La crisi del PD ed il paese

Il Partito Democratico finalmente ammette di avere un problema, è in crisi. E questa è di per sé una notizia. Nato male, fra manifestazioni di entusiasmo che ho sempre considerato prive di senso, il PD è sempre stato un organismo debole, per mancanza di un pressupposto fondamentale nell’esistenza di un partito: solide basi ideologiche comuni. Nel PD sono confluiti frammenti di una galassia che va dalla destra moderata alla sinistra moderata, creando di fatto un centro che si definiva di “sinistra” solo perché altrimenti avrebbe dovuto fare spostare i banchi di Casini e tutti quelli della destra vera. Nel PD sono finiti ex comunisti, ex socialisti, ex democristiani, ex verdi, ex-traparlamentari. Un po’ di tutto. Lo slogan di Veltroni era sintomatico “Yes we can”. Innanzitutto di uno scollamento dalla realtà: siamo in Italia, non negli USA. In secondo luogo destava un interrogativo: possiamo fare, cosa? L’unica cosa su cui tutti sembravano daccordo era “possiamo governare”. Ma governare per fare cosa? Qui il PD si divideva in mille rivoli.
Io credo che la mancanza di basi ideologiche comuni sia emersa chiaramente poche settimane or sono, nel pieno della tempesta del caso Englaro. Nel PD convivono dei “laici”, alcuni anticlericali, e dei cattolici. Fra questi ultimi figure che hanno sempre dimostrato un forte attaccamento alla Chiesa, come Rosy Bindi. Ed infatti, ecco nel PD comparire le divisioni fra chi segue una morale non cattolica e chi invece obbedisce al Papa. Basta questo penso.
Per fare cascare il palco ci sono volute sonore sconfitte. Qui in Friuli Venezia Giulia il PD appoggiava la ricandidatura a governatore di Riccardo Illy, che di sinistra non ha neppure una lontana parvenza, perdendo clamorosamente. Il successo personale di un candidato del PD, Gianfranco Moretton, l’eletto che ha ricevuto più preferenze in tutta la regione, contrasta col fatto che lo stesso Moretton sia stato rifiutato dal PD regionale come segretario. Scollamento importante. Poi le politiche, una debacle attesa. La figuraccia rimediata dal governo Prodi, l’ennesima, le alleanze infelici, gli elettori hanno punito il PD. Veltroni ha tenuto duro, spostando l’attenzione sulle elezioni USA, confondendo ancora una volta l’Italia con quel paese, mettendosi in corsa con Obama. Probabilmente Obama nemmeno lo sapeva. La vittoria del primo presidente afroamericano degli Stati Uniti è stata vista come una vittoria di un improbabile “partito democratico globale”, quindi anche del PD, in una ulteriore folle allucinazione collettiva. Perdita totale di contatto con la realtà del Paese, dell’Italia. Nel frattempo Berlusconi ed i suoi alleati il contatto col Paese lo tenevano bene, eccome! Non amo la politica e le idee di Berlusconi, ma gli riconosco un pregio enorme: lui sa come ragioniamo. Veltroni no, non lo sa. La sua dimensione è probabilmente quella del sindaco di Roma, capita, non tutti siamo portati per le grandi imprese. A volte è necessario comprendere i propri limiti e fare bene il lavoro che si può e si è capaci di fare, senza imbarcarsi in imprese che sono fuori dalla nostra portata, trascinando nel baratro gli altri. E comunque sia, essere sindaco di Roma è un incarico di tutto rispetto e di grande responsabilità.
Ad ogni buon conto, il PD di Veltroni ha conosciuto un altro stop, in Sardegna. Soru, che partiva da posizioni che condivido, in difesa dell’isola, contro l’invasione degli interessi che la vorrebbero devastare rendendola sempre più la colonia di un paese di vacanzieri, ha perso le elezioni. Berlusconi ha dimostrato di capire anche i sardi, ha sostenuto il suo candidato e l’ha portato alla vittoria. Veltroni non ha saputo fare nulla per Soru, e si è dimesso dalla carica di Segretario del PD, aprendo una primavera di speranze per la democrazia italiana.
Si, perché la crisi del PD è una crisi della democrazia stessa. Quando in un paese l’opposizione non esiste, non ci può essere democrazia. Il PD deve accettare il ruolo di primo grande partito di opposizione, una responsabilità da portare sulle proprie spalle, sempre ammesso che il PD riesca a diventare un partito vero e proprio. Forse il nuovo segretario avrà una visione meno sognante delle cose e ce la farà. Glielo auguro, anche nell’interesse di tutti i cittadini. In queste settimane l’opposizione si è limitata a protestare energicamente per i tentativi di Berlusconi di aggirare la Costituzione e governare il Paese per decreti. Non nego che a Berlusconi la Costituzione possa dare fastidio, è uomo abituato a decidere ed agire senza regole che non siano stabilite da lui, è tipico dell’imprenditore, è la sua natura. Anche a me infastidisce non potere fare ciò che ritengo giusto perché una regola mi lega le mani. Ma Berlusconi non ha potuto fare ciò che ha voluto, non ha potuto aggirare la Costituzione, non ha potuto modificarla. Potrà farlo in futuro, se in Italia non comparirà un’alternativa vera e forte al Popolo della Libertà. Al momento l’unico reale pericolo per la democrazia e per la Costituzione è rappresentato dall’inconsistenza del Partito Democratico. Mi auguro sinceramente che il PD sappia risolvere i suoi problemi, anche perché se non lo dovesse fare, scomparirebbe l’opposizione. Non a causa di una repressione in stile mussoliniano, ma perché l’opposizione si è suicidata. Ammettere gli errori è sempre difficile, speriamo che i “democratici” ci riescano.

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