L’ultimo viaggio di Eluana Englaro

Invidio chi ha certezze sul caso Englaro. Personalmente non ne ho, nè religiose né scientifiche. Ho solo dubbi, uno su tutti: qual è e dov’è il confine tra un essere vivente e un vegetale? Penso che solo i genitori di Eluana abbiano il diritto di fornire una risposta. E avverto il dovere di rispettarla
Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati

Questa mattina all’alba Eluana Englaro è arrivata ad Udine. Probabilmente è l’ultimo viaggio della sua vita, che si è arrestata diciassette anni fa in un incidente stradale. Chi ha seguito queste mie pagine sa come io mi sia sempre schierato dalla parte di Beppino Englaro, auspicando che la volontà di Eluana, riconosciuta anche da un organo giudicante dello Stato, venisse rispettata.
Oggi ho cercato un po’ di notizie e, frugando in rete, mi sono imbattuto in questa dichiarazione dell’Onorevole Gianfranco Fini, che rispecchia in modo eccezionale il mio stesso pensiero. Non ho, né mai avrò, certezze riguardo al caso di Eluana. Non le posso avere perché sono ignorante, e non ho paura di ammetterlo. Quello che mi ha “acceso” in quest’ultimo anno, riguardo alla vicenda Englaro, è stata l’arroganza di coloro che, ignoranti quanto me, hanno avuto e tutt’ora hanno la presunzione di sapere, di conoscere ogni cosa, di potere giudicare e disporre della vita altrui. Nessuno di coloro che si oppongono all’abbandono dell’alimentazione di Eluana ha detto che la sua volontà è falsa. Nessuno ha detto che Eluana avrebbe voluto vivere in coma per decenni. Nessuno ha neppure lontanamente immaginato cosa significhi essere in un letto di ospedale immersi in un sonno profondo ed irreversibile per diciassette anni.
Ciò che trovo agghiacciante è che chi ha parlato ha avuto la presunzione di volersi sostituire ad Eluana, perché non ha negato la sua volontà, ha deliberatamente deciso di fregarsene!
Ed allora l’unica certezza che ho, esattamente come Fini, è che in questo caso solo chi è stato vicino ad Eluana fin dalla nascita, chi ha attraversato anni duri di dolore ed agonia, può dare delle risposte. Ed ecco che io ancora una volta ribadisco il concetto: eseguiamo la volontà di Eluana Englaro e non quella di altri.
Poi, l’idea di un corpo che si spegne lentamente per denutrizione, è terribile da immaginare. In questo caso troverei più civile l’eutanasia, che pure è vietata dal nostro ordinamento.
Io non credo che il corpo, la vita biologica, sia così importante. E mi stupisce che i sacerdoti siano in disaccordo con me, mettendo il funzionamento di un apparato cellulare davanti a ciò che dovrebbe essere di loro preoccupazione: l’anima.
C’è un’altra cosa che mi fa pensare. Si parla di Eluana da mesi e mesi, i giornali e la televisione hanno affrontato mille volte l’argomento, ed ogni volta ci hanno mostrato Eluana. Una bella ragazza sorridente, che sprizza vita dagli occhi.
Nessuno ci ha mostrato Eluana oggi. Il volto di Eluana Englaro dopo diciassette anni inchiodata in un letto. Io ovviamente non ho idea di come possa apparire, ma sono certo di una cosa: non avrei mai il coraggio di fare morire quella ragazza sorridente del 1992, ma quella ragazza è già scomparsa, consumata da diciassette anni di coma. Non esiste più quel volto, non esiste più quel sorriso. A questo ci avete pensato, voi che siete così saggi e sapete tutto?

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6 Risposte to “L’ultimo viaggio di Eluana Englaro”

  1. asia Says:

    Non si può dire nulla.
    Si dice spesso “se devo vivere così preferisco non vivere”, ma sempre perchè queste cose non pensiamo mai possano succedere a noi. Siamo sicuri che Eluana ancora oggi voglia morire? Siamo sicuri che lei non avverta il fatto di essere ancora viva?
    Chi conosce queste risposte?
    A mio avviso neppure il padre!
    Sono scelte difficili soprattutto per un genitore che comunque soffre da anni, pero’ mi chiedo se davvero è giusto quello che le stanno facendo.
    Stanno comunque troncando una vita umana.

  2. bepoglace Says:

    Ti ringrazio per il contributo asia. Credo tu abbia introdotto un importantissimo elemento di discussione. Sopra tutto ti ringrazio per la pacatezza e civiltà delle tue parole, che si differenziano tanto, nei modi, da ciò che altri hanno detto in questi giorni.

    In effetti nessuno di noi può sapere nulla. Né in un senso, né nell’altro. Nessuno sa.
    Quello che sappiamo di Eluana è che la sua volontà è stata espressa dopo avere visto qualcun altro nello stato in cui ora lei versa. E proprio perché aveva valutato questa ipotesi ha espresso una volontà. Se non ci avesse pensato, non avrebbe detto nulla.

