Scuole ed università

Il Governo prepara una riforma nel campo dell’istruzione ed il popolo studentesco reagisce. Insegnanti, dirigenti, rettori, ricercatori insorgono.
Non è la prima volta che accade. Ogni riforma genera delle osservazioni e delle proteste, perché tutti noi siamo pronti a chiedere il cambiamento, ma troppo affezionati al sistema esistente per abbandonarlo. Dopo molti anni dall’ultima volta in cui ho posato i gomiti su un banco di scuola o dell’università ho cambiato punto di vista. Sono state proprio la scuola e l’università a farmelo cambiare.
Non conosco esattamente i provvedimenti previsti dalla riforma Gelmini, così come non li conoscono gran parte di coloro che manifestano, ma dalle informazioni raccolte mi pare di capire che si tratti di ridurre i costi e spostare l’equilibrio verso l’istruzione privata.
E’ una politica coerente con l’ideologia berlusconiana, dove il privato e l’impresa prevalgono sulla cosa pubblica. L’imprenditore è il perno della società ad ogni livello, dunque bisogna creare cittadini imprenditori o che accettino il ruolo dominante dell’oligarchia imprenditoriale, e bisogna trasformare in imprenditori tutti coloro che coordinano o dirigono qualcosa. Una politica disastrosa, se consideriamo che gli imprenditori sono interessati esclusivamente al guadagno e non all’interesse comune.
Tornando alla questione dell’istruzione, come al solito mi trovo a metà fra il Governo e chi protesta, quindi totalmente fuori da ogni “mazzo”. Sono confortato dal fatto che molti di coloro che hanno seguito il mio stesso percorso formativo, pur partendo da basi culturali ed ideologiche differenti, sono giunti alle mie stesse conclusioni.
La scuola e l’università hanno bisogno di essere cambiate. Sopra tutto l’università. Ma non come intende fare questo Governo. Il punto è che chi protesta, in particolare gli studenti, non si propone di cambiare, ma di conservare. Il movimento non sta proponendo una riforma dell’università, ma si oppone al suo mutamento.
Questi studenti che protestano non si rendono ancora conto dove sono finiti. L’università è uno dei maggiori centri di potere di tipo para-mafioso in Italia. Un mondo chiuso, con una casta dominante di baroni, che gestiscono tutto nel proprio interesse e lottano esclusivamente per acquisire e conservare potere. E’ un mondo feudale, dove il merito non conta nulla, ma in compenso è utile “leccare il culo” al professore. Chi protesta dovrebbe ricordare che alle lezioni i professori, strapagati, spesso non si presentano neppure, mandano ricercatori nella migliore delle ipotesi, o addirittura dei neo laureati, che sottopagati, o per nulla pagati, lavorano come matti nella speranza di guadagnare l’accesso alla stabilità.
Questi studenti che protestano sembrano ignorare che i professori universitari non timbrano il cartellino, possono arrivare nel loro ufficio alle 10 di mattina ed andarsene a mezzogiorno, percependo comunque uno stipendio da favola. Si rendono conto, gli studenti di oggi, che i concorsi dell’università sono i più chiacchierati in assoluto? Si mormora che ogni concorso abbia già il vincitore prima che venga pubblicato il bando. Mi piacerebbe ascoltare le telefonate ed i colloqui fra baroni prima di un concorso. Se la magistratura mettesse il naso nelle università italiane sono convinto che scoprirebbe una realtà molto interessante.
Che inizino ad aprire gli occhi, e le orecchie, gli studenti. Oggi stanno protestando per aiutare i baroni ed i loro vassalli a mantenere privilegi e potere, che useranno per sfruttarli ed umiliarli, mandando sempre più a picco il mondo della ricerca. Se la gente fugge dall’Italia non è solo a causa della mancanza di fondi, ma perché in Italia chi vale non trova spazio, a meno che non sia servile, non accetti umiliazioni inaudite. Dentro le università hanno trovato posto persone che non valgono nemmeno un quarto di quanto sarebbe richiesto. Ci sono parassiti che scaldano le sedie, gente che non riesce a pubblicare fuori dall’Italia nemmeno una volta ogni dieci anni!
Allora chi ha una vera passione per la ricerca fugge all’esterno e cerca strutture dove il merito conta più delle amicizie e del favore dei baroni. Quando tornano, i profughi cantilenano solo lamentele sui fondi. Se dicessero tutta la verità verrebbero esclusi dal sistema che regge l’università italiana. La mafia uccide, l’università li butta fuori e chiude la porta. Per un ricercatore è più o meno come morire.
Io credo che in questo momento gli studenti debbano elaborare una proposta di cambiamento dell’università, o per lo meno stimolarla. Non devono alleandosi con i potenti feudatari che li sfruttano, ma cancellare un sistema ormai devastato. E’ il momento di cambiare e di essere parte attiva nel cambiamento. Bisogna cessare di conservare il passato ed il presente. E’ giunta l’ora che i giovani diano una spallata al sistema che li stritola e ne compromette il futuro, perché il Paese ha bisogno dei loro cervelli, non del potere dei baroni. Una riforma è necessaria per il futuro dei ragazzi di oggi, perché non debbano subire le umiliazioni e le inguistizie toccate a chi li ha preceduti.

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