Obama, nuova epoca?

Ne dubito.
Il mio entusiasmo riguardo al nuovo Presidente degli United States of America è tiepido. Sono scettico e, per quanto mi riguarda, mi stacco da tutti i nostri politici dichiarando “Obama non è come noi”. Non che amassi Bush. Ma le cose che mi interessano non cambieranno. E poi, sinceramente, mi infastidisce questa sudditanza così sfacciata verso un paese straniero.
Non voglio fare classifiche, né giudicare in questa sede l’attuale ordine mondiale, ma esistono dei dati di fatto ben chiari, una struttura entro cui Obama, come qualunque altro Presidente USA, si può muovere.
Gli USA sono la prima potenza militare mondiale ed hanno creato nel XX secolo un impero planetario. Il controllo politico ed economico degli USA su gran parte dei paesi sviluppati del pianeta è chiaro. E’ stato conquistato con la forza durante la II Guerra Mondiale, rafforzato durante la così detta Guerra Fredda, consolidato attraverso il controllo economico. Considerate per esempio il fatto che la valutazione mondiale del petrolio, la prima fonte energetica mondiale, è in dollari americani. Gli USA per inciso sono un produttore importante, ma decisamente minoritario. Sono un consumatore importante, ma minoritario. Il mondo guarda tutt’ora alla borsa di New York come la piazza d’affari più importante del mondo. Le forze armate degli USA hanno basi in metà del pianeta e sono presenti in modo più o meno “formale” su tre quarti del pianeta. I così detti “consiglieri militari” statunitensi sono stati e sono presenti in ogni teatro di scontro, compresi quelli più piccoli.
Gli USA hanno assunto il ruolo di “gendarme del mondo”. Ritengono loro dovere e diritto intervenire in ogni paese a fronte di qualunque situazione. Sponsorizzano regimi politici di ogni genere, innescano e finanziano guerre, si propongono come risolutori di conflitti. Difficile dire quale evento politico, economico e militare al mondo sia fuori dalla sfera di influenza degli USA. Probabilmente pochissimi.
Questo impero economico e militare inizia a vacillare. Perché i dirigenti USA degli ultimi vent’anni sono stati poco attenti al cambiamento, perché si sono fatti cavare la terra sotto i piedi, perché hanno permesso al sistema delle lobby di governare realmente il loro Paese ed il mondo intero. I manager non sono dei, e l’hanno dimostrato, le aziende non sono capaci di comprendere rapidamente i cambiamenti e reagire. Gli imprenditori americani sono stati rozzi, come alcuni dei loro politici, grossolani e ciechi. Così non si sono resi conto dei poteri economici emergenti, che non potevano controllare in modo efficace.
Oggi parliamo della Cina, che è probabilmente la prima potenza economica mondiale. Ha sfilato la sedia sotto il sedere agli americani semplicemente perché i cinesi non erano parte dell’impero, hanno lentamente trasformato il comunismo in un capitalismo consumistico con interessanti forme sociali preindustriali. Noi europei vent’anni fa dicevamo fiduciosi “La Cina è un enorme mercato che si aprirà con la fine della Guerra Fredda”. Convinti, da autentici idioti, che i cinesi non fossero in grado di produrre, ma solo di acquistare. Anche gli americani ci hanno creduto. Hanno creduto che i cinesi sarebbero rimasti per sempre una massa di contadini ignoranti che si dimenano fra risaie e bufali. Eppure molte aziende americane hanno spostato la produzione in Asia, in paesi comunisti o quasi-ex comunisti. La Nike produce in Viet Nam ed in Cina, per esempio.
Le cose stanno in questo modo. Gli USA hanno un impero, non intendono mollare la presa, ma devono confrontarsi con un mondo che è cambiato. Un politico grossolano come Geroge W. Bush avrebbe usato solo la forza militare, rendendo tutto più facile ai suoi avversari. Sicuramente una persona intelligente come Barak Hussein Obama userà prevalentemente l’economia, la diplomazia ed altri mezzi non fisici per tenere in pugno il mondo, ma dovrà comunque farlo, perché da questo controllo dipende il mantenimento del benessere e dello stile di vita americano.
E’ a capo di un Impero e lo deve reggere. Lo farà in modo diverso dai Bush, questo è quasi sicuro. Sarà suggestivo il fatto che sia un afro-americano, ma non mi incanta. Il colore della pelle di un uomo per me non ha alcun significato, non più del colore dei suoi occhi, giudicherò gli atti, della superficie, della pelle, delle apparenze, me ne frego.

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