Via Monte Sei Busi

Alla periferia di Udine si trova un campo nomadi, o meglio un’area di terreno che è stata occupata da nomadi, prevalentemente Rom. La presenza dei Rom non è gradita alla popolazione locale, come è sempre stato storicamente, ed è causa di continue polemiche nell’ambito cittadino.

L’ultimo episodio portato all’attenzione dell’opinione pubblica, da parte del Consigliere comunale Diego Volpe Pasini, è quello relativo ad un recinto per gli animali, che i nomadi hanno costruito su un terreno di proprietà comunale, senza alcuna autorizzazione.

Il recinto esiste da tempo, ma ne era stata ordinata la distruzione. Addirittura le forze dell’ordine avevano intimato lo smantellamento della recinzione, ma questa è avvenuta solo in parte. Poi il recinto è stato riparato ed è nuovamente funzionale.

Il solito vecchio problema: una comunità diversa dalla nostra occupa una parte del nostro territorio, rispettando solo in parte le nostre regole. Scadere sulla xenofobia è facile, quando si parla di “zingari”. Di loro sappiamo poco, e quel poco che sappiamo non ci piace. Li vediamo così diversi, strani, chiusi nel loro mondo, impenetrabile ai nostri occhi. Sappiamo che fra loro parlano una lingua a noi incomprensibile, che non hanno il nostro sviscerato amore per la casa, prediligono invece qualcosa che per noi è precarietà, mentre probabilmente per loro è libertà. I nomadi non sono mai piaciuti alle popolazioni stanziali, ma in molti casi sono entrati a fare parte di un sistema sociale ed economico. I nostri nomadi no, non più per lo meno. In Europa occidentale non c’è spazio per il nomadismo, ed anche dove ve ne fosse, i nomadi sarebbero limitati nelle possibilità economiche. L’allevamento è impossibile, dato che la terra è tutta di proprietà, privata o pubblica che sia. Cosa resta da fare?

Per noi stanziali risulta evidente: si chiede l’elemosina e si ruba. Questo è ciò che tutti dicono dei Rom e degli altri gruppi di nomadi, considerati uniformemente come ladri, truffatori, sfruttatori dei bambini. “Gli zingari rubano, rapiscono i bambini e li mandano a chiedere l’elemosina”. Questo è ciò che ci raccontiamo da secoli, che sappiamo di loro, giusto o sbagliato, vero o falso che sia.

Un tempo gli “zingari” erano battitori di metalli, abilissimi nel lavorare il rame, ma oggi quell’arte non è più richiesta, dato che le pentole le acquistiamo in inox al supermercato.
C’erano le famose “zingare”, abili nell’arte divinatoria, ma oggi preferiamo i maghi con programmi sulle televisioni locali. Quelli si che rubano, decine di migliaia di Euro a poveretti, che si fanno fregare per paura ed ignoranza. Altro che gli “zingari”!
Non esiste più il carro dei Gitani che va da una fiera all’altra, non esiste più l’arrivo festante dei nomadi come venne raccontato da Gabriel Garcia Marquez. Sparita ogni utilità, ogni ombra di romanticismo, rimangono gli aspetti negativi dell’immagine dei nomadi.

D’altro canto, non è che la letteratura ed il cinema aiutino una visione diversa. Ricordo il terribile e meraviglioso “Il tempo dei Gitani” di Emir Kusturica, che pesa come un macigno, non compensato dallo sdolcinato (e nettamente inferiore) “Gatto Nero, Gatto Bianco” dello stesso regista.
In fondo non è che neppure i nomadi tentino di raccontarsi un granché a noi gage.

La “paura” degli “zingari” è tale che i comuni ormai vietano alle roulottes ed ai camper di fermarsi fuori dai campeggi. Cosa che mi colpisce direttamente, perché le mie vacanze estive sono sempre state nomadi, fin da quando avevo 2 anni: si girava l’Italia, di paese in paese, con la roulotte al seguito, niente alberghi, niente case al mare od in montagna. Molti campeggi, ma quando non c’erano, ci si buttava su un piazzale, a lato di una strada. E con questa educazione un po’ li capisco, i Rom, dato che l’idea di avere una casa per le vacanze mi fa letteralmente ribrezzo ed in famiglia abbiamo sempre guardato un po’ dall’alto verso il basso quelli che volevano a tutti i costi un tetto e dei mattoni.

