Piccole riflessioni su luce ed energia

Questa sera, mentre tornavamo ad Udine da Tarvisio, l’autostrada ci ha costretti ad affacciarci sul panorama della piana udinese, dall’estremità dei colli morenici. Nel buio, la pianura appariva come una distesa di luci. Spettacolare, a dire il vero, ma dopo un primo momento di irresponsabile ammirazione, è emerso il duplice problema: consumo di energia ed inquinamento luminoso.

Chiunque abbia voglia di guardare le stelle, e viva in pianura, conosce la difficoltà generata dall’eccesso di luce artificiale. Ricordo una sera, di fine anni ’90, quando uscii da una grotta del Canin alle 2 di notte. Pieno di freddo e stanco mi gettai, pancia all’aria, su una specie di tavola di calcare. Mentre riprendevo fiato non potei fare a meno di guardare, come sempre nelle notti passate in montagna, la volta celeste, letteralmente intasata di stelle. Udine non è una grande città, anzi, eppure da casa le stelle che vedo, anche nelle fredde e limpide notti d’inverno, sono poche. Tant’è vero che persino io, pessimo conoscitore degli astri, riesco a riconoscere alcune costellazioni (Orione e poche altre).

Il punto è che l’enorme quantità di luce irradiata dalla città e dalle periferie, illuminando il vapore ed i cristalli di ghiaccio sospesi nell’aria, crea una sorta di schermo luminoso, che rende indistinguibili le stelle più piccole. Una volta, per definizione, si potevano vedere le stelle di grandezza 6. Oggi è un’impresa andare oltre 2!

Tutto questo ovviamente richiede l’uso di molta energia. La famosa energia di cui il Paese ha fame, ragione per cui si costruiscono pale eoliche, centrali idroelettriche, impianti a biomasse, probabili centrali nucleari. L’energia serve. Siamo sicuri che ne serva veramente così tanta?

Per esempio, tutta l’energia irraggiata verso il cielo, che ci impedisce di vedere le stelle, è sprecata. Parliamo di molti megaWatt. Tutta quella luce viene prodotta usando energia elettrica, ma non illumina le strade, né attira consumatori verso i centri commerciali: semplicemente intasa il cielo. Ricordiamoci che l’energia si paga due volte. Si paga perché bisogna sborsare denaro per acquistarla, si paga perché produrla danneggia il nostro pianeta. Qualunque fonte di energia si usi, non è a costo zero, non è ad impatto ambientale zero. Chi dice il contrario mente, ben sapendo di mentire.

Mi sono dunque chiesto perché, invece di spingere tanto per un aumento di produzione energetica, non riduciamo piuttosto i consumi? Esistono leggi che ci obbligherebbero a rendere più effcienti tutti i nostri impianti, ma il cittadino medio consuma sempre di più. Perché il nostro sistema economico ci obbliga ad avere nuovi “bisogni”. Fasulli. Nel mese scorso sono rimasto completamente privo di connessione alla rete e, nonostante tutto, la qualità della mia vita non è peggiorata. Dunque?

Dunque dovremmo ipotizzare un quadro normativo che imponga limiti chiari alla fornitura di energia. Una famiglia ha veramente bisogno di tutta l’energia che usa? Quando il frigorifero è alimentato e ci si mette sopra quanto basta per un’aspirapolvere od il fastidiosissimo forno elettrico, basta.
Volete di più? Benissimo, dalla rete vi arriverà una quota, posso ipotizzare 2.5 kW, il resto ve lo procurate da soli con i pannelli fotovoltaici installati sul tetto. Ingiusto, perché i pannelli costano (troppo) e rendono poco, nonostante la pubblicità di cui godono. Ma qual’è il limite del “giusto”? E’ forse giusto che, per tenere acceso televisore, frigorifero, ferro da stiro, lavatrice, computer, condizionatore … tutto insieme, gli abitanti dei paesi ricchi abbiano il privilegio di danneggiare in modo non comprensibile la parte abitabile del nostro pianeta? Direi di no.

Credo sia necessaria una riflessione, senza entusiasmi, senza stupida demagogia, senza ascoltare gli imbecilli e gli ignoranti che svendono soluzioni miracolose ogni giorno. Dobbiamo ridiscutere la nostra stessa civiltà, soprattutto perché ci siamo eletti da soli come massimi esponenti del concetto stesso di “civiltà”.

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