I tubi e le vacanze

Sabato mattina mi sono spostato da Monfalcone ad Udine in autostrada. Alle 7, nella direzione Trieste, c’era una coda interminabile per raggiungere il casello Lisert. Risalendo nella direzione Venezia, quasi deserta, ho scoperto che la coda aveva inizio fra Palmanova ed Aiello. Auto, roulotte, camper, camion imprigionati dalla colonna allo scadere dell’orario di circolazione consentita.

Si potrebbe parlare di “emergenza”, se non fosse che questo tipo di eventi si verifica per un mese all’anno, ogni anno. Un’emergenza, per principio, non ha cadenza regolare, deve essere imprevedibile o comunque difficile da prevedere. Il blocco dello scorrimento sulla A4 invece è più regolare di qualunque altro evento in regione, prevedibile come pochi altri. Il problema è chiederci se sia gestibile.

Fino al 1990 circa la A4 era un ramo di autostrada “inutile”, costruito per fare contenti i politici regionali, diretto ad un porto in crisi, si chiudeva sulla cortina di ferro.
Poi venne l’indipendenza della Slovenia, il crollo della Jugoslavia, la guerra, ma anche il crollo del comunismo e la crescita economica dei paesi dell’Est. Le coste orientali dell’Adriatico, un tempo regno quasi esclusivo dei turisti tedeschi, vennero prese d’assalto da tutta Europa durante l’estate, mentre le merci in transito lungo la A4 sono cresciute in modo vertiginoso.

Con un po’ di buonsenso diremmo che basterebbe usare le navi e scaricare a Trieste per evitare tanto traffico fra Mestre e Trieste, ma c’è qualcosa che non va nel sistema portuale del Friuli Venezia Giulia, inoltre ciò che deve andare da Torino a Budapest non può essere spedito via mare.
Rimarrebbe l’uso della ferrovia, ma la linea ferroviaria attuale non è in grado di sostenere un traffico tale da sostituire i camion ed i costi sarebbero comunque maggiori (questo è probabilmente il vero aspetto scandaloso della faccenda).

Fatto sta che la A4 è diventata stretta, i caselli piccoli, il traffico è aumentato.

Un amministratore ed un politico intelligenti avrebbero iniziato a ragionare su questo problema vent’anni fa, quando crollò il muro di Berlino. Anzi, avrebbero dovuto iniziare prima. Persino io, che ero un ragazzino, avevo capito chiaramente che dopo la morte di Tito la Jugoslavia non sarebbe rimasta a lungo unita e che il comunismo era ormai stato stritolato dalla sua stessa assurdità sociale.

L’intelligenza purtroppo scarseggia fra i nostri eletti, cosa che trovo ragionevole, visto che l’elettore medio è interessato più allo spettacolo del calcio che ai problemi reali del suo Paese, inevitabilmente vittima del proprio disinteresse. Perché mai un politico dovrebbe essere migliore del popolo che rappresenta?

Si è ragionato su Mestre, è stato creato il così detto “passante”, che in realtà è l’esatto opposto di un passante, dato che circumnaviga l’abitato e la zona industriale. Ora non ci si blocca più a Mestre, ma si procede a velocità decente fino all’inizio del tratto che conduce a Portogruaro, Latisana, San Giorgio di Nogaro, Palmanova, Villesse, Ronchi dei Legionari e “Trieste” Lisert.

Va detto che Trieste è ben lontana dal Lisert. La città gode ancora oggi di una serie di assurdi privilegi dovuti al fatto che si trattava di una città martire, prima linea contro la barbarie comunista. Ora sembra addirittura che Trieste sia un comune montano disagiato (un porto di alta quota evidentemente). Assurdità che fanno male a chi, come me, è sinceramente innamorato di Trieste. Male perché la condannano a rimanere assistita e succube di un paese che le ha portato più male che bene.

Il colpo di genio, ad ogni modo, sta tutto nel tratto veneto della direttrice Torino – Trieste. Hanno allargato un tubo di ingresso (il tratto di Mestre), che ora porta molti più mezzi rispetto a prima, ma non hanno modificato lo scarico, ovvero il tratto friulano ed il casello del Lisert.
E’ come se nel lavandino di casa aprissimo il rubinetto in modo che porti il doppio di acqua, senza avere lo scarico più ampio. Qual’è la conseguenza?

Ci si allaga la casa.

Ora, in estate, per raggiungere la mia città preferita (Trieste) sono costretto a percorrere le strade statali, afflitte da mille passi carrai e da semafori che, a stento, vengono sostituiti da rotonde a volte non funzionali. Ma i geni sono sempre all’opera, così al turista viene detto “Ocio che a Lisert ci sono 10 km di coda!”. Che fare? “Esci a Ronchi e prendi la statale”.

La ex Strada Statale 14, detta amichevolmente “La Triestina”, passa per Monfalcone, una delle città più grandi della regione (anche se per i forestieri potrà sembrare un enorme paesotto). Città industriale, col suo traffico e le sue vie urbane. Ci scarichiamo sopra roulottes e camper, il gioco è fatto. Cari miei siamo fritti. Per arrivare a Trieste mi tocca fare le “strade sconte”, quelle che conosciamo solo noi indigeni. Il che non toglie che la pianificazione del traffico e della rete viaria rimanga indegna di una regione che si reputa avanzata.

La soluzione individuata, in modo tardivo, è quella di ampliare la A4, realizzare la terza corsia, aumentare dunque la sua capacità. Questo potrebbe ridurre le code da 20 a 12 km, consolante fino ad un certo punto. Forse può sembrare un problema minore per chi, come il milanese medio, è abituato a passare metà della propria vita in coda, ma c’è un motivo preciso per cui noi bifolchi di provincia ci ostiniamo a vivere in Friuli Venezia Giulia: si vive molto meglio che nelle grandi città. La ferrovia, se mai verrà , non può essere realizzata in meno di 15 anni. In tempi di normali disponibilità economiche, con un Paese in difficoltà è dura da pensare. L’Europa finanzia, ma ha già speso anche troppo per alimentare la nostra magnadora, e d’altronde ciò che viviamo oggi è figlio di processi iniziati venticinque anni fa!

Soluzioni? Accelerare con la terza corsia e soprattutto andare seriamente, e non in modo demagogico, nella direzione della linea ferroviaria ad alta capacità (e velocità). Ridare ossigeno ai porti di Trieste e Monfalcone. Ragionare guardando al futuro, ai prossimi dieci, vent’anni. Innanzitutto, rimuovere dagli incarichi gli amministratori ed i politici che hanno evidentemente fallito, indipendentemente dalla loro collocazione ideologica.

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2 Risposte to “I tubi e le vacanze”

  1. giuseppe Says:

    D’accordo quasi su tutto. Non sulla terza corsia. Sono convinto che nessuna azione vada fatta nella direzione di incentivare gli spostamenti in auto. Si pensi a potenziare la ferrovia, le metropolitane di superficie, gli autobus.
    E al diavolo Marchionne

  2. Giuseppe-Adriano Moro Says:

    Muoversi su gomma è indubbiamente antiquato e costoso sotto tutti i punti di vista. Ma in questo momento, con le linee ferroviarie di cui disponiamo, grazie alla lentezza e miopia della nostra classe dirigente, il male dell’ampliamento della A4 deve essere ingoiato (e pagato).
    L’importante è che questo temporaneo rimedio non divenga l’alibi per rimanere nell’arretratezza, cosa in cui gli italiani sono maestri, purtroppo.

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