Note professionali

Piove. Ovvio, siamo in Friuli!

Ha iniziato giovedì, in modo più o meno serio. Ha continuato col vento che spingeva l’aria calda ed umida del Mediterraneo contro le Alpi.

Loro, le Alpi, sono scomparse alla vista, celate dietro una fitta foschia, poi dietro cortine di pioggia. Ad Udine è in corso Friuli DOC, cosa si può chiedere di meglio? Friulano tipicamente friulano, piove, come sempre in Friuli. La pioggia porta acqua e l’acqua, anche se non tutti l’hanno ancora capito, è un tesoro.

Intanto io scorro pagine di dati, un occhio agli idrometri della Protezione Civile, un altro alle tabelle delle misure fatte su un paio di torrenti, lassù in montagna. L’acqua è oro ed alcuni dei miei clienti ne ricavano Euro, passando attraverso la generazione di energia elettrica.

L’Italia è un paese arretrato, in molti campi, estremamente arretrato nel campo energetico. Consumiamo come pazzi ma produciamo poco e male. C’è fame di energia ed ogni fonte energetica è preziosa. Le centrali idroelettriche spuntano come funghi, dove è rimasto spazio per costruirle. Il Friuli è più arretrato delle altre regioni: ha ancora un sacco di spazio libero.

Gli occhi mi bruciano. A dire il vero vorrei essere a spasso per Udine, per la nostra grande sagra cittadina, bere qualche tai con gli amici, tanto per fare la persona normale, almeno una volta all’anno. Ma lunedì devo incontrare un cliente e raccontargli a quali conclusioni sono giunto. Bisogna mettere in ordine i dati, capire come funziona il torrente. I colleghi che lavorano per l’ARPA vigilano, ormai è chiaro a tutti, qualcuno tiene d’occhio il territorio e se qualcosa non va, se ne accorge. Meno chiaro, per molti, è che la legge è vincolante ed uguale per tutti.

Per fortuna quello di lunedì è un cliente del genere raro: ascolta, mi rispetta, capisce. Raro, perché la maggior parte di coloro con cui ho a che fare, nel campo professionale e personale, non riesce ad uscire dalla propria sfera individuale. Stiamo diventando una società di autistici?

Riceviamo milioni di input informativi ogni giorno, siamo connessi col globo intero, scambiamo messaggi con ogni angolo della Terra, condividiamo le nostre foto, pensieri, notizie di nessun interesse, che trovano spazio tanto quanto quelle cruciali per l’umanità.

Eppure siamo sempre più chiusi in un egoismo impressionante. Condividiamo a senso unico, incapaci di ascoltare e recepire ciò che condividono gli altri. Si clicca su “mi piace” e via, a volte senza neppure avere letto che diavolo ha scritto chi “condivide” una notizia od un pensiero.

Ecco, ora mi sono inchiodato e scrivo, per condividere il mio pensiero attuale. Ho elaborato un po’ di tabelle di dati ed ho disegnato tre bellissimi grafici. Ora credo di sapere cosa accadrà se un certo torrente dovesse portare meno acqua di quella che c’è attualmente. Profondità, velocità della corrente.

Ai pesci piacerà? No, è ovvio. Come a me non piacerebbe se la superficie della mia abitazione passasse da 180 a 70 metri quadrati. Ma le esigenze dei pesci vanno su un piatto della bilancia, sull’altro ci vanno gli effetti sociali ed economici del progetto.

Un giorno il dirigente di una grossa società del campo energetico mi ha spiegato che ogni litro rappresenta Euro, e noi dobbiamo produrre utili. Realistico ed onesto. Altro caso raro.

Ciò che mi pesa più di tutto, nel mio lavoro, non è l’idea di confrontarmi con persone che, nella maggior parte dei casi, non hanno alcun rispetto e considerazione per la mia professione, ma l’idea di dovere, spesso, essere partecipe di qualcosa che ritengo sbagliato. Non nella sostanza od in linea di principio, ma nel metodo.

L’uso di un bene comune da parte di singoli non è per principio sbagliato: fa parte della nostra tradizione, da quando i nostri antenati stabilivano le regole per mandare le pecore di ciascuno sul pascolo comune, le vacche nella malga comune, per tagliare il bosco comune. Ciò che è cambiato oggi è che non si accettano le regole, stabilite per fare in modo che il singolo non possa “rompere il giocattolo di tutti”. Un popolo che elaborò un metodo per usare in modo equo e sostenibile delle risorse, già nel medioevo, oggi si è frammentato in migliaia di individualità, il cui unico desiderio è eliminare ogni regola, salvo la legge del più forte, nella speranza, od illusione, di essere più forte e furbo di altri.

Il tragico è che se cancellassimo veramente le ultime tracce di quel modernissimo sistema medievale di gestione, quasi tutti questi aspiranti furbi finirebbero per trovarsi in una condizione peggiore di quella da cui provengono. Ed allora piangerebbero, chiederebbero aiuto, si appellerebbero alla solidarietà comune.

Ad ogni modo, non posso cambiare una società da solo, quindi continuo a calcolare portate ed a pretendere rispetto. Per fortuna lunedì sarà un incontro piacevole.

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