Gaza

E’ tutto troppo chiaro e rallentato, oltre che doloroso. Nel territorio di Gaza si combatte l’ennesima piccola guerra fra Israele ed i palestinesi. Tutto è iniziato con i lanci di razzi dal confine della striscia di Gaza, verso i centri abitati israeliani. I razzi usati dai miliziani di Hamas non sono più così inefficienti come i vecchi Qassam. I nuovi razzi usati da Hamas hanno gittata maggiore a quanto pare. Lo scopo dei lanci è chiaramente quello di colpire i civili israeliani, creare un clima di insicurezza all’interno di Israele. Oggi questa strategia si chiama “terrorismo”, anche se è identica a quella adottata dall’aviazione degli USA durante la II Guerra Mondiale contro le nostre città. A pagare sono comunque sempre i civili.
La risposta di Israele non si è fatta attendere. Ovviamente le forze armate israeliane devono garantire la sicurezza dei propri cittadini, bloccando il lancio dei razzi da Gaza. L’unico modo per farlo, date le caratteristiche dei razzi, è quello di controllare militarmente una fascia di sicurezza entro il territorio palestinese ed impedire i rifornimenti di armi. Queste ultime, secondo i servizi di informazione israeliani, transitano attraverso dei tunnel scavati sotto il confine fra Egitto e striscia di Gaza, provenienti dall’Iran o dalla Siria, che sponsorizzano Hamas nei territori palestinesi così come Hezbollah in Libano.
Il problema è che il territorio di Gaza è abitato e l’offensiva israeliana deve colpire in zone densamente popolate da civili. Inoltre i servizi di Israele indicano come basi logistiche di Hamas alcune strutture civili, che sono pertanto obiettivi militari. La fanteria del Tsahal (le forze armate israeliane) ha colpito una scuola gestita dalle Nazioni Unite, perché sarebbe stata una postazione per i mortai dei miliziani di Hamas, da cui tenevano sotto tiro alcune unità israeliane. Sono ovviamente morti dei civili. Quello che colpisce in questa piccola guerra è il numero di bambini uccisi o feriti.
Una guerra non è mai bella, solo un imbecille potrebbe dire il contrario, ma da che mondo è mondo una guerra si combatte fra guerrieri. Le guerre moderne non sono così, più passa il tempo e più sono coinvolti i civili. Non si tratta di “danni collaterali”, ma di strategie e tattiche precise. Colpire i civili per creare terrore, scompaginare il fronte interno, usare i civili come scudo, sono metodi comuni. E gli eserciti se ne fregano se davanti al puntamento delle loro armi ci sono bambini invece che soldati. Tirano lo stesso.
La situazione a Gaza è complicata. A parte la manovalanza militare, che sia da parte di Hamas che da parte israeliana non ha il controllo né coscienza del quadro globale in cui si combatte, persino per chi guarda da fuori le cose sono poco chiare. E’ ovvio che a lanciare i razzi sono palestinesi che fanno riferimento al movimento di Hamas, un partito palestinese che non accetta il diritto all’esistenza di Israele, e vuole ributtare a mare gli israeliani. E’ quasi chiaro che le armi vengano fornite ai miliziani da Siria ed Iran, due potenze regionali di grande importanza, che continuano a rifornire di armi diversi gruppi allo scopo di destabilizzare il Medio Oriente. La scusa è sempre la stessa: la religione. Ma sono evidentemente fandonie. Il punto è che se il Libano potesse svilupparsi in pace e la Palestina divenisse un normale stato democratico in pace con Israele, lo sviluppo di Libano, Israele e forse della Palestina sarebbero tali da togliere il primato politico, militare ed economico a Siria ed Iran. Questi due paesi non possono permettere la pace, perché questa porterebbe una grossa parte del Medio Oriente verso una politica a loro contraria. La guerra invece gli è favorevole. A Siria ed Iran non importa che Hamas od Hezbollah vincano, in effetti a loro interessa che le guerre continuino indefinitamente, indebolendo i paesi arabi non petroliferi, quelli che avrebbero i migliori contatti con l’Europa. Così noi europei saremo costretti a continuare a fare affari con i siriani e gli iraniani, stando alla larga da altri paesi. Nulla a che vedere con la fede. Quella gente laggiù sta morendo per interessi meramente economici e politici, come sempre è accaduto nella storia. Mica penserete che Agamennone abbia dichiarato guerra a Troia per l’onore del suo inetto fratellino, vero?
L’Europa intanto guarda, squittisce dandosi le arie della “potenza” che non è. Non ha modo di intervenire, né presso Israele, né tanto meno presso Hamas. Non abbiamo nulla da offrire. Non possiamo tagliare loro i rifornimenti, perché le armi le ricevono gli uni dagli USA, gli altri da Siria ed Iran. Alzare la voce? Temo che a Tel Aviv nessuno alzerebbe neppure la testa per ascoltare noi europei, ed a Gaza men che meno. Gli ordini arrivano da Damasco e da Teheran, le motivazioni politiche sono fortissime, la nostra forza è ridicola al confronto. Intanto, sul campo, continuano ad ammazzarsi in nome di Dio e della terra promessa.

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