Web, regole e responsabilità

Leggo su Libero-news la notizia della presa di posizione del Presidente del Senato Schifani riguardo al social network FaceBook:
Renato Schifani si schiera contro Facebook, a suo dire piattaforma atta a diffondere ed incentivare violenza generalizzata. Il Presidente del Senato ha infatti dichiarato: su FB “si leggono dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza. Negli anni ’70, che pure furono pericolosi, non c’erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti”.” (si veda http://www.libero-news.it/pills/view/28251)
La reazione di Schifani è comprensibile, ma non condivisibile. Deriva evidentemente da ciò che molti utenti del social network hanno scritto sulle loro pagine. Parole di disprezzo, derisione, odio nei confronti di Berlusconi, se ne leggono ogni giorno in grande quantità. Allo stesso modo si leggono parole di stima e di venerazione nei confronti della stessa persona. Io non appartengo né alla categoria di coloro che insultano il Primo Ministro, né a quella di chi lo osanna. Sono stato uno dei primi a condannare l’aggressione a Berlusconi a Milano, manifestando il mio pensiero proprio su FaceBook e ricevendo diverse risposte pubbliche e private in cui altri non si sono dichiarati daccordo con me. Mi sono beccato anche qualche insulto.
Il punto è che non sono daccordo con Schifani. Il problema non è FaceBook, che anzi ritengo profondamente utile per chi gestisce la sicurezza. Su quel social network ognuno scrive quel che gli pare, esattamente come possiamo dire ciò che vogliamo in strada, esattamente come possono farlo i parlamentari e tutti gli altri cittadini italiani. E’ un diritto costituzionale: libertà di parola ed espressione. Allo stesso tempo ricordiamo che ognuno di noi è responsabile per ciò che dice e fa. Quindi, chi istiga all’odio verso Berlusconi è responsabile di quanto afferma. Chi dice che bisognava colpirlo di più, si rende responsabile di un reato. Chi augura una brutta fine a Berlusconi pubblicamente probabilmente sta facendo apologia di reato, ovvero commettendo un reato. La colpa non è di FaceBook, né della sua supposta libertà. Il problema è l’inciviltà, l’incapacità di formulare pensieri diversi da quelli suggeriti dai più bassi istinti, l’incapacità di ipotizzare un pensiero politico che si elevi al disopra della melma di un dibattito ridotto ormai ad insulti e minacce. FaceBook è uno specchio della società, non lo strumento attraverso cui la società viene modificata. Più utili in quel senso sono le televisioni, che però sono controllate direttamente od indirettamente proprio da Berlusconi, nella veste di Presidente del Consiglio dei Ministri (per la RAI) e di creatore delle reti Mediaset.
La così detta “informazione libera” su internet non è sempre tale, né ha una buona qualità. Le informazioni che girano sui siti web e sui social forum sono molto spesso fasulle, fantasiose, ma scatenano comunque ondate di reazioni emotive, irrazionali, che in passato venivano generate attraverso altri strumenti di comunicazione. Non esiste modo per impedire alle idee, giuste o sbagliate, di circolare. Era un sogno delle dittature comuniste come quella rumena, tappare la bocca a tutti, o dei regimi teocratici come quello iraniano. Ma non si può fare, perché le idee, giuste o sbagliate che siano, circolano sempre e comunque. Ed allora dico al Presidente Schifani, forse è meglio che invece di tentare di tappare la bocca agli imbecilli che insultano e minacciano su FaceBook, li lasciate parlare e sfogarsi, avendo così una splendida occasione per tenerli d’occhio. Il cane che abbaia non morde. I terroristi rossi e neri non parlavano in piazza delle loro idee, pianificavano attacchi al Paese nella segretezza. Non sono gli scalmanati da piazza a mettere in pericolo la democrazia e la sicurezza dei cittadini che si occupano di politica, ma quelli silenziosi.
Forse alcuni politici sono infastiditi dal fatto che un social network può servire a rendere pubblico il fatto che non è vero che tutti amino il nostro Presidente del Consiglio, ma credo che una maggioranza di governo solida come quella attuale non si debba preoccupare di questo. Noi non amiamo tutti Berlusconi, né lo odiamo. Personalmente lo rispetto, ma considero errata e fallimentare la sua politica, così come ritenni errata e fallimentare quella di Prodi. Vi dà fastidio che dica questo? Mi dispiace, ma non è reato e dubito lo sarà mai.
In conclusione, vorrei sottolineare che anche chi pubblica qualcosa in rete è responsabile, forse gli imbecilli ritengono che ogni affermazione od atto compiuto in questo mondo “virtuale” sia esente da responsabilità. Non è vero: siamo tutti responsabili e rintracciabili. Io ho il coraggio di firmare i miei interventi e di pubblicare un blog come questo, fornendo informazioni su di me, ma anche se non avessi questo coraggio, sarebbe un’operazione banale risalire al computer da cui è partita una determinata informazione. Quindi non c’è nulla da inventare: chi istiga a compiere reati è rintracciabile e perseguibile già oggi, senza inventare nulla e senza tentare di tappare la bocca a qualcuno. Lasciateci parlare ed occupatevi degli aspetti reali del problema, sarà un vantaggio per tutti.

