Senza combustibili fossili

Prendo lo spunto da un articolo di Jacopo Pasotti, pubblicato sul suo blog Scienza e Montagna, intitolato “Bruceremo sempre più carbone”, per tornare su un argomento che mi è particolarmente caro, sia per la sua importanza nella gestione e conservazione degli ambienti naturali (e seminaturali), sia perché credo si stia mettendo in discussione l’esistenza stessa della nostra civiltà.
L’autore riporta i risultati di uno studio secondo cui l’estrazione di carbone fossile arriverà a 7 Gitatonnellate nel 2050, contro le 6 Gton del 2006. La previsione ci dice chiaramente che non è prevista alcuna diminuzione dell’emissione di anidride carbonica in atmosfera, dato che il carbone si estrae evidentemente per bruciarlo! Una Gigatonnellata di carbone estratto in più significa che bruceremo sul pianeta 1 miliardo di tonnellate in più rispetto ad ora. Nello stesso articolo Pasotti riporta la stima della quantità di carbone estraibile totale, pari ad un valore compreso fra 700 e 1200 Gton. Si tratta di una stima piuttosto “ampia”, nel senso che le cose sono ben diverse se le Gton sono 700 o 1200. Il fatto è che i geologi non sono in grado di fare stime più accurate perché nonostante gli sforzi non conosciamo ancora abbastanza bene il pianeta e sopra tutto non sappiamo se il carbone che c’è risulterà estraibile in pratica.
Quello che mi interessa comunque è sottolineare il dato che la risorsa carbone non è infinita. Se ci sono 700 Gton le esauriremo in un secolo, se ce ne sono 1200 impiegheremo circa 170 anni. Nel frattempo avremo immesso in atmosfera milioni di tonnellate di CO2. E teniamo conto del fatto che il carbone non è l’unica fonte di energia che utilizziamo, c’è anche il petrolio, su cui le stime sono ancor meno rosee: c’è meno petrolio che carbone sulla Terra.
Provo ad immaginare la cosa dal punto di vista puramente economico, produttivo e sociale. Se i combustibili fossili dovessero mancare o ridursi molto in disponibilità cosa accadrebbe?
Una buona frazione dell’umanità avrebbe disagi limitati, dato che oggi tutta quell’energia viene divorata da una minoranza, ovvero dagli abitanti dei paesi “sviluppati” economicamente ed industrialmente. Un pastore Masai non avrebbe grossi problemi se domattina finissero petrolio e carbone. Noi si.
Innanzitutto non saremmo più in grado di spostarci. Le nostre auto, corriere, aerei, elicotteri, navi, bruciano derivati del petrolio. Alcuni ambientalisti parlano di auto elettriche, o di motori ad idrogeno. L’energia necessaria a caricare le batterie dell’auto elettrica ed a produrre ed immagazzinare l’idrogeno oggi viene quasi esclusivamente dal petrolio e dal carbone. Senza questi le auto elettriche ed a idrogeno rimarrebbero ferme.
Ci sarebbero problemi di comunicazione: tutto funziona grazie all’elettricità. Niente telefono, niente computer, niente satelliti. Saremmo costretti a scrivere nuovamente lettere e spedirle attraverso un sistema di posta tradizionale, che ovviamente dovrebbe usare i cavalli, perché le auto non avrebbero carburante.
Non potremmo scaldare le nostre case. E’ vero che l’impianto va a gas, ma è altrettanto vero che per portare il gas dai giacimenti in cui viene estratto fino alle nostre città e per fare funzionare le nostre caldaie serve energia elettrica, prodotta in gran parte col petrolio e col carbone. A questo punto al primo inverno gli abitanti delle città dell’Italia settentrionale potrebbero trovarsi con case la cui temperatura interna potrebbe aggirarsi attorno a 8°C invece dei 20°C attuali.
