SI! E adesso?

I dati sul sito del Ministero dell’Interno parlano chiaro, circa il 57% dei cittadini italiani aventi diritto al voto, si sono espressi in occasione dei referendum che interessavano nucleare, servizi pubblici locali, tariffa dei servizi idrici e legittimo impedimento dei componenti del Governo.
I dati parlano chiaro anche riguardo alla volontà espressa da quel 57%: il 95% circa di loro ha votato si, ovvero ha chiesto di abrogare le norme proposte dall’attuale Governo ed approvate da un Parlamento che dovrebbe essere espressione della volontà popolare.

Non sono forte in matematica, ma il 95% del 57% fa in totale circa il 54% degli aventi diritto. In pratica, è come se il 54% degli italiani avesse detto di no a quattro provvedimenti varati da questo Governo. La maggioanza assoluta degli elettori si è espressa in tal senso.

Dare un significato politico ai referendum non mi è mai piaciuto, ma quando il 54% degli italiani boccia ben quattro norme, significa che qualcosa è cambiato.

Quelle norme erano state approvate dal Parlamento, ma il Popolo, che delega il Parlamento stesso, ha detto oggi di non essere daccordo. In sostanza il Popolo ha fatto chiaramente capire che l’attuale Governo e l’attuale Parlamento non esprimono più la volontà popolare.

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha sempre sostenuto di essere stato “eletto dal popolo”. Questo è sempre stato ovviamente falso. Il Presidente del Consiglio dei Ministri viene incaricato dal Presidente della Repubblica, a sua volta eletto dal Parlamento, eletto dal Popolo. Il Governo poi viene sottoposto al voto di fiducia da parte del Parlamento, eletto dal Popolo.

Ora, se il 54% degli italiani manda un segnale di questa portata al Governo, significa che questo non ha più la fiducia del Popolo. Se il Parlamento continua a sostenere il Governo, significa che questo Parlamento non esprime più la volontà popolare.

La conseguenza logica di quanto è accaduto con le elezioni amministrative e con i referendum abrogativi è che il Presidente del Consiglio rimetta il suo mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, il quale dovrebbe sciogliere le Camere ed avviare l’iter per nuove elezioni democratiche.

Il problema che mi pongo però non è quello di “cacciare Berlusconi”. Non mi è mai interessato veramente farlo. Ciò che mi interessa è che l’Italia sia ben governata e che le decisioni prese servano a garantirci le migliori possibilità di benessere per il futuro.

I referendum ora ci impongono di elaborare una politica energetica nuova, senza nucleare, ma anche tenendo conto del fatto che i combustibili fossili si esauriranno, sono inquinanti ed aumentano l’effetto serra. Inoltre le fonti energetiche alternative, le così dette “rinnovabili” hanno bisogno di essere usate e gestite bene, perché i processi produttivi non sono assolutamente privi di effetti negativi sull’ambiente.

Dobbiamo pensare un piano energetico nazionale serio, ragionato, basato su ragionamenti complessi, su solide basi scientifiche e con grandi competenze tecniche. Non dobbiamo accontentarci di mettere nel cassetto ancora una volta il nucleare: dobbiamo trovare il modo di rifornire l’Italia di energia, ad un prezzo ragionevole e con il minore impatto ambientale possibile.

Non nego che ho paura di questo passo. L’ignoranza, l’analfabetismo scientifico italiano, rendono il passo molto difficile. I politici potrebbero sbagliare, le lobby potrebbero spingere in direzioni sbagliate per la collettività ma redditizie per alcuni investitori. Dobbiamo usare il cervello, e farlo presto.

Lo stesso vale per quanto riguarda i servizi locali e soprattutto quelli idrici. Questo Paese ha problemi immensi, ci sono intere regioni in costante crisi, impianti lunghi milioni di km che hanno perdite mostruose. L’acqua non è una risorsa infinita. E’ rinnovabile entro certi limiti, ma non del tutto. Le acque superficiali in Italia sono quasi dovunque non potabili, a causa dell’inquinamento da fonti civili ed industriali. Spesso le acque sotterranee hanno subito analogo destino, a causa di scarichi sul suolo o di una errata gestione delle attività agricole e zootecniche. Dobbiamo fare serie riflessioni sull’argomento, ed i politici dovranno ascoltare chi è in grado di portare contributi seri, oggettivi, scientificamente validi. Al momento non accade questo. I consulenti più amati e gli accademici di sucesso troppo spesso cedono alla tentazione di assecondare le lobby.

Ed il legittimo impedimento? C’è poco da dire, la legge è uguale per tutti. Certo i magistrati non devono usare il potere che il Popolo dà loro per perseguitare i politici, ma questi devono accettare di essere cittadini come tutti noi. Se il Magistrato ti chiama, tu devi rispondere, così come facciamo tutti.

E adesso?

E adesso cerchiamo di trovare soluzioni. Per la governabilità del Paese, per i suoi tanti e grandi problemi. Non è più il tempo di limitarsi a dire “no” o a votare “si”, è venuto il momento di prendere in mano il nostro destino. Con questa legge elettorale sarà difficile, ma non impossibile. Ora credo che possiamo dirlo di nuovo, incoraggiamo questo Paese: forza, Italia!

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Una Risposta to “SI! E adesso?”

  1. Andrea Says:

    “le lobby potrebbero spingere in direzioni sbagliate per la collettività ma redditizie per alcuni investitori”

    Questo.

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