Un futuro per il Friuli “storico”?

6 e 7 giugno, sono date storiche per un fazzoletto quasi quadrato di terra che collega l’Europa centrale al Mediterraneo.
Il 6 giugno 1350 venne assassinato Bertrand di Saint Geneis, Patriarca di Aquileia, Principe e Duca del Friuli, uno dei più famosi signori che governarono lo stato friulano indipendente.
Il 7 giugno 1420 Udine cadeva sotto l’occupazione veneziana, segnando la fine dell’indipendenza friulana e l’inizio di una plurisecolare dominazione straniera.
Questa tuttavia non riuscì ad intaccare l’identità del popolo, fino a quando la politica nazionalista italiana del regime fascista prima e la televisione commerciale poi, non distrussero la cultura originaria del Friuli. Oggi chi parla friulano, come me, vive in una Regione Autonoma a Statuto Speciale dove i suoi connazionali costituiscono appena il 35% della popolazione totale. Ma chi conosce veramente la cultura friulana? E chi parla ancora corretamente la nostra lingua? Qualcuno dice che siamo 700.000, altri sostengono 500.000; secondo me in patria rimangono non più di 200.000 persone capaci di parlare friulano se non correttamente, almeno in modo dignitoso. Probabilmente siamo in meno di 100.000 a sapere scrivere in questa lingua ormai morente. Migliaia di friulani adottano parlate venete per tentare di mascherare le proprie origini, ritenute inferiori rispetto a quelle degli ormai storici occupanti. Sono tantissimi coloro che rifiutano quasi istericamente di riconoscersi in un’entità etnica, linguistica e culturale che per loro è semplicemente sinonimo di povertà materiale.
Molti si vergognano di essere friulani. Altri si ritengono migliori per il semplice fatto di esserlo. Personalmente compatisco entrambi. Il problema comunque non si pone solo per il mio piccolo popolo, è un problema globale.
Credo che l’identità culturale, etnica, storica e linguistica di un popolo siano patrimoni di enorme valore. Sono convinto della bellezza di un mondo fatto di mille differenze, dove ognuno possa trovare ancora un piccolo centro di aggregazione ed un senso di appartenenza nel mare oceano della globalizzazione economica e culturale. Avere un’identità non rende razzisti o xenofobi. C’è una grande differenza fra essere intolleranti verso gli altri e conservare la propria diversità come fosse un gioiello.
Esisterà sempre chi vuole essere categorico, chi ha bisogno di vedere il mondo in bianco e nero, di dare la caccia alle streghe e di stigmatizzare ciò che non conosce. Questo non significa che ciascuno di noi non possa conservare in sé una parte dell’eredità immateriale che gli è giunta da chi lo ha preceduto su questa terra. Sapendo bene fra l’altro che, in fin dei conti, veniamo tutti dall’Africa.6 e 7

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Una Risposta to “Un futuro per il Friuli “storico”?”

  1. Luca Says:

    Ciao Beppe, non sono molto pessimista sul futuro della nostra lingua e della nostra cultura. A mio avviso c’è la consapevolezza che sono in pericolo e ciò è determinante per la salvezza.

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