    Ma c’è molto da discutere sul concetto di “vita”.

    Io credo che ciò che distingue un essere umano da un insieme di cellule sia la coscienza. Coscienza e capacità di agire, scegliere, sbagliare, percepire il mondo circostante. Tutte cose che esistono se c’è un cervello funzionante, attivo.
    In uno stato di coma vegetativo il cervello è spento. Abbiamo di fronte un corpo le cui cellule continuano a funzionare, ma manca la mente. In pratica, stiamo discutendo se fermare il metabolismo di quelle cellule, perché la coscienza, la volontà, la capacità di esistere come essere umano di Eluana Englaro si sono spente per sempre nel 1992. Quel corpo ormai non ha nulla di diverso da quello di una medusa nel mare, priva di psiche, priva di capacità di decidere dove andare e cosa fare. Solo cellule ben organizzate e funzionanti solo ed esclusivamente se sostenute dall’esterno.

    Lo trovo agghiacciante!

    Poiché non sono ateo mi sono chiesto mille volte, piuttosto, cosa ne sia di quella parte non biologica che credo ci sia in Eluana, come in tutti noi. La sua anima, come la chiamiamo comunemente.
    Ebbene, l’anima è immortale, così mi è stato insegnato, non ha bisogno di un corpo per esistere.
    Ciascuno di noi, intesi in spirito, non cesserà di esistere con il disfacimento del corpo. Su questo punto non esiste religione al mondo che non concordi.
    Torniamo quindi al problema centrale. Stiamo discutendo se spegnere delle cellule prive di coscienza o meno, perché Eluana vivrà in eterno, anche quando tutti l’avranno dimenticata. Questo, se non altro, è confortante.

  3. serena Says:

    carissimo peppino, io ho un amico che si è risvegliato dal coma dopo anni….ad ogni modo,,,,non sei un padre a semplicemente un mostro…spero che anche a te capiti lastessa sorte

  4. bepoglace Says:

    Cara Serena, ho approvato la visibilità del tuo commento perché intendo dare voce a chiunque rimanga entro i limiti della legalità, ma con disagio, non perché tu sia di un’idea diversa dalla mia, ci mancherebbe, piuttosto perché mi pare che il tono non sia adeguato. Dare del “mostro” a qualcuno non è così facile.

  5. Ceci Says:

    Direi che sei stata piuttosto pesantuccia e, nonostante il tuo nome, noto in te poca serenità.
    Offendere gli altri ed augurare loro la sventura non fa certamente emergere il carattere misericordioso che hai tentato di mostrare nella prima riga del tuo intervento.

    Ma forse sei solo ancora troppo infantile e, di conseguenza, troppo impulsiva.
    Spero per te che sia così.

  6. Anna Says:

    Il post di Serena ci permette di far luce su diversi aspetti di questa faccenda; il primo, lampante, è l’ignoranza che regna sovrana nel Bel Paese. Lo stato vegetativo di Eluana englaro non è un coma. Il cervello di Eluana ha smesso di funzionare 17 anni fa, quando è rimasto spappolato. Purtroppo bisogna usare immagini forti per ottenere l’attenzione delle persone. Quindi non si ipotizza, neppure lontanamente, il risveglio di questa donna, anzi si ha la certezza che questo non potrà mai avvenire.
    Il secondo aspetto, marginale ma esemplificativo, è la superficialità dell’informazione: il signor Englaro si chiama Beppino, non Peppino.
    Un terzo ed ultimo aspetto è la mancanza di pietà.
    Ma davvero qualcuno può pensare che il signor Englaro voglia ammazzare la figlia?
    Avete avuto la capacità di osservare quell’uomo attraverso il filtro della televisione, che ogni cosa predigerisce per i suoi sudditi, davvero?
    Vi siete chiesti cosa significhi esaudire la volontà di sua figlia?
    Siete davvero certi che in cuor suo non sia lui il primo a desiderare il miracolo?
    Ma quale miracolo?
    Quello che giace su un letto da 17 anni sono le povere spoglie di un corpo. Un corpo che non si muove più da 17 anni. Potete immaginare cosa significhi? Potete immaginare le condizioni della sua pelle dopo 17 anni di immobilità? Sapete che già dopo un mese di allettamento un corpo, sano, si copre di piaghe da decubito? Potete solo fare lo sforzo di pensare cosa sia successo in 17 anni? Nelle foto di quella bella ragazza avrete sicuramente fatto caso ai suoi bei capelli, bene, non ci sono più.
    Ora ritenete ancora che rendere la coscenza a quel corpo sarebbe un miracolo?
    Concludo ora, ricordando che augurare il male è una cosa meschina e che la maggior parte delle volte si ritorce sul maldicente.

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