I nuovi saraceni

Per secoli, le comunità costiere dell’Italia meridionale hanno guardato con apprensione l’orizzonte. Gli occhi frugavano con attenzione l’esile confine tremolante fra mare e cielo, cercando un puntino lontano, la vela di una barca saracena. Sembra patetico dirlo, ma la storia, con variazioni non insignificanti, si ripete spesso.

Le coste dell’Italia sono costellate da torri di avvistamento, costruite proprio per rendere possibile l’allerta in caso di incursioni. Quando le vedette avvistavano le navi saracene in arrivo, davano l’allarme. La gente allora fuggiva, si nascondeva nei sotterranei, si rifugiava nelle fortificazioni, tentando di portare con sé i pochi beni di cui disponeva, oltre alla propria vita. I saraceni dell’epoca erano per lo più incursori provenienti dagli stati nord africani, oppure spedizioni ben organizzate delle truppe del Sultano turco. Per la gente tutto era più o meno uguale, turchi, saraceni, mori. Erano stranieri, di fede musulmana, venivano in Italia per razziare, con il consueto corollario di uccisioni e stupri, che non erano certo un’attività esclusiva dei saraceni.

L’Europa meridionale si è confrontata con questa realtà per lungo tempo, fino ad una nuova pacificazione del Mediterraneo, seguita alle guerre nazionaliste del XX secolo. Oggi le cose sono cambiate, ma ci sono ancora italiani che scrutano l’orizzonte alla ricerca delle barche in arrivo dal Nord Africa, cariche di uomini e donne in fuga. Non possiamo paragonare i clandestini ed i profughi di oggi ai saraceni di un tempo, nonostante la comune provenienza geografica e culturale. Eppure l’invasione di Lampedusa è un problema serio.

L’Italia ha una sessantina di milioni di abitanti, un territorio piuttosto svantaggiato (troppe montagne, troppe frane), un’economia traballante ed un sistema sociale ed amministrativo che sembra sopravvivere a stento. L’arrivo di centinaia, migliaia di persone dal Nord Africa è un problema difficile da risolvere per chiunque, per l’Italia è drammatico.

Nel nostro patetico quadro parlamentare si confrontano diverse posizioni in merito. Ci sono gli estremisti che vorrebbero trattare i “migranti” come saraceni, ovvero affondargli le barche e respingere con la forza quelli che sono giunti a terra, ci sono gli estremisti che vorrebbero accogliere a braccia aperte tutti quanti, magari dando loro ciò che lo Stato non riesce a dare ai suoi cittadini e contribuenti. Nel mezzo una classe dirigente imbarazzata ed incapace di trovare soluzioni accettabili. Forse perché non è facile farlo, ed i nostri dirigenti non brillano per intelligenza da diversi anni.

Dove li mettiamo tutti questi migranti? Bisogna trovare un posto dove farli dormire, dove dargli da mangiare, dove possano essere controllati. Dobbiamo nutrirli, gestire il centro di raccolta. Quanto costa tutto questo? E’ una spesa imprevista ed ulteriore rispetto a quelle di cui siamo già gravati. Ricordiamoci che in questo paese abbiamo migliaia di nuovi disoccupati, gente licenziata dalle fabbriche colpite dalla crisi e dalla delocalizzazione, abbiamo altre migliaia di persone che non hanno neppure mai visto uno stipendio in vita loro, perché hanno avuto la sfortuna di diplomarsi o laurearsi all’inizio della crisi globale.

C’è poi una questione di principio. Quando qualcuno di noi va all’estero supera normalmente dei controlli, mostra i documenti, oppure si muove all’interno dell’Unione Europea in libertà. Se io dovessi andare in Tunisia, dovrei mostrare i documenti. Non posso prendere la barca, partire e sbarcare sulla costa tunisina, quindi andare a farmi gli affari miei. Lo stesso vale per tutti gli altri paesi da cui provengono gli immigrati. Forse non ce ne rendiamo conto, ma nel terzo mondo, gli stati sono molto più efficienti del nostro nel controllare il movimento delle persone attraverso i confini.

Oltretutto consideriamo un aspetto, forse abusato dalla destra, ma reale: siamo sicuri che siano tutti dei poveracci? Non possiamo esserne certi, anzi direi che abbiamo la certezza che in mezzo a quella moltitudine ci siano persone che non saranno in grado di rispettare le nostre regole della civile convivenza, o non lo vorranno fare per partito preso. Un motivo in più per gestire con attenzione il flusso migratorio.