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10 Risposte to “Web, regole e responsabilità”

  1. marco bani Says:

    Ciao Mayo
    condivido questo tuo scritto. Aggiungo però che se si impiega del tempo a leggere le motivazioni delle sentenze dei vari processi riguardanti B., sia che siano di prescrizione, amnistia o condanna (caso Dell’Utri) ci si forma una solida convinzione di collusione con la mafia, certezza di varie corruzioni e altri crimini. Questo vale anche per Schifani.
    Non istigazione alla violenza, ma un “fatti processare buffone” ci sta tutto, accompagnato da una accanita contrarietà ad inciuci per salvarlo
    ciao
    Marco

  2. maria grazia Says:

    Ottima analisi. condivido pienamente il tuo pensiero, bravo! mg

  3. antonio danieli Says:

    Il tuo è un discorso condivisibile in tutto, salvo che, non siamo più in un paese democratico, la democrazia non si misura solo con il voto ma anche con la corretta e libera distribuzione dell’informazione. Quell’informazione, che attualmente, per gran parte e inequivocabilmente è in mano a una sola persona.
    La stessa persona che senza rispetto alcuno, invita i propri sostenitori a regalare tessere del proprio partito a ignari malcapitati.
    L’appartenenza a un partito è una scelta democratica personalissima, che corrisponde al bisogno di manifestare pubblicamente una ideologia o un interesse personale. Ma questo non fa parte del bagaglio culturale del nostro indagato Premier, non è di democrazia che può intendersi uno scaltro e irriverente imprenditore come lui, non è la democrazia l’ispiratrice delle sue proposte di riforme costituzionale.
    Su quest’ultimo punto, non c’è ombra di dubbio, non è la persona più indicata (per le sue personali vicissitudini, quelle che si voglio insabbiare con l’oscurantismo) per difendere i fondamenti della nostra democrazia e della nostra costituzione, il diritto al lavoro e la legge uguale per tutti, potenti e non, ricchi e non.
    Continuare a ignorare queste prepotenze mediatiche, minimizzandole e continuando a centrare l’attenzione sul “terrorismo mediatico” di chi cita sentenze e atti giudiziari per non farci dimenticare da che pulpito vengono certe idee , fa parte della strategia del disordine, per arrivare a giustificare un atto, questo si sovversivo, teso a distruggere i fondamenti della nostra costituzione a favore dei soliti furbi e prepotenti.