Ma il gas serve anche per fare da mangiare, non avremmo più ciò che serve per cucinare. E comunque vada, il cibo per arrivare al supermercato deve essere prodotto e trasportato. L’agricoltura è completamente meccanizzata, senza petrolio non si possono fare funzionare i trattori, non si arano i campi e non si produce cibo. Anche ammesso che riuscissimo a zappare a mano i campi, il rendimento sarebbe tale da non consentirci di nutrire la popolazione italiana con la campagna coltivabile disponibile. Nel 1861 il Regno d’Italia aveva circa 22 milioni di abitanti, che vivevano in un mondo dove il cibo veniva prodotto e trasportato grazie alla trazione animale. Nel 1861 noi friulani eravamo cittadini austriaci e così i giuliani, i trentini ed i sudtirolesi, ma la popolazione sul territorio dell’attuale Repubblica non sarebbe stata comunque superiore a 25 milioni di abitanti. Oggi siamo più di 60 milioni. Senza energia elettrica e carburante dovremmo tornare a 25 milioni. Dovremmo cioè tornare ad una situazione in cui il Paese produce energia e cibo in modo autonomo. Le importazioni di grano nel 1861 esistevano già. Oggi come faremmo ad importare il grano dall’America? Sempre ammesso che il Nord America continui a produrre grano, non abbiamo più navi a vela per attraversare l’Atlantico con un carico di grano: sarebbe impossibile approvigionarsi.
Un altro problema riguarderebbe la sanità. Siamo più numerosi e molto più ammassati rispetto al XIX secolo, fatto che favorisce la diffusione delle malattie. Abbiamo inventato antibiotici ed altri farmaci, ma ci sono due problemi: innanzitutto un uso errato degli antibiotici ha selezionato diversi ceppi di batteri che sono resistenti a questi farmaci, in secondo luogo i farmaci vengono prodotti dall’industria chimica, che consuma molta energia. Senza petrolio e carbone le fabbriche di medicinali funzionerebbero ancora? E sopra tutto, come verrebbero rifornite di materie prime? Gli ospedali poi funzionano usando grandi quantità di energia. Ogni cosa viene fatta usando macchine che hanno bisogno di energia elettrica. E l’energia elettrica viene prodotta per la maggior parte in centrali termoelettriche che bruciano carbone o petrolio e derivati.
Esistono le energie “alternative”. Certo. Ma se facciamo una rapida scorsa alle varie possibilità ci accorgiamo che non sono in grado di sostituire petrolio e carbone. Possono, se adottate subito in modo massiccio, rallentare il loro consumo. Altrettanto vale per il nucleare: nessun paese produce il 100% dell’energia grazie alle centrali nucleari, anzi i più nuclearizzati producono appena il 54% dell’energia totale (Belgio), ma i paesi più grandi si attestano sul 20% (Stati Uniti). Questi livelli di produzione hanno margini di incremento ridotti, perché l’Uranio non è così diffuso e facilmente estraibile sulla crosta terrestre.
Mi chiedo se qualcuno abbia pensato seriamente a delle soluzioni e se i “grandi” della terra si rendano conto di questi problemi, nel qual caso sarebbero dei grandi idioti, visto che non stanno facendo nulla per evitarli.
Per noi, abitanti dei paesi “sviluppati”, sarebbe un enorme problema rimanere senza petrolio e carbone, mentre il pastore Masai continuerebbe a vivere come prima, come i suoi antenati negli ultimi settemila anni, dimostrando che in effetti la civiltà più forte non è la nostra, ma la sua.

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Una Risposta to “Senza combustibili fossili”

  1. jacopopasotti Says:

    “Per noi, abitanti dei paesi “sviluppati”, sarebbe un enorme problema rimanere senza petrolio e carbone, mentre il pastore Masai continuerebbe a vivere come prima, come i suoi antenati negli ultimi settemila anni, dimostrando che in effetti la civiltà più forte non è la nostra, ma la sua.”
    Approvo, e trovo ancora piu’ ottusa l’idea di ricorrere al nucleare: una risorsa limitatissima, e costosissima. L’idea della indipendenza energetica tramite il nucleare e’ uno specchio per le allodole per reclutare consensi nel pubblico – in realta’ sviluppando il nucleare ci metteremmo nelle mani dei pochi paesi che estraggono uranio.

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