L’altra faccia della medaglia è umanitaria. Quella gente viene da mezza Africa, dalla fame, dalla guerra, da luoghi dove anche la speranza è morta e sepolta. Cercano nella nostra società quella possibilità di un futuro che gli è negata nel loro paese d’origine. Coloro che vengono a cercare aiuto, che sono disposti ad accettare le nostre regole per vivere in questo paese, che mi dispiace dirlo ma è e rimane casa nostra nel senso più alto del termine, devono trovare solidarietà ed aiuto. Altrimenti saremmo noi in difetto, peggiori delle bestie.

In tutto questo ammasso di problemi ed esseri umani, i politici italiani sembrano, come di consuetudine, essere disorientati. Il Governo assume posizioni talmente diverse al suo interno da non sembrare neppure un governo. Berlusconi promette di sgomberare Lampedusa entro un paio di giorni, Maroni parla di rimpatrio di massa, i funzionari della Farnesina trattano con gli africani su termini molto diversi (nessun rimpatrio di massa). L’opposizione che fa? Come accade spesso negli ultimi anni, nulla. Subisce passivamente, mentre Berlusconi, il loro demone divoratore, riesce a fare passare in Parlamento leggi su leggi, del genere che viene chiamato “ad personam”, senza incontrare ostacoli. Dicono che compri il voto dei parlamentari. Ci possiamo credere. Il punto, ed è un punto che l’opposizione non sembra considerare, è che per commerciare bisogna che ci siano l’acquirente ed il venditore. Berlusconi compra i voti, ma qualcuno glieli vende, ben felice di farlo. Dovrebbero interrogarsi, i supposti dirigenti dell’opposizione, sul criterio di scelta delle candidature.

Ed intanto in Libia si continua a combattere, la Tunisia lascia passare tutti, e migliaia di nuovi saraceni affamati e disperati arrivano sulle nostre coste. Certo, sarà anche un buco di isoletta, ma Lampedusa è Italia. Non abbiamo appena celebrato in pompa magna l’unità? Dunque Lampedusa è parte di noi. Lo è anche per chi vive mille chilometri lontano.

Vado sul campanile a tenere d’occhio l’orizzonte, per vedere che non arrivino “i turcs”.

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2 Risposte to “I nuovi saraceni”

  1. Luciano Catozzi Says:

    Mi piace quello che scrivi, ti leggo spesso.
    Sono in completa sintonia con quanto hai detto e per questo
    ti faccio una confidenza.
    Ragionando in maniera molto cinica:
    Se all’inizio dell’invasione avessimo incominciato a mitragliare
    come fanno tutti gli altri paesi del mondo,
    certamente il flusso si sarebbe fermato visto che nessuno avrebbe rischiato piu’ di prendersi del piombo.
    Avremmo forse ucciso qualcuno, ma quanti ne avremmo salvati di quei poveri disgraziati che poi nel corso degli anni sono affogati come topi?
    Lo so che e’ crudele e che non si sarebbe potuto fare, ma allora questo non e’ un caso in cui il cosiddetto buonismo ha fatto di gran lunga piu’ danni ?

  2. Giuseppe-Adriano Moro Says:

    Caro Luciano, sicuramente sarebbe una soluzione. Ma è talmente semplice, che sembra sospetta.
    Lascio da parte considerazioni sul valore della vita umana, ma mi chiedo se esista, in un Paese che ritiene (credo a ragion veduta) di essere sviluppato, colto ed evoluto, la capacità di immaginare soluzioni diverse da quelle che avrebbero tranquillamente pensato due o tremila anni fa i nostri antenati.
    Questa probabilmente è la sfida da lanciare a (tutti) i nostri politici, a coloro che hanno la presunzione di governarci o di chiederci di avere fiducia in loro al posto di altri. Il mondo è così, e non possiamo cambiarlo noi, né possiamo spostare l’equilibrio di processi immensi, che coinvolgono milioni, forse miliardi, di persone. Sapremo trovare il modo di gestire la cosa?

    Ecco, io ho paura di non riuscire ad andare oltre alla mitragliatrice spianata che, ne converrai, è una soluzione quanto meno poco elegante per il popolo che ha inventato l’università degli studi.

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