    cordialità
    antonio danieli

  4. Giuseppe-Adriano Moro Says:

    Caro Antonio, io non sono convinto della santità del Presidente Berlusconi, ma non ho alcuna prova che mi consenta di condannarlo. E’ compito dei magistrati farlo. Il problema è che anche in presenza di governi di centro-sinistra non è mai stato affrontato né il problema dei processi a Berlusconi, né quello del famoso conflitto d’interessi relativo al sistema televisivo italiano. Ci sono state molte occasioni in cui gli avversari di Berlusconi avrebbero potuto creare leggi che impediscano il conflitto d’interessi, o meglio l’accumulo di potere mediatico, ma non sono state usate. Questo perché purtroppo il male della democrazia in Italia non è tanto ciò che vuole fare Berlusconi, quanto il fatto che gli altri non vogliono fare proprio nulla. La democrazia per definizione è il “Governo del Popolo”, ed il Popolo sovrano ha delegato Berlusconi a governare l’Italia, ben sapendo quali sono le sue idee (non le ha mai nascoste), ben sapendo quali sono le idee dei suoi alleati leghisti, ben sapendo che Berlusconi ha sempre fatto tutto ciò che si è proposto di fare! Al contrario, non sappiamo esattamente cosa volesse fare Veltroni, perché è stato incapace di creare un programma chiaro, ed in ogni caso sapevamo, per esperienza, che Veltroni ed i suoi alleati non avrebbero fatto nulla, così come non ha fatto nulla Prodi nei suoi due brevi governi. L’impasse al momento è irrisolvibile. Almeno fintanto che non si creerà in questo Paese un movimento politico capace di costruire un’alternativa. Al momento non esiste, né il movimento, né la persona od il gruppo di persone capaci di crearlo. E non è colpa di Silvio.

  5. Giuseppe-Adriano Moro Says:

    Caro Marco, il nostro sistema giudiziario non è in grado di fare chiarezza neppure su un furto di galline ormai. E’ appesantito, bloccato dalla sabauda burocrazia tipica dell’Italia “unita”. Io non ho letto le motivazioni delle sentenze, ma so che Silvio Berlusconi è un libero cittadino, che gode dei pieni diritti civili e politici, e che usa dei mezzi di cui dispone per portare l’Italia in una direzione che lui ritiene giusta. E lo sta facendo senza incontrare resistenza. Toglierlo di mezzo usando i processi sarebbe un dramma ulteriore per la democrazia, ci farebbe tornare a tempi bui che dobbiamo ricordare, ma non rimpiangere.
    Esistono milioni di persone come me in Italia, persone che hanno idee da proporre e non semplicemente dei no. Noi non vogliamo “fare fuori” Berlusconi, non possiamo stare con il forcaiolo Di Pietro, non con il fumoso ed indeciso PD, ma nemmeno con i comunisti od i residui della peggiore DC; vogliamo cambiare l’Italia in un modo molto diverso da come la vuole cambiare Berlusconi, ma siamo paralizzati, non siamo rappresentati, non abbiamo un’organizzazione. E questo fa sì che politicamente siamo delle nullità. Possiamo solo votare, scegliendo fra due alternative che non ci piacciono. Il famoso male minore, qual’è in questo momento?

  6. antonio danieli Says:

