Natale

E’ quasi finita. Lo slancio consumistico si sta per esaurire, nonostante i piagnistei di crisi. E’ diventato quasi banale dire che “non c’è più il senso del Natale”. Lo dicono tutti, persino i commercianti, che se non incassano extra in questi giorni impazziscono di terrore di fronte allo spettro della povertà. Lo ripete la gente con le borse coloratissime (prevalente il rosso natalizio e l’oro) mentre schizza impazzita a destra e manca per trovare i regali d’obbligo.
Pare che io sia una specie di Ebenezer Scrooge, ricordate il racconto di Charles Dickens “A Christmas Carol”?
Sarò arido e taccagno, ma un significato non materiale al Natale lo so dare. E poi, sinceramente, a me Natale piace sul serio.
Natale è un giorno che racchiude in sé la celebrazione di grandi eventi e misteri, sia per i cristiani che per gli altri. I giorni più corti dell’anno boreale, quando nell’emisfero settentrionale (quello che “conta” nella storia scritta dai suoi abitanti) si inizia a temere che il Sole se ne voglia andare per sempre, togliendo luce e vita alla Terra. Ma, come per miracolo, ecco che ci ripensa, e le giornate tornano ad allungarsi. Passeranno ancora lunghi mesi gelidi ed umidi, ma alla fine il Sole convincerà l’erba ed i fiori a ricoprire la terra. Se ne sono accorti persino a Sud, in Africa e nel Vicino Oriente. La rinascita del Sole, la sconfitta delle tenebre, la nascita del Messia di Israele, o il Cristo, Colui che si fa uomo per soccorrere l’umanità. E’ sempre e comunque una celebrazione della luce contro le tenebre, del caldo contro il freddo, del bene contro il male.
I regali vanno bene, a complemento di questa celebrazione. Ma un regalo potrebbe essere anche dare 100€ ad un’organizzazione che si occupa di portare medicine alle popolazioni che crepano di fame, quelli che muoiono per consentirci di essere ricchi e di avere come gravissimo problema un Prodotto Interno Lordo che ci impedisce di cambiare un cellulare all’anno. Eh si, facile a dirsi, dare 100€ in “beneficenza” quando c’è la crisi.
Mi sono fermato a guardare i conti di coloro che arrivavano alla cassa insieme a me ieri pomeriggio. Conti da 200€, fino a 500€.
Allora il problema è un altro. I regali si fanno per fare bella figura, con gli altri. Convenzione sociale, che centra poco o nulla con il Natale, se siete cristiani, o con la festa del Sole, se siete aderenti a qualche confessione neopagana.
In verità mi sembra di potere dire che ho visto adorare l’idolo d’oro, quello che la Bibbia suggerisce di gettare via. Quindi dovremmo tutti essere splendidamente pagani!

Sia chiaro, so che in questo momento il qualunquista sono io. Quelli che hanno ragione sono gli altri. Inoltre non ho versato 100€ a nessuna organizzazione che soccorre i poveri in Africa od altrove. Forse sono stato un bravo cittadino normale. Ho i miei pacchetti, so dove cenerò alla vigilia, so dove pranzerò a Natale, so che mi farà male alla salute ma lo faccio lo stesso. So che col fegato imbufalito e la ciccia che scoppia sarò furibondo con me stesso per un bel pezzo, ma questo non cambierà di una virgola il programma.

Sono stato bravo? Bon Nadâl a duc’.

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2 Risposte to “Natale”

  1. Chiara Says:

    Hai fatto un quadro abbastanza veritiero della situazione… Io sono atea, quindi per me un significato religioso non c’è, però vedere la gente che compra regali solo per sdebitarsi di quelli ricevuti, scoprire che le chiese non sono poi così piene nonostante le persone si professino credenti e praticanti, non è bello. Al di là dello spirito religioso, sembra che quest’anno io non senta proprio lo spirito natalizio… sai, quell’atmsfera dolce da giorno speciale, quel profumo nell’aria di evento che si verifica solo una volta all’anno. Forse non si sarà perso lo spirito, magari sono io che non l’ho sentito quest’anno, ma questo finora è un triste Natale.

    Ciao
    Chiara

  2. bepoglace Says:

    Beh, ti dirò, quest’anno il Natale l’ho trovato abbastanza soddisfacente. Forse perché avevo poche aspettative, in un anno bisestile che non è stato un granché.
    Le chiese non le frequento quando ci sono altre persone, per cui non ti so dire se fossero piene o meno. In genere ci entro quando sono deserte (raro però trovarle aperte), perché è l’unico posto dove ancora oggi nessuno ti rompe le scatole. Anche chi, come me, non è cattolico, può trovare lo spazio per staccarsi dal mondo materiale. In fondo è la funzione del tempio e poco importa (a me) quale dottrina seguano gli usuali frequentatori di quei luoghi.
    Temo che l’umana propensione per l’immagine, per il tangibile che offusca lo spirituale, sia incurabile. In fondo non fu un discepolo di Gesù a volere “toccar con mano”? (Giovanni 20:25) E’ un cruccio di molte dottrine religiose e di molte correnti del pensiero umano, quello di riuscire ad abbandonare l’attenzione (ossessione) per il corpo ed il materiale. Il nostro Natale ne soffre.

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