La nuova influenza dai maiali

Dopo le famose emergenze per la SARS e l’aviaria, eccoci alle prese con la “febbre suina”. Ancora una volta grande allarme mondiale, anche se in tono minore rispetto a quello che riguardava l’aviaria. Ad ogni modo i media ci garantiscono che “è emergenza”! Dato che mi piace capire cosa accade nel mondo ho provato a documentarmi.
Riassumendo, da qualche parte in Messico degli esseri umani si sono beccati una nuova influenza. Al momento c’è un po’ di confusione sui dati epidemiologici. Secondo alcune fonti i contagiati riconosciuti dovrebbero essere circa duecento, di cui venti morti. Ben 19 morti sarebbero avvenute in Messico, una sola negli USA.
Secondo altre fonti i contagiati riconosciuti finora sarebbero 1052, di cui morti un numero imprecisato fra 26 e 101. Alcuni parlano di 590 malati in Messico, con 25 decessi, più un decesso certo negli USA.

A quanto pare il virus responsabile di questa malattia fa parte del gruppo di virus influenzali che vengono definiti “Influenza A”. Si tratta dei virus influenzali più comuni. Il sottotipo H1N1 comprende virus umani ed animali. A questo sottotipo appartiene la famosa “Spagnola”, che uccise fra il 1918 ed il 1919 un numero di persone ancora non chiaramente calcolato, comunque pare fra 50 e 100 milioni di persone in tutto il mondo (stima evidentemente imprecisa).
Notiamo che, per quanto riguarda l’attuale A/N1H1, il maggior numero di casi e di decessi si localizzano in Messico, in realtà non sappiamo esattamente quanti malati ci siano, né quanti siano stati i decessi, perché nelle aree rurali del Messico le condizioni di vita sono molto arretrate ed i servizi sanitari sostanzialmente inesistenti.
Perché questo virus “nuovo” è preoccupa tanto le autorità sanitarie? Innanzitutto va detto che le autorità sanitarie sono molto meno preoccupate di noi. Noi ignoranti cittadini, privi di dati decenti sull’argomento, dobbiamo credere a ciò che di dicono i mezzi d’informazione, che vivono con il sensazionalismo e le disgrazie. Gridare all’untore fa audience, fin dal medioevo, non ci dobbiamo stupire.
Da quanto ho capito questo particolare ceppo di virus influenzale A sottotipo H1N1 presenta caratteristiche che suggeriscono un bel mix genetico fra un virus suino ed uno umano. Il maiale non è solo il miglior amico dell’uomo (non ti tradisce, muore per te), ma è anche molto simile a noi per certi aspetti, tant’è vero che i trapianti usando organi di maiale sono ampiamente sperimentati in chirurgia. Ma questo probabilmente centra poco. I virus di tipo influenzale hanno diffusione area, dove uomini e maiali vivono a stretto contatto (come nelle aree rurali più arretrate) è possibile che in uno stesso organismo si trovino virus di “ceppo suino” ed altri di “ceppo umano” e che nel gran mix di DNA dentro le cellule dell’ospite ci scappi una bella mescolanza genetica. I virus non hanno un metabolismo e vengono replicati in quantità enormi piuttosto rapidamente. Non c’è da stupirsi se ne compaiono di nuovi ogni anno. I virus dell’influenza sono dei progressisti e cambiano facilmente. Il nostro amico A/H1N1 è proprio il prodotto di questa evoluzione rapidissima e pare si sia lanciato sugli uomini con entusiasmo. Un virus nuovo in genere punta ad ottenere il massimo risultato, ovvero a costringere l’ospite (il malato) a produrre più copie possibili del virus originale. Ma la fretta è un cattivo affare per tutti due. L’infezione in questo caso è violenta e può uccidere l’ospite, lasciando il virus stesso senza possibilità di proseguire la sua replicazione. C’è anche un altro problema: il virus per diffondersi ha bisogno della collaborazione dell’uomo. Chi se lo porta già addosso, ma ancora non sa di averlo, va in giro, parla, starnuta e tossicchia, spara miliardi di particelle virali nell’aria. Queste possono essere respirate da un altro essere umano, che diviene un nuovo ospite. Se il virus ha troppa fretta e fa crollare rapidamente l’ospite malato per poi ucciderlo, non avrà il tempo per farsi portare a spasso e si estinguerà nel corpo del suo ospite deceduto. Un virus furbo invece aspetta. Lascia che l’ospite lo porti con sé per un po’ prima di scatenarsi, ed anche quando inizia la fase acuta della malattia, ci tiene a farla durare più a lungo possibile, per produrre più copie, quindi non uccide l’ospite. All’inizio di ogni epidemia c’è la fregatura. Sappiamo che se stiamo in una stanza con un malato di influenza, non ci ammaleremo il giorno dopo, ma quando sarà passato un certo periodo di incubazione della malattia. Alla fine di questo periodo saremo delle macchine spara-virus, e pronti ad ammalarci. Nella prima fase dell’epidemia quindi non sappiamo nemmeno che questa ci sia. Ed ecco che il virus può diffondersi. Segue quindi una fase in cui i virus troppo irruenti ammazzano gli ospiti, ma partono anche le nostre contromisure. Alla fine prevarranno i virus meno cattivi, quelli che ci mettono a letto ma non ci uccidono. Il problema è solo, quanto durerà la fase intermedia? Quanta gente potrebbe morire in quella situazione?
Difficile a dirsi. Sappiamo che oggi disponiamo di condizioni in cui l’europeo medio ha elevate probabilità di superare la nuova influenza. Problemi ci possono essere per gli anziani più deboli o per i cardiopatici, ma una persona sana che venga adeguatamente curata non dovrebbe correre rischi. Disponiamo di farmaci antivirali, il che non è male, e comunque per ora non sembra che siamo sotto assedio. Se l’epidemia impiegherà un mese ad uscire dal Messico in modo massiccio, saremo più tranquilli, perché a quel punto i virus più cattivi dovrebbero essere in declino. Certo, gli aerei sono troppo veloci per un controllo serio delle pandemie. La cosa che più mi scoccia è l’idea di trovarmi con l’influenza in piena estate. Basta! Sti virus hanno stufato!

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