In caduta libera

Mentre nei salotti televisivi i vari commedianti si accapigliano, litigano e starnazzano, l’Italia prosegue la navigazione e gli italiani perdono sempre più la fiducia nelle istituzioni.

Il grosso problema attuale, per quanto riguarda la Repubblica, è una perdita di credibilità da parte delle istituzioni, senza precedenti. Il numero di coloro che ritengono il Parlamento un covo di fannulloni dediti a parassitare le nostre sostanze cresce di giorno in giorno. Non si parla più di rispetto e fiducia nelle istituzioni, ma di fiducia, rispetto e simpatia per le persone. L’istituzione che corre il maggior pericolo è la Magistratura. Non a causa delle bordate furiose di Berlusconi, ma a causa di un lungo processo di decadimento della sua autorevolezza, di cui sono probabilmente responsabili molti magistrati, insieme a politici, giornalisti, altri organi istituzionali.

Berlusconi sostiene di essere vittima di una persecuzione, da parte dei magistrati che, a suo dire, hanno deciso di toglierlo di mezzo. Viene continuamente indagato, è sottoposto a mille inchieste, dovrebbe passare più tempo in tribunale che a Palazzo Chigi. Per la formazione politica giustizialista, la così detta Italia dei Valori, questa è la prova lampante della sua empietà, o meglio della sua tendenza innata a delinquere. Di Pietro giudica Berlusconi con metodo lombrosiano: per lui è senz’altro un mariuolo, si vede chiaramente. Nessuna presunzione di innocenza.

I mezzi di informazione soffiano, ormai uniformemente allineati sullo stile delle riviste scandalistiche. Probabilmente in Italia dovremmo guardarci allo specchio ed ammettere che il nostro campione è Fabrizio Corona, l’ultimo re dei paparazzi.

I partiti di maggioranza si schierano compatti a copertura del Primo Ministro, con modi spesso del tutto inadeguati a persone che si supporrebbero adulte, educate ed equilibrate. Le sedute del Parlamento, così come i dibattiti pubblici, assomigliano sempre più alle schermaglie (vere o mal recitate) fra i protagonisti dei “reality”. L’italiano medio guarda, si appassiona come di fronte ad una partita di calcio. Assiste con morboso interesse, come quando, ai bei tempi, si correva a curiosare in caso di qualche litigata familiare, con urla, strilli e lancio di piatti.

Ogni tanto l’italiano medio si ferma a pensare ed allora si deprime. Perché quando, per pochi secondi, si rende conto che quello non è un reality, non una commedia, ma la vita del Paese, i cui protagonisti dovrebbero preoccuparsi del nostro futuro, e non delle loro ripugnanti schermaglie, non gli resta che piangere.

Molti magistrati hanno ipotizzato diversi reati compiuti da Silvio Berlusconi, nel corso degli ultimi due decenni. Molti si sono cimentati con indagini e processi, senza ottenere, fino ad ora, risultati apprezzabili. Ad un certo punto, anche chi detesta Berlusconi dovrà fermarsi a riflettere e chiedersi “ma se non sono mai riusciti a concludere nulla, non saranno degli incapaci?”.

Il dubbioso cittadino potrebbe allora percorrere la storia recente dell’Italia, scoprendo che i procedimenti penali giungono ad una conclusione per lo più quando si tratta di reati di poco conto. Il ladruncolo va in galera, ma di fronte alle stragi, alle grandi organizzazioni criminali, a sistemi diffusi di illegalità, raramente si arriva al dunque. Il cittadino medio potrebbe iniziare a pensare che veramente tutte le istituzioni siano parte di una commedia, che non abbiano alcuna funzione. Tanto varrebbe tornare alla monarchia, almeno ci sarebbe un individuo infallibile, che comanderebbe su tutto e su tutti. Meglio se si tornasse ad una monocrazia assoluta, che controlli in modo stretto le forze di polizia, i giudici, gli amministratori. Il Parlamento potrebbe essere abolito, a favore di una serie di gruppi di lavoro, il cui compito sarebbe dare una forma alle decisioni del Capo, creando leggi.

Si chiamerebbe tirannia, ma se la democrazia continuerà ad evolversi in questo modo, se non si smetterà di strillare su cose che, pur gravi, non attengono al governo del Paese, ci arriveremo, senza neppure attendere tanto tempo.

Se io fossi il segretario del PD, stabilirei di non parlare più di escort ed altre porcherie. Ordine di scuderia: si parli solo di politica, del paese, delle riforme, necessarie o meno che siano. Ma sfortunatamente io non sono il segretario del primo partito d’opposizione, per cui dovrò rassegnarmi ad assistere al naufragio della cultura democratica e liberale in Italia, oppure a “salire in politica”.

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