Memoria

Il 27 gennaio 1945 i soldati della LX Armata sovietica del Primo Fronte Ucraino entrarono nel complesso di lager di Auschwitz. Fu la “scoperta” della macchina di sterminio inventata dai nazisti tedeschi, che macinò centinaia di migliaia di vite. Oggi, il 27 gennaio di ogni anno, tentiamo di fissare la conoscenza e la memoria di quell’orrore, per tentare di convincere l’umanità a non ripeterlo.
Eppure la memoria ha dei difetti. Innanzitutto quello del revisionismo. Esistono storici che vogliono in ogni modo dimostrare la falsità di quanto sappiamo riguardo allo sterminio nei lager nazisti. Ci si appiglia a dettagli insignificanti. Il dato di fatto è che milioni di persone sono svanite nel nulla. Entrate nei campi, mai uscite. Uccisi con fame e fatica, uccisi col gas Zyklon B, uccisi a bastonate, sottoposti ad esperimenti medici letali. E’ indifferente. I nazisti rastrellarono ed internarono centinaia di migliaia di persone e ne provocarono in vario modo la morte.
Un altro difetto della memoria è quello di continuare a ritenere lo sterminio nazista come un dramma esclusivamente ebraico.
Shoah, è una parola ebraica, significa olocausto, sterminio totale. Il progetto di distruzione completa degli ebrei, voluto ed intrapreso dai nazisti tedeschi con la collaborazione dei loro alleati di mezza Europa, compresi gli italiani ovviamente. Ma ci sono una serie di buoni motivi per cui non mi piace chiamare haShoah lo sterminio nei lager. Innanzitutto perché preferirei chiamarlo Churben. Parola strana, come strana è la lingua da cui viene. E’ Yiddish, la lingua parlata nelle comunità ebraiche dell’Europa centro orientale, fino allo sterminio. I nazisti non sono riusciti a cancellare gli ebrei dalla faccia della terra, ma hanno in pratica fatto scomparire l’Yiddish. Sono riusciti cioé nell’intento di fare scomparire una cultura ebraica presente in un’ampia parte d’Europa, anche se discendenti delle comunità parlanti Yiddish vivono ancora oggi. Di fatto, quella lingua e quella cultura sono state colpite mortalmente.
E questo mi porta ad un’altra considerazione. Nonostante alcune teorie nazionaliste, storicamente discutibili, gli ebrei non erano più una nazione vera e propria. Piuttosto si trattava di un insieme di comunità unite dalla religione, da ascendenze comuni e da alcuni tratti culturali. Un ebreo askenazita ed uno sefardita non hanno esattamente la stessa cultura, ed un ebreo polacco non era uguale ad uno italiano o ungherese. Quello che mi colpisce è che si tende ad isolare gli ebrei europei, come fossero qualcosa di estraneo ancora oggi, come se non fossero stati (e non fossero ancora) parte di noi. Si parla ancora di ebrei come non fossero italiani, tedeschi, francesi, ungheresi, polacchi. Ma quello erano innanzitutto. Erano in mezzo ai nostri nonni, come oggi sono in mezzo a noi. Parlano come noi, hanno i documenti identici ai nostri, frequentano le nostre scuole, e sopra tutto vivono qui come noi da duemila anni! La comunità ebraica di Aquileia, il grande porto romano che si trova a mezz’ora di auto da casa mia, era grande e florida venti secoli fa. E’ stata quella comunità che ha consentito l’arrivo del cristianesimo in queste terre! Se la maggioranza di noi oggi può dire “sono cristiano” questo lo si deve al fatto che gli ebrei aquileiesi ci hanno messo in contatto con i discepoli di Gesù, un ebreo.
Eppure continuiamo a dire “loro, gli ebrei”. Come se non ci appartenessero.
Certo molti ebrei contribuiscono ad isolare la propria comunità. Molti ancora vorrebbero ritenersi diversi, per certi versi speciali. Guardano ad Israele anche se sono italiani più di molti di noi. Le loro famiglie magari sono arrivate qui ai tempi dell’impero romano, mentre molte delle nostre sono scese dall’Europa centrale alcuni secoli più tardi.
Questo è, a mio giudizio, il più orribile difetto di memoria. Continuare a ricordare l’olocausto come fosse un dramma solo ebraico, come se non fossero parte di noi. Questo aiuterebbe a ripetere l’orrore, non giova di certo ad allontanarlo.
Certo, in fondo molti vogliono allontanare quel pensiero, perché continuano a pensare in termini di “noi” e “loro”. Con “noi” che comprende quegli europei in divisa delle SS. Sensi di colpa?
I nazisti non hanno sterminato solo gli ebrei, e comunque gli ebrei erano e sono europei come noi, parte di noi, allora come oggi, parte del nostro mondo e delle nostre comunità nazionali. I miei antenati hanno combattuto i nazisti, per noi tutti, indipendentemente dal modo di pregare che abbiamo e dall’origine delle nostre famiglie. Questo secondo me è importante. Quando penso ai lager, anche se non ho parenti ebrei, preferisco dire “ci hanno massacrati”, europei, ebrei, cristiani od altro.
Ricordate che nei lager, milioni di noi, sono stati uccisi. Noi è una bella parola.

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