Argomento frizzante

L’acqua del Sindaco come la minerale?

Ad Udine si. Ho letto sabato scorso, sul giornale locale (Messaggero Veneto), che il Comune, insieme all’azienda municipalizzata che (per ora) gestisce la distribuzione dell’acqua nella mia città, realizzerà un chiosco dove verrà distribuita gratuitamente l’acqua minerale “del Sindaco”, anche gasata.

L’acqua del Sindaco è un modo di dire, ovviamente. Si tratta dell’acqua di tutti i cittadini, come è giusto che sia ogni singola goccia d’acqua, distribuita in genere attraverso la rete degli acquedotti fino al rubinetto di casa per ciascuno di noi.

I produttori e distributori di “acqua minerale” si sono immediatamente inalberati. In Friuli non mancano le realtà di questo genere, fra l’altro con prodotti di buona qualità anche se poco pubblicizzati a livello nazionale. L’errore commesso da chi vende acqua “minerale” è stato quello di difendere con argomenti eccessivi il proprio interesse economico.

In sostanza, il Sindaco Furio Honsell vorrebbe dare un segnale chiaro, che mi sembra di poter interpretare come: l’acqua non è qualcosa di privato, è un bene essenziale, un diritto. Anche quella frizzante, addizionata di anidride carbonica.
I produttori di acqua “minerale” hanno contestato la scelta, sostenendo che l’acqua portata dall’acquedotto non è di qualità paragonabile alle loro, perché attraversa chilometri di tubi e, a quanto pare, sostengono anche che non sia soggetta agli stessi controlli di qualità. Per quanto ne so (e ne so abbastanza) l’acqua distribuita da una rete pubblica viene controllata con una frequenza elevata, talvolta più elevata di quella adottata da chi imbottiglia e vende acqua “minerale”. Questo ha, in fondo, una spiegazione semplice: l’acqua portata dall’acquedotto comunale non è un prodotto che deve generare guadagno, ma un servizio essenziale!

La differenza è enorme. L’azienda che vende acqua inbottigliata deve guadagnare, perché è nella logica dell’impresa farlo. Per questo motivo deve vendere il più possibile e spendere meno possibile per portare il suo prodotto fino al mercato. Non dico che le acque “minerali” non siano sicure, ma sostengo, senza paura di potere essere smentito, che lo scopo di un’azienda privata non sia quello di fornire un servizio alla collettività, ma quello di guadagnare denaro. Cosa che non trovo per nulla disdicevole, dato che ciascuno di noi ha il diritto di guadagnare cedendo beni e servizi, in un sistema sociale ed economico libero come il nostro. Mica siamo in Unione Sovietica!

I produttori si preoccupano, a ragione, per la scelta del Comune, di cedere gratuitamente ciò che loro vendono. E’ ovvio, il Comune toglie guadagni alle aziende, e questo viene visto dalle aziende come un danno. Lo è.

Allora cosa dovremmo fare, per rispettare i principi di libertà d’impresa? Accettare dei limiti a questa libertà, come a tutte le libertà in una società ordinata e funzionale.

L’azienda può dire benissimo che il Comune gli farà concorrenza usando denaro pubblico. Vero. Il Comune userà denaro proveniente dalla sua fonte di aprovvigionamento finanziario: le tasse dei cittadini. Ma lo farà per fornire un servizio agli stessi cittadini. In sostanza, l’acqua che mi darà il Sindaco non sarà veramente gratis, ma verrà pagata (tubi, analisi, distribuzione, bollicine) dalle mie tasse. Come tutti gli altri servizi che mi fornisce il Comune.

Cosa c’è di male in questo? Nulla. Le tasse le pago apposta perché il Comune, la Regione e lo Stato siano in grado di fornire servizi a vantaggio della collettività, me compreso. Pago per avere l’asfalto sulle strade, pago per avere l’acqua, l’illuminazione pubblica, per avere varie forze di polizia, strutture sanitarie, persino pago scuole di cui non mi interessa più, dato che non le frequento e non ho figli. Ma questo è bene.

Dovrebbe esistere un limite al capitalismo. Fai pure impresa, ma su ciò che non costituisce una necessità. L’acqua è una necessità, irrinunciabile. I “grandi” della Terra sono riusciti ad evitare di riconoscere l’acqua come un diritto, l’hanno definito soltanto un bisogno. Pur essendo “grandi”, sono solo piccoli burattini in mano a pupari dotati di grandi capacità economiche.

Credo che ci siano enormi margini per fare impresa e guadagnare anche rispettando un limite della “cosa pubblica”, lasciando che i servizi essenziali siano forniti da enti pubblici. Nessuno vuole vietare a qualcuno di guadagnare soldi a palate, si tratta semplicemente di disegnare un chiaro confine fra ciò che è diritto e proprietà di tutti e ciò che può essere messo in vendita.

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