Messina ed il fango di un Paese

Forti piogge hanno provocato nei giorni scorsi uno dei tanti drammi che ricorrono nella storia di ogni angolo del territorio italiano. Piove, i torrenti si ingrossano, le frane si mettono in movimento, pendii in erosione da millenni si trasformano in colate di fango e detriti che precipitano a valle, colpendo centri abitati e seminando morte e distruzione.
Succede continuamente. Accade quando arrivano le piogge autunnali ed invernali al Sud, con il disgelo o le grandi perturbazioni al Nord. Si dice che l’Italia soffra di un forte “dissesto idrogeologico”, ed in un certo senso è vero. Ne ho già scritto quasi un anno fa (vedi il post: Siamo una frana?).
Sono problemi che tornano continuamente, ogni anno, ma per comprendere la recente tragedia del messinese, così come quella di Sarno (1998), oppure quella della Valcanale (2003) bisogna compiere uno sforzo: distaccarsi dalla tragedia umana ed osservare i fenomeni con sguardo scientifico. Il territorio della Repubblica Italiana è montagnoso (circa il 50%!) e collinare. Le pianure sono poche e solo quella Padana è piuttosto estesa. Le Alpi sono montagne relativamente giovani, gli Appennini più vecchi, ma ciò che accomuna i monti di tutto il mondo è il fatto di essere frammenti di crosta terrestre lanciati verso il cielo da deformazioni che hanno piegato e spezzato le rocce. Una montagna non può stare su in eterno, non è mai massiccia, ma formata da unità più o meno legate fra loro. Una grande parte delle Alpi e degli Appennini poi è fatta da rocce sedimentarie, dove alla divisione in blocchi si aggiunge quella in strati. C’è poi roccia e roccia. Ai margini delle Alpi e negli Appennini ci sono grandi estensioni di rocce con stratificazioni fitte, strati sottili, scarsa resistenza meccanica, grande “friabilità”. Pensate a quei tipici pendii marroncini solcati dalle forme d’erosione che caratterizzano il paesaggio italiano. A questo si aggiungono i terremoti, piuttosto frequenti e spesso violenti.
Parlare di “dissesto idrogeologico” è a mio avviso ridicolo. Si chiama “dissesto” l’assetto naturale del territorio, in cui le strutture geologiche ed i corsi d’acqua si comportano naturalmente. Il dissesto è prodotto dalla continua evoluzione delle catene montuose e terminerà solo quando queste saranno state totalmente erose e trasformate in pianure! Non esiste alternativa.
Il problema piuttosto è quello che non viene chiamato “dissesto”, ma lo è veramente, ovvero quell’insieme di effetti prodotti dall’intervento dell’uomo sul territorio, che modificano i rilievi ed i corsi d’acqua in modo tale da mutare il loro comportamento. L’uomo interviene sul nostro territorio, in modo più o meno intenso, da circa 7000 anni e si vede. C’è qualcosa di diabolico nell’ostinazione umana. Esiste una situazione pericolosa, invece di evitarla, ci ficchiamo proprio nel mezzo delle aree pericolose ed interveniamo in modo superficiale, disordinato e spesso patetico, nella speranza di metterle “in sicurezza”. Lo facciamo talmente bene che ciclicamente qualche alluvione, colata di fango, frana, distrugge case e strade, uccidendo persone e creando danni e disagi i cui costi sono incommensurabili. Se fossimo intelligenti dovremmo studiare il territorio, capire dove ci sono pericoli ed evitare di creare insediamenti in quelle zone. Invece no, facciamo il contrario. Creiamo insediamenti e poi ci sogniamo di “metterli in sicurezza”. Il problema è che per limitare la pericolosità di frane ed alluvioni è necessaria una cosa: conoscenza della geologia. Lo dice la parola stessa: geo-logia, studio della Terra. Ho detto limitare la pericolosità, non impedire. Rassegniamoci con serenità, non possiamo in alcun modo dominare le piogge, né impedire ad una montagna di crollare se è giunto il momento. Possiamo però capire come crollerà, dove è più probabile che lo faccia, capire dove è meglio costruire case ed altre strutture, per evitare che frane e colate di detriti le distruggano uccidendoci. Questo è compito della Geologia, una delle scienze più neglette in Italia.
Oggi giornali, radio e televisioni dicono che il dramma del messinese è stato un dramma annunciato. Lo è ovviamente. Ma nessuno ha fatto nulla per evitarlo. Il punto è che al momento, come sempre, non si sta parlando di “spostarsi”, ma di “mettere in sicurezza”. Si sta parlando di realizzare nuove opere, argini, muri di contenimento. Si parla di imbrigliare ancora di più i torrenti, non di levare le case dai loro alvei. Purtroppo in Italia lo studio delle Scienze è una sorta di Cenerentola. Abbiamo molti bravi scienziati, pochi hanno l’onore di fare ricerca, pochissimi hanno la possibilità di indicare a politici ed ingegneri pericoli e soluzioni. Così la gente comune non sa, non ha gli strumenti per capire. Gli si dice che il problema è risolvibile, che con un paio di muri e di argini saranno al sicuro. Ed allora la gente chiede quello, a gran voce, giustamente, perché non vede alternative. L’ignoranza uccide. I politici, di qualunque partito o colore essi siano, promettono denaro per riparare case e sopra tutto per realizzare opere che rimedino al “dissesto idrogeologico”. Miliardi di Euro, che sicuramente garantiranno loro molti voti alle prossime elezioni, sicuramente garantiranno guadagni da favola alle imprese (quasi sempre possedute da membri del loro partito, o comunque da generosi simpatizzanti), daranno pure del lavoro ai poveracci, garantendo loro uno stipendio dignitoso per qualche anno. Ma alla fine tornerà una pioggia violenta, e questa volta l’acqua troverà altri ostacoli. Sarà carica di quantità enormi di energia e troverà nuovi punti deboli, facendo piombare tutta quell’energia sulle case e le strade. Ed allora i politici avranno ancora la loro poltrona, gli imprenditori avranno ancora i loro miliardi e ne guadagneranno altri, mentre i poveracci, probabilmente pagheranno con la vita. Il giorno dopo si tornerà a piangere e tutto ricomincerà daccapo. Vorrei che qualcuno facesse una ricerca, io non sono in grado di portarla a termine: quanti laureati in Geologia fanno i geologi in Italia? Non geologi come quelli che sottoscrissero il progetto del Vajont, ma quel genere di geologi che aveva previsto la sua pericolosità. Esistono, sono migliaia, e sono disoccupati, oppure fanno altri mestieri.
Esiste un’alternativa, esiste la possibilità di cavarsi di sotto, togliere le nostre case da quei luoghi dove prima o poi una frana od una colata di acqua, fango e detriti, scenderanno seminando la distruzione. Sta a noi fare in modo che non ci sia nulla da distruggere. La natura non è cattiva, non ha colpe, perché non può scegliere, noi si.

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2 Risposte to “Messina ed il fango di un Paese”

  1. Andrea Says:

    Splendida pagina, Bepo.
    Scritta che anche un ignorante come me non puo non capire.
    Complimenti.

  2. bepoglace Says:

    Grazie Andrea, il problema è che nonostante io stia dicendo cose che sono state dette anche da Bertolaso e da altri prima di lui, in verità i politici non vorranno mai capire.

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