L’ora del silenzio

Mentre il corpo di quella che fu Eluana Englaro cessava di funzionare i media si sono scatenati, così come i politici, i religiosi, l’opinione pubblica. Pareva un oceano in tempesta. E come tutte le cose fragorose, la tempesta non porta mai nulla di buono.
Abbiamo assistito a scene pietose, indegne di gente civile, a toni irriverenti, a comportamenti degni di sciacalli ed avvoltoi.
Alla fine il cuore che batteva in quel corpo martoriato si è fermato, le cellule si sono spente una dopo l’altra, e la tempesta sta rapidamente scemando.
I giornalisti hanno invaso prima Udine e poi Paluzza, frugando in modo morboso, nel disperato tentativo di trovare “qualcosa” da raccontare. Come se non ce ne fossero già troppe di cose da raccontare.
Ieri, a Paluzza, l’ultimo capitolo. Un funerale, una piccola processione fino al camposanto. Gli ultimi sprazzi di polemiche in televisione, politici che parlano e sparlano, sacerdoti che continuano a parlare di vita senza sapere cosa sia. Mi dispiace dirlo, ma la Teologia e la Biologia sono discipline diverse. Lo dicono le parole.

Ma oggi non ho più voglia di discutere, infiammarmi e polemizzare, perché è finita. In questi mesi mi sono schierato idealmente a fianco di Eluana e della sua volontà, così come è stata riportata da chi l’ha conosciuta, così come è stata attuata da suo padre Beppino. A chi ha inveito contro quest’uomo chiedo solo una cosa: da dove può avere tratto tanta forza, per 17 anni, se non dall’amore? Ed allora, come può chiunque di noi arrogarsi il diritto di giudicare, oltre alla volontà di una persona, l’amore di un padre?
E’ giunta l’ora del silenzio, di quel tacere o parlare con misura che per noi friulani, ed ancor più nella regione della Carnia, è fondamento di vita e di cultura. La storia è finita lassù, fra i nostri monti, che si sono coperti di neve per farsi belli ed accogliere questa povera figlia.
Grazie Eluana, perché attraverso la tua lunga ed atroce sofferenza noi tutti abbiamo acquistato qualcosa, innanzi tutto la consapevolezza che la vita è nostra e che dobbiamo stare ben attenti a non farci rubare la libertà di disporne.
Mandi Eluana, duâr in pâs.

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