come la vuole Lei non sarebbe l’Italia che voglio io. D’altro canto un paese ha bisogno di stabilità e tutti, me compreso, siamo stanchi di essere sballottati fra mille riforme e controriforme.
D’altro canto mi rendo conto di quali siano gli avversari con cui Lei si confronta. Una sinistra autentica ridotta all’orlo dell’estinzione, nostalgica e schiava dell’incapacità di proporre piuttosto che negare. Una sinistra in crisi d’identità che si mescola ad ampie fette del centro, con iniezioni imponenti di elementi di destra, il cui partito è in coma dalla nascita. Si confronta con un Partito Democratico che nessuno vede, forse nemmeno i suoi dirigenti. Gente che ha vent’anni meno di lei, ma sembra che ne abbia almeno dieci di più. Si cerca il dialogo, si nega il dialogo, si cambia idea. Vi state rincorrendo in una gara insensata, a chi grida più forte. Molto americana, sono convinto che a Lei e Veltroni piaccia molto. A me no, non mi piace.
Credo che l’Italia sia immensamente superiore, dal punto di vista morale e culturale, agli Stati Uniti. Noi non abbiamo da imparare oltre oceano. In Italia si vive bene e liberi, cosa rara nel resto del mondo.

Da avversario determinato e leale, mi consenta di rinnovarLe i migliori auguri per un buon compleanno.

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Una Risposta to “Caro Presidente Berlusconi”

  1. Simona Says:

    Non voglio esprimere giudizi di dissenso riguardo questa, per così dire, lettera indirizzata all’attuale presidente Silvio Berlusconi. Vorrei solo esprimere la mia opinione riguardo alcune riforme da lei attuate, caro presidente, che io stimo inutili, e alcune non attuate che reputo importanti per far sì che il nostro Paese raggiunga almeno lo stesso livello degli altri. Innanzi tutto sono contraria alla cancellazione dell’ICI, ossia la tassa sulla prima casa. E’ vero, il popolo italiano vuole meno tasse, ma sicuramente l’ICI è una tassa pagata da una piccola minoranza di persone che inoltre, possedendo la propria casa, non credo siano disagiate economicamente. Sono altre le tasse che noi italiani non vogliamo più pagare.
    Sicuramente, per la diminuzione delle tasse, bisogna attuare una lotta contro l’evasione fiscale. Non vogliamo solo chiacchiere ma fatti. In Italia circa il 25% della popolazione non si lamente di pagare troppe tasse perxhè non sa neanche cosa siano.
    Vogliamo inoltre una maggiore sicurezza, per le strade più uomini in divisa, vogliamo sentirci al sicuro, desideriamo che i nostri figli possano sentirsi al sicuro.
    Desideriamo maggiore lavoro, soprattutto noi abitanti del sud, perchè al contrario siamo costretti a lasciare le nostre famiglie, i nostri amici, i nostri conoscenti, per cercarlo altrove, al nord o in altri paesi.
    Sono tante le cose che potrei scrivere, ma adesso non ne ho la possibilità per mancanza di tempo. Al contrario di molti miei coetanei e conterranei, devo studiare. “L’ignoranza è una brutta bestia”, così si dice no?
    Cordiali saluti da Simona, da Napoli

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