Simpatia di confine

Il governo sloveno ha assunto un atteggiamento infantile, non trovo un modo più diplomatico per definire il comportamento tenuto nei rapporti con i confinanti. Il casus belli più recente è relativo al progetto di rigassificatore che potrebbe essere costruito nei pressi di Trieste.
Vivo a 20 Km dal confine sloveno, ho abitato per dieci anni a Trieste (quindi quasi sul confine) ed ho molti amici e conoscenti sloveni. Conosco abbastanza quel paese e la sua gente, e sono sempre partito senza pregiudizi nei loro confronti. Ma non sono disposto a permettere a nessuno di approfittare della mia buona volontà. Questo per premettere che non sono anti-sloveno, o filo-italiano o che altro. Guardo semplicemente le cose come stanno.
Il progetto del rigassificatore non è privo di controindicazioni ed è stato ampiamente criticato in Italia. Le opposizioni sono state numerose, ma all’esame finale il progetto è stato approvato in sede nazionale, secondo procedure di valutazione di impatto ambientale svolte nel rispetto delle direttive comunitarie. Ora, il Governo della repubblica di Slovenija protesta formalmente perché contrario alla realizzazione dell’impianto, che sorgerebbe a breve distanza dal confine, a causa degli impatti ambientali che i estenderebbero anche nelle acque territoriali slovene. Che l’impianto sia progettato molto vicino al confine è vero. E’ altrettanto vero che l’effetto ambientale dell’impianto sarà rilevante sia nelle acque italiane che in quelle slovene: la natura dei nostri confini se ne frega. Pare che il Governo sloveno abbia minacciato di rivolgersi alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee, sostenendo che i documenti utilizzati in Italia per la procedura di VIA fossero falsi ed alterati volontariamente al fine di favorire l’approvazione del progetto. Dichiarazioni estremamente gravi.
Pur rimanendo convinto che il Golfo di Trieste non sia il luogo adatto ad ospitare un rigassificatore (non è questa la sede per approfondire il motivo), credo che il Governo sloveno debba imparare a rivolgersi a noi in termini meno aggressivi, considerando che il buon vicinato prevede la reciprocità. Ricordo che quando venne bloccato il primo progetto di rigassificatore la Slovenija offrì prontamente un’area presso Capodistria (pardon, Koper) per realizzare l’impianto. Il presidente dell’autorità portuale di Capodistria fece dichiarazioni alla stampa in tal senso. Ma la società insistette per costruire vicino a Trieste. Capodistria, per chi non lo sapesse, si trova in linea d’aria a 12 Km da Trieste. La zona portuale di Capodistria si trova a 7.5 Km dal sito dove viene progettato il rigassificatore in territorio italiano. Due siti molto vicini dunque, che insistono sullo stesso golfo, quello di Trieste, che per le proprie caratteristiche idrologiche e morfologiche mal sopporterà la realizzazione dell’impianto se lo scarico dell’acqua fredda avverrà a breve distanza dalla costa.
Volendo approfondire la situazione, a giovamento di chi non vive quotidianamente questo simpatico clima di “amicizia” sul confine, bisognerebbe raccontare le vicende di Gorizia, la nostra piccola Berlino (la città, per chi non lo sapesse, è tagliata in due dal confine di stato). Nei pressi di Gorizia si trova un impianto industriale, un’acciaieria, in territorio sloveno, che è fortemente sotto accusa per inquinamento atmosferico. La ricaduta delle polveri avviene quasi completamente in territorio italiano. Le proteste dei cittadini di Gorizia non hanno sortito, finora, alcun effetto. A Solkan (Slovenija) sul fiume Isonzo c’è una diga che crea un bacino ad uso idroelettrico. L’Isonzo a valle della diga ha portate che variano da 10 a 100 metri cubi al secondo nel giro di un’ora, a seconda delle esigenze produttive della centrale idroelettrica slovena. Può rimanere quasi asciutto in estate, oppure andare in piena senza che cada neppure una goccia d’acqua. Anche in questo caso i problemi di stabilità, dissesto idrogeologico e salvaguardia di pubblica incolumità e dell’ambiente hanno sollevato proteste vigorose. Senza risultato alcuno. La parte slovena di Gorizia, che viene chiamata Nova Gorica, è attraversata da un piccolo torrente, il potok Korn. Questo torrente riceve diversi scarichi civili ed anche quello di un macello. Entra in territorio italiano con un carico inquinante notevole e si riversa nell’Isonzo. Ho avuto modo di esaminare personalmente il problema, come quello della diga di Solkan, ed è evidente che le condizioni in cui il Korn attraversa il confine sono indegne, oltre che decisamente fuori dalle norme ambientali europee. Ogni protesta ha ottenuto risposte evasive e nessuna soluzione è stata adottata.
Il Governo italiano sembra disinteressarsi ai problemi delle comunità della nostra regione (lo fa da sempre a dire il vero), non alza la voce come quello sloveno. Eppure l’Italia è un paese fondatore della UE, è un paese con 60 milioni di abitanti, e non ha il coraggio di confrontarsi con uno stato che ha poco più di 2 milioni di abitanti.
A questo punto un dubbio si insinua nella mia mente: è risaputo che storicamente e culturalmente le nostre terre non hanno nulla a che vedere con l’Italia (neppure con la così detta Padania), ma il disinteresse manifestato dalle istituzioni italiane mi sembra confermare la tesi per cui a Roma ed a Milano non sanno neppure dove ci troviamo noi friulani e giuliani. Se così non fosse, spero proprio che i politici italiani si decidano a darci il supporto necessario per costringere i nostri simpatici vicini di casa a rispettare le regole europee, cui spesso si appellano per bacchettarci quando facciamo qualcosa che a loro dispiace.