    Se definisci forcaiolo Di Pietro perché non dare del mafioso, piduista, corruttore e tant’altro all’indagato Premier, fino a prova contraria, è lui che ha ospitato in casa sua Mangano http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Mangano
    era lui iscritto alla P2 con tantissimi altri anche di opposizione
    https://bepoglace.wordpress.com/2009/12/18/web-regole-e-responsabilita/#comments
    è lui che ha corrotto mills inficiando un processo
    https://bepoglace.wordpress.com/2009/12/18/web-regole-e-responsabilita/#comments
    e bla bla bla bla
    Io non prendo le di fese del PD, lo ritengo altrettanto responsabile, diversamente non sarebbero tanti i piduisti presenti in esso.
    Mi permetto solo di ricordarVI il piano di rinascita democratica e vi prego leggetelo se volete sapere in che direzione è andata l’itali, edito da Licio Gelli il quale “ironicamente?” ne ha chiesto il copyright all’indagato premier.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Piano_di_rinascita_democratica
    Ma da qui, a dare del forcaiolo a Di Pietro….. allora anche De Magistris e perché no? Borsellino e Falcone?
    Vediamo chi sale sul pulpito dell’informazione oggi a tutti i livelli.
    Politica: i Buoni, quelli che sfilavano con la lapide del procuratore di Verona Papalia, quelli dei Kalashnikov, quelli che vietano agli islamici di pregare….
    Sport: Luciano Moggi, condannato dalla giustizia sportiva e imputato per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva pontifica sulla crisi della Juventus iniziata per mano sua (non cacciate Ferrara ma la dirigenza (gli attuali dirigenti infatti hanno il grave torto di essere incensurati)) Ferra no perché è un fedelissimo suo e di Lippi vedi la voce Gea
    http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.1896316458&artType=Articolo&DocType=Libero&chId=30
    La verità caro Giuseppe, è che abbiamo perso la capacità di indignarci,
    e questa capacità la perdiamo solo grazie al vuoto culturale che ci viene ogni giorno propinato dalle TV commerciali a tutti i costi, dal gossip gratuito, dai titoli giornalistici gonfiati e vuoti di contenuti. Se la giustizia a cui fai riferimento non funziona, non è per la burocrazia cattocomunista,
    è perché non si compra la carta, perché il programma di “informatizzazione” degli atti giudiziari non va sui vecchi PC, perché non si fanno le indagini senza benzina e mezzi. Ma guarda caso, Le polizie locali si stanno attrezzando all’inverosimile, guarda le loro divise e poi guarda in carabiniere, un poliziotto, un finanziere, un vigile del fuoco, entra nelle caserme, nelle prefetture, nei palazzi di giustizia, e poi chiediti chi li ha ridotti così e perché… Guarda cosa hanno fatto alle ferrovie in nome del liberalizzazione, del libero mercato, la sfacciataggine con cui sono invitato a portarmi maglione e panino, la sfacciataggine con cui danno la colpa alle ditte di pulizia se sono sporchi, quelle ditte stracolme di precari e abusivi (extracomunitari) che spopolano nelle ditte in subappalto di aziende di facciata. Guarda bene, perché presto rivedrai la stessa sfacciataggine quando non ti arriva più l’acqua a casa e ti diranno che la trovi al supermercato.
    Giuseppe… io sono incazzato, incazzato nero perché queste cose già le vedo e le provo sulla mia pelle e su quella dei miei genitori che vecchi e malandati pagano fior di quattrini in ospedale per visite senza fattura solo perché hanno BISOGNO e non serve un Travaglio o un Grillo per mostrarmele, ma grazie a loro, ho imparato a guardarle con coscienza reagendo all’indifferenza dilagante.
    Di Pietro forcaiolo? ahahahahahahah
    l’integrità morale è sinonimo di forca in questo paese?
    allora stiamo proprio ben messi

  7. antonio danieli Says:

    ho sbagliato due link
    perdonami
    elenco iscritti alla P2
    http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_appartenenti_alla_P2
    caso Mills
    http://www.corriere.it/politica/09_maggio_19/mills_berlusconi_processo_990be7c4-445d-11de-a9a2-00144f02aabc.shtml

  8. Giuseppe-Adriano Moro Says:

    Antonio, tu hai elencato perfettamente i mali di questo Paese. Il problema è che non mi hai elencato le soluzioni. Quelle che cerco.
    Sei incazzato nero. Anche io sono incazzato nero, lo sono da quando ho iniziato a prendere coscienza della realtà del Paese, delle sue istituzioni, della sua economia; ovvero da ormai più di vent’anni: ero uno di quei disadattati che da ragazzino non pensava alle ragazzine ed alle Timberland, ma a Berlinguer. Ero chiamato “il comunista” al Liceo, ed anche se onestamente comunista non sono mai stato, preferivo fare il sovietico piuttosto che il paninaro. Crescendo ho capito che rifiutare le Timberland era una sciocchezza infantile. Sono buone scarpe, ed oggi ne posseggo un paio che mi soddisfano per robustezza e comodità. Ho capito che dire “no” non è sufficiente, anche se leggendo Silone ho imparato che c’è sempre speranza finché ci sarà qualcuno a dire “no”. Ho capito che l’unico modo per non essere più incazzato è quello di cambiare il nostro Paese e che per farlo non bisogna limitarsi ad essere negativi. Essere felici di stare all’opposizione significa porsi nell’ottica dei perdenti. Ho studiato la carriera di Berlusconi, sul cui immenso successo nessuna persona dotata di un minimo di obiettività non può che concordare, ed ho capito cosa lo rende diverso dagli altri: lui non dice mai “no”, lui dice “bisogna fare in questo modo”. Giusto o sbagliato che sia.
    Forse gente come Travaglio e Grillo potranno stimolare qualcuno, ma non potranno mai (almeno mi auguro) definire un progetto per il futuro dell’Italia. Sono bravissimi a criticare, a dire no, ma non sanno proporre soluzioni ai mali che indicano. E questo li rende utili solo ai progetti dell’attuale maggioranza di governo ed a quelli della maggioranza alternativa di “centrosinistra”, che non ha mai saputo proporre una riforma. Di Pietro è una persona di cui non ho alcuna stima, ed ho saputo che fra gli aderenti al suo movimento ci sono diversi inquisiti se non pregiudicati. Mettere sullo stesso piano Di Pietro e Falcone non è legittimo, se non altro perché Falcone ha sacrificato la sua vita, mentre Di Pietro non fa che parlare senza costrutto mentre gode dei privilegi del parlamentare.
    Sono molto pessimista al momento, e non vedo alternative al governo Berlusconi, ma non mi rassegno all’idea di ridurmi al ruolo di quello che dice solamente “no” come un mantra. Voglio ipotizzare un’Italia possibile, un progetto per risolvere i problemi che tu hai elencato, voglio continuare a credere che si possa fare.

