Bersani atto primo

Ho seguito con interesse l’intervista a Pier Luigi Bersani durante il programma televisivo “Che Tempo che Fa” di Fabio Fazio. I miei amici che ora si chiamano “democratici” mi accuseranno come al solito di essere superficiale e di trarre conclusioni da episodi. Seguo la politica da vent’anni, i superficiali sono coloro che si schierano senza avere chiare le idee.
Il segretario neoeletto del Partito Democratico ha spiegato brevemente quali sono i principi su cui baserà la sua azione politica per il futuro. Ad un certo punto ho sentito parole che mi hanno dato grande soddisfazione: il PD deve essere un partito di alternativa e non semplicemente di opposizione. Il fatto che il segretario di quella che dovrebbe essere la prima forza di opposizione e di alternativa all’attuale maggioranza abbia fatto questa dichiarazione è estremamente importante. Va nella direzione del mio pensiero. Altra considerazione importante di Bersani è stata che dovranno smettere di ragionare in termini di unione e contrapposizione fra DS e Margherita. Quei due partiti non esistono più, con buona pace di Rutelli. Credo che Bersani possa essere felice di non avere più Rutelli nel suo partito: è ingombrante, fa molta scena, ma non ha realmente un seguito e politicamente è una nullità, lo è sempre stato. Rutelli sa solo recitare molto bene le commedie della convenienza. Meglio perderlo che trovarlo, per tutti, compresi gli amici dell’UdC (che lo sanno bene).
Tuttavia l’impressione generale che mi ha fatto Bersani non è stata completamente positiva. Ha parlato per esempio di un partito “riformista. Termine ambiguo, di cui la sinistra si riempie la bocca da vent’anni. Anche il PdL è un partito riformista, insieme alla Lega sta varando riforme e si appresta a vararne molte altre. Bersani obietterebbe che le riforme del PdL sono leggi “ad personam” per favorire Berlusconi, che le riforme della Lega mirano alla disgregazione del Paese ed all’instaurazione di leggi razziali. Ma se usiamo il termine “riformista” senza chiarire quali riforme intendiamo attuare, ogni riforma va bene: PdL e Lega sono indiscutibilmente le due forze riformiste per eccellenza in Italia.
Fazio ha poi chiesto a Bersani di “dire qualcosa di sinistra” ed il segretario del PD ha ribadito la sua idea: partire dalla parte dei deboli, dei lavoratori, di chi vive in condizioni di disagio. L’idea in linea generale è lodevole, anche se non originale. Penso che il primo a propugnarla sia stato San Francesco d’Assisi, almeno in Italia. Bersani non chiarisce bene chi siano i deboli ed i lavoratori. Forse sbaglia bersaglio, o forse lo individua con una nota nostalgica da PCI anni ’60, od infine lo sceglie per motivi elettoralistici. In Italia al momento i “deboli” non sono gli operai, come sottointende la sinistra, ma coloro che il posto in fabbrica o negli uffici non ce l’hanno, non l’hanno mai avuto e non lo avranno mai.
Bersani forse (lo fa di certo Berlusconi) dimentica che nel mezzo fra gli operai e gli industriali c’è una massa enorme di italiani con livelli di istruzione elevata, diplomati quasi tutti e per la maggior parte anche laureati, con età che variano da 25 a 50 anni, che sono costretti ad una vita ingiusta e difficile da quel fenomeno che viene in modo troppo semplicistico chiamato “precariato”. Oltre a questi una grande massa di professionisti e piccoli artigiani. La piccola borghesia italiana insomma. A coloro che tagliano le idee con la mannaia, come i comunisti di Rifondazione ed altri micromovimenti analoghi, viene l’orticaria quando si parla di professionisti ed artigiani. Tutti ricchi ed evasori! Idiozie. Abbiamo centinaia di migliaia di professionisti con partita IVA e piccoli artigiani che sono più poveri degli operai. Più vulnerabili ed assolutamente privi di qualunque forma di aiuto sociale da parte dello Stato.
Vorrei capire come la pensa Bersani riguardo a questa gente, ed anche riguardo a tutti quei laureati che tirano avanti con contratti interinali. Ma finora ho sentito tutti parlare concretamente solo di operai, che per inciso tanto deboli non sono, dato che esistono dei sindacati che si occupano di loro ed esistono i così detti “ammortizzatori sociali” che servono a soccorrerli in caso di crisi.
I professionisti e gli artigiani nel quadro ideologico della sinistra non sono lavoratori, non sono deboli, non meritano protezione sociale, perché il professionista, il precario e l’artigiano non fanno parte del modello di società che hanno in mente sia Berlusconi che la sinistra!
Mi sembra che siamo arrivati alla realizzazione delle profezie di Marx. Incredibilmente il teorico del comunismo moderno, ovvero del più grande fallimento sociale ed economico degli ultimi mille anni, aveva individuato perfettamente l’evoluzione del capitalismo: gli strati inferiori della borghesia si impoveriranno fino a diventare come i proletari. Quello che Marx non aveva previsto era che i proletari sarebbero diventati più forti di alcuni borghesi, in una società consumistica che non poteva immaginare, retta da governi populisti, con una classe politica il cui unico scopo chiaro sembra essere quello di farsi eleggere per scopi a me ignoti.

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