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3 Risposte to “Simpatia di confine”

  1. maria grazia Says:

    i tg non ne hanno parlato, questo conferma quanto hai detto sull’ignoranza delle nostre isitutuzioni. Però la Slovenia giustamente protesta a causa del possibile inquinamento del Golfo di Trieste, nononostante sia stato fatta la VIA, per cui, visto che da noi se ne fregano altamente di inquinare, non trovo sbagliato affatto bloccare il gassificatore.

  2. bepoglace Says:

    I rigassificatori non vanno bloccati, vanno fatti nel modo e nei luoghi opportuni. Il sito di Zaule è una vecchia raffineria di petrolio. Al momento un’area inquinata da idrocarburi abbandonata a sé stessa. Se facessero l’impianto nuovo, innanzitutto bonificherebbero l’area dall’inquinamento del suolo. Poi, per quanto riguarda il mare, i problemi sono due: scarico di acqua fredda e presenza di antivegetativi nell’acqua di scarico. Problemi risolvibili.
    Quello che contesto non è l’opposizione o la critica al progetto, che come ho scritto ritengo assolutamente inadeguato, ma il comportamento del Governo sloveno, che non risponde quando noi protestiamo per l’inquinamento che le sue fabbriche producono sul nostro territorio, mentre fa schiamazzi appena qui si muove una foglia. E protesto per il fatto che l’Italia se ne sia (quasi) sempre fregata dei nostri problemi. Ringrazio gli italiani per averci dato la possibilità di ricostruire mezzo Friuli dopo il terremoto, senza i vostri soldi non ce l’avremmo mai fatta, ma rimango critico nei confronti dei vostri politici: che siano del Nord o del Sud continuano a chiederci voti e sangue, ma a tenerci in considerazione quanto le pezze per i piedi.

  3. maria grazia Says:

    mica solo voi del Friuli, tutti i cittadini, Nord, Centro e Sud. Per quanto riguarda il palleggio di critiche tra Slovenia e Italia mi pare ordinaria amministrazione, da che mondo e mondo l’hanno sempre fatto tutti gli Stati, a guardare la pagliuzza dell’altro e non la trave propria.

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