  9. antonio danieli Says:

    Condivido il tuo pessimismo ma non la tua rassegnazione. Dal mio punto di vista, Di Pietro ha sacrificato la sua carriera per difendere la magistratura in trincea onestamente, Berlusconi ha fondato il suo impero su fondi oscuri di cui non ha mai dato conto e su patti scellerati con la Mafia come ampiamente dimostrato dalla convivenza con Mangano e la strettissima per non dire diretta collaborazione con dell’Utri, quest’ultimo, già condannato in primo grado a 9 anni (senza la ulteriore deposizione di Spatuzza nel processo di secondo grado).
    Per questo, se proprio devo diffidare, diffido di berlusconi e degli inciucisti dalemiani, e sto attento all’evoluzione del neonato movimento a 5 stelle http://www.beppegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Programma-Movimento-5-Stelle.pdf
    Se per ridare una parvenza di serietà a questo paese ci vuole un comico, o un ex pubblico ministero dislessico, meglio questi di un amorevole indagato premier.

  10. Giuseppe-Adriano Moro Says:

    Ad essere sincero ho detto letteralmente “non mi rassegno”. Sopra tutto non mi rassegno all’idea di dovere delegare la salvezza del Paese ad un comico e ad un ex PM che non conosce la lingua italiana (non è dislessico) ed ha idee che non condivido.
    Riguardo l’origine delle finanze di Berlusconi, si possono fare mille congetture, ma ciò che conta sono le prove. E prove ora non ce ne sono, non tali da dichiarare colpevole Berlusconi. Non posso considerarlo “mafioso” in assenza di prove più solide rispetto a quelle presentate finora. Ma, e questo è il punto più importante in politica, ho idee diverse dalle sue: l’Italia va cambiata, ma in modo diverso da come prevedono Berlusconi e Bossi. Questo per me è importante, il resto sono problemi giudiziari, riguardano la Magistratura, non la politica. Il problema è che discutere diventa sempre più difficile in una fase storica in cui i massimi dirigenti politici fanno a gara per insultarsi a vicenda. Se ci fai caso, gli argomenti usati nel dibattito politico sono ridicoli, forse per questo un comico ha tanto successo? L’Italia ha bisogno di uscire da questa fase, e farlo di corsa. Fino a vent’anni fa sarebbe stato tragico. Sai perché stiamo ancora in piedi? Perché le leggi le sta facendo la UE, transitano per il Parlamento e vengono attuate dalle Amministrazioni locali, dove i funzionari acquisiscono ogni giorno più potere. Al momento l’unica forza politica che parli veramente alla gente e si occupi del territorio è la Lega, che ha creato una rete fittissima ed è in grado di raggiungere ogni più piccolo paese di montagna nelle regioni del Nord. Al Sud non so come sia la situazione.
    In definitiva, invece di rassegnarsi all’opposizione distruttiva, bisogna elaborare una proposta di riforma del Paese, individuando obiettivi ed un percorso per raggiungerli, considerando in modo integrato la realtà e non attaccandosi solo a questioni di principio o tutelando interessi personali. Chi lo sta facendo? Non Berlusconi, non il PD, non Di Pietro, non Grillo. Di questo siamo certi. Fortunatamente in Italia c’è ancora gente intelligente e responsabile pronta a pensare, oltre che per sé, al Paese intero. Vedrai che il futuro sarà diverso, e non vedrà più nessuno dei protagonisti attuali.

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