Sinceramente non vedo soluzioni praticabili al problema della convivenza, se non quella di una rassegnazione, da parte Rom, ad accettare le nostre regole del gioco.
Noi gage siamo la maggioranza, siamo lo Stato, facciamo le leggi basandole sulla nostra cultura e la nostra etica. Uguali diritti, eguali doveri.
Chiunque voglia vivere fra noi, deve accettare per forza regole del gioco stabilite dalle nostre assemblee e, se queste risultassero inaccettabili, dovrebbe andarsene.
Già, ma dove?
Credo che noi stanziali dovremmo provare ad affrontare il problema seriamente, e non solo in modo demagogico a fini elettorali. E’ possibile convivere? C’è una volontà reciproca? C’è modo per crescere? Non sono domande banali. Serve anche più informazione, perché la maggioranza (grande maggioranza) degli stanziali non conosce assolutamente i Rom e gli altri gruppi nomadi.

Nel frattempo, spero che i nomadi chiedano al Comune l’affitto dell’area e le autorizzazioni del caso, seguendo le nostre regole. In quel caso, ben venga qualunque recinto, campo o qualunque altra cosa. Non vedo perché si possano costruire orribili piste da sci nelle aree protette, ma non si possano piazzare un po’ di roulottes nelle periferie delle città.

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5 Risposte to “Via Monte Sei Busi”

  1. Andrea Says:

    Il tempo dei gitani film irripetibile.
    Per me il capolavoro di Kusturica.

  2. maria grazia Says:

    Sentenza del Tar Lombardia n. 981 del 6 aprile 2010
    E’ illegittima l’ordinanza comunale di sgombero di un gruppo di Sinti perché non sussistono i requisiti di minaccia alla salute e alla sicurezza pubblica
    Si ringrazia Walter Citti, Asgi, per la segnalazione

    Scarica la Sentenza

    Sentenza del Tar Lombardia n. 981 del 6 aprile 2010
    I poteri di ordinanza devono far fronte a reali situazioni contingibili di pericolo e di emergenza. La precarietà abitativa di gruppi di Sinti deve essere affrontata nel rispetto dei loro diritti fondamentali e con gli strumenti legislativi ordinari (TAR Lombardia, n. 981/2010).

    Segna un precedente giurisprudenziale assai importante per la causa dei diritti dei Rom e dei Sinti in Italia, la sentenza pronunciata dal TAR Lombardia, sez. III, n. 981/2010 (dd. 06.04.2010) che ha annullato l’ordinanza del Sindaco del Comune di Gambolò volta ad ordinare lo sgombero di un gruppo di Sinti cittadini italiani, insedianti con le loro roulottes da almeno tre decenni in un’area periferica del Comune.

    Il Sindaco del predetto Comune aveva ordinato ai Sinti di liberare l’area, sulla base dei rapporti della Polizia locale che avevano indicato la precarietà delle condizioni igienico-sanitarie dell’insediamento.

    Il Sindaco aveva dunque invocato gli artt. 50 comma 5 e 54 del D.lgs. n. 267/2000, come modificato dal D.L. n. 92/08, sostenendo che l’ allontanamento del gruppo di Sinti poteva essere giustificato da motivi di tutela della salute pubblica e della sicurezza urbana.

    Accogliendo il ricorso inoltrato dai Sinti medesimi, il TAR Lombardia ha invece sostenuto che i poteri di ordinanza del Sindaco per motivi di tutela della salute pubblica, di cui all’art. 50 comma 5 d.lgs. n. 267/2000, possono essere giustificati solo da circostanze imprevedibili all’origine di vere e proprie emergenze igienico sanitarie non fronteggiabili con mezzi ordinari (Consiglio di Stato, sez. V. sentenza n. 868 dd. 16.02.2010). Nell’ordinanza sindacale, invece, i paventati pericoli per la salute dei residenti, indotti, secondo il Sindaco di Gambolò, dall’insediamento dei Sinti, non risultavano minimamente accertati e documentati, rilevandosi soltanto una situazione di precarietà igienica dei luoghi, che ben può essere affrontata con mezzi ordinari.

