Centro? Impossibile!

Questa notizia dispiacerà a Pierferdinando Casini, che sul “centrismo” ha costruito la propria fortuna politica. Il fatto è che stare al centro non è possibile.
Lo schieramento politico, pur riflettendo (in teoria) una sorta di massa ideologica ampia e trasversale, ha indubbiamente un centro, così come un’asse ha un punto che possiamo chiamare centro (il baricentro). Il problema è che stare proprio al centro non è possibile.
Il centro per definizione è un punto, che divide in parti uguali l’oggetto, che sia lo schieramento politico od un’asse, poco importa. I punti sono per definizione infiniti e privi di dimensione. Come facciamo dunque a stare su una cosa infinitamente piccola? Non possiamo.
Questo paradosso fisico si riflette anche sulla politica, ovviamente. Se è piuttosto chiaro cosa siano “destra” e “sinistra”, il centro si pone come quel punto adimensionale dove tutti vorrebbero stare, ma nessuno ci riesce. Chi cerca di stare al centro deve per forza sconfinare un po’ da una parte e dall’altra. Se sconfina più a destra, finirà per fare inclinare l’asse da quella parte, e non potrà più chiamarsi “di centro”. Ecco allora che si sposterà un po’ a sinistra, per cercare di mantenere l’equilibrio. Più o meno è ciò che fanno i centristi in Italia, oscillano da una parte e dall’altra, senza potere occupare realmente una posizione inesistente, ovvero quella del centro.
Un tempo tutto era più facile. Innazitutto c’erano i comunisti, quelli veramente “di sinistra”, con la stella rossa sul cappello, che ripetevano come un disco rotto slogan inventati da qualcuno in Russia, con evidente scarso successo. Certo esistevano anche i cervelli, come quello di Enrico Berlinguer, ed è ciò che ha permesso al partito comunista di ottenere qualche risultato. C’erano poi i democristiani, l’enorme balena bianca, dentro cui avevano trovato casa elementi che confinavano con i comunisti a sinistra, coi fascisti a destra. In un certo senso, lo spazio occupato dalla DC occupava anche il centro e, se qualcuno poteva dire di stare in quella posizione, sicuramente erano i democristiani. A destra si arrivava al Movimento Sociale Italiano, il partito post-fascista, evidentemente e fieramente spostato da un lato.
Casini sta cercando di usare gli antichi splendori di una DC che non esiste più (e dovremmo aggiungere “purtroppo”) per affermare che esiste la possibilità di stare al centro. Ma la DC non oscillava, era talmente grande che lo spostamento abile di qualche individuo non spostava di un millimetro la sua massa mastodontica di balena bianca. Altro è il centro di oggi, occupato da partiti piccoli, che tentano di sopravvivere allo schiacciante bipolarismo destra-sinistra.
Tutto viene complicato poi dalla mancanza di un chiaro concetto di “destra” o di “sinistra”. Praticamente estinti i comunisti (Berlusconi dice che ce ne sono ancora nelle procure, forse dovremmo istituirle come aree naturali protette) ci ritroviamo con una “sinistra” rappresentata dal Partito Democratico, che raccoglie i resti di parti rilevanti dei vecchi PCI e DC. Ex comunisti ed ex democristiani tentano, con scarsi risultati, di convivere in un partito che come unica caratteristica saliente ha una chiara impronta masochista. Il PD si riconosce dalla smania di darsi la zappa sui piedi, non per nulla, nell’epoca dell’immagine, ha scelto un segretario grigio ed incolore, che non ha neppure la dote della concretezza (insomma, non sarebbe andato bene in nessuna epoca). Dall’altra parte, oltre il centro su cui si altalena il Casini, il pezzo grosso del PdL. Nato dalle ceneri di una parte del MSI e da Forza Italia, la formazione di Silvio Berlusconi, che ha saputo dare una casa agli orfani di Craxi, a molti ex democristiani ed a svariati ex comunisti affetti da amnesia furba (Ferrara, Bondi ecc.). Il PdL è un partito per modo di dire. Sembra che un dibattito interno vero e proprio non ci sia, al limite litigano, finché il capo non dà un paio di scappellotti ai suoi ragazzi e non li rimette in riga. Il capo è lui, Silvio Berlusconi, ed il suo patto d’acciaio con il leader della Lega, Bossi, gli consente di governare l’Italia. Certo i risultati non sono esaltanti. Molti accusano Berlusconi di non governare, ma di eccedere nel procacciare favori agli amici e perdere tempo con festini più o meno peccaminosi. Fatto sta che il capo del governo è lui. La Lega è oltre, sicuramente di destra, non ha precedenti nella storia italiana, anche se molti la considerano erede del partito nazionalsocialista bavarese, quello di Hitler per intenderci. Diciamo che le camicie verdi, se non altro, sono più rumorose ma decisamente meno violente delle camicie brune. C’era una volta Fini, l’ex enfant prodige del MSI, l’uomo della svolta, colui che per la prima volta ha portato dei “fascisti” al governo dopo il 1945. Dopo avere firmato insieme a Bossi una legge anti immigrati, si è ritrovato in scontro con la Lega e, dallo scranno di Presidente della Camera dei Deputati, ha dato il via ad una scissione che sembrava dover fare esplodere il PdL. Non è accaduto, dato che il PdL continua a navigare, con sussulti interni, mentre il movimento di Futuro e Libertà per l’Italia (ma sembra il nome di una formazione di partigiani!) perde pezzi per strada. Ovvio, i topi si sono accorti che forse la barca non sta affondando e la pompa di sentina manovrata da Silvio funziona benissimo.
In mezzo a tutto sto casino … Casini, che come un surfista tenta di stare in equilibrio su enormi onde, cercando di restare il più possibile al centro. D’altronde chi altri poteva fare il surfista, in questo panorama politico? Pierferdi è probabilmente l’unico ad avere un po’ di fascino hollywoodiano.

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