Quando meno te l’aspetti

Arthur Lantschner aveva 51 anni. Stava sciando sulle piste di Obereggen, in SudTirol, insieme a sua figlia. Il giorno di Natale, mentre si godeva il bel tempo sulla neve è stato centrato da un altro sciatore, che non si è premurato di fermarsi a verificare come stesse l’investito. E’ fuggito.
Arthur Lantschner è stato trasportato all’ospedale, ma non lo hanno potuto salvare. E’ morto, per un incidente sulle piste da sci. Del suo assassino (non credo esista altro termine per definirlo) nessuna traccia. La figlia adolescente della vittima l’ha visto, ne ha dato una sommaria descrizione. Ma si sa che vestiti da sci siamo tutti poco riconoscibili. Inoltre la ragazzina ha visto travolgere ed uccidere suo padre, non possiamo pretendere che sia in condizioni tali da potere fornire elementi dettagliati in questo momento.
Per quanto ci si illuda che sia possibile avere salva indefinitamente la vita, grazie a misure “di sicurezza”, quando meno te l’aspetti puoi finire la corsa. Può accadere sulle piste da sci, oppure cadendo dalle scale di casa. Ho visto morire gente di poco più di vent’anni in un letto d’ospedale, così come sulla strada. Ho sentito raccontare di persone che hanno fatto inversione in autostrada, o di chi è stato centrato da una pietra lanciata da degli imbecilli da un cavalcavia. Qualcuno si è beccato una pallottola vagante, sparata da un cacciatore o da un killer. C’è chi è annegato in mezzo metro d’acqua e chi è stato stroncato da un infarto dopo una vita di diete e sport.
Quello che ci sconcerta è la sensazione di essere comunque indifesi, oppure mai totalmente sicuri. Chi pratica attività lavorative o di svago rischiose lo sa bene, cosa significhi esporsi a dei pericoli. Ma anche per me, che pure fra montagna e mare qualche volta la pelle l’ho rischiata, fa impressione immaginare che qualcuno sia stato ucciso sulle piste da sci, in un impatto con un altro sciatore. Sembra assurdo, che uno dei due muoia e l’altro fugga. Eppure ci vuole poco. Non so come siano andate le cose in questo caso, ma so che un colpo ben assestato con una gamba, all’addome di un uomo, può provocare tali lesioni da portare alla morte, mentre la gamba potrebbe non riportare alcun danno. Sugli sci non è difficile superare i 30 – 40 km/h. Il casco obbligatorio! Ci vuole il casco per tutti! Gridano oggi i soliti intelligenti. Certo, il casco aiuta a proteggere il cranio. Ma non la schiena. Per fortuna oggi vendono delle belle protezioni dorsali, simili a quelle che indossano i motociclisti. Le trovo molto utili, perché una schiena rotta porta alla paralisi degli arti inferiori. Gli scarponi da sci moderni sono rigidi e proteggono le caviglie. Per le ginocchia l’unica protezione restano i muscoli delle gambe, che se ben allenati fanno miracoli. O meglio, fanno ciò per cui sono stati costruiti. Potremmo anche sciare con una corazza addosso, una protezione come quella delle unità anti sommossa delle varie forze di polizia. L’idea di sciare equipaggiato come uno dei guerrieri del film “L’Ultimo Samurai” non mi dispiacerebbe. Ho iniziato a sciare quando avevo undici anni; più di qualche volta me la sono vista brutta, per cadute in tratti ripidi che mi hanno portato a tutta velocità verso massi od alberi, oppure per impatti con altri sciatori. La protezione la adotterei volentieri. Ma non sarei ancora sicuro al 100%.
Credo che una soluzione intelligente sarebbe quella di adottare misure di protezione individuale, sia passive (corazza) che attive (comportamento ed allenamento). Ma in fin dei conti resteremo sempre esposti al rischio di incontrare qualcuno che non è attento come noi. L’imbecille che viene giù convinto di essere su una pista da gara, che scende a 60 km/h dove è pieno di gente, che fa le proprie traiettorie tranquillamente, senza potere sapere se alle spalle arriva un bolide, o chi c’è dietro un dosso. Così come su strada non potremo mai sapere se il camion che stiamo affiancando continuerà dritto oppure, all’improvviso, deciderà di sbandare e schiacciarci. Non lo sapremo mai. Ma almeno una certezza ce l’habbiamo, prima o poi toccherà passare, andare avanti. Indipendentemente dalle nostre convinzioni, sul cosa ci sarà dopo, ce ne dovremo andare.
L’importante è usare il cervello, e non renderci responsabili della dipartita di qualche poveretto che ha la sola colpa di essere sfortunato.
Spero che chi ha ucciso Arthur Lantschner abbia il coraggio di costituirsi ai Carabinieri. Dovrebbe farlo innanzitutto per rispetto verso sé stesso, se ne ha ancora, ovviamente.

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