La libertà è di tutti, la festa no

Domani è il 25 aprile, 64mo anniversario della liberazione dal nazi-fascismo. I leader politici di destra e sinistra si affannano a dichiarare che è la festa di tutti, ma io non sono daccordo. La mia famiglia ha contribuito alla Liberazione, attivamente, e conosco la storia. Non mi sono limitato a ciò che scrivono sui libri di storia (e che al Liceo non ci hanno fatto studiare), né a quello che è stato scritto in altri libri ed articoli.
Il 25 aprile 1945 è una data convenzionale, per indicare il giorno in cui tutte le forze di resistenza contro l’invasione tedesca misero in atto la sollevazione finale. Prima e dopo il 25 aprile ci fu molto altro, molto di più.
Innanzitutto bisogna sapere che non tutti gli eroi della Resistenza acclamati dopo il 1945 furono realmente dei partigiani. Molti indossarono un fazzoletto il 25 aprile al mattino, molti persino nei giorni successivi, giusto per saltare sul carro dei vincitori. Alcuni di questi opportunisti sono stati ampiamente incensati da storiografi prezzolati ed hanno avuto la possibilità di fare carriera politica, sia nel Partito Comunista Italiano che nella Democrazia Cristiana. Molti di coloro che avevano realmente fatto l’opposizione al regime fascista fino all’8 settembre 1943 e poi avevano combattuto contro i nazifascisti da partigiani, passarono discretamente nell’ombra. Taltolva lasciando troppo spazio a falsi eroi dell’ultima ora. Ho conosciuto molti partigiani, di quelli veri, che avevano partecipato a quella drammatica e difficile stagione di combattimenti e fughe, in condizioni disperate. I nostri partigiani non erano organizzati come quelli di altri paesi, spesso mal riforniti. Rischiavano la vita, facevano la fame e di fronte ad una divisione di SS avevano poche possibilità di resistere in combattimento aperto. E difatti erano costretti alla guerriglia, anche se molti comandanti, troppo legati ad una formazione militare classica o totalmente incapaci e pieni di ideologia, osarono sfidare in campo aperto le potentissime formazioni militari tedesche, coadiuvate dagli italiani che militavano nelle formazioni della Repubblica Sociale Italiana (la così detta Repubblica di Salò).
Ho conosciuto decine di persone che hanno indossato un fazzoletto solo il 26 aprile 1945 e lo hanno usato per fare carriera. Mentre tanti veri partigiani se ne tornarono al loro lavoro, senza chiedere all’Italia nulla in cambio per ciò che avevano fatto. Credevano di avere compiuto il proprio dovere e si ritennero ripagati a sufficienza, non da un guadagno personale, ma dalla nascita della Repubblica.
Esiste poi un mito sbagliato riguardo alla Resistenza, secondo cui i partigiani erano comunisti. Esistevano formazioni di comunisti e formazioni di non comunisti. Qui in Friuli per esempio le brigate del gruppo Osoppo non erano comuniste. Un altro mito è quello per cui gli osovani erano cattolici. Falso. C’erano molti cattolici, ma anche molti non cattolici. Dopo la fine della guerra questi ultimi vennero cancellati dalla storiografia, stritolati fra i comunisti (che li odiavano) ed i democristiani che, per rinsaldare il proprio potere, avevano bisogno di costruire dei miti. In Italia i partigiani non comunisti e non cattolici vennero messi da parte, mentre nei territori della vicina Istria furono letteralmente eliminati dalle forze comuniste jugoslave.
C’erano poi quelli che non furono né partigiani, né repubblichini. Gran parte della popolazione parteggiava per l’uno o per l’altro, senza fare nulla a parte sopravvivere e sperare che finisse presto tutto. Una parte degli uomini validi si imboscò per non dovere combattere. Ed infine c’erano quegli italiani che avevano creduto nel fascismo e vi rimasero fedeli fino all’ultimo, anche oltre la fine della guerra. Italiani anche loro, che combatterono a fianco dei tedeschi contro i partigiani e gli Alleati. Persero. Alcuni, i più furbi, riuscirono a riciclarsi facendo sparire le tracce del loro passato. Altri riuscirono a costruire un nuovo potere, non sempre alla luce del sole. Altri ancora rimasero platealmente fedeli alle loro idee, anche se la storia le aveva chiaramente condannate.
Oggi, dopo 64 anni, sento parlare di “valori condivisi della Resistenza” anche da chi fino a l’altroieri faceva il saluto romano. Ebbene, credo che in pace ed in democrazia ciascuno di noi sia libero di professare le idee che ritiene giuste, ma credo anche che sia sempre necessario ricordare le cose come furono e quindi affermare oggi come allora, senza paura di risultare impopolari, che la libertà conquistata è di tutti, ma la festa no.

Annunci

Tag: , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: