K2, il prezzo della conquista

K2, il prezzo della conquista

K2, il prezzo della conquista

Il 31 luglio 1954 due alpinisti italiani, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, raggiunsero la vetta del Chogori, noto agli europei come K2, a 8611 metri di quota. Il K2 è ancora oggi chiamato “la montagna degli italiani”, per il ruolo che le spedizioni italiane ebbero nella sua scoperta, studio ed ascensione.
La “vittoria” italiana sul K2 è stata offuscata da lunghe polemiche, sopra tutto dal così detto “caso Bonatti”. Per cinquant’anni uno dei protagonisti di quei giorni, Lino Lacedelli, ha taciuto o si è limitato a sottoscrivere racconti fatti da altri, mentre Walter Bonatti si batteva in pubblico e nei tribunali per difendere la propria rispettabilità e per tentare di portare alla luce una verità scomoda su quella salita. Nel 2004, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’ascensione, Lino Lacedelli finalmente parla, di fronte al giornalista Giovanni Cenacchi. Da quell’intervista nasce un libro, che illumina la vicenda in modo del tutto nuovo. Edito da Mondadori – K2, il prezzo della conquista – è un documento essenziale per gli appassionati, ma anche un definitivo riconoscimento, da parte di un vero alpinista, dei meriti di chi si sacrificò per mandare in vetta due uomini, che rappresentavano un intero paese ed i suoi alpinisti.
Il libro scorre, le parole di Lacedelli sono chiare, come sanno essere quelle di un uomo di montagna. Se l’è tenute dentro per cinquant’anni, fra timori e sensi di colpa, col solo desiderio di stare fuori dalle polemiche, di sottrarsi alla luce dei riflettori, vivere in pace nella sua Anpezo (Cortina d’Ampezzo) e fra le sue montagne. Emerge un carattere schivo, forse troppo timoroso nei rapporti con un mondo mediatico che poco si addice ad un montanaro. Ma nel 2001 morì Ardito Desio, il capospedizione del 1954, e con la sua scomparsa cessò forse un senso di “dovere” che aveva legato per tanti anni Lino Lacedelli e gli aveva tappato la bocca, lasciando nell’intimo della sua anima i dubbi, i sensi di colpa, il risentimento. Nel 2004 Lacedelli, finalmente, lascia la sua testimonianza nella storia dell’alpinismo mondiale.
Chi conosce la montagna poteva già intuire molte delle cose raccontate da Lacedelli. Personalmente ho trovato nelle sue parole la conferma a sospetti, che erano nati dalla lettura della relazione ufficiale della spedizione e del libretto scritto sulla base dei racconti di Achille Compagnoni, l’altro uomo della vetta.
Emerge un quadro di incomprensione fra alpinisti e capo spedizione, di scorrettezze e favoritismi, che alla fine lascia l’amaro in bocca, ma in cui i veri alpinisti, di cui Lacedelli è sicuramente un rappresentante, sono chiaramente vittime ed eroi allo stesso tempo. Leggere le parole di un alpinista, partito come “gregario” e giunto in vetta quasi per caso, la storia dei sacrifici e dello sforzo corale compiuto da quegli uomini sullo Sperone degli Abruzzi è commovente e desta un’ammirazione più grande di quella di cui gli alpinisti della spedizione italiana al K2 hanno goduto nei cinquant’anni passati, in silenzio.

NdA: il 20 novembre 2009 Lino Lacedelli è morto, portando con sè la memoria di quei giorni sul K2

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Una Risposta to “K2, il prezzo della conquista”

  1. mattia donati Says:

    E Lacedelli è solo vittima quindi? A me non è chiara nemmeno la faccenda della ripetizione dela via Bonatti sul Capucin…

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