Processo breve, storia lunga

All’apertura dell’Anno Giudiziario, lo scontro fra la Magistratura ed il Presidente del Consiglio Berlusconi ha marcato l’ennesima tappa. I magistrati appartenenti all’Associazione Nazionale Magistrati hanno deciso di abbandonare le aule durante gli interventi dei rappresentanti del Governo, per protestare contro la così detta legge sul “processo breve”, promossa dalla maggioranza di governo.
Come al solito noi cittadini fatichiamo ad avere le idee chiare. In sostanza, da quanto mi è dato capire, la legge in via di approvazione nei due rami del Parlamento obbligherebbe a concludere i procedimenti giudiziari entro un certo tempo, pena il loro annullamento. Se non fossimo in Italia e non ci trovassimo in una situazione drammatica dovremmo dire “ebbene, cosa c’è di strano?”.
Di strano c’è che in Italia i processi, tutti i processi, durano anni. Sembrano non finire mai ed anche in presenza di procedimenti di grande interesse pubblico, finiamo per dimenticarci di loro. Chi riuscirebbe a tenere a mente tutti i processi in corso, quando sono molte migliaia e durano ben più di cinque o sei anni?
I magistrati sostengono che i processi durino tanto perché i loro uffici non hanno abbastanza mezzi e personale per istruirli in tempi utili. Questo dato sembra non essere contestato da nessuno. Il punto è: perché serve più personale? Siamo sicuri che il problema sia solamente quello di potenziare le procure della Repubblica con nuovi magistrati ed impiegati? O forse il nostro sistema giuridico è schiavo di una lenta e farraginosa burocrazia di stampo sabaudo, che dopo cinquanta anni dalla fine della monarchia, ancora ci portiamo dietro?
Dall’altro lato abbiamo il problema di un Presidente del Consiglio che è sotto inchiesta e sotto processo continuamente. I magistrati di diverse procure ritengono che Silvio Berlusconi abbia commesso in passato diversi reati e vogliono processarlo. Ma Berlusconi è un uomo politico, è l’attuale capo del Governo della Repubblica e sopra tutto, è un uomo che non sopporta perdere né avere intralci.
Allora è legittimo il sospetto che Berlusconi prema, perché la sua solida maggioranza lavori per approvare rapidamente una legge che farebbe terminare immediatamente quasi tutti i procedimenti a suo carico, mettendolo al sicuro dal ripetersi di sgradevoli sorprese già avvenute in passato. Oltre tutto la maggioranza sta promuovendo il principio del “legittimo impedimento” che equivale al nostro “scusate, ho cose più importanti da fare”. In sostanza, il Presidente del Consiglio potrebbe evitare di partecipare ai processi, e potrebbe dunque fare rimandare il loro svolgimento, perché nell’esercizio della sua carica non ha tempo da perdere nei tribunali. Legittimo, da un certo punto di vista, ma sgradevole se considerato dal nostro. Noi cittadini comuni non godremmo di questo principio, dato che i nostri impedimenti non sarebbero “legittimi”, ma futili motivi. Oltre tutto, mentre sappiamo che Berlusconi ed altri politici, anche dell’opposizione (il PD non è fatto di santi), sono inquisiti, sappiamo che la grande maggioranza di noi cittadini non lo è. Anzi, noi siamo le vittime dei reati oggetto dei processi. Pensiamo al processo Parmalat, ai processi per le morti da amianto, ai futuri processi che nasceranno quando ci saranno altri problemi analoghi, ma anche a tutti i processi per reati individuali e “banali” come lesioni, omicidi che sembrano non essere mai risolti.
Il processo breve dunque è un’arma a doppio taglio. È interesse di tutti i cittadini arrivare ad un vero processo breve, che si concluda in tempi ragionevoli, ma non è nostro interesse arrivare al punto da annullare tutti i processi che si stanno prolungando nel tempo.
Allo stesso tempo, pur con un profondo rispetto per la Magistratura, essenziale componente dello Stato delegata ad amministrare la Giustizia, devo dire che non tutti i magistrati sono Falcone e Borsellino. A volte sorge il dubbio che a questioni di principio si affianchino interessi di categoria, tanto illegittimi quanto lo sono quelli dei politici che tentano di fare approvare leggi ad personam.
In ultimo, come al solito, sono costretto mestamente ad annotare che alla proposta formulata dalla maggioranza di Governo non fa da contraltare alcuna proposta dell’opposizione. A parte la richiesta di potenziare gli organici, avanzata dai magistrati, che mi sembra banale e poco realizzabile, non ho udito il PD ed il suo alleato Di Pietro formulare alcuna ipotesi riguardo a come arrivare ad un processo breve, con certezza di riconoscimento dei colpevoli e della pena a loro inflitta. Siamo alle solite, noi cittadini abbiamo solo la speranza, ma temo che anch’essa vacilli.

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