    Ugualmente, il TAR Lombardia rileva che l’adozione dell’ordinanza di allontanamento non poteva nemmeno essere giustificata da motivi di sicurezza urbana. Anche dopo le modifiche introdotte dal decreto-legge n. 92/2008 ed i nuovi poteri attribuiti ai Sindaci in materia, il potere di ordinanza sindacale ai sensi del nuovo art. 54 del d.lgs. n. 267/2000 deve sempre riferirsi alla tutela della sicurezza pubblica, intesa come un’attività di prevenzione e repressione dei reati penali, come indicato dalla giurisprudenza costituzionale (Corte Cost., n. 196/2009), escludendosi invece gli ambiti di riferimento della polizia amministrativa locale.

    Di conseguenza, la presenza di situazioni di degrado o marginalità urbane, incuria o occupazione abusiva di immobili, di alterazione del decoro urbano, richiamate dal D.M. 5 agosto 2008, non possono giustificare di per sé l’attribuzione dei poteri di ordinanza del Sindaco, se non viene dimostrato il nesso con fenomeni di criminalità suscettibili di minare la sicurezza pubblica e la capacità obiettiva di tali situazioni di degrado di determinare situazioni contingibili ed immediate di pericolo per la collettività. Altrimenti, il potere di ordinanza dei Sindaci sarebbe suscettibile di incidere su diritti individuali fondamentali in modo assolutamente indeterminato e al di fuori delle garanzie costituzionali e internazionali.

    Il Comune di Gambalò non avrebbe sufficientemente motivato in ordine ai paventati pericoli immediati per l’incolumità o la sicurezza pubblica derivanti dalla presenza dell’insediamento di Sinti sul proprio territorio e pertanto l’ordinanza sindacale appare illegittima per carenza di motivazione e di istruttoria.

    La sentenza del TAR Lombardia sottolinea infine che, anche alla luce della consolidata presenza della comunità Sinti sul territorio del comune di Gambolò da almeno tre decenni, la questione dovrebbe essere oggetto di accurata ponderazione, tenendo conto del rispetto dei diritti fondamentali degli appartenenti alla comunità Sinti e del necessario bilanciamento con l’interesse pubblico, anche alla luce degli strumenti istruttori e partecipativi previsti tanto dalla legge n. 241/90 quanto dalla legge regionale n. 77/1989 in materia di interventi per le popolazioni nomadi.

    Il Comune di Gambolò è stato anche condannato al pagamento delle spese legali.

    [ mercoledì 7 aprile 2010 ]

  3. Giuseppe-Adriano Moro Says:

    Grazie per il contributo Maria Grazia, interessante soprattutto per comprendere quanto siano legittimi gli invertenti di alcune amministrazioni. Nel caso di Udine tuttavia la situazione è di tutt’altro genere. Ci sono delle persone, indipendentemente dall’etnia cui appartengono, che hanno occupato illecitamente delle proprietà pubbliche. Se tale occupazione è impedita a tutti i cittadini, questo deve valere anche per i Rom, sempre ammesso che non si voglia attuare una discriminazione su base etnica, attribuendo ai Rom diritti differenti da quelli dei nativi. Ma in quel caso parlerei di leggi razziali, un abominio che questo Paese non deve ripetere.

  4. maria grazia Says:

    si certo, non è la stessa cosa. Mi viene in mente che nessuno vuole i Rom, e si capisce anche il motivo, però da qualche parte devono pur stare e soprattutto, i bambini devono poter usufrire di un’educazione scolastica, primo perno per l’integrazione. Ma questo pare non essere un obiettivo, anzi, vengono trattati come l’immondizia, espulsa, basta che non si veda e non sia vicina. Dov’è andato il cuore delle persone?

  5. Giuseppe-Adriano Moro Says:

    Il problema Rom, e di tutti i nomadi, è vecchio quanto il mondo. Tu dici “dov’è andato il cuore delle persone?”. E’ rimasto dove è sempre stato: le persone vogliono difendersi dal diverso, soprattutto se il diverso non cerca di essere rassicurante. Nelle nostre scuole i bambini Rom ci sono, a detta di chi ci ha lavorato, gente di ultrasinistra, è snervante vedere come siano fieri di non integrarsi. Puoi raccontarti tutte le bugie che vuoi, puoi sbatterci contro la testa per anni, sono fieri di essere ciò che sono. Dovremmo imparare da loro in questo senso, noi che siamo pronti a vendere la nostra anima e la nostra cultura per un cellulare nuovo.

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