Beppino non è solo

Parlo di Beppino Englaro, il padre di Eluana, la ragazza che entrò in coma irreversibile sedici anni fa, senza alcuna speranza di tornare alla vita come noi tutti la conosciamo. Quest’uomo da anni lotta per potere dare alla propria figlia una fine dignitosa, così come è diritto di ogni persona. Eluana Englaro probabilmente non avrebbe mai potuto immaginare quale sorte le sarebbe toccata, ma la Magistratura ha riconosciuto il fatto che avesse espresso chiaramente la volontà di non dovere subire una lunga agonia, come le è invece toccata.
L’Italia, paese ancora profondamente cattolico, si è spaccata. Chi ha sostenuto la lotta di Beppino Englaro, per fare cessare l’alimentazione artificiale che tiene in vita Eluana. Chi ha stabilito che farlo sarebbe un omicidio, esattamente come sparare ad una ragazza viva e vegeta che sta andando al lavoro, o ad una festa. Se non fosse finita in coma quella ragazza probabilmente oggi avrebbe una famiglia, dei figli, un lavoro. Quella che chiamiamo vita. Invece è inchiodata ad un letto. Il suo cervello ha subito danni tali che non è più in grado di fare funzionare il corpo se non per le sue funzioni di base. Il cervello è spento, i muscoli non funzionano. Nessuno può sapere se Eluana sia totalmente e veramente insensibile al mondo esterno, ma l’elettroencefalogramma non dà segni in tal senso.
I cattolici sostengono che la vita è sacra. La vita in senso biologico, il funzionamento delle cellule evidentemente. Qualcosa che dovrebbe passare in secondo piano per qualunque cristiano. Le suore che custodiscono ora il corpo inanimato di Eluana Englaro chiedono di potersela tenere, perché loro “sentono” che vuole vivere. Come fosse loro. Come se la vita di qualcuno potesse essere posseduta da qualcun altro. Ma sopra tutto, come se la loro presunzione potesse diventare legge morale e civile per tutti. La loro scelta di vita merita rispetto, ma che a loro volta rispettino quella degli altri.
Ma non tutti i cristiani la pensano allo stesso modo. Sarebbe ingiusto sostenere il contrario. Ed oggi ne ho avuto una lampante prova.
Questa mattina la radiosveglia mi ha dato il buongiorno con il programma domenicale “Culto Evangelico”, trasmesso dalla RAI alle 7:30 in collaborazione con la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Nel corso del programma, che ascolto con interesse quando mi capita (per altro è a loro che affido il mio 8 per mille, per simpatia), mi stupisce una sorta di comunicato di un sacerdote. Il pastore Domenico Maselli, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, ha dichiarato che “La decisione della Corte di cassazione sul caso Eluana Englaro va nella direzione della tutela della volontà personale di ciascuno: è un atto di giustizia e civiltà che finalmente risponde anche all’amore dei genitori per i propri figli”. Rimango stupito. Ma il pastore Maselli va oltre. Così vado a cercare traccia del suo intervento e ne trovo una trascrizione sul sito ufficiale della FCEI.
“Siamo colpiti da come per 16 anni si è potuti insistere ad ignorare la volontà chiaramente espressa da Eluana, e come alcuni credenti possano affidarsi più volentieri ad una macchina che all’azione del Signore, il quale è sempre pronto ad accogliere i suoi figli. Come cristiani siamo convinti che la lunghezza della vita non debba essere decisa da noi e, soprattutto, che dobbiamo realizzare la promessa di Gesù: avere vita in abbondanza. Pensiamo forse che il Padre celeste ci offra dopo la morte una vita peggiore di quella dataci dalla macchina? Teniamo ad esprimere la nostra vicinanza e rinnoviamo le nostre preghiere per la famiglia Englaro che affronta un altro momento eccezionalmente difficile e doloroso.” (Vedi il sito qui oppure ascolta il programma radiofonico qui).
E’ ovvio che stiamo parlando di quel tipo di pensiero cristiano che per i cattolici è profondamente eretico. E’ un cristianesimo diverso, particolare, un modo di interpretare la fede che in passato è costato il rogo a chi lo professava. Eppure stiamo parlando sempre di cristiani, che guardano allo stesso Gesù, allo stesso Dio fatto Uomo che ha sacrificato la propria vita per l’umanità intera, tentando di insegnarci cosa significa amare veramente.
Spero sinceramente che questa vicenda, e molte altre simili, si concluda presto. Fuarce Bepin, che tu rivarâs a libarâ la to frute cun il to ben e la to fuarce.

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