Orgoglio e pregiudizi

E’ in corso un battibecco fra Fini e Calderoli, riguardo alla così detta Padania. Calderoli, come tutti i dirigenti leghisti, inneggia all’autonomia od all’indipendenza della Padania, Fini replica seccamente dicendo che la Padania non esiste, non è mai esistita prima che la inventassero i leghisti. Calderoli gli risponde che si faccia gli affari suoi e, dato che nelle regioni del nord Italia Fini “non prende voti”, questi non sono affari suoi.

In un’ottica storica il dibattito è comico, oppure tragico.

La Padania non esiste (ancora), né è mai esistita in passato. Ricordiamo tuttavia che neppure l’Italia esisteva prima del 1861, se non come denominazione di tipo geografico, o reminescenza di un termine usato dagli antichi romani, che perse senso dal punto di vista politico attorno al V secolo d.C..

I sostenitori dell’unionismo italiano osservano che ai tempi dell’Impero di Roma esisteva un’unità politica ed amministrativa chiamata “Italia”, ma la sua estensione fu variabile. Il 10 gennaio 49 (a.C.) il generale Gaius Iulius Caesar attraversò il fiume Rubicone, entrando così formalmente in Italia. A giovamento di Calderoli dico che il Rubicone si trova in Romagna. A Nord di quel fiume si trovava la Gallia Transpadana (ecco la “padania” che compare), oltre il Po c’era la Gallia Cisalpina.

Dunque, richiamandoci a Roma, esisterebbe una differenza fra Italia e “Padania”. Ma col passare del tempo i romani ampliarono il concetto di Italia includendo persino le terre al versante meridionale delle Alpi. Fu allora, ai tempi di Gaius Iulius Caesar Octavianus Augustus, l’Italia giungeva fino alle Alpi e la sua porzione settentrionale includeva le regioni, Aemilia, Transpadania, Liguria e, haimé, Venetia et Histria.

Tutto questo ebbe un senso fino al 476 d.C., quando di fatto il potere temporale di Roma cessò del tutto. Nel 568 i Longobardi crearono un nuovo sistema politico, dividendo gran parte della vecchia Italia in ducati. Qua nasce un ulteriore equivoco, con grande dolore di Calderoli: il regno longobardo non si limitava alle terre settentrionali, esisteva un Ducato di Benevento.

Qui in Friuli nasceva il primo nucleo di identità statale, col Ducatus Forojulensis, ovvero il Ducato di Cividale. Ironia della sorte, sebbene i dirigenti leghisti reclamino una “unità dei longobardi”, immaginando così di imporre la supremazia lombarda sulla Padania, dobbiamo ricordare che nel momento del bisogno, ovvero quando Carlo Magno venne a distruggere il regno longobardo, i “nobili” lombardi tradirono volentieri il loro re, in cambio della conservazione dei loro titoli, terre e privilegi, mentre ad opporsi fedelmente furono solo i duchi di Benevento e di Cividale.
In questo episodio risiede probabilmente l’origine della grande frattura fra noi friulani ed i “padani”, con cui i rapporti furono sempre pessimi. Ricordo solo l’impegno friulano nella guerra contro Milano e contro la Lega dei comuni lombardi (noi stavamo dall’altra parte, dalla parte dell’Europa).

La storia poi continuò con la nascita di stati e staterelli. Per quanto riguarda noi, il potere passò dal Duca longobardo all’Imperatore, che però lo cedette lentamente nelle mani di un Duca e Principe individuato nella persona del Patriarca di Aquileia. Nel 1077 venne formalizzata la costituzione di uno stato friulano indipendente in seno all’Impero, affidato alla guida del Patriarca.
Poi fu la grande Venezia, splendore del Mediterraneo, a creare il proprio impero, pur senza dargli mai tale nome.

Insomma, i Savoia, casa che non era per nulla italiana, trovarono l’escamotage per crearsi un regno a danno di un certo numero di stati indipendenti che occupavano, con alterne fortune, la penisola ed il versante Sud delle Alpi da circa quindici secoli!

L’onorevole Fini ha dichiarato: O si è italiani o non si ha altra identità che non sia assolutamente localizzata.

Con orgoglio affermo, disposto a confrontarmi con storici e linguisti, che, a differenza della fantomatica “padania”, il Friuli esiste (od è esistino fino a vent’anni fa) ed ha un’identità culturale, geografica e storica tale da consentirgli di aspirare, con ben maggior diritto, ad autonomia ed indipendenza.

Forse molti friulani lo hanno dimenticato, probabilmente non lo hanno mai saputo, ma se la storiografia ufficiale italiana sorvola sulla nostra terra, l’autentica storia non può che riconoscere l’esistenza di un’entità politica consolidata nel passato. Non parlo poi dell’identità culturale, che ha retto egregiamente fino agli anni ’70 del XX secolo, nonostante l’intensa campagna di propaganda sciovinista attuata dagli italiani dopo il 1866, anno dell’occupazione.

Vedete? E’ facile giocare con le parole e modificare il significato di alcuni fatti.

Per i libri di Storia su cui ho studiato, nel 1861 si è realizzata l’Unità d’Italia. All’epoca sia il Friuli che Trieste erano sotto il controllo politico e militare dell’Impero d’Austria. I libri italiani parlano della “liberazione” avvenuta nel 1866. Io ho parlato di “occupazione”. Lo stesso evento può essere visto in due modi differenti.

I libri di storia italiani parlano dell’eroica guerra patriottica combattuta sul Carso per “liberare” Trieste. Io potrei parlare dell’indecente sacrificio di migliaia di giovani, che hanno versato il proprio sangue per occupare Trieste, strappandola alla sua storica patria (l’Austria), sorte che toccò anche al Sudtirolo.

Nel dibattito attuale c’è veramente qualcosa di tragicomico.

Fini sostiene l’unità di un’invenzione del XIX secolo, Calderoli inneggia alla nascita di un’invenzione del tardo XX secolo. Napolitano sembra un disco rotto, mentre ripete la litania sull’Italia unita, sacra ed indivisibile. Bossi dichiara che decine di migliaia di padani sono pronti a morire per liberarsi (ma precisa che in verità lo faranno in modo pacifico).

In mezzo a tutto questo disordine ideologico l’unica certezza che ho è questa: sono europeo, sono friulano, non amo i così detti “padani”, anzi trovo che la loro cultura sia incompatibile con la nostra.
Se dipendesse da me, Bossi dovrebbe mostrare il passaporto e chiedere il visto per venire ad Udine.
Questo è il mio Heimat, la mia terra, e loro sono stranieri. Se dovessi scegliere gli immigrati, preferirei un operaio nigeriano ad un politicante lombardo.

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3 Risposte to “Orgoglio e pregiudizi”

  1. Paolo Sizzi Says:

    Né Italia Né Padania!

    Lombardia Libera

  2. Giuseppe-Adriano Moro Says:

    E’ una possibilità, in effetti. Per quel che mi riguarda, potete fare le scelte che riterrete migliori per voi, l’importante è che non tentiate di obbligarmi ad essere ciò che non sono e non voglio essere.

  3. maria grazia Says:

    Personalmente, sono semplicemente cittadina del mondo, oserei dire, dell’universo, non vedo la necessità di confini di sorta, perchè il vero confine è tra poveri e ricchi, e i ricchi sono quelli che hanno il potere economico ed il potere di imporre confini di qualsivoglia tipo. Alla mia nipotina racconto la storia dei venusiani che dal loro mondo di metano vengono a trovarci e restano perplessi dei nostri usi e costumi ma di tale diversità si divertono una cifra

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