La tempesta

Hei! Dico a voi! Ma non era pieno di gente intelligente in Italia?

Beh, ora che c’è un problema molto serio da affrontare, ma sento dire solo idiozie. Ma come! Non c’era un manipolo di eroici intellettuali pronti a governare il Paese salvando il popolo dal baratro?

Adesso verrà fuori che gli intellettuali sono quelli che apprezzano l’arte, mica quelli che sanno sviluppare una politica sociale ed economica di emergenza per sopravvivere a questa marea di merda (pardon).

Quello che sta accadendo è intrinseco nel sistema. Fa parte della nostra economia, come certe malattie cronico degenerative vengono generate da processi intrinseci nel funzionamento del nostro organismo.

Qualcuno pensa che fin tanto che la nostra economia non sarà stata rasa al suolo, fin tanto che non saremo in fila per il pane con la tessera annonaria (libreta, per gli intellettuali), fintanto che non avremo visto scappare persino gli immigrati, perché almeno in Africa non serve il riscaldamento, questo fenomeno non si fermerà. Finché non saremo dissanguati, non cesserà per il semplice fatto che ci sarà qualcosa da perdere per tutti e guadagnare per pochi.

Molti dei soldi di cui stiamo parlando, oltre tutto, non esistono! Sono una scommessa del “mercato”. Non c’è un pezzo di pane dietro a quei soldi, o un sasso, qualcosa di concreto. Nel mercato finanziario girano miliardi che non hanno neppure un corrispettivo in banconote e monete!

I grandi esperti di economia mi diranno di tacere, che non capisco niente. Oh certo, io non capisco niente di economia e finanza, però quelli che non sanno dove sbattere la testa siete voi. Indubbiamente qualcuno ci starà guadagnando, molto anche, ma nel complesso, il sistema sta scricchiolando.

Quando arriva una tempesta e si avvicina troppo rapidamente, non la possiamo evitare. L’unica reazione sensata è prepararsi, prendere le misure necessarie per sopravvivere, ben sapendo che comunque vada qualcosa potrà andare storto. Non è detto che ce la faremo, non tutti se non altro.

E’ un concetto familiare per chi è abituato a confrontarsi col mondo in modo non controllato, non garantito. L’italiano medio soffre della patologia psicologica dell’americano medio: la dipendenza dalla sicurezza. L’illusione della sicurezza. La ricerca di una assoluta sicurezza. Non esiste, non può esistere. Possiamo mentire, ignorare, ficcare la testa nella sabbia come gli struzzi, ma non c’è certezza, non esiste sicurezza.

Mi vengono in mente quelli che mi guardano con gli occhi sbarrati se racconto delle ascensioni in montagna o delle esplorazioni in grotta, della discesa in apnea oltre i dieci metri di profondità (fra l’altro, non sta gran cosa). Ma sei pazzo! E’ pericoloso! E basta con sta storia! Tutto è più o meno pericoloso, anche mangiare il gelato.

Oggi abbiamo milioni di persone che credevano di vivere in un sistema sicuro ed immutabile. Il famoso posto fisso, per esempio. Da molto tempo sappiamo che i giovani il posto fisso lo trovano difficilmente (io sono invecchiato senza trovarlo, ma non sono molto intelligente e preparato). Chi lavora nelle aziende crede che ci sarà sempre uno statuto dei lavoratori, che ci sarà sempre un potere contrattuale, che l’azienda esisterà sempre e che se non dovesse più esistere ci saranno uno stato od una regione pronti a finanziare gli ammortizzatori sociali.
Ma, se l’azienda non ce la facesse? Se lo stato avesse debiti talmente elevati da non trovare più nessuno disposto a fargli credito? E se in fin dei conti tutti quei soldi che crediamo esistano, improvvisamente scomparissero come una bolla di sapone?
Cosa farete domani mattina, illusi della sicurezza, scenderete in strada a bruciare cassonetti e spaccare vetrine? Piuttosto inutile, anzi controproducente. Vi butterete tutti giù dalla rupe come i leggendari lemming?

Ok, ragazzi, non scherziamo. Siamo insieme sulla stessa barca. Non c’è una manovra che ci possa mettere al riparo dalla tempesta, ormai ce l’abbiamo sopra. Spero che abbiate indossato abiti impermeabili e salvagente. L’unica cosa intelligente da fare è affrontare insieme la cosa.

Purtroppo dubito. L’uomo è un animale sociale fino a che si tratta di fare feste, ma quando si tratta di soldi, prevale la voglia di fregare il prossimo tuo, fregando in verità te stesso.
Certo che se avessimo un equipaggio ben composto, magari con un capitano assolto alle Nautiche di Lussino, forse dalla tempesta ne usciremmo. Barca va dove vento mena, ma con un buon comando, tanta disciplina e un po’ di fortuna, se ne potrebbe venire fuori senza perdere il carico.

Beh, indiferente, comanda chi pol, ubedissi chi deve.

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