Gaza: la storia continua

La notizia di oggi è che colpi di artiglieria israeliani avrebbero centrato l’edificio dove ha sede l’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East). Dunque la bandiera delle Nazioni Unite non è scudo sufficiente in questo conflitto. Colpito anche un ospedale, nei giorni scorsi sono state colpite scuole, fra cui anche quelle della stessa UNRWA. La storia ci insegna che noi tutti, intendo gli abitanti del mondo che non sono né ebrei israeliti né arabi palestinesi cristiani o musulmani, contiamo nulla. Le Nazioni Unite hanno subito le più cocenti sconfitte in Palestina, fin dalla loro nascita, e continuano a subire ogni sorta di umiliazione. Indirettamente, noi tutti siamo umiliati ed offesi, sia dagli israeliani che dai palestinesi, che almeno in questo vanno perfettamente daccordo.

L’esistenza dell’UNRWA è il simbolo più alto dell’interesse mondiale nei confronti del dramma che si consuma da mezzo secolo in quelle terre maledette.
Ma che cos’è quest’agenzia? Si tratta di un’istituzione delle Nazioni Unite che ha iniziato ad operare nel 1950, con lo scopo di assistere i rifugiati palestinesi. Ricordiamo che dopo la II Guerra Mondiale, al termine di un lungo periodo di colonizzazione da parte di ebrei provenienti da tutto il mondo, le neonate Nazioni Unite stabilirono con la risoluzione 181 (29 novembre 1947) la nascita di uno stato ebraico e di uno arabo separati in Palestina, con controllo internazionale sulla città di Gerusalemme, dopo il 15 maggio 1948, data di ritiro delle truppe inglesi e di cessazione del mandato britannico iniziato al termine della I Guerra Mondiale. L’opposizione araba alla colonizzazione era iniziata già da lungo tempo. La data di scadenza del mandato britannico in Palestina venne preceduta da episodi di guerra civile, che culminarono con la dichiarazione unilaterale di indipendenza dello stato ebraico, avvenuta il 14 maggio 1948, un giorno prima dell’entrata in vigore della risoluzione delle Nazioni Unite.
In quel tempo nel neonato stato di Israele agivano diverse forze. Gli israeliani moderati si riconoscevano nella Jewish Agency for Palestine, create appositamente per favorire l’emigrazione degli ebrei, dispersi per quasi venti secoli, nelle terre di origine. Una minoranza di coloni ebrei tuttavia rifiutavano le posizioni moderate dell’Agenzia e si riunivano in organizzazioni estremiste come l’Irgun Zvai Leumi (Organizzazione Nazionale Militare) o la così detta Banda Stern (Lohamei Herut Israel – Combattenti per la Libertà d’Israele). Queste organizzazioni rifiutarono la Risoluzione 181.
L’inizio dell’esodo palestinese, per quanto si sia trattato di un processo lungo e spesso sospettato di appartenere ad una pianificata pulizia etnica da parte degli israeliani, può essere marcato con la data del 9 aprile 1948, quando avvenne il famoso massacro di Deir Yassin, durante il quale miliziani israeliani uccisero più di cento palestinesi, fra cui donne e bambini. La notizia del massacro e quella di violenze (mai verificate) ai danni della popolazione araba dettero inizio alla fuga degli arabi palestinesi dai loro villaggi. La situazione peggiorò alla fine della Guerra di Indipendenza israeliana. Il 15 maggio 1948 infatti il territorio israeliano venne attaccato da libanesi, siriani, egiziani, transgiordani e da formazioni di volontari provenienti da altri stati arabi e musulmani. La guerra terminò fra la primavera e l’estate del 1949 e determinò la fuga di 726.000 profughi palestinesi. Da qui la necessità di dare assistenza e trovare una nuova sistemazione ai rifugiati palestinesi.
Oggi l’UNRWA opera anche all’interno dei territori palestinesi definiti indipendenti, fornendo assistenza medica, rifornimenti di medicinali e cibo, creando e gestendo scuole.
Colpire la sede dell’UNRWA può essere stato un errore balistico, o forse un errore tattico dovuto a qualche comandante eccessivamente “coinvolto” nell’operazione, può anche darsi che per l’ennesima volta i miliziani di Hamas abbiano fatto in modo di trasformare quell’edificio in un bersaglio per gli israeliani. Non sarebbe la prima volta che i miliziani palestinesi provocano gli israeliani per costringerli a colpire obiettivi di interesse internazionale. Lo fecero verosimilmente in occasione del famoso assedio alla chiesa della Natività, quando gli israeliani aprirono il fuoco su uno dei luoghi più sacri per i cristiani, dove si erano asserragliati palestinesi armati.
Possono essere accadute molte cose, ma sta di fatto che sia Hamas che le forze armate di Israele non hanno alcun rispetto per le Nazioni Unite, per tutte le altre nazioni del mondo, e con il loro comportamento non fanno altro che continuare ad insultarci ed umiliarci, ogni giorno che passa. Credo che questo sia un motivo in più per intervenire in modo fermo nelle vicende del Medio Oriente. Inizio a credere che sarà necessario usare l’unica lingua compresa dalle due parti in lotta: la forza. Che Dio non voglia.

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