Terremoto prima, durante e dopo

Non è il momento per pontificare su cosa si sarebbe dovuto fare, su cosa non si è fatto. Forse di parlare riguardo a cosa è bene fare domani. Fatto sta che l’interesse per l’argomento terremoto per me non è nato ieri, ci sono cresciuto.
Le fasi sono tre. Il prima, ovvero la prevenzione. Il durante, ovvero la reazione durante l’evento sismico. Il dopo, ovvero soccorsi e poi ricostruzione. Sono fasi complesse e ricche di problemi. Ma l’Italia è un paese sismico, dalle Alpi alla Sicilia, ed essere pronti al terremoto è non solo un dovere, anche una questione di saggezza.
La prevenzione può essere fatta in tre modi fondamentalmente. Rendendo antisismici il maggior numero possibile di edifici. Continuando a studiare e monitorare l’attività sismica nella speranza di giungere a capacità predittive adeguate. Formando e preparando la popolazione ad affrontare il terremodo durante e dopo.
Il durante è una questione individuale. Imparare a mettere in atto tutte le azioni possibili per salvare la vita a sé stessi ed a chi ci sta vicino. E’ essenziale. Se crolla il palazzo non si può fare nulla, ma in ogni terremoto ci sono morti uccisi da comignoli che cadono in strada (accadde anche ad Udine nel 76), o da tegole, cornicioni. Anche quando crolla tutto, è ben diverso se ci si è rifugiati sotto un bel tavolo di legno massiccio o se si è scoperti in mezzo alla stanza. E poi c’è il dopo immediato. In ogni intervento su incidenti i primi minuti sono determinanti. Nel caso di un terremoto parliamo di minuti ma anche di ore. L’italiano medio non sa nulla riguardo alle tecniche di primo soccorso. Sbagliatissimo. Servono non solo in caso di grandi emergenze come terremoti, frane ed alluvioni (eventi molto comuni in Italia), ma anche nel caso di incidenti domestici o sul lavoro, o di incidenti stradali. Bisogna insegnare alla gente ad intervenire nel modo giusto. Il che non significa imitare i protagonisti di ER, ma fare quelle poche cose giuste che possono cambiare tutto, spostre il confine fra vita e morte per un traumatizzato. E poi bisogna imparare e reagire nel modo giusto. Chi di noi saprebbe scavare fra le macerie nel modo corretto? Ovvero senza uccidere chi sta sotto o se stesso? Pochissimi. Quanti si sanno infilare in un ammasso instabile per raggiungere un ferito, per esempio? A parte alcuni speleologi, quasi nessuno. Ancora formazione ed addestramento. Sono essenziali. E poi nei primi giorni. Quanti sanno montare tende, attrezzare cucine da campo, quanti se la sanno cavare senza le comodità ed i servizi di una società che ci ha viziati? In caso di eventi catastrofici regionali torni al medioevo per qualche ora, poi ti trovi in condizioni da terzo mondo per giorni. Ancora, serve formazione.
Infine c’è la ricostruzione. Sono friulano ed ho visto rinascere la mia terra dopo il sisma del 1976. Ho visitato la Lucania dopo il sisma del 1980 e non l’ho vista rinascere com’era. Ho confrontato le due esperienze ed ho capito che non esistono, come sempre, soluzioni univoche. Noi friulani abbiamo una cultura ed un modo di agire diverso dai lucani. Gli abruzzesi sembrano molto simili a noi e probabilmente avranno una ricostruzione più rapida rispetto ad altre regioni, penso più rapida dell’Umbria persino. Gli abruzzesi si sono dati da fare autonomamente subito, dimostrando la voglia e l’attitudine a risolvere il problema. Ora sta a tutti noi metterli in condizione di farlo e sopra tutto sta a tutti noi (perché lo Stato siamo tutti noi!) vigilare affinché non si diffonda verso quelle terre il morbo della malavita. Sono sicuro che a Napoli i clan stiano già facendo i calcoli su quanti miliardi di Euro potranno guadagnare gestendo gli appalti per la ricostruzione, perché quella gente spregevole è peggio di sciacalli ed avvoltoi. Fino a ieri l’Abruzzo era una regione dove c’era poco su cui lucrare. Domani sarà un cantiere enorme. Credo che il compito di tutti noi sia aiutare gli abruzzesi sia finanziariamente e tecnicamente, sia contribuendo a proteggerli dagli artigli della camorra e delle altre organizzazioni mafiose.
C’è molto lavoro e c’è molta strada da fare. Posso solo fare tanti auguri ai nostri cugini abruzzesi.

Annunci

